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Una storia di Vito

Se gli angeli ci guardano

o ci hanno già abbandonati

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4 minuti

Pubblicato il 07 marzo 2020 in Thriller/Noir

Tags: #Horror #Killer #Thriller

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Rimangono ferme, immobili, con delle pose piuttosto semplici poiché raffiguranti scene di vita quotidiana. La prima fu una donna trovata sbraitante al telefono, la seconda un uomo che portava a spasso il cane anche questo immobile e la terza fu una bambina con lo zaino sulla schiena intenta ad andare a scuola. Tutti questi erano stati uccisi per poi essere imbalsamati. La città di Catania nel 1992 viveva giorni di terrore e paura. Non c'era nemmeno uno straccio di prova, niente DNA e nessun testimone, fino a quando il sagrestano della chiesa di San Domenico confessò di aver trovato la quarta vittima: una donna inginocchiata al confessionale. Padre Armando disse agli ispettori di polizia che si occupavano del caso, che il sagrestano da sempre aveva una passione per l'imbalsamazione ma che non aveva mai manifestato strani comportamenti da indurre a pensar male di lui.
Gli ispettori Mariano Di Cataldo, Alessandro Miceli e Giovanni Di stefano si trovavano in questura per parlare del caso.
«Penso che la storia stia prendendo una strana piega» Disse Mariano. «Pensateci, siamo davvero sicuri che sia lui l'assassino?», riferendosi al sagrestano, «Beh» aggiunse Giovanni «Fino ad ora è l'unica pista utile che possiamo seguire, prima o poi confesserà ne sono certo».
«Non so» disse Alessandro «Non traiamo conclusioni troppo avventate, se poi l'assassino non è lui il questore ci fa il culo, dobbiamo organizzare bene le indagini, non possiamo rischiare». Così Mariano si accese una sigaretta e dopo essersi strofinato gli occhi con le dita disse «Spero solo che questa situazione finisca al più presto, non ne posso più».
«Ma come si fa a risolvere un caso simile, insomma: Non abbiamo nemmeno una prova, nemmeno un testimone e l'unico indiziato è un sagrestano» disse Giovanni. Poi i tre guardarono l'orologio e notarono che erano le 21 passate così Alessandro disse «Cazzo, sono già le 21! mia moglie mi ammazza se anche stasera non torno a cena, ehi Giovanni, mi dai un passaggio?».
«Sicuro» Aggiunse l'altro «Mariano, vuoi un passaggio pure tu?», così l'altro spense la sigaretta e rispose «No grazie, prenderò l'autobus». I tre si congedarono e si diedero appuntamento per il giorno seguente. Mariano si diresse alla stazione mentre Giovanni e Alessandro salirono in auto e partirono in direzione piazza Roma dove abitava Alessandro.
«Purtroppo io e mia moglie non stiamo attraversando un periodo facile, lei mi parla di volere un figlio ma io non so se sono pronto, insomma, come devo comportarmi? Non so se ne sarò all'altezza o se comunque riuscirò a dedicare il tempo che serve».
«Stai tranquillo» Disse Giovanni «Ti conosco molto bene e so che sarai un ottimo padre» l'altro lo guardò e subito sorrise, poi però la felicità si spense e subito chiese «Mi domando tra me e me: ma che razza di mondo stiamo lasciando alle generazioni future? Insomma, un mondo dove un pazzo gira per strada uccidendo e imbalsamando le vittime non è rassicurante . C'è qualcosa in questo mondo di veramente marcio e mi chiedo se gli angeli ci pensano o se ci stanno guardando, poi per le cose che vedo capisco che ci hanno abbandonati già da tempo, bisogna purificarlo questo mondo e tirarlo a lucido, come una statuetta».
Mentre diceva questo, Giovanni accostò perché era arrivato a destinazione. «Grazie mille Giova» disse Alessandro, lo salutò e subito aprì il portone per entrare nell'atrio visto che stava per iniziare a piovere. Giovanni mise a moto e partì.
Una volta entrato a casa, Alessandro notò che sua moglie era seduta a tavola intenta a cenare. «Perdonami amore, lo so che ho fatto tardi ma ti giuro che non è colpa mia, purtroppo ho avuto molto lavoro da fare e ho completamente perso la cognizione del tempo» Poi aggiunse «Ma tutto questo non mi farà mai dimenticare l'amore che provo per te, ti amo da impazzire. Corro a fare una doccia e vengo». Lei lo guardava sorridente.
Mentre Giovanni guidava e guardava i tergicristalli andare da sinistra a destra, pensava alle parole dette da Alessandro, nello specifico a quando disse "Bisogna pulire il mondo, tirarlo a lucido..." e poi subito ricordò "come una statuetta", mentre queste parole gli rimbombavano in testa, un brivido freddo lo attraversò lungo la schiena.
Quando Alessandro faceva la doccia, sua moglie era seduta ancora a tavola, immobile e ancora sorridente. Come se fosse... imbalsamata.


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