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Una storia di Adaclaudia

Sulle tracce di Amuleto

Sulle tracce di “Amuleto” di Robero Bolaño

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2 minuti

Pubblicato il 14 aprile 2021 in Avventura

Tags: #Citt-del-Messico #RBolano

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Ottobre 2019, sono a Città del Messico e subito mi catapulto al Viale Bucarelli perché voglio respirare l’aria che ha respirato Auxilio Lacouture.

Non faccio caso alle auto che scorrono e mi concentro sugli edifici: quelli bassi con i triangoli a sormontare le greche di piastrelle, le finestre sormontate da conchiglie di cemento.

I centrini di pizzo, i balconcini sorretti dalle colonnine in bassorilievo fronteggiano il Distretto federale, protetto dalla solenne inferriata; l’incrocio mi riporta agli anni sessanta con lo stacco netto degli edifici più nuovi.

Al bosco di Chapultepec mi imbatto, non cercato, nel museo del Niño. Il soffitto basso amplifica la misura delle sale , salgo poi fino al piano dalle pareti dipinte di fuxia che contrastano con le scale verde acqua. Non posso proseguire oltre ma a me va già bene così, la mia meta non sono i musei ma la città.

Me ne vado portandomi la frase “ Y recuerda Hay una estrella in ti”.

Gironzolando per i sinuosi viali del bosco mi imbatto in un albero dai fini rami contorti, non ha foglie ma gruppi di fiori viola che sembrano impressi da colpi di pennello, lì accanto dove la statua della fontana mi ricorda l’Apollo e Dafne.

Ed eccomi alla meta, la casa Azul, quasi in soggezione mi aggiro sopraffatta dall’azzurro dei muri, dal verde della vegetazione che rigogliosa spunta dai muretti di tufo.

Un gatto, unica presenza vivente, fa da padrone di casa ed io continuo il mio giro.

Il cartonato con la coppia Diego e Frida , al posto del volto ci sono due fori a cerchio per fare le foto sostituendovi i propri visi, mi lasciano un poco perplessa : magri un po’ di riguardo non guastava.

Riecco il gatto, lo lascio ed entro nella sala con le foto ed i quadri, quello che preferisco ritrae Frida a braccia incrociate, il capo leggermente inclinato e sulle spalle uno scialle rosso che fa risaltare i capelli corvini.

Un sorriso accennato e lo sguardo che taglia la tela per dirmi che io forse sono di troppo e sto violando uno spazio privato.

Dai finestroni dello studio vedo una pianta come quella dai fiori viola che già aveva suscitato il mio interesse, mi affaccio all’altro finestrone e cerco il gatto ma quello non c’è e così mi ritrovo in cucina.

La cucina, ambiente tutto messicano, ma un po’ toppo ordinata; basterebbe un po’ di profumo, un odore un po’ messicano per ridarle la vita.

A giro finito la cucina messicana l’ho cercata nella “Cocina Tonita”, un localetto aperto sulla strada con poche seggiole di plastica addossate al bancone.

Alla fine eccomi alla calz SanJuan de Aragon, leggo la scritta su di un lenzuolo teso sulla ringhiera del Campus UNAM: ” SI a la convivencia No a la violencia” e mi rendo conto di essere arrivata dove tutto aveva avuto inizio, nel bagno delle donne al quarto piano della facoltà di lettere e filosofia nell’ottobre del 1968.


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