scrivi

Una storia di OrnellaStocco

Questa storia è presente in 2 magazine

Guarda tutti

La ragazza del Lago

592 visualizzazioni

8 minuti

Pubblicato il 12 febbraio 2019 in Altro

Tags: #incontroromalagoragazza

0


La poltrona, quella in velluto rosso, era posizionata all'angolo della stanza. Perfettamente allineata con l’immaginaria diagonale che unisce l’angolo a destra della porta d’ingresso con quello a sinistra del finestrone.
Era solita sedersi lì per alcune ore. Prendeva posizione appena i raggi del sole lambivano il bracciolo sinistro.


Marina aveva una gatta alla quale aveva dato il nome di Iris. La trovò un giorno per strada mentre si stava recando al lavoro. Il vento era talmente sferzante che non riusciva a tenere l’ombrello in mano per ripararsi dalla pioggia ma, nonostante il trambusto derivato dal brutto tempo, le sembrò di sentire un miagolio simile ad un lamento provenire da una delle auto in sosta lungo la strada. Oramai fradicia si chinò cercando di capire da dove arrivasse quel lamento. La micina stava lì, sotto un'auto, tremante e infreddolita. Una gattina chimera dagli splendidi colori. Quando Marina rimuginava tra sé e sé Iris lo comprendeva allora andava ad appallottolarsi nel grembo di lei, seduta sulla poltrona, con le zampine le sfiorava il viso pensieroso ed iniziava poi quel movimento tipico dei gatti, l'impasto, facendo sommesse fusa. Quasi volesse dirle "ci sono io a proteggerti".


L’ora preferita per rilassarsi e godersi le coccole di Iris era verso il tramonto quando riflessi rosati accompagnavano docili l’ultimo raggio, oramai sfinito, che entrava dalla grande finestra affacciata sul lago. In inverno il paesaggio lacustre si trasformava, le montagne maestose che lo circondavano diventavano la cornice naturale e stupefacente che si presentava ogni giorno al suo sguardo. Fin da bambina si incantava quando, da dietro la finestra, ammirava il “suo” lago, soprattutto nella stagione invernale poiché il silenzio e il biancore avvolgevano ogni cosa e tutto aveva la parvenza di un lungo, fiabesco sogno.


Osservava il signore mentre era assorto nella lettura del giornale, sembrava molto interessato a ciò che stava leggendo ma, guardandolo bene, si vedevano i suoi occhi fissi sulla stessa pagina, qualcosa offuscava lo sguardo, riaffiorava dentro di lui un ricordo, un rimpianto, un qualche cosa in grado di variare il colore degli occhi. Avveniva un cambiamento in lui, da uomo sereno come era stato si ritrovava ad avere un dolore dentro che lo tormentava e non si staccava da lui che si lasciava trascinare in questo oblio di angoscia e rimpianto. Ogni tanto si allungava verso il tavolino ma le sigarette non c’erano più, le aveva lasciate un anno prima. In quei momenti il tempo non esisteva. Esistevano solo i ricordi.


Il documento che ancora conservava per la registrazione dei clienti, le aveva fornito alcune informazioni; l’uomo brizzolato seduto di fronte a lei arrivava da Roma, era un medico e si chiamava Alessandro Alessandrini. Di clienti nella stagione invernale non ne arrivavano. Nei mesi di gennaio e febbraio, Marina non accettava prenotazioni, lasciava che Luisa, la ragazza che le dava una mano, se ne andasse in vacanza mentre lei, che non avvertiva il bisogno di spostarsi da nessuna parte, preferiva starsene tranquilla a godersi la pace della stagione che più amava. Ma alla mail, ricevuta qualche giorno prima, con la richiesta accorata del dottor Alessandrini rispose in modo affermativo. Istintivamente quella persona le ispirava simpatia e poi lei adorava Roma. Quindi confermò la prenotazione per il giorno 20 gennaio 2018.


Quell'uomo la incuriosiva, il suo stare solo, il modo di cambiare espressione, quello sguardo magnetico. Marina, dopo una lunga storia che le aveva fatto giurare di non volere più nulla a che fare con gli uomini, si era ritrovata sola. Non era più una ragazzina, era una donna matura e da quando i suoi genitori erano volati in cielo, lasciandole quella casa in riva al lago, si era completamente tuffata nel lavoro. Aveva ristrutturato la cascina di sassi e legno ricavando nel sottotetto due belle camere matrimoniali confortevoli e accoglienti. Aveva così scoperto in lei attitudini imprenditoriali da accostare alla passione nel preparare marmellate, dolci, focacce e altre prelibatezze da offrire ai suoi ospiti. Basta uomini, si era detta un giorno mentre osservava le acque calme del lago. Basta soffrire per amore. Ma Alessandro era riuscito a scuoterla da quella specie di letargo sentimentale. Stavano seduti uno di fronte all'altro quel pomeriggio di una fredda giornata di gennaio. Il bagliore del caminetto acceso si confondeva con l’ultimo raggio di un sole oramai spento.


- Dottor Alessandrini, le andrebbe un tè con una fetta di torta alle mele?

L’uomo abbassò il giornale riservando a Marina un sorriso complice.

-Se l’ha fatta lei non posso rifiutarmi e, la prego, mi chiami Alessandro.

La sera, improvvisa, era scesa a oscurare ogni cosa fuori, nel gelo immobile di un inverno più freddo del solito. Marina lasciò Alessandro per andare in cucina a preparare il tè. Tornò poco dopo con il vassoio, Iris nel frattempo si era acciambellata ai piedi dell'uomo espandendo con grande generosità le sue fusa. L’atmosfera era quella adatta per interrompere le formalità. Marina voleva sapere cosa avesse spinto Alessandro a percorrere ottocento chilometri per raggiungere le Dolomiti e il lago di Santa Croce. In pieno inverno.

- Domani festeggerò il mio compleanno, ha preparato questa deliziosa torta per me?

Marina rise talmente forte che Iris si svegliò guardandola con disapprovazione.

- Le confesso che lo sapevo del compleanno, registrando il suo documento non ho potuto non notarlo…

Marina sorrise maliziosamente sorseggiando il tè. Abbassò lo sguardo, forse arrossì.

Per un momento tornò tra loro di nuovo un silenzio che non accettava attese.

Dopo un leggero colpo di tosse Marina incalzò con le domande.

- Mi scusi Alessandro, le sembrerò inopportuna, in questo periodo come avrà notato non ci sono turisti, non viene mai nessuno in questa stagione, per lei ho fatto un’eccezione sa? Non ci sono piste da sci, d’estate è tutta un’altra cosa, allora come mai è venuto in Veneto? Voleva festeggiare il compleanno in solitudine?

La donna si rese subito conto di essersi spinta troppo nel privato ma a quel punto nulla poteva fare e poi insomma doveva smetterla di dimostrarsi sempre troppo riservata. Sarà stato il calore del fuoco, o lo sguardo magnetico di Alessandro ma si sentiva strana. Diversa.

- Cara Marina, innanzi tutto mi lasci dire che il suo B&B è molto accogliente, con questa visuale sul lago è davvero rilassante e poi io, sì, amo il silenzio e starmene davanti a un bel camino acceso magari mangiando una bella fetta di torta alle mele non è male, non è affatto male…

La risata di Marina e Alessandro arrivò alle orecchie di Iris che questa volta decise di cambiare postazione. Per lei era davvero troppo!

- Ecco, in realtà sto cercando una persona, ehm una ragazza che ho conosciuto molto tempo fa. Sono passati più di trentanni e da allora molte cose sono successe nella mia vita ma certi incontri, anche se brevi, anzi, brevissimi, lasciano un segno che il tempo non affievolisce anzi, dopo che mia moglie purtroppo è morta cinque anni fa, ho spesso pensato a quell'incontro. Adesso sono in pensione, mia figlia vive negli Stati Uniti, così un giorno mi sono messo al computer per fare una ricerca, non avevo molti indizi, anzi a dire il vero ne avevo pochissimi, un numero: quarantaquattro e il nome di una località, Santa Croce del Lago…

Alessandro, per la prima volta dal suo arrivo, guardò gli occhi di Marina. Sentì un brivido preceduto da una sensazione. Continuò il suo racconto cercando di non far trapelare la sua emozione.

- Ho incontrato quella ragazza in una calda serata romana il 21 agosto del 1982, io e la mia fidanzata di allora avevamo litigato. Quella sera camminavo verso casa quando fui fermato da una giovane donna, mi disse che era veneta e che si trovava in vacanza con i genitori e la sorella. Era così bella! Non riuscii a chiederle il nome né in quale albergo alloggiasse, cercava Piazza dei Sanniti e dal momento che abitavo da quelle parti mi offersi di accompagnarla. Nel breve tragitto mi raccontò che si trovava a Roma per festeggiare il suo compleanno, il giorno dopo, cioè il 22 agosto, ridendo dissi che anch'io festeggiavo il compleanno il 22 ma di gennaio, ricordo la sua espressione stupita e al contempo divertita, un sorriso splendido. Quando ci salutammo disse: ventidue più ventidue fa quarantaquattro; io abito al civico 44. Feci appena in tempo a chiederle quarantaquattro di quale città? Lei, salutandomi, rispose Lago di Santa Croce.

Marina si alzò di scatto. Senza dire una parola salì di corsa le scale che portavano al piano superiore, entrò nella sua stanza, aprì il cassetto dove teneva tutte le fotografie di lei e di sua sorella Elisa. Con sicurezza ne prese una e tornò giù come se qualche cosa l’avesse spinta.

- Questa sono io e questa è mia sorella Elisa, la foto l’ha fatta nostro padre a Roma nel 1982, guardi dietro cosa c’è scritto.

Alessandro girò la foto oramai sbiadita dal tempo. Segnati a matita dei numeri come una composizione aritmetica: 22 + 22= 44 e, tra parentesi, con grafia infantile, numero di casa.



Ringrazio Beppe Liotta, Marily Buizza e Francesca Degli Schiavi per avere collaborato con entusiasmo alla stesura di questo racconto.


Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×