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Una storia di Tshelby

Affetto e banalità - Lettere d'amore

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9 minuti

Pubblicato il 07 novembre 2018 in Storie d’amore

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Caro Seba,

ho i muscoli della schiena atrofizzati, cosa che sai già comunque, o almeno così dice il medico. In realtà non è vero, o almeno non credo sia vero, forse ripeto troppe volte almeno. Non sai quanto ho pianto per il fatto di avere la barba, come dici tu. Se penso che ti sto scrivendo questa lettera scoppio a ridere e non saprei dirti il perché. C’è un ragazzo con cui facevo sesso online quando ero più piccolina che mi cerca ancora. Ho un cattivo odore addosso, non ho fatto il bagno, anche se sono stata a cena da mia sorella Claudia, a cui tu piacevi molto, che abita nell’appartamento al piano superiore. A Claudia tu piacevi molto, anche se hai tatuaggi, piercing, eccetera, e forse saresti piaciuto anche a mia madre, ma a mio padre sicuramente no. Se penso a lui lo vedo in piedi al centro della Fabrika mentre aspetta le pizza per mamma e per lui, come tutti i sabato. Stavo per scrivere sabati, ma mi sono corretta in tempo. Questa è la lettera d’amore più bella di sempre perché, come ho letto da qualche parte, si scrive d’amore al meglio quando non si sa di cosa si sta scrivendo. E io infatti non lo so. Solo non vorrei essere volgare. Mentre mi infilavo un dito tra i capelli ricci per combattere il prurito ho strofinato la punta della penna contro il cuscino, involontariamente. Se fosse il tuo letto ti chiederei scusa. Se il letto fosse umano sanguinerebbe da questa ferita. Abbiamo sensibilità artistiche molto distanti, tu non afferri quanto amore ci sia nella frase “se fosse il tuo letto”. Se scrivessi un grande romanzo lo intitolerei così. Intitolerei è bruttissimo, ma è un sacrificio necessario per esprimere al meglio il concetto. Tu non ti vedi mentre scrivi e, purtroppo per me, non ti vedo neanche io e forse tu non scrivi affatto. Mi chiedo cosa sia questa cosa, sono le cinque e passa del mattino. Quando inspiro troppo forte ho una fitta all’addome, ma non muoio. In tutto ciò non ricordo se ho pisciato. Tra un paio di anni non riuscirò a decifrare la mia calligrafia attuale, tanto che già rileggendo ora quello che sto scrivendo mi verrebbe da esclamare che non è di Monica. Mi sembra che i tu della lettera siano palesemente diversi l’uno dall’altro. Ho dimenticato almeno sette cose da scrivere in questa lettera, penso ancora a quanta nostalgia e amarezza e desiderio traspaiano dalla frase “se fosse il tuo letto”. La mia coinquilina meno bella è tornata a casa ubriaca e aveva fame. Io, che come ben sai non dormo, stavo messaggiando con un ragazzo x successivo a te, che ci ha raggiunte e ha mangiato con noi la pasta al pesto. Ha acceso una sigaretta in cucina, cosa che non si dovrebbe fare secondo la coinquilina più bella, e questo ha dato anche a noi l’occasione di trasgredire. Ho un livido. Quando sono svenuta al concerto, collasso per cannabis, non c’eri tu a prendermi, ma un ragazzo y più giovane di me che avrei voluto portarmi a letto e che forse mi porterò a letto in un futuro prossimo. Mi rigiro nel letto, tiro le lenzuola fin sotto al collo e faccio scrocchiare le dita dei piedi, te lo ricordi? Al pensiero di te che mi pensi il mio corpo emette dei gemiti. Stai ridendo, ma io mi sto impegnando, sto sudando, sto facendo una cosa bella. Prendi in maniera ironica tutto ciò in cui io credo davvero. C’era un piccolo quadretto di Padre Pio nel corridoio, ma qualcuno l’ha portato via e ora sarà appeso a un altro muro con gli occhi rivolti verso lo stesso. La spazzatura si accumula al lato del portone, così muore la rivoluzione.


Caro Seba,

adesso ti faccio sognare. Questa penna non scrive, solo la rossa sì. Non puoi capire quante foto ho. In una c’è Elisa, poi abbiamo litigato. Io le volevo molto bene, poi l’ho mandata a fanculo perché funziona così, sempre, nella vita. Si è spento il computer, l’ho presa come un’offesa personale del mio HP, ma si è semplicemente scaricato. Sarebbe meglio cambiare il nome Seba, non mi sembra adatto, ci sono tanti nomi molto più belli di Sebastiano. Non mi interessa il nome che dovrei usare al momento di una futura pubblicazione, ma ora non devo usare Seba. Elena è la sorella di Elisa, ma non ho niente da dire su di lei, solo che è ariete. Quando rileggo le mie parole ricordo di averle già sentite, non mi sembrano mai completamente nuove. Questa lettera mi piace di più rispetto a quell’altra, è più bella, ma non saprei dare una spiegazione del perché mi piaccia di più. “Quando ti piace ti piace” diceva la mia professoressa di filosofia. In realtà era un professore maschio, aver fatto confusione mi sembra un insulto alla sua memoria, ma non è morto. Qual è la definizione di ballare? L’ho cercata su Internet una volta, ero convinta dovesse includere il concetto di gambe, ma non è così. Dopo averlo letto mi sembrava terribilmente ovvio. La mia insegnante di educazione fisica quando ha scoperto che fumavo (stavamo facendo il progetto sportivo, praticamente due giorni a settimana avevamo la palestra aperta di pomeriggio per continuare ad allenarci, io ci andavo sempre perché ero tra le più brave) si è incazzata come una bestia, peggio di mia madre. E’ come una zia per me, sono stati quasi tutti zii per me al liceo. Sto parlando troppo di professori, è che ho tutte le foto vecchie davanti agli occhi. Aida mi copiava in tutto, ci ha provato con Aris, con Luca senza sapere che è gay, con Eugenio, ho fatto la frangetta e dopo due giorni l’ha fatta anche lei. Il filo del mio maglione si è incastrato negli anelli del quaderno. Al mio diciotto anni indossavo gli occhiali, non volevo nemmeno festeggiarlo, avevo appena litigato con Pasquale che il giorno dopo mi ha lasciata e l’hanno messo anche nel video. Non ero proprio una persona presentabile in quegli anni, mi stupisco di non essere bullizzata, forse è che mi volevano tutti bene. Non ti sto parlando quasi per niente, mi rendo conto. Mi dispiace. Secondo me dovrei mettere via il computer e giocare a carte con qualcuno, mi verrebbero in mente un sacco di cose da dirti. Ieri avevo mal di pancia. Se tu fossi stato qui ti saresti preso cura di me, mentre io avrei pensato che fosse dovuto solo al mio malessere e ti avrei respinto. Ci siamo sempre mandati a fanculo, non ti saresti posto il problema ora. Quando avevo il forno cucinavo tantissimo. Mentre cercavo il tabacco sono inciampata nei piedi di qualcuno. Un ragazzo x che ha sempre criticato il mio tabacco oggi l’avrebbe voluto, diceva che il suo gli avrebbe fatto bruciare la gola mentre il mio è più leggero, ma non l’avevo portato con me. Sai che non esco mai senza. Quando sono con lui non ho mai voglia di fumare e questo lo indispettisce molto. Non ricordo più che cosa fumavi tu.


Caro Seba,

stasera avevo trovato il fumo, è una settimana che cerco erba senza risultati, ma ero convinta che un ragazzo x non volesse fumarlo e non l’ho preso. Poi mi ha detto che ha cambiato idea. Vuoi un po’ di mela? Secondo me la mangi. Con o senza buccia? Mi chiedo perché lasciamo la luce sempre accesa nel corridoio e voglio una risposta. Mastico strano che sembro un coniglio. Quando mai mangio le mele, saranno tipo anni. Dovrei anche vestirmi. Se vedo piedi scoperti, senza calzini, io sento freddo per loro e mi ammalo. Ho appena starnutito. C’è un bicchiere sporco di medicina, non è muffa, è la medicina che ha reagito così. Sembrano cerchi nel grano. Stavo per portarlo in cucina, ma voglio fare una foto quindi lo lascio qui. Il piumone appallottolato sotto la mia schiena sembra formare una sacca alla mia destra dove posso poggiare cose. Il telecomando nello specifico. Lo sai dire appallottolamelo? E riappallottolamelo? Ho fatto cadere il portafoto appeso al muro e si è rotto il vetro. Quello con le foto di Sara. Ma non si è distrutto in mille pezzi, si è solo creata una spaccatura nel vetro e l’ho riappeso. Cambio stanza, mi trasferisco in quella di Alessia che è più grande, perché lei lascia la casa e va dalla ragazza in Svizzera. Una volta mi ha raccontato di quando erano sulla Torre Eiffel e dovevano fare pipì. Si è intasato lo scarico del lavandino del bagno perché ci ho buttato i capelli che ho tagliato. Sto ricordando che volevo accarezzare i capelli di Chiara col piede, quando eravamo sul suo letto a Roma. Alcune persone odiano i piedi, vederli nudi. Io non tolgo mai i calzini quando faccio sesso. Arrivato a questo punto rileggila tutta. Ho un neo sul naso che se fosse un po’ più giù sembrerebbe un piercing. Quando mi laureerò farò il septum. Il treno che va dalla mia città al mare va pianissimo perché ci sono le gallerie. Immagino che mi prenderai in giro per aver detto questa cosa. Sono sdraiata sul divano con il piumone addosso, abbiamo scambiato le posizioni. Chissà se hai tagliato quel pelo dei baffi più lungo degli altri. Probabilmente sì, ma potresti averlo lasciato per ricordo. I lobi delle mie orecchie sono normalissimi e sono belli. Mia sorella non ha mai fatto sesso, non ha nemmeno baciato. Una sera mi diceva che deve cercare di essere più femminile, non ha mai fatto neppure le sopracciglia. Dice che chi si veste bene lo fa perché è un po’ insicuro e così facendo cerca di rafforzare una corazza, mentre lei è sicura di sé e quindi non le importa. Secondo me non è così, devi curarti, ti fa stare bene. Io a volte quando vado a fare la spesa mi trucco come se dovessi uscire. Ho appena fatto un ruttino. Ho freddo, mi dovresti riscaldare. Lascio aperte sempre tantissime applicazioni. Tu lo sai perché la mela sbucciata diventa scura? Comunque se usi il limone non succede. I rimedi. La lavatrice che abbiamo è un po’ piccola, ma alla fine va bene, devo farne qualcuna in più, ma con le spese incluse non abbiamo problemi di orari e risparmio energetico. Se sfoglio le pagine troppo veloce faccio aria e ho ancora più freddo. Non ho dormito oggi pomeriggio, tu sì? Tu dicevi che se ti si chiede di scopare ti passa la voglia, a me invece eccita tantissimo. Vorrei che mi venisse chiesto anche quando non è necessario. A te non viene mai la pelle d’oca, non sei umano. Forse col freddo sì? Io intendevo per il piacere.

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