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Una storia di MAriaCristinaBenetti

NONSOLONERO

Altri punti di vista

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Non è un errore ortografico. Ho deciso, voglio provarci: questa parola rientrerà nel mio vocabolario. Niente a che vedere con petaloso e con l'Accademia della Crusca, punto di riferimento in Italia e nel Mondo per le ricerche sulla lingua Italiana.

Voglio provare a vedere il nero sotto altri punti di vista. E credetemi, per me è come fare un triplo tuffo carpiato: mi piace l'acqua, so nuotare, a volte faccio delle immersioni guidate ma non riesco a tuffarmi. Hanno tentato di insegnarmelo, ma non ci riesco. Per me è come buttarmi nel vuoto.

Che strano, ho scritto la parola vuoto e mi sono bloccata. Forse questo è il mio nero: il vuoto che ho provato in passato e che sto ancora cercando di riempire. Ci sono momenti della vita in cui qualcosa si spezza, e quello che sembra logico ai più, non lo è per chi vive momenti di difficoltà. Se poi si parla di difficoltà interiore, ecco che il nero diventa un buco, che si mangia tutto quello che cerchi di metterci dentro. E l'associazione è immediata: negatività.


Nonsolonero per me significa “cercare di vedere le cose da altri punti di vista”.

Me lo sento dire da... lasciamo stare, da un sacco di tempo. Penso che qualcuno sobbalzerà sulla sedia quando leggerà queste parole. Mi sono state ripetute fino allo sfinimento. Ma oltre alla mia testardaggine e agli accadimenti degli ultimi anni, “in mia difesa” posso dire che gli input che riceviamo sono perlopiù negativi.


NERO | LUOGHI COMUNI

  • Sin da bambini ci sentiamo ripetere “Se non fai il bravo chiamo l'uomo nero”.
  • Quando abbiamo una brutta giornata siamo soliti dire “ho una giornata nera”.
  • Da sempre il nero è il colore che viene associato al lutto. La Nazionale Azzurra ha indossato una fascia nera a commemorazione delle vittime di Dacca.
  • Nel ciclismo la maglia nera era il simbolo dell'ultimo classificato al Giro d'Italia.
  • Settembre nero in Giordania si riferisce a un mese in cui centinaia di persone furono uccise.
  • Il bollino nero viene usato per segnalare le condizioni del traffico su strada.

Poi che dire del povero e innocente Gatto Nero?

Da sempre il gatto nero è sinonimo di sfortuna: quanti di noi si “toccano” alla vista di un gatto nero che ci attraversa la strada? Io non sono superstiziosa, ma un pensierino giuro che lo faccio sempre.

La credenza che il gatto nero porti sfortuna risale al Medioevo. Per la sua abitudine di uscire di notte, e per il colore nero, veniva considerato il compagno delle streghe.

L'associazione alla iella risale ai tempi in cui si andava a cavallo. Se un gatto attraversava la strada spaventando il cavallo, il cavaliere rischiava di venire disarcionato.

Nero | Altri punti di vista
Nero | Altri punti di vista


NONSOLONERO | ALTRI PUNTI DI VISTA


Personalmente a me un gatto nero ha portato anche cose belle, ma questa è un'altra storia.

Il mio guardaroba è composto in prevalenza da capi neri, e non solo perché “sfina”. Trovo sia un colore elegante, facile da indossare. Poi non devo impegnarmi più di tanto negli accostamenti: è quasi tutto nero, cosa devo accostare!





Nero, come il nero di seppia. Adoro il pesce. Il riso al nero di seppia è tra i miei preferiti.

Mi hanno parlato della pizza condita con il nero di seppia, vorrei provarla.


Ma il nero che preferisco sono le lettere che escono battendo sui tasti di una tastiera.

In quei momenti mi estraneo, non penso a niente. Sono solo io e tutte quelle parole che mi girano in testa. E le posso riordinare. O meglio, scrivendole posso prendermi i miei tempi, per pensare, assimilare, ragionare. Posso valutare che parole usare, non c'è fretta. Ho tutto il tempo che voglio. Non dico sia semplice, il mio vocabolario non è molto ricercato, ma non importa. Mi è stato detto che la scrittura non deve essere difficile, che l'importante è trasmettere e farsi capire.

Ecco, questo per me nel parlato non è una cosa così scontata. “Salti dei passaggi, non capisco”, mi si dice.


Invece scrivendo, le parole che non conosco o che non riesco a dire, me le posso cercare. Posso usare quelle che più si addicono, senza avere il timore di venire fraintesa per toni e significati, oppure perché non mi spiego correttamente. Se mi sembra che non sia chiaro, posso tornare indietro, e correggere quello che non va.

È come avere una chance in più”: trasformare una difficoltà che mi appartiene in qualcosa di positivo, e che mi piace. Come se io dicessi alla mia mamma di ottantadue anni, appassionata di funghi, “non importa se hai difficoltà a camminare, è camminando lentamente che se ne possono raccogliere di più”. E so che se riuscissi a trovare un rimedio a questo handicap dovuto agli anni che passano, lei sarebbe la persona più felice del mondo. Se ci pensiamo bene, sono le piccole cose che ci procurano piacere, a renderci felici.


Come le parole, quelle che non ti aspetti di sentire, o che non sai di saper scrivere.


NONSOLONERO


Invece, quando le parole escono dalla bocca, se sono quelle sbagliate, diventa difficile rimediare. Le parole lasciano il segno. Possono graffiare se vengono buttate, possono riempire se vengono messe una dietro l'altra, nella giusta sequenza.

Ecco, questo e il mio nonsolonero. Riempire dei fogli con il nero dell'inchiostro, mi aiuta a svuotarmi del nero che ho dentro. Rileggere a distanza di tempo quello che ho scritto, mi fa vedere la persona che ero e quella che sono. Mi fa capire dove devo migliorare, cosa posso tenere, cosa posso lasciare.


È come un percorso: c'è il punto di partenza, i passi che ho fatto, quanta strada ho ancora da fare.


A volte penso: puoi farlo anche con la voce. Ma non ci riesco, forse non è ancora giunto il momento.

Forse è solo una questione di tempo.

Forse ho bisogno di trovare la giusta dimensione del mio tempo.

Mi rendo conto che ogni età e situazione ha dei tempi diversi.

Il tempo dei bambini, è un tempo di giochi e di serenità.

Il tempo degli anziani: tutto va come al rallentatore.

Il tempo delle persone “sane”. Mille cose da fare, ma non si ha mai abbastanza tempo.

Il tempo delle persone ammalate: capire se e quanto tempo si avrà.


Ma io so come fermare il tempo: prendo la mia tastiera, e scrivo.

E tu, quale metodo usi per fermare il tempo?



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