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Una storia di GioMa46

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'Margot del Luna Park'

(...' f ' for fake).

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14 minuti

Pubblicato il 12 agosto 2019 in Erotici

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Margot
Margot



Margot del Luna Park (... ' f ' for fake).


Margot, alias Marguerite Ormandy è un po’ naif e un po’ cialtrona, non certo quel tipo pregiato di selvaggina di cui un amatore è sempre alla ricerca. Imperdonabilmente lei è l’anatra femmina, vuoi per i suoi piedotti palmati, vuoi per quel suo andamento ondeggiante, che mette in risalto il bacino largo, i fianchi sostenuti, le natiche ampie, culla ovattata di teneri amplessi dove spingersi in cerca di piacere. Quella che si usa definire una culona. Le fanno da contrappeso due mammelle rigonfie, immense, generose come due montagne di marzapane con picchi caramellosi, dispensatrici di tepore, di folate di aromi azzimati e arrapanti, di nettari dolcissimi, cuscino di riposi profondi e salutari, di godimenti ampi in continuo crescendo.

È bello sentirla ansimare e sbuffare come una locomotiva a vapore che butta fumo dalle orecchie, e che a ogni strizzata di tette ulula di piacere, quasi fosse prossima alla stazione. Il mondo per lei si riduce a un letto, la vita a un amplesso prolungato rigurgitante di linfa vitale. L’orgasmo, a un eccentrico: “eccomi, vengo!” Il resto? Beh, il resto è per lei talmente smisurato che talvolta ne perde il senso. Ciò che ai miei occhi la rende bella, è il valore intrinseco di quanto lei dispensa senza parsimonia, il suo amore profondo, da rasentare l’oblio.
Un amore infinito e servile in cui trovano posto fantasmi di desiderio, segnati da un destino intenso e godibile, che giace domato, celato nelle profondità della carne. Una sorta di velata quietudine la estranea dalla realtà, ne fa una bambina senza passato, docilmente votata alla schiavitù dell’uomo che ama, per un vizio della mente. La sua rappresenta una sfida all’amore intensamente vissuto, che pure appartiene allo spirito, il più grande, il più esasperato, e tuttavia vero, agli occhi di chi se ne innamora, di chi la desidera ardentemente.

La sua è un’esplosione d’amore che sommerge, che sfianca, che soffoca. Proprio come quando immerso nella valle del suo petto, sento lo schianto dei suoi seni contro le orecchie. Quando d’incanto, tornano i fantasmi della fantasia e si aprono i saloni delle feste: uccellagioni e sodomia, messe nere e danze macabre, giochi di bimba e piroette da circo equestre, dove l’Uomo, ancor che io, fa la parte del leone tenuto in smacco dallo schiocco della frusta, e rischia immancabilmente di lasciarci la pelle.

George, ci sei? C’ero, dico. E come se riemergessi dall’oltretomba, mi sento ancora vivo, ma solo per un miracolo.
Come una margherita raccolta in un campo, la cogli, la sfogli, ne prendi un’altra, torni a sfogliarla, consapevole d’essere stato scelto per lei, in funzione di lei, soltanto per lei, con l’unico scopo di procreare, quando sarà pronta, quando ne avrà la voglia. Marguerite è là, nel suo vasto letto grande come un prato fiorito, ogni volta con i suoi petali nuovi e senza memoria, che si lascia ammirare, sfogliare, annusare, finanche mangiare.

Un pasto che sa di peccato, ma che peccato non è, che lei trasforma in simposio, in convivio, che la riscatta dalla casistica del vizio, per attingere alla virtuale illusione, o se vogliamo alla mera immaginazione. Come l’Eva di Milton, in “Paradiso Perduto”, infatti, Marguerite non teme la privazione, né l’umiliazione. Al contrario è compiaciuta di ciò che le è dato e che non potrà perdere mai: la docilità del carattere, la momentanea sottomissione, l’accettazione di dover adempiere a quella funzione per cui è necessariamente nata, di dominatrice.

Ecco che l’Uomo, novello Adamo, smarrisce la sua dimensione di ribelle, di dissidente, d’indisciplinato, si ritrova e infine si salva, perché non può esserci riscatto senza trasgressione, non può esserci perdono senza ricevere castigo. Adamo, che accetta di mangiare il frutto proibito dell’Albero della Conoscenza, consapevole che cadrà e che sarà punito, pure si abbandona alla tentazione d’essere ciò che non gli è dato di essere, e una volta divenuto, si perde e continua ancora a perdersi, nei meandri oscuri della propria infelicità.

“To be or not to be”, questo è il problema, fa dire Shakespeare ad Hamlet. A buona ragione, anche Adamo deve esserselo chiesto, scegliendo di non essere “not to be” il figlio spurio benché casto, quel figlio grandemente voluto fin dal giorno della sua creazione. Bensì vuole essere Uomo nel suo divenire, capace di un proprio progetto di vita; e quando è colpito dalla condanna perpetua, e scacciato senza possibilità di riscatto, giustamente si dispera. Ma neppure Adamo è, e non può essere, perseguibile di alcuna condanna. Al dunque, se a lui è tolta ogni possibilità di libero arbitrio, non può neppure chiedere, né ottenere redenzione, tantomeno il perdono per un reato che pure ha commesso: la disubbidienza al Padre.
Ma, come scrive Paul Auster: “L’abiezione ha le sue ricompense, se un uomo decide di calarsi nella propria tomba, chi può fargli compagnia migliore, se non lei, la donna”. Marguerite / Eva spalancato il suo paradiso, lo accoglie sapendo che sarà da lui fecondata, che solo da lui potrà nascere il Figlio dell’Uomo, fatto di carne, che come lui l’amerà e la farà soffrire, che come lui sanguinerà, quando, crocefisso, la riscatterà dal peccato. In quel modo lui, l’Uomo/Adamo/Cristo, aggrappato all’albero della vita e fra le sue natiche, potrà morire più lentamente, una stagione dopo l’altra, dall’infanzia alla vecchiaia più dolcemente, e finché la sua carne sarà congiunta a quella di lei, continuare a vivere nel fetore della propria corruzione.

Perdono dunque imploro per questo figlio d’Adamo incapace di coniugare la propria infedeltà col peccato, disposto anche a ricevere il necessario castigo di morire fra le braccia, le tette, le chiappe di lei. George, ci sei? - chiede Marguerite tornando a letto con una tazza di caffè fumante. Ci sono, dico riemergendo da sotto le coltri del paradiso, redivivo, o forse solo richiamato in vita, per un altro match. Non credo di farcela, ho solo mezzora per rimettermi in sesto, vestirmi e uscire. Credo non mi sarà facile ritrovare la strada di casa.
Nessuno mai la ritrova! - esclama il gonzo seduto al bancone del pub all’angolo della strada che vuole prendere confidenza per farsi offrire da bere. Lo credo, quando si è sbronzi così! - dico io. Nient’affatto caro mio, da quella fossa non ci si rialza più, le forze vengono a mancare, le membra cadono, l’uccello non ti si rizza più, e tu, stai lì a guardarlo che piscia sui tuoi piedi. Mi offri da bere? Perché no, se pensi che possa servire a tirarti su? Semmai a spingermi ancora più giù.

Please, due Bourbon! Eccoti servito, ma dimmi, quando è stato che ti sei ridotto così? Quella volta che sono uscito definitivamente dalle grazie di lei. Quando ha deciso di mettermi fuori di casa perché: “non ero più buono da niente” – così ha detto. Ma io lo so perché. Io conosco la verità che si nasconde dietro le sue parole. Quale verità? Ha deciso che sarebbe stato meglio se si trovava un altro stallone più ganzo di me, magari come te George! Mi conosci? Certo che ti conosco, qui tutti ti conoscono, ti osserviamo da dietro i vetri piombati delle finestre del Pub, da quando entri a quando esci dal portone, e si scommettono su di te anche dei bei soldini. Che dici? Che se stai una sola ora, ne puoi aver fatte due. Se stai più di due ore, sono tre.

Più o meno. Ma questa volta hanno scommesso di grosso, sei entrato ieri sera e n’esci solo adesso, il che vuol dire che ne hai fatte almeno cinque, o forse sei. Quante George? È necessario che tu me lo dica.
Mi guardo attorno e mi chiedo se è davvero possibile? Cioè, che tutti mi guardino col fiato sospeso. Quasi non riesco a credere che gli avventori di questo Pub siano in realtà degli scommettitori del sesso, con la bava alla bocca. Non ci credo! - esclamo, che uno sia controllato a vista intendo, e che quando meno se lo aspetta, gli sia richiesto il numero delle sue prestazioni sessuali. Non solo quante volte l’hai fatto George, ma distinte fra orali ed eiaculazioni dentro, oppure se c’è stato dell’altro? Dell’altro? Certamente, non mi verrai a dire che in tante ore passate nel suo letto, l’hai solo scopata?

No, in verità abbiamo fatto un giro al Luna Park, sai sull’otto volante. Fammi pensare, anche sulla giostra, sai quella con i cavallucci a dondolo, e infine una partita al tiro a segno. Come al tiro a segno? Poi te lo spiego!
E ancora? Beh, mi ritrovavo in tasca due biglietti di sola andata per il Tube, abbiamo fatto un giro anche in quello. E com’è questo giro nel Tube? In che consiste? - chiede un altro gonzo avvicinatosi per ascoltare meglio. Te lo sei mai sentito nel culo? - gli risponde il primo gonzo, facendo ridere tutta la brigata. Davvero George, quante, in tutta la notte? Puoi dirmelo all’orecchio - chiede sommesso. Ho scommesso sul sei, ma tu se vuoi puoi anche esagerare, vince chi più si avvicina al numero esatto. Aiutami ti prego, ho già perso una cifra la settimana scorsa. Com’è possibile se la scorsa settimana non ero qui?
Oh, ecco, magari non eri tu quello, per noi non importa, c’è sempre qualcuno che sale da lei. Sic! Mi dispiace, forse credevi d’essere il solo a salire sulla giostra. Ma quello che tu dici essere solo un Luna Park, a suo tempo era un Circo a più piste, e a quanti numeri da saltimbanchi ho preso parte anch’io, a quante clownerie! Quante volte mi sono improvvisato cavallerizzo e domatore di quella belva feroce, ma in vita mia devo ammettere non ho mai giocato al tiro a segno. Devi dirmelo George, è un dovere di chi frequenta il nostro Pub, altrimenti non vi potrai più mettere piede, e io so che vuol dire avere voglia di un goccetto, dopo.

Solo se tu mi dici chi vi tiene così bene informati, dopo? Tutti George, tutti quelli che scendono dal suo letto, che dopo hanno voglia di bagnarsi il becco, e come te rischiano l’arsura, la completa disidratazione. Come dire, è ormai scientificamente provato, scendono di là, entrano qua. Beh, quand’è così te lo voglio proprio dire: hai presente una cazzata? Non proprio. Ti lanci su di lei e cerchi di fare centro. E ti riesce? Quasi mai. Hai capito adesso perché si chiama una cazzata? Ah, credo di sì, ti spiace se ordino un altro giro da bere? Fai pure. Anche per me! Ci sono pure io! - grida un altro. E a me, niente? - domanda un altro ancora.

In breve pago un giro per tutti i presenti. Chi mi da una pacca sulle spalle, chi mi stringe la mano. Chi dice: ma bene, bravo George! Tutti adesso si aspettano che mi pronunci. Allora? Sei! - esclamo, quasi avessi raggiunto un record che in verità non merito. Ma lo so soltanto io, Marguerite, e il gonzo, che adesso grida, hurrah! Per aver vinto la scommessa, anche se sospetta l’abbia detto perché me l’ha chiesto. O, al contrario, ho falsato la risposta perché la cosa mi faceva onore?
Il secondo gonzo si avvicina e mi sussurra qualcosa all’orecchio. Beh, giacché sei un amico - lo dice solo perché gli ho offerto da bere - ti devo dire una cosa. Che cosa? Che quella mangia cazzi là sopra, ha ammazzato più di un uomo. Ammazzato in che senso? Morto, stecchito! - dice. Intendevo conoscere in che modo, che so, avvelenato, accoltellato, sparato? Niente di tutto questo, lei usa armi molto più raffinate, ti penetra nell’anima fino a succhiartela via. Amico se non l’hai capito, ti spompa! A più d’uno di noi qua dentro gli ha spappolato l’uccello, e quando a un uomo gli togli via quello, che gli rimane d’altro da fare se non di darsi al bere?

Devo dire che ha ragione. O, almeno, che non ha tutti i torti, se ciascuno di noi verifica quanto importante sia l’arte d’amare. La seduzione, vale a dire il desiderio di procurarsi piacere, e la capacità di suscitare piacere negli altri, è una risorsa fondamentale per coltivare e arricchire le relazioni affettive, e va vissuta come un traguardo da conquistare sempre e comunque, anche a costo di sacrificare la propria individualità.
Marguerite dice che fare sesso serve a scongiurare la solitudine della vita di coppia. Io, aggiungo, comunque anche quella di amatore. Lei se ne avvale contro la frustrazione e la depressione che alla fine colpisce tutti gli uomini. Io ritengo che costituisca il meccanismo segreto di qualsiasi rapporto interpersonale. Lei dice di farlo con stile e rituali particolari contro la paura che tutti hanno di amare. Io confermo che, alla fine, porta allo stress.

Su una cosa almeno siamo d’accordo: che fare l’amore - soprattutto fare sesso - sviluppa e accresce la capacità di seduzione e, al tempo stesso, fornisce un antidoto contro le illusioni di onnipotenza, le delusioni e il dolore, che ne consegue. In una parola, è necessario fare sesso contro lo spreco del nostro potenziale affettivo, per cui l’arte di farsi amare comprende anche l’atto di donare. Di darsi! – come mi ha confermato Marguerite, intendendo con ciò una certa seduzione corporea, che lei pone di fronte al rischio della solitudine interiore, dell’intimità estrema.

Il senso non cambia se a darsi è l’uomo, confermando, per così dire, l’incapacità di Adamo di negarsi. Altresì, rinsaldando la prodigalità del Padre – e negata al Figlio - con la sua piena disponibilità verso di lei, la donna che il Padre gli ha dato come compagna.
Margherite ti amo, ma la cosa non t’interessa - avrebbe detto Hölderlin - è solo un mio problema, non cercare d’irretirmi in alcun modo, né con la mela, né con le parole, tantomeno con le tue grazie. Quando l’orrore della vicinanza della fine comincia a farsi sentire, la soluzione è quantomeno d’improvvisa, sconvolgente certezza. Allora bisogna prendere una decisione, e io l’ho presa. Il fallimento della notte scorsa la dice lunga su quelle che saranno le conseguenze future.

Margot penso che non ci vedremo mai più, anche se di certo non lo dico a questi gonzi del Pub, ne vale la mia reputazione di amatore e la loro di avidi scommettitori. Non racconterò loro il dramma della mia identità personale, né dirò loro dell’insolvenza del mio flaccido pene che da questa notte anche tu ben conosci. Capita qualche volta! – hai detto, volendo essere disponibile a tutti i costi. C’è sempre un’imprescindibile stramaledetta prima volta. Anche Adamo a furia di metterlo a bagno, deve averla passata fra le alterne vicende di costituzione e alienazione, e sono certo che neppure una mela al giorno deve averlo salvato dalla défiance di vederselo moscio.
Come si dice in questi casi, mal comune mezzo gaudio, tuttavia, nonostante la mia vulnerabilità, continuo a preferire il mio perdermi e il mio ritrovarmi ogni volta tra le chiappe ardenti e i seni di marzapane della donna che amo o della puttana di turno. L’ho già detto, sono un goloso consumatore del sesso, che sia lecito o illecito, che sia gratuito o a pagamento, che fluttui tra la negazione e il riconoscimento, pur di sentirmi vivo in ciò che mi “fa essere” attivo nel solco della mia soggettività.

Colà, dove, secondo la teoria del riconoscimento, entro nella prospettiva unificante dei numerosi io che mi compongono, come luogo della costruzione dell’uomo che sono e della significazione umana che mi porto dentro. Proprio là, dove “essere”, attribuisce status, senso, valore, quali obiettivi di un processo che mi fa gridare: io sono. Scusate, ma voi, chi siete? Come George, non ci riconosci? Noi siamo tutti i tuoi 'io', quelli che siamo stati prima di questo tuo disperato momento. Il secondo gonzo si avvicina e mi chiede, possiamo ordinare da bere? Certo, rispondo. Please, un altro giro per tutti, offro io!
Milord, dice the owner of the house, volentieri, ma il Pub tra qualche minuto chiude, e se mi permette un consiglio, non beva più di tanto se non lo regge, potrebbe farle male!


Non certo a noi che siamo già passati di là - dicono i gonzi - prima di brindare: “alle tue prossime sei, George!”.








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