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Una storia di GioMa46

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PAGA PANTALONE / IL MUSICAL

TEATRO DEGLI OPPOSTI : Prima Parte

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15 minuti

Pubblicato il 04 luglio 2020 in Fantasy

Tags: #Teatro #Commedia #Arte #Musical #Maschere

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PAGA PANTALONE / Il MUSICAL

Teatro Degli Opposti : prima parte

Maschera Pantalone
Maschera Pantalone

L’azione si svolge a Venezia nel mezzo dei preparativi per il Carnevale. E’ la storia di un gruppo di giovani teatranti componenti la “Allegra Compagnia della Staffa”, che intendono portare in scena, a loro detta: “la vecchia” Commedia dell’Arte. I problemi da affrontare non sono pochi: qualche ritardo nell’organizzazione, la poca disponibilità di fondi, le scaramucce d’amore all’interno del gruppo, mettono a repentaglio la rappresentazione. Il mutare repentino delle situazioni trasforma l’impianto originale della Commedia in un’altra “commedia” in cui l’attore è chiamato a rappresentare se stesso in una sorta di gioco delle parti. La situazione è quella del “teatro nel teatro” la cui finzione, complice la comicità, permette infine, di superare ogni difficoltà pratica e di mettere in scena il tanto agognato “Goldoni” nella Venezia in festa allo scoppio del Carnevale. E’ ancora la maschera del teatro dell’arte a giocare il proprio ruolo sulla scena, quel ruolo che da sempre le appartiene, e che il più delle volte si sostituisce al ruolo stesso dell’attore. Quella di Pantalone è “la maschera” per antonomasia, entrata a far parte del costume popolare italiano con un detto ormai proverbiale, che alla domanda: “Chi paga?” fa rispondere: “Paga Pantalone!”. Una messinscena che non vuole essere la rivisitazione di un qualcosa che di fatto appartiene al passato, legato cioè ad una musica datata o una regia di genere, bensì, di fare uno spettacolo in chiave moderna, come possibile continuità del discorso teatrale della Commedia dell’Arte.


Appunti tecnici:

Scene, attrezzature, costumi, sono indicati nel testo, che può essere soggetto ad ampliamenti o riduzioni in accordo con l’autore, a seconda delle esigenze del tempo di durata, di spazio, e del numero degli attori.

Non vi è pregiudizio alcuno sulla scelta del componimento musicale che, in accordo con l’autore, può liberamente rifarsi a brani conosciuti purché elaborati ed arrangiati in chiave moderna.

Le coreografie sono state pensate quasi sempre in forma corale. Anche lì dove il copione presenta delle parti singole in scena, si deve sempre pensare ad un contorno di voci e di movimenti coreografici.

La suddivisione in scene delle due parti della Commedia è pressoché fittizia, e sta ad indicare la semplice scansione delle azioni. I cambiamenti di scena previsti sono ideati per un teatro fornito di pedana girevole. Ciò non vuol dire che non si possa intervenire in modo diverso.

Riguardo all’uso delle maschere, sono previste solo per i due zanni: Arlecchino e Truffaldino, il Dottor Balanzone e Pantalone de’ Bisognosi.

La scelta di attori che conoscono alcuni dialetti tipici delle regioni di appartenenza delle maschere, e solo quando queste si esibiscono come tali, potrebbe dare una nota di colore allo spettacolo.

Maschere di Carnevale -Venezia Bottega delle Maschere
Maschere di Carnevale -Venezia Bottega delle Maschere
Maschere della Commedia dell'Arte
Maschere della Commedia dell'Arte

Personaggi:


Gli attori, in numero di dieci (10) componenti la “Allegra Compagnia della Staffa” - Corpo di ballo e Coro di voci.


Lelio

Rosaura

Arlecchino - con maschera

Colombina

Truffaldino - con maschera

Smeraldina

Brighella

Dottor Balanzone - con maschera

Pantalone de’ Bisognosi - con maschera

Impresario



Illustrazione d'epoca afferente alla Commedia dell'Arte
Illustrazione d'epoca afferente alla Commedia dell'Arte

ATTO I

_________________________________________________________________________


Scena I


Un campiello con un lato aperto sulla laguna. Una struttura praticabile in legno non ultimata, sì da sembrare un palcoscenico, utensili ed assi accatastate.


Ouverture: (arrangiamento rivisitato de “Il carnevale di Venezia” di Bottesini, con inizio in sottofondo, poi in primo piano)


E’ l’alba, si sente lo sciabordare dell’acqua, giunge una barca (che può anche non essere in scena). Sbarcano gli attori componenti l’ “Allegra Compagnia della Staffa” con i loro bagagli colorati, indossano jeans, maglioni, sciarpe, ecc.; alcuni portano delle casse e ceste, altri gli strumenti musicali.


Un attore: Eccoci giunti! E’ questo il nostro teatro d’azione.


Uno dietro l’altro gli attori salgono sul praticabile con fare rumoroso, parlano fra loro. Poi, con fare sorridente e gioioso cantano:


“Sarà una festa”


Noi siamo gli attori

venuti fin qui

a unirci alla festa

che impazza a Venezia.


Un giorno ormai manca

al prossimo dì

nell’aria già pare

che è Carnevale.


Venite cantiamo

la nostra canzone

unitevi al coro

e festa sarà.


(coro ripete due volte)

Sarà una festa

una festa

una festa sarà.


Ognuno cerca fra i bagagli le proprie robe, si crea una certa confusione, volano in aria cappelli e sciarpe colorate. Infine, recuperati i propri fardelli, ognuno si trova ad occupare la rispettiva posizione coreografica. Il gruppo da quindi avvio al numero di ballo sulla musica d’apertura ...


(coro ripresa)

Venite cantiamo

la nostra canzone

nell’aria già pare

sentir Carnevale.

(coro due volte)

Sarà una festa

una festa

una festa sarà.


In chiusura del numero coreografico tutti si dirigono verso un angolo della scena e depositano i propri bagagli, poi si dispongono qua e là sul praticabile: chi improvvisa un passo di danza, chi fa una piroetta, chi si siede a chiacchierare con l’altro, un attore distratto cade dal praticabile mentre fa una capriola.


Si fanno avanti due attori, gli stessi che indosseranno le maschere di Arlecchino e Truffaldino: segue canto e numero coreografico ...


“Due simpatici imbroglioni”.


Duetto : Noi siamo

Truffaldino : Chi siamo?

Duetto : Due sim-pa-ti-ci im-bro-glio-ni

Arlecchino : Due, uno-due(indica con le mani) imbroglioni

Truffaldino : Due simpatichi, simpateteci, im-bro-glio-ni

Arlecchino : Venuti da dove

Truffaldino : Da dove?

Duetto : Chissà?


Arlecchino : Io son Arlecchin batocio

di mestiere servitore

servo umilissimo di lor siori.

Voglia di lavorar no’ tengo

imbrogli ne combino, è vero

ma senza cattiveria.

Distratto per amore

o negligenza?

Non so! (si ritrae dubbioso)


Truffaldino : Truffaldino io son

di professione inventore

trovarobe per la Compagnia.

Inventore io son

d’ingegno e di bugie

che più grande vi sia.

Se faccio promesse

certo non le mantengo

al gioco e allo scherno, tengo.

Io tengo? (si ritrae pensieroso)


Si fanno avanti le attrici, le stesse che indosseranno le maschere di Colombina, Smeraldina e Rosaura. Il brano che segue è cantato dal gruppo al quale si unisce il resto della Compagnia per il numero coreografico ...


“Tre civette vezzosete”


Trio : Dell’arte noi siamo

Coro : Chi siete?

Trio : Siam tre mascherine

Rosaura : Un po’ vezzose

Colombina : Un po’ civette

Smeraldina : Un po’ chiacchierine

Coro : Solo un po? (giro di voci)

Trio : Degli uomini noi

facciamo gran prò

ma il nostro segreto

giammai dirvi si può

(con fare birichino puntando il dito)

Dirvi forse possiamo una cosa

Coro : Che cosa?

Trio : Che schiave noi siamo dell’amore

e alfin della Commedia...

Rosaura : lo dico?

Colombina : lo dico?

Smeraldina : lo dico?

Coro : E ditelo!

Trio : E’ nostra intenzione

di prender marito (emettono gridolini gioiosi)


Arlecchino e truffaldino scappano via a gambe levate e si mescolano agli altri attori che preoccupati delle intenzioni delle tre si mettono a trafficare con le proprie robe.

Avanza Lelio con il viso truccato per la scena ma senza il costume, tiene in mano un cappello piumato. Si porta al centro della scena, si siede sui gradini del praticabile mentre tutti altri gli si fanno attorno ...


Lelio : Ecco, vedete

l’Attore, in fondo chi è?

Un giorno è. . . un altro è come me.

Sempre nei panni di qualcun altro

che va o che viene da dentro un’emozione.

Felice sulla scena, a volte

infelice nella vita.

L’uomo come l’attore ha bisogno

di respirare talvolta quella che chiamiamo

la felicità.

D’inventare ha bisogno la vita

di surclassare ciò che lo circonda,

d’immaginare ciò che gli manca,

ciò di cui ha bisogno.


Nella Commedia recito la parte che si conviene,

quella dell’Innamorato.

Da sempre sto dietro a Rosaura

ma Messer Pantalone non cede,

ne fa una questione d’onore, egli dice.

Ma in fondo è solo una questione di dote.

(pausa)

Rosaura mi concede i suoi maliziosi sorrisi

perché così è scritto nella parte.

Ma nella vita? Non mi guarda neppure.

Ed io non so casa fare, e intanto. . .

intanto mi struggo d’amore.

Io sono Lelio, l’Innamorato

per tutto il tempo della rappresentazione.

Credere voglio all’illusione, all’impossibile,

dare un posto ai sogni.

Inventare io voglio il mio amore

così come ad ogni recita

reinvento la vita. (si alza e fa alcuni passi)


Alcuni attori della Compagnia applaudono, altri ridono di lui, un altro gli mette una mano sulla spalla ...


Un attore : Dai non ci pensare, quando meno te lo aspetti

ti ritrovi con l’anello al dito.


Un altro : Al naso, vorrai dire.


Tutti sistemano le proprie cose con fare rumoroso, poi a piccoli gruppi escono di scena.


Voci : Ci vediamo alle dieci.

Andiamo al caffè.

Dov’è finita la mia roba?

Ciao! Ciao!

Vado a fare una telefonata.

Scena II


Lelio rimasto solo, canta il suo amore per Rosaura. La canzone è intercalata dal canto di Rosaura che ad un certo punto entra in scena circondata dalle ragazze del balletto che comunque restano distaccate dalla postazione di Lelio ...


“Coloro i sogni miei”


Lelio : Dove tu sei

unico amore mio

che mi hai rubato l’anima.

Quegli occhi tuoi di cielo

il suono d’una voce

che fugge e non ritornerà.

Il tuo sorriso è il vento

i giochi tuoi d’argento

riflette la laguna.


Rosaura : Dove tu sei

la voce che io sento

che mi rapisce l’anima.

Quel canto che ripete

parole tue dolcissime

che invito a sognar.

Riflette la laguna

i giochi tuoi d’argento

il tuo sorriso è nel vento.


Lelio : Per te invento primavere

Rosaura : Per te accendo il mio domani

Lelio : E’ un sogno che s’avvera

Rosaura : E’ una canzone nuova


(i due a : Per te coloro i sogni miei.

distanza) Il tuo sorriso è il vento.

I giochi tuoi d’argento.

Riflette la laguna.

E’ una canzone nuova.

E’ un sogno che s’avvera.

Dove tu sei unico amore mio.

Per te coloro i sogni miei.


Sul finire Lelio vede Rosaura e fa per avvicinarla, ma lei si allontana ed esce (fuggendo) di scena, seguita dalle altre ragazze. Lelio sbadatamente cade dal praticabile: (s’ode un rumore di legni).

Rosaura
Rosaura

Scena III


Proveniente dalla parte della laguna entra Brighella ubriaco con in spalla Lelio. Tiene in mano il fiasco del vino. Distende Lelio sul tavolato e lo osserva dubbioso. poi, rivolto al pubblico, domanda:


Brighella : Chi è quello lì?

Ma dimmi tu se doveva buttarsi proprio dentro de’ la barca.

El gà spacato tutto, ciò!

Adesso chi la paga la barca a quello lì?

Tieni bevi!


Così dicendo avvicina il fiasco alla bocca di Lelio svenuto, il quale rigurgita uno zampillo come di fontana.


Brighella : L’è già ubriaco. Che botta!


Entrano furtivi Arlecchino e Truffaldino con le maschere di zanni sul volto.


Arlecchino : Che fai tu qui, Brighella?


Brighella : Toh, varda qui, c’è l’Arlecchino! E anche Truffaldino!

(rivolto al pubblico)

Come puoi sbagliarti. Sono due e fanno per quattro.

Sono quattro ed è come se fossero due.

Sono due ma è come se fosse uno solo.


I due : Siamo noi!

Beh, insomma!


Vedono Lelio disteso, facendo i tipici gesti delle maschere che impersonano, si guardano con intesa ...


Arlecchino : Oh! Ma cos’hai fatto?

Truffaldino : Cos’hai fatto!

Brighella : Cosa ho fatto?

Arlecchino : Non lo sai, tu?

Truffaldino : Tu?

Brighella : Non lo so io? Non lo so! Mi sembra di no. Anzi, sono sicuro di no.


I due : Siammo sicuri di si!


Brighella : Va bene, l’ho fatto.

Arlecchino : Ora dobbiamo far sparire ogni cosa.

Truffaldino : Ogni cosa

Arlecchino : Devi riparare il danno.

Truffaldino : Il danno.

Brighella : Ma se non ho un baiocco.

Arlecchino : Ci accontentiamo del fiasco del vino.

Truffaldino : Del vino.


Così dicendo toglie di mano a Brighella il fiasco del vino ed incomincia a bere. Arlecchino gli da una pacca sulla spalla ...


Arlecchino : Tu non muoverti. Aspettaci qui.

Truffaldino : Qui.

Arlecchino : Vedrai, penseremo a tutto noi.

Truffaldino : Noi, a tutto noi.

Arlecchino e Brighella (da "Arlecchino servitore di due padroni' regia G. Strelher
Arlecchino e Brighella (da "Arlecchino servitore di due padroni' regia G. Strelher


Di buona intesa canticchiano il ritornello della loro canzone mentre escono di scena.


“Due simpatici imbroglioni”


Noi siamo

Chi siamo?

Due sim-pa-ti-ci im-bro-glio-ni.



Sopraggiunge l’Impresario con la cartella in mano, con fare vivace e preoccupato, si rivolge a Brighella, rimasto solo sulla scena ...


Impresario : Ma dove sono finiti tutti quanti?

Brighella : A meee?

Impresario : Dov’è il resto dell’Allegra Compagnia della Staffa?

Quello li . . . :(indica Lelio) . . . le ha perse da un pezzo.

Impresario : Cosa?

Brighella : Le staffe! (ride)


Impresario : (rivolto al pubblico)

Accipicchia! Se non si paga immediatamente la tassa d’ammissione non verremo nemmeno inseriti nel cartellone degli spettacoli. Acc.....

(attraversa più volte il palcoscenico, sfogliando l’agenda che nel frattempo a tirato fuori dalla cartella che ha poi lasciato incustodita)

C’é poi da pagare il costumista...

l’attrezzatura scenica...

il tecnico delle luci...

e...


Brighella : La barca.


Arlecchino e Truffaldino entrano di soppiatto e si appropriano della cartella, poi escono in silenzio. L’impresario non trovando più la cartella, si porta una mano alla testa.


Impresario : Accidenti, devo aver lasciato la cartella da qualche parte. (esce di scena)


Brighella : Un’altra staffa le s’è sbragà!


Torna a udirsi il vociare degli attori che a piccoli gruppi fanno ritorno in scena.


Un attore : Ehi, Brighella! Che fai tutto solo?

Brighella : A meee?

Un altro : Si a teee! (rifacendogli il verso)

Brighella : Tengo compagnia a lui (indica Lelio)

Un attore : Lui chi?

Brighella : La staffa, della barca, nel canal, s’é buttato ‘zo, e la sbragà.


Tutti si fanno vicini a Lelio...


Un attore : E’ Lelio!

Un altro : Ma è svenuto!

Brighella : El s’è ubriaco.


Lelio si riprende in quell’istante e si porta una mano alla testa.


Un attore : Ma tu sei ferito! Come è accaduto?

Su, presto, (rivolto agli altri mentre lo soccorre)

qualcuno porti una benda, qualcosa ...


Lelio : Non è niente, non è niente.


Lo soccorrono alcune ragazze.


Improvvisamente la musica incalza, qualcuno del gruppo si fa avanti battendo le mani, richiamando così l’attenzione ...


Un attore : Avanti ragazzi, il tempo stringe.

Diamo inizio alle prove.


Tutti si preparano al numero coreografico e insieme cantano:


“Sarà una festa” (in chiave Rap)


Venite cantiamo

la nostra canzone

unitevi al coro

e festa sarà.

(coro)

E festa sarà.

Noi siamo gli attori

del Clan della Staffa in cerca d’un tetto sopra la testa

che sia un teatro oppure il cielo

e festa sarà.

(coro)

E festa sarà.


Ognun di noi ci crede

ma in cuor suo sa già

che in questo mestiere

non c’è da sperar.

(coro)

Non c’è da sperar.

E voi che scrivete sui vostri pezzacci di carta

se l’arte è compiuta

la Commedia ci resta

ed è già una festa.

(coro)

Ed è già una festa.

La Commedia ci resta

a far sfoggio di sé sulla pelle di chi

come noi ci crede ma sà

che in questo mestiere non c’è da sperar.

(coro)

Non c’è da sperar.

Utenti rompete

con la monotonia

la puntata in TV

e la Radio che fà?

(coro)

Che fa?

Vi spacca la testa ogni giorno di più

non prestate più ascolto

alla mania cerebrale

di fare cultura col Telegiornale.

(coro)

Col Telegiornale.

Uscite dagli incastri della Pubblicità

la piazza si apre alla festa

il Clan della Staffa vi invita a cantare

domani è già Carnevale.

(coro)

E’ già Carnevale.

Venite alla festa che impazza a Venezia

venite cantiamo la nostra canzone

unitevi al coro

e festa sarà.

(coro)

Sarà una festa

una festa

una festa sarà.


Durante il numero coreografico tutti avanzano verso il proscenio; la scena ruota/cambia alle loro spalle. Al cambiamento avvenuto tutti escono di scena.


Scena IV


Un angolo più interno della Venezia dei canali, un ponte, l’ingresso di una Locanda sulla sinistra, alcuni tavolini e sedie nel ristretto spazio della calle. C’è aria di festa, coriandoli e festoni.


E’ mezzogiorno, s’odono i rintocchi a martello dell’orologio. La Compagnia al completo sosta davanti alla Locanda: chi è seduto, chi in piedi, tutti intenti ad ascoltare l’Impresario.


Impresario : Ragazzi, ve l’avevo detto, non si doveva azzardare una cosa improvvisata

sul niente, facendo fede soltanto sulla vostra volontà di fare teatro, sull’originale ideazione di un canovaccio.

Il tempo dei Guitti è lontano. Qui i problemi vanno affrontati uno per uno,

da persone responsabili. Lo so, avevate pensato che l’Ente organizzatore

avrebbe apprezzato le vostre buone intenzioni, e magari, vi avrebbe anche

dato una mano, una sovvenzione. . .

Personalmente è tutta la mattina che mi do da fare inutilmente. Mi dicono

che bisognava pensarci prima. Che ogni cosa ha ormai una sua locazione e un piano stabilito. In più c’è stato chi mi ha rubato la borsa con i documenti . . . e

allora, immaginate voi?


Si fa avanti l’attore che impersona Arlecchino e gliela restituisce.


Arlecchino : E’ stato soltanto uno scherzo.

Impresario : Che mi ha fatto perdere le staffe.

Tutti : La Staffa!

Impresario : C’é poi da dire che la cifra raccolta non copre le spese.


Tira fuori dalla borsa un quaderno e lo mostra in giro.


Impresario : Ecco, guardate, qui ci sono i conti di tutto.

(comincia a declamare un elenco interminabile di spese)


Tutti : Uffa!


Entrano due garzoni muniti di secchio e pennello ed affiggono il programma delle Manifestazioni sul muro della Locanda. Un attore lo legge per tutti mentre gli altri gli si fanno attorno incuriositi ...


Un attore : Infatti, guardate qui. . . non siamo neppure in cartellone.

Impresario : Ragazzi, credetemi, non so cosa dire. Non saprei a chi altro rivolgermi.

Un attore : Che i veneziani non amino più il teatro? Sono certo che troveremo qualcuno disposto a darci una mano.

Brighella : E se facessimo una questua di carnevale?

Un attore : E’ un’idea. Non facevano forse così i primi guitti? Quei saltimbanchi girovaghi

chiamati in seguito alle corti d’Europa?

Un altro : Di Vienna!

Un altro : Di Londra!

Un altro : Di Parigi! . . .


Un attore : Accolti ovunque dal favore del pubblico?


Un altro : Ed anche qui sarà il favore dei veneziani a decretare il nostro successo.

Ne vale il nostro impegno di commedianti.


Gli attori, sollecitati dalle parole e pieni di fervore, tirano fuori cappelli e strumenti e improvvisano una sfilata di questua accompagnandosi con musica e canto. Il locandiere si sofferma sull’uscio ad ascoltare l’avvio della “Serenata”. Le finestre della contrada si aprono e si affacciano le ragazze che gettano qualche moneta e qualche fiore nei cappelli ...


“Passa la serenata”


(coro)

Eh! Oh!

Ci basta una canzone

un semplice canovaccio

la maschera sotto al braccio

un po’ d’amore e un po’ di fantasia.

(coro)

Eh! Oh!

In giro per ogni calle

portiamo un ritornello

chi vuol cantar lo canti

il fine è sempre quello.

(coro)

Eh! Oh!

(fanno il gesto di raccattare soldi)


Coro delle ragazze affacciate alle finestre e nella calle ...


(coro)

Eh! Oh!

Ci basta una canzone

un semplice ritornello

chi vuol cantar la canti

il fine è sempre quello.

(coro)

Eh! Oh!

(incrociano le braccia al seno e guardano all’insù)


Coro dei ragazzi.


S’aspetta per ogni calle

che passi la serenata

un bacio per un’occhiata

e un soldo nel cappello.

(coro)

Eh! Oh!

(fanno il gesto di raccattare soldi)


Tutti in coro : (ripetono due volte il ritornello)


La Compagnia s’avvia verso un’altra calle. Cala il sipario.



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