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Una storia di BeppeGVida

Vincere alla lotteria

Come dice il detto: "Mai dire mai"

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15 minuti

Pubblicato il 21 marzo 2019 in Storie d’amore

Tags: #Amore #fortuna

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Mi è stato raccontato, da fonte attendibile, la curiosa esperienza da un signore fortunato, al quale era toccato in sorte di aggiudicarsi il primo premio della lotteria, che ammontava a ben 4.000.000 di euro.

Dal giorno in cui, accompagnato dal suo notaio, consegnò il biglietto che attestava che ne era il legittimo proprietario, da quel giorno, fino all’incasso effettivo, trascorse tutto il tempo euforico, pensando che ormai era ricco. Uomo semplice e mite, di notte si destava, e, ancora incredulo, svegliava la moglie per chiederle se era vero che possedevano una somma di denaro di quell’entità, fino a che, ricevendone conferma, si sforzava di riprendere il sonno interrotto.

Al mattino, non aveva perso l’abitudine di fare colazione al bar sotto casa assieme alla moglie. Una volta terminata la consumazione, si dividevano: lei, maestra, si recava alla scuola elementare Carducci; lui, invece, andava al Ministero della Pubblica Amministrazione, dove era impiegato di terzo livello.

Insieme formavano una coppia ordinata, puntuale e affabile. Lei aveva 45 anni, lui, tre di più. Non avevano figli e se rammaricavano molto. Di indole bonaria, entrambi erano stimati da coloro che li conoscevano. Erano laici cristiani, andavano a Messa per la “Feste Comandate”, erano rispettosi delle opinioni altrui. Nutrivano differenti opinioni politiche: lui votava per la Democrazia Cristiana, lei era Socialista. Quasi tutti i fine settimana li trascorrevano nella loro casetta fuori porta, sia d’inverno sia nelle stagioni intermedie.

Avevano un amico di vecchia data che abitava nei pressi della casetta, Questi, quotidianamente, dato che disponeva delle chiavi, si recava là per un controllo e per verificare che gli animali – che i coniugi amavano molto-, fossero assistiti e alimentati. Il piccolo zoo, consisteva in una capretta, due pecore, un somarello, tre conigli e due galline ovaiole. In compenso, tutto ciò che producevano gli animali era a disposizione dell’amico, di nome Giovanni. Quando, nei fine settimana, i coniugi arrivavano, egli banchettava con loro. Giovanni e la moglie avevano in comune esperienze di lavoro… Più anziani d’età, si erano congedati dall’attività, cogliendo l’occasione che la Pubblica Amministrazione incentivava alla pensione - allora veniva eluso il conto delle contribuzioni e la “quota cento” non c’era nella nomenclatura della prassi pensionistica -.

Aldo e Franca -così si chiamavano i due coniugi vincitori-, avevano conosciuto Giovanni quando era al Ministero di Grazia e Giustizia e non si erano mai persi d vista. Anzi, col trascorrere del tempo, tra loro si era andata consolidando un’amicizia di quelle che fanno riflettere sulla preziosità di certi rapporti, di quelli che, qualora nel corso della vita vengano a mancare, fanno pesare la propria assenza, facendoti soffrire al punto da indurti a chiederti se hai fatto tutto il necessario perché continuassero, se hai commesso qualche negligenza, se non li hai protetti abbastanza. Questo tipo di amicizia è speciale, non ti fa mai sentire solo, ma è piuttosto rara, se ne possono avere, al massimo, una o due.

Queste amicizie sono impegnative, ancor più dell’amore tra un uomo e una donna (una donna, se l’ami. la perdoni), perché non ammettono torti ed esigono rispetto e sincerità.

Aldo e Franca non ne avevano parlato con anima viva della vincita, non tanto per timore di possibili conseguenze, ma perché preferivano l’anonimato alla pubblicità.

Tuttavia, si erano interrogati a vicenda se dirlo a Giovanni e a sua moglie, timorosi della reazione che avrebbero potuto scatenare. Infatti, un Presidente degli Stati Uniti, una volta, sentenziò: “Il segreto è uno alla volta”.

L’argomento li aveva messi in agitazione, creando tensione e disagio. Poi, Aldo aveva detto alla moglie: “Cosa ne diresti, Franca, se mettessimo al corrente della vincita solo Giovanni …?”

Franca aveva risposto: “Ma così facendo lo tenti come il serpente ha tentato Eva e lei ha coinvolto Adamo, solo che questa volta le parti si sono invertite…”

Allora, lui le aveva spiegato: “Franca, glielo direi perché la nostra amicizia è sempre stata leale. Va be’, ne parleremo sul posto quando ci riuniremo…. abbiamo tempo qualche giorno per pensarci su...”

Così concludendo, Franca aveva spento la luce e i coniugi si erano addormentati.

Il mattino seguente Aldo e Franca, -con le consuete carinerie tra loro, ognuno nel proprio bagno -, si erano preparati in 15 minuti, vestendosi con gli stessi abiti che avevano indossato quando erano poveri. Ultimati i preparativi, dopo circa tre quarti d’ora complessivi, erano pronti per la consueta colazione al bar. Per raggiungere in orario il posto di lavoro, lei prendeva il bus 94 e Aldo il bus 101


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Arrivato il venerdì sera i coniugi cenarono e, prima di accendere il televisore, Aldo propose a Franca di riparlare del comportamento da tenere con Giovanni. Franca, che aveva un travaglio diverso da quello di Aldo e come ogni sera voleva vedere il Tg sulla seconda Rete, pregò il marito di lasciarle vedere cos’era successo a Bruxelles.

Aldo acconsenti, anche se per lui era prioritario trovare il modo di dire, ma non dire... in sostanza, decidere come parlare a Giovanni. Come comportarsi? Era fermo nel proposito di negare anche l’evidenza qualora si fosse mormorato o, peggio, ci fosse stata qualche illazione o si verificasse un chiacchiericcio sulla vincita. Su questo non nutriva dubbi. Rimaneva il problema se dire o no della vincita all’unico grande amico… Terminato il notiziario, Franca si sedette di fronte al marito e gli domandò cosa avesse maturato. Aldo rispose che era solo avvilito perché non sapeva cosa fare. Franca lo interrogò con i suoi occhi neri da vera ciociara e poi se ne uscì con questa conclusione: “Il Presidente Abramo Lincoln ti ha avvertito, quindi, se teniamo in considerazione Lincoln che disse che comunicare un segreto a uno, è solo questione di tempo che lo venga a sapere l’intero paese, è evidente che non vivremo più la nostra serenità e, pentiti, malediremo il giorno che abbiamo comperato il biglietto vincente… Aldo, vuoi il mio parere? Tenuto conto che la vincita, netta da detrazioni fiscali, è ingente e noi non arriveremo mai a spenderla, donane una parte a Giovanni… “

Un non previsto silenzio calò nella stanza. La proposta non era una fra le tante, ma fu subito condivisa da Aldo. E qui sorse un nuovo problema. Ora si trattava di decidere l’entità della somma da destinare a Giovanni e le modalità da porre in atto per fargliela avere. Per il momento, decisero di soprassedere, rilassandosi guardando un film che era in onda su Rai 1.

Domani sarebbe stato sabato e, come al solito, erano attesi alla casetta fuori porta. Era notte fonda e, mentre Franca dormiva di un sonno profondo, Aldo si era già alzato dal letto due volte perché non trovava modo di dormire: gli era risultato sorprendente il suggerimento della donazione a Giovanni di parte della vincita. L’accelerata che Franca aveva impresso alla conclusione della tormentata ricerca di una soluzione lo aveva stravolto. Strana conclusione quella suggerita da Franca. Una persona come lei, sempre oculata nelle spese, vigile custode dei loro risparmi, come aveva potuto concepire in quattro e quattro otto una simile idea? Tanto fece che la moglie si svegliò. Aldo le ingiunse di dirgli come le fosse venuta in mente una simile idea… Franca, paziente, si alzò. Ormai aveva capito che se lì per lì l’idea della donazione a Giovanni era piaciuta, aveva ripensato a cosa sarebbe cambiato circa la segretezza della vincita… Allora, preparò un caffè per entrambi e cominciò a illustrargli su cosa si basava l’idea e la conseguente proposta.

Giovanni era un funzionario di buon livello -non ricordava di quale livello-, tuttavia ricopriva un ruolo importante nella scala gerarchica. Era una persona che non rifiutava un invito della Rai a partecipare a trasmissioni politiche e non disdegnava, quando si presentava l’occasione, di mettersi in mostra. Era un bell’uomo, ambizioso e sciupafemmine.

“Senti Aldo...” e cominciò a spiegare perché gli aveva proposto di donare parte della vincita a Giovanni. Lui avrebbe gestito le cose nel caso che fosse venuta di dominio pubblico la notizia della vincita. “Tu, Aldo, gli farai sottoscrive un impegno che non tenga conto della vostra amicizia, ma che rivesta un vincolo da contratto di fede. Giovanni ti conosce come tu conosci lui; sa che sei riservato e non vuoi alcuna spavalderia. La vincita ti esporrebbe alla notorietà e tu non vuoi che questo avvenga…” Si disse certa che, se non si fosse trattato di un’elemosina, Giovanni avrebbe accettato.


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La sera dello stesso giorno trascorse con brevi accenni alla decisione da prendere. Però sembrava che tutto filasse liscio, senonché, in piena notte, Aldo fu assalito da un dubbio: “Se il denaro, com’è entrato, uscisse alla chetichella e prendessimo dei titoli di stato per l’intero ammontare in titoli, l’operazione passerebbe inosservata e noi, tranquilli, continueremmo la vita di sempre, con la differenza che, qualora si verificasse un’emergenza e i nostri risparmi risultassero insufficienti, sapremmo come fare: attingere, vendendo … Ma poi quale emergenza può mai presentarsi? Ne parlo prima con Franca, poi sento due avvocati, Binni e Corsini … “

Il mattino seguente, appena svegli, Aldo cercò subito un colloquio con la moglie per riferirle dell’idea, ma Franca sottrasse al solo accenno: “Aldo, ma è diventata un’ossessione! Ne parleremo al ritorno: tu cerca di fare bene il tuo lavoro in ufficio come hai sempre fatto e non farti prendere dalla smania euforica della ricchezza.” Franca sapeva che tasto suonare perché il marito fosse prudente.


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Andarono al bar per la prima colazione, come di consueto si salutano e ognuno prese il bus per le diverse direzioni. La mattinata era luminosa. Un tiepido sole rendeva la giornata gentile a confronto di altre mattine ma Aldo, da qualche tempo, sia che fosse bello o brutto, aveva assunto un atteggiamento molto diverso da quello mantenuto fino a qualche tempo prima. Non era più un uomo calmo e mite di sempre: Il suo sguardo si era fatto inquieto, a tratti addirittura torvo. Per questo, dopo la vincita, Franca l’aveva rimproverato, cercando di impaurirlo: “Se ti comporti in questo modo, i colleghi finiranno col pensare che tra noi c’è qualcosa che non va e le illazioni, di bocca in bocca, potrebbero trovare credito e noi saremmo chiacchierati senza ragione solo per aver assunto da qualche tempo un atteggiamento che non avevi mai avuto in passato.” Questo avvertimento allarmò Aldo che cominciò a riflettere…

Finita la giornata di lavoro in ufficio e tornati a casa, Franca preparò il pranzo: Aldo, da uomo rispettoso, le rivolse con cortesia la parola mentre lei sfaccendava e le raccontò, con rinnovato spirito gaio, qualcosa di attinente il lavoro svolto, sorvolando sull’argomento della vincita che ormai era divenuto pesante se non opprimente. Trovò perfino il modo di farle dei complimenti. Aldo era innamorato della moglie e lei lo ricambiava. Riuscivano a creare tra loro armonie, pur non adempiendo da anni a ciò che la Chiesa Cattolica definisce “doveri coniugali” in età feconda. Tuttavia ciò pareva non influire sulla qualità del loro rapporto.

Finita la cena rigovernata la cucina, Franca prese la parola argomentando sulla decisione da prendere in merito circa Giovanni e sua moglie Serena. E, rivolgendosi a Aldo, disse: “Hai elaborato qualcosa in merito?” Il marito espose nel dettaglio ciò che aveva in mente. Franca lo lasciò parlare senza sollecitarlo e quando ebbe finito l’esposizione con gli ultimi dettagli, obiettò: “Binni, no, non lo ritengo adeguato, perché è un avvocato conciliatore, un uomo avido di poche idee discutibili… Corsini potrebbe andar bene. Andiamo avanti. Il mettere l’intera vincita in Titoli di Stato anche a me sembra ottima. Così facendo non c’è bisogno di “consigliori”, diamo ordine alla banca di acquistare e gestire i titoli e siamo alla fine della storia. Non diciamo niente né a Giovanni né a Serena. Cosa ne pensi Aldo, sei soddisfatto della tua idea…?” Aldo fu felice perché Franca si era mostrata d’accordo

Aldo era un uomo stimato dai colleghi perché di idee laiche, era rispettoso delle idee altrui, non parlava mai di politica se non in prossimità delle elezioni. Si teneva informato, leggeva due giornali quotidiani ed era informato su tutto quello che avveniva in Europa e nel mondo; ogni mese leggeva “L’ Internazionale” che era un plus di notizie esclusive dal mondo.

Ogni mese inviava a Wikipedia 10 euro e a alcune Onlus con diverse finalità, per un totale complessivo di cento euro.

Aldo era un bell’uomo, alto 180, snello, con i capelli ancora neri nonostante l’età. Godeva della stima dei colleghi per la sua efficienza ed era apprezzato dal suo superiore per la sua lealtà e onestà.

Quanto a Giovanni, abbiamo già detto che, quand’era in ufficio, era considerato uno sciupafemmine, tuttavia anch’egli era un uomo corretto e leale.

Anche di Franca abbiamo scritto che era una bella donna molto curata, bruna, con una carnagione bruna che assomigliava a quella di una ciociara o, meglio, di una gitana.

Serena, moglie di Giovanni, era una donna bionda, alta 170, dal fisico esile, ma armonioso. Era sempre curata e profumata; sempre avvolta nel profumo Chanel n° 5. Insomma, erano due belle coppie, ambedue senza figli, anche se quella formata da Serena e Giovanni sopravanzava di circa 10 anni quella di Aldo e Franca.

Venne il giorno in cui andarono in banca a negoziare l’acquisto di Titoli di Stato, rigorosamente italiani. Seguirono i suggerimenti del direttore e graduarono il calendario delle aste, affidando il mandato dell’intera operazione e gestione all’Unicredit. Convennero che il resoconto non fosse spedito, né con mail, né in altro modo. Sarebbe bastato un colloquio, dietro invito della banca.


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Passarono alcune settimane. Un sabato Aldo non se la sentì di andare nella casetta fuori porta. Era successo di rado sia a lui, sia a Franca, ma era accaduto. Aldo manifestò l’intenzione di restare a casa durante quel week end. Franca non trovò nulla da eccepire, prese la macchina e andò sola. Non appena giunta a destinazione avvertì Aldo, per tranquillizzarlo, dicendogli che il viaggio, seppur breve, era andato bene

Alle 11 di quel sabato Aldo ricevette una telefonata da Serena che gli chiese come mai non si sarebbero visti: “Stai poco bene, Aldo? Hai bisogno di qualcosa? Io devo venire in città…?”

Aldo rispose, prudente come sempre: “No, grazie! Se però vuoi venire a prendere un caffè da me… “ Serena rispose titubante: “Vedrò…”


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Dopo poco, Serena era già lì a suonare il campanello di casa. Aldo, che aveva capito l’antifona, non aveva neppure chiesto al citofono chi era e le aveva dato immediatamente il tiro. Del resto, non era la prima volta che Serena faceva visita a Aldo…

Trascorso il fine settimana, Franca tornò a casa. Si mostrò molto allegra e Aldo, con soddisfazione, notò che non aveva nessuna intenzione di parlare della vincita al lotto. Si limitò a raccontare che tutto era andato bene, che Serena, quando lei era arrivata alla casetta non c’era, ma che alla sera aveva fatto ritorno e avevano cenato tutti assieme come sempre. Quanto ai cani, ora si erano ristabiliti e non c’era alcuna necessità di chiamare un veterinario. Aldo, naturalmente, si limitò ad assentire, omettendo il suo incontro con Serena.

Ormai Aldo e Franca parevano aver dimenticato la vincita, ma urgeva prendere delle decisioni. Così, Aldo non si stupì quando, una sera, lei gli disse: “Senti, Aldo… ho ripensato alla tua proposta. Sono giunta a questa conclusione: sono d’accordo con te. Parliamo a Giovanni della vincita e diamogliene la metà. Del resto, l’hai detto tu che è il tuo miglior amico, no?”

Aldo restò di sasso: era proprio quello che stava per dire a Franca. Lei lo aveva solo anticipato! Tuttavia volle tenerla un po’ sulla corda… Così, invece di assentire, obbiettò: “Ma come? Prima eri titubante, ora proponi di dargli addirittura la metà? Devi essere ammattita… Che ti ha preso, dimmi...”

Andò avanti un bel po’ con questa tiritera, fino a che Franca, non potendone più, sbottò: “Allora, vuoi che ti dica la verità? Sabato mattina, arrivata alla casetta, ho palato a Giovanni della vincita, e...”

Aldo, piccato, la fermò: “Allora, anche io ho una verità da dirti: sabato mattina è passata qui Serena e le ho confidato che abbiamo vinto alla lotteria...”

Franca lo guardò in tralice. Era diventata tutta rossa, si vedeva bene che cercava di trattenersi. Poi, non ce la fece più: “E va bene, però non sai tutto. Dopo aver detto a Giovanni della vincita, gli ho proposto di fare a metà e lui, naturalmente, è stato subito d’accordo...”

Ancora una volta Aldo non la lasciò finire: “Vedi… lo sapevo. Noi agiamo sempre in sincronia anche quando non ci siamo messi d’accordo prima. La stessa proposta l’ho fatta a Serena e anche lei ne è stata entusiasta!”

“Tutto a posto, quindi?”, chiese Franca.

“Tutto a posto?”, le fece eco Aldo.

A questo punto, i due coniugi scoppiarono all’unisono in una fragorosa risata…

Fu Franca a prendere la parola per prima: “Sì, tutto a posto, eccome. Vedi, Aldo, sono da anni l’amante di Giovanni e col denaro della vincita finalmente mi porterà a fare tutti i viaggi che tu mi hai sempre negato, costringendomi ad essere prudente, morigerata nelle spese. Che diamine, non ne potevo più! Ma dimmi, perché mai continui a ridere? Non hai capito che è da anni che hai le corna…?”

Aldo allargò le braccia… poi, cercando di frenare la sua ilarità, rispose: “Anche per me tutto a posto, Franca! Anzi, meglio di così… Sono dieci anni che io e Serena ce la intendiamo… Non te ne sei mai accorta, vero? Ora, grazie a alla vincita al lotto, staremo finalmente assieme… Detto fra noi, Giovanni è la persona più noiosa che io conosca, altro che sciupafemmine, millantato credito. E’ un grigio funzionario! Con me, finalmente Serena avrà pane per i suoi denti… Con tutta l’astinenza sessuale che tu mi hai fatto fare in questi anni. Vedrai che recupero!”


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Chiarezza era stata fatta, tutto era venuto a galla, finalmente. I due coniugi rimasero muti a guardarsi per alcuni istanti, poi, all’unisono, esclamarono: “Benedetta vincita! Viva la lotteria!”E, forse, per la prima volta nella loro vita, erano, per davvero, d’accordo! Ciò detto, Franca si diresse verso la camera da letto coniugale, Aldo, verso il divano... Ciascuno avrebbe trascorso la notte più serena della loro vita, in attesa del sorgere di un nuovo giorno, carico di promesse… Ambedue, tuttavia, segretamente, coltivavano la stessa speranza: che nessuna vincita, mai più!, venisse mettere in discussione la felicità che tanti anni avevano atteso e ora, faticosamente, avevano raggiunto!

Sì, quella vincita era stata una vera manna. Il biglietto vincente era uno, uno solo. Eppure ciascuno di loro aveva vinto la propria, personale, lotteria!


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