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Una storia di LuigiMaiello

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La scrittura è un posto dove ci piove dentro

Da Italo Calvino a Bruno Munari: su scrittura creativa, fantasia e creatività.

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Pubblicato il 16 ottobre 2018 in Giornalismo

Tags: #scrittura #creativit #Calvino #Munari #fantasia

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Scrivere è sempre un’azione creativa.

Un’operazione incerta e faticosa, volta a mettere qualche ordine nel caos delle possibilità.

Con le storie esploriamo noi stessi e il mondo, il nostro essere individuali e collettivi allo stesso tempo. Usiamo le parole per raccontare mondi e da sognatori inguaribili e implacabili ne creiamo altri, col duplice obiettivo di piacere a chi ci sta accanto e di sentirci quanto più vicini agli scrittori affermati.


Ma scrivere è un’operazione che non ha l’unicità del rigore scientifico: ci sono sempre molti modi e ognuno è suscettibile di infiniti miglioramenti.


La scrittura, in questo senso, è il regno delle possibilità.


Puoi ricamare una storia partendo da un’immagine, da un dettaglio o da una canzone che ti sono rimasti impressi. Per raccontare puoi scegliere di scendere nella tua memoria o di salire fino ai tuoi sogni; puoi legarti a un profumo come le Madeleine de Proust o a una frase colta al volo tra la gente.

Puoi mettere in connessione cose e aspetti che a volte sono molto lontani tra loro.

Anche tu hai una storia da raccontare, riesco a leggerlo dalle tue dita, dal modo in cui stai correndo lungo questo articolo.

"La fantasia è un posto dove ci piove dentro" – Italo Calvino


Il titolo di quest’articolo riprende una delle più belle "Lezioni Americane" di Italo Calvino, purtroppo mai avvenute ma solo pubblicate dopo la morte dell’autore: "La fantasia è un posto dove ci piove dentro”.

A sua volta Calvino aveva tratto ispirazione da un verso del Purgatorio di Dante:

"Poi piovve dentro a l'alta fantasia".

Dante però aveva una concezione “alta” della fantasia, come un insieme di immagini che provengono direttamente da Dio. Un’idea distante da quella di molti autori moderni, per i quali è necessario andare oltre la religione, perché le immagini della fantasia sono legate all'inconscio di ogni singolo o di una collettività.

Italo Calvino definisce la fantasia come un processo che si attiva tra le immagini mentali e le parole, ma quali nascono prima?

"Possiamo distinguere due tipi di processi immaginativi: quello che parte dalla parola e arriva all'immagine visiva e quello che parte dall'immagine visiva e arriva all'espressione verbale”

Ma se “la fantasia è un posto dove ci piove dentro”, questo significa che la fantasia è una specie di luogo naturale, interno e allo stesso tempo aperto all’interferenza degli elementi. È come una casa da cui scegliamo di togliere il tetto.

A questo punto è necessaria una precisazione sui termini da adottare.

Fantasia, invenzione, creatività e immaginazione.

In una lezione che Bruno Munari tenne all'Università di Venezia nel 1992, l’artista e scrittore italiano spiegò la differenza tra fantasia e invenzione, ma anche i ruoli della creatività e dell'immaginazione.

Per Bruni Munari, la fantasia permette di pensare a qualcosa che prima non c’era, senza alcun limite, senza alcun ancora al reale. La fantasia quindi non ha legami pratici con la realizzabilità.

In un’invenzione invece, l’inventore non si pone problemi di estetica, ma solo di funzionamento.


E poi ci sono la creatività e l’immaginazione.


La creatività “usa sia la fantasia che l'invenzione per produrre qualcosa che prima non c'era ma che sia realizzabile e funzionante. L'immaginazione permette alle persone di immaginare quello che la fantasia, l'invenzione e la creatività producono.”

Ma la creatività, come la fantasia e l’invenzione, ha a che fare anche con la memoria, e con la capacità di creare connessioni e collegamenti.

Questa capacità connettiva della creatività ci porta direttamente a Henri Poincarè, matematico (ma anche fisico, astronomo e filosofo della scienza) che definiva la creatività come la capacità di unire elementi preesistenti in combinazioni nuove, che siano utili, e diceva che il criterio intuitivo per riconoscere l’utilità della combinazione nuova è “che sia bella”. Per bellezza intende qualcosa che ha a che fare con l’eleganza così come la intendono i matematici: armonia, economia dei segni, rispondenza funzionale allo scopo.

Insomma, le caratteristiche che dovrebbe avere anche una bella storia.


Poincarè in sintesi ci dice:

  • in cosa consiste il fenomeno creatività (una “produzione di nuove combinazioni utili”),
  • e come lo si ottiene (attraverso un processo che prevede l'“unione di elementi preesistenti”).

E quindi cosa significa essere creativi oggi?


Dobbiamo riciclare le vecchie immagini per adattarle a un nuovo contesto che ne cambi il significato o bisogna fare il vuoto e ripartire da zero?

La scrittura è un posto dove ci piove dentro

Se scrivere è un atto creativo nel corso del quale occorre molta fantasia, anche la scrittura diviene un posto dove piovono dentro tante cose.

Quando si scrive una storia si usa la fantasia, ma si elaborano anche le immagini e le narrazioni tratte dai film visti, dai libri letti, dai sogni e soprattutto dall'esperienza personale.

La capacità d’inventiva è fondamentale, ma lo è anche quella combinatoria, per legare elementi diversi tra loro: reali e finzionali, storie vissute e immaginate, cultura personale e generale, popolare e alta.

Lezioni Americane - Italo Calvino (appunti)
Lezioni Americane - Italo Calvino (appunti)

E così potremmo ricollegarci a un’altra “lezione americana” di Calvino, quella sulla molteplicità in cui lo scrittore chiede:

“Chi siamo noi, chi è ciascuno di noi se non una combinatoria d’esperienze, d’informazioni, di letture, d’immaginazioni? Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario d’oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili”.


Ma per essere capaci di raccontare una storia bisogna prima di tutto essere in grado di scoprirne di nuove.

Trovare una buona storia è l’obiettivo primario di ogni scrittore. Ma una buona storia non nasce da sola, c’è bisogno di talento e di competenza, ma anche della capacità di osservare ciò che accade intorno a noi.

Occorre la curiosità del chiedersi il perché certe cose accadono in un determinato modo, e la caparbietà di provare a raccontare perché potrebbero andare in modo diverso.

Serve la capacità creativa di combinare cose che già conosciamo in un modo in cui nessuno si è mai sognato di fare prima.

Una delle caratteristiche più affascinanti delle storie infatti è proprio la naturale predisposizione alla molteplicità, alla possibilità di prendere direzioni sempre diverse e per certi versi inattese, capaci di sorprendere e generare altri racconti che entrano nella vita delle persone lasciando una traccia.


Uno scrittore attraverso le sue parole prova a trasmettere una visione originale della natura umana e della società, ma anche quando la storia gli sembrerà terminata e i suoi pensieri chiari e leggibili in un libro o su un monitor, in quella storia continuerà a piovere ogni volta che qualcuno aprirà quel libro (o kindle) e accenderà il pc per leggerla.


Perché saranno i lettori a quel punto a contribuire alla costruzione del mondo della storia. Ogni lettore crea associazioni facendo riferimento alla propria esperienza di vita, ma anche alla propria memoria di fruitore di storie.

"Ogni momento accade due volte: all’interno e all’esterno,

e sono sempre due storie diverse..."

E così una storia si realizza pienamente solo quando dona al pubblico il dono dell’ubiquità, permettendo di vivere contemporaneamente in due luoghi: quello reale in cui si compie l’atto di lettura (o la visione di un film, ecc.) e il mondo della storia, inventato dal narratore.


E così i personaggi diventano più veri delle persone,

il mondo narrativo più profondo di quello reale.


“Ogni racconto è un vicolo cieco, si arriva sempre a un momento come questo. Cosa fare allora, tornare indietro, ricominciare? Anche se si è abbastanza vecchi per sapere che ogni storia sbatte presto o tardi contro l’ultima parola?” *

* Domenico Starnone, Lacci.


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