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Una storia di DomenicoDeFerraro

Questa storia è presente nel magazine LA FILOSOFIA NAPOLITANA

IL GRANDE GIGANTE DI PALAZZO

POEMA PARTENOPEO PARNASIANO

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19 minuti

Pubblicato il 02 ottobre 2019 in Fiabe

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Sì, l'opera risulta più bella
da una forma al lavoro ribelle,
versi, marmo, onice, smalto.
Gli dei stessi muoiono.
Ma i versi sovrani restano
più forti dei bronzi.
Scolpisci, lima, cesella;
che il tuo sogno fluttuante si sigilli
nel sasso resistente!»


Theophile Gautier




Il narrare di nostra vita esula da ogni forma di espressioni volgari legate alla coda del gatto . E un raccontare per concetti et fugaci intendimenti idilliaci, prosopopea partenopea d'ingrato vivere nell' essere schiavi del vizio avanzante nel passo promesso. Forma che nell’incontrario di ogni accento con il mare giace nella fossa , schiaffeggiante gli scogli, rimanda a quel pensiero fallace che si dischiude a mille conclusioni . L’animo anela alla bella morale , agogna nell’incognito delle frasi fatte, tempestato da mille domande. E questo mostro che abbiamo in seno , misero vivere nel vento di settembre passante ramingo trascinandosi indietro questa vita infame lascia crescere in noi una nuova speranza. Una serie di certezze iniziale legate ad un filo di memorie coraniche riassumenti il concetto della gaia scienza . Un magone come un cappotto, un grappolo alla gola impastato di mille critiche inusuali, concepite per essere lette e denigrate nella sequenza di numeri algebrici , dentro un cervello invaso di passioni senili. Sopra la rocca la casa bicocca , stava con la gonna sgualcita , la bocca colorata di fragole rosse frutto di meste passioni ,nascosta dietro le finestre riversa nel giaciglio di un figlio mai nato . Un tempo intriso di chiaroveggenti lustri, usi al dire e fare per ordini causali di come il mondo vada. La casa sorgeva sulla bianca costa e la si poteva vedere da lontano piccola goffa forse stregata, sballata nell'amplesso di un coito veloce che lascia bocca aperta, meravigliato nell'ammirarla nel pensarla nel tempo fuggiasco con tutto il disappunto appreso. Legato all' essere infami o somari dall'ali di piume d’ angeli , forse figli di un dio troppo umano. Dalla casa si vedevano i pescatori andare sull’onde portare la loro vita , tra lampare luminosa oltre quell' orizzonte in cui sono rimasti i loro ricordi ed i cari estinti. Lontana , sembrava essere la piccola casa sullo scoglio magistro che cinto da rocce vulcaniche dominava il mare e la memoria degli uomini , sembrava dire chi siamo o quanto tempo avevamo trascorso nell’essere insieme giunti all' Eubea colonna.


Ed il mare baciava gli scogli ed i sogni di chi rinchiuso in quella casa aspettava il suo mondo s’aprisse ad altri intendimenti. Come un destino conducente all’amore nell’ira in un bacio socchiuso sulle labbra che esplode nel modo di dire , tutto scorre come le onde che ritornano a riva schiumando si fanno piccole , parlano delle loro pene di come son nate. La morte non ha riguardi per nessuno neppure per chi misero, esulta ed indaga per varie circostanze sull’essere se stesso per chiaroveggenti interrogativi intrisi di sentimenti miti alla risposta. Dormire lasciarsi andare in quel magico mondo interiore ed oltrepassare i confini di un mondo oscuro. Andare oltre ciò crediamo , giungere verso ogni sforzo ad un punto ove ogni cosa diviene come noi vorremo ella sia. Camminare affianco della vita con lei parlare di cosa sarà il mondo domani quando il cielo sarà chiaro e le stelle, moveranno il loro passo nell’universo che trasforma ed include il credere al vivere. Distratti di come il grande gigante di palazzo porterà la terra in altri dimensioni . Sulle sua spalle tutto il peso dell’umanità redenta , tutto il tempo trascorso verso un universo parallelo.


Sei qui che mi cingi il viso d’amori congeniali

Sorveglio la vita e poi non vorrei finire sotto un tram

Mettiti gli occhiali dobbiamo raggiungere l’altra sponda

Difficile resistere alla lussuria, la mia perplessità mi lesina mi desta dallo sconcerto dei sensi.

Vedo hai molte idee confuse

Oh vita sei nuda di prima mattina, sorseggi come al solito

il tuo veleno dall’amaro calice delle conclusioni

Vorrei credimi cambiare essere l’altra faccia di questa medaglia.

Hai parlato al gigante di palazzo ?

Certo lo invitato a pranzo, era intento a sollevare il mondo come al solito si sorreggeva con le sue poderose braccia sull’onde del mare , sembrasse volesse essere Nettuno in trasferta al lido mappatella beach . Con la sua forza sbarrava il passo alle correnti marine ed i pesci gli cantavano dolci inni Grande, gigante taurino quando porterai questo mondo in altre dimensioni ?

Gigante di palazzo lascia che le stagioni passano , gigante, gigante, giraffa favella, gira la manovella , gigante dalla barba bianca , gigante Giove cumano ascolta la voce del mondo , la sua pieta, la sua innocenza , nello descrivere te potente re degli uomini e di ogni cosa viva , figlio dell’olimpo, magno gigante genera in noi la pace, cerca di condurre questa terra oltre ogni male nel mitico eden.

Ed il gigante rispondeva

Quando il mondo sarà capace di risollevarsi dal male arrotolato intorno alle sue pene ed il corpo fiorirà di pensieri selvaggi da ecchimosi e perbenismi mistici da puerili accidenti , il mio corpo sarà in voi e voi sarete in me .

Presto venite in saccenti confuse rime la terra e poca cosa un granello in questo universo ed il verso è tutto .

Mi dispiace cercherò di fare del mio meglio

Hai capito il gigante, cercava di salvarci dall’infamia, forse dall’invidia. L’avrei messo nel forno, sai che buon pane dorato fragrante profumato d’essenze. Quando verrà il tempo delle rose, fioriranno gli uomini in ogni prato , ed in ogni mondo o terra, nazione le canzoni canteranno le gesta del buon gigante , della sua volontà di salvarci dall’infido male . Ma la sua buona volontà è poca cosa simile ad una rosa strappata alla terra alfine risulta essere un fiore senza radici , posato sopra un tavolo in attesa venga portato al camposanto.


La terra continua a girare intorno al sole e le città si moltiplicavano divenivano funghi giganteschi . Mega città popolate da piccoli uomini, gialli, rossi, bianchi , neri a milioni come il nero di seppia , come cristo sulla croce. Ed una marea di uomini e donne erano tutti pronti a partire per andare verso un altro mondo, un altra esistenza. Il sole baciava la terra con i suoi raggi la sollevava dalle fatiche dall’ira di Achille e dai mille problemi rimasti relegati dentro le gabbie del peccato. La lussuria si metteva il rossetto , si truccava, si metteva indumenti succinti poi nuda cedeva le sue grazie all’azione che desta la patria al rintocco delle campane risonanti funeste per i vicoli della città dolente .


Non voglio cadere dentro il vaso della marmellata

Non fare lo stupido non vedi come il gigante si da fare

Tra non molto saremo in un altra dimensione

lo spero , sono tre ore che attendo l’autobus delle sette

Vorresti farmi credere il gigante è solo l’immagine di un sogno universale ?

Non credo , potremo mai capire chi siamo e quale intenzioni hanno i giganti dell’olimpo ,eppure abbiamo capito il senso dell’essere vivi e questo un bel passo in avanti , ma tra non molto saremo tutti morti

Ehi parlate piano

Chi va là ?

Siamo amici veniamo in pace

Avete visto a carminiello ?

Ma chi è questo carminiello ?

Il marito di donna Sofia

Signora lo visto a piedi stava a vico delle belle donne a comprare dei cornetti caldi

Ma stiamo per partire ?

Non fatevi pena, vedrete tra non molto sarà di ritorno

Come è crudele questa vita

Lo volete un poco di samurchio

No grazie non lo digerisco bene

Un aranciata ? vi tira su

Noi abbiamo fatto il caffè da poco un sorso

Vedete quanta brava gente

Siamo in troppi .

Tu cosa ne pensi c’è la faremo ad andare tutti dall’altra parte

lo spero

Sono perplesso un po’ sfastriato

Ti sei portato il parrucchino hai intenzione di fare una bella figura

oh cercato di rimediare, con un trapianto , ma sono un depresso cronico

Lo so , sei come tua madre buonanima

Oggi ne abbiamo fatto tre

Domani quando ci rivediamo , facciamo lo stesso

Il sesso mi rende felice

Tutto il resto è poca cosa

Anche le rose sono degli esseri umani

Si capisce me la detto anche giuseppina

Mia madre buonanima aveva assai a cuore padre pio

Gran brava persona

E come il nostro gigante , buono è bello

Padre pio se ti sentisse ti farebbe volare

Beh divento un angelo

Con te non si può proprio discutere la vuoi sempre vinta tu


Una rosa può essere apprezzato per il colore come la vita fiorisce, scorre si trasforma genera figure forme di un esistenza surreale. Mitici eroi pronti ad andare in guerra attraverso l’oltretomba giungono nell’Ade con tutti i bagagli . Cerbero abbaia , mentre Anchise gli grida : vedete di togliervi di mezzo qua stiamo lavorando. Una gran confusione . il nostro eroe si toglie l’elmo , getta la spada per terra , le fiamme avvampano compare Ofelia, la festa ha inizio e tutti i dannati danzano la danza degli scheletri nell’ode del signore nel fluire per rime amorose appaganti l’animo di ogni dolore . Ed il gigante di palazzo si prepara a sollevare questo mondo con tanta gente di sotto , sopra rimane chi aveva tre case, chi un grattacielo , chi una fabbrica , non se ne voleva andare . E gli scioperi si susseguivano e cosi dal ministero fu emanato un editto di tolleranza. La memoria risale alla genuflessa guerra d’un mendace antagonismo alla priapea amebica, estroversa conclusione lo spazio era cosi ristretto, la gente cosi tanta che non cera più posto per salire sull’autobus. Il gigante decise cosi di caricarselo sulle spalle , portare quell’immane peso, di fatti , di giustizie , di mondi in altri mondi e arrivare ad un'altra dimensione più lesto che mai. Fu per lui assai faticoso. E le caravella solcavano il mare della fantasia nel vento andavano nel canto di odisseo, oltre le mitiche colonne d’ercole , oltre quello che credevamo giusto. L’amore un bocciolo di rosa, scapricciatela , solinga figlia della sorte e dell’estate passata. Amore mi porti un vento di idee , di versi , silenzi ed io splendo poi m’immergo nel mare delle mie memorie e di morte passate, ascolto le voci di chi vessa ultimo in misere condizioni.

Vedrete comparire il gigante a cavallo di un sogno, lo vedrete segnare il passo poi svanire ed egli chiamerà a raccolta i popoli interi lui l’artefice, il Giove capitolino il padre di questa terra anima del mondo . Giove padre, figlio delle mie pie illusioni verrò con te sull’olimpo a cercare funghi , troveremo il mitico quadrifoglio e tu sarai per me l’eterna bellezza la mesta dolcezza. Il tuo sorriso splende in me nella rada luce del mattino che nasce. Tutto sembra una fatica enorme , fatta di lassismo ed accidentali persecuzioni razziali. Ma il gigante era nato dentro una fogna e conosceva tutti i ratti, i sorci della zona ed a volte ci andava insieme a mangiare. Si divideva la pizza con un ratto che aveva un paio di baffi enormi , neri mustacchi tirati all’insù. Il dialogo conduce verso la comprensione, ed il ratto si divertiva assai con il gigante si facevano un sacco di gite insieme . Una volta andarono a Benevento un'altra volta a Terefrisco dove c’è un buon vino da bere. Li a quel tavolo imbandito con tante fave verdi smeraldi ,nocciole color della terra brulla, discutevano dei mali della società.

Caro ratto

Non chiamarmi matto

Sono certo sei diventato una pantegana

Lo puoi dire forte

Bevi , non farti sangue acido

Dio mio quanta crudeltà

Questo amico mio è nulla , vedrai quando il mondo si sveglierà dai suoi sogni.

Le guerre continuano

Domani vado a scuola

Hai messo da parte qualche spicciolo

Ho detto a mamma di farmi un panino con il salame

Un ratto diventa matto , quando c’è un gatto in giro

Sante parole


Intanto la morte continuava a sorridere alla vita ed entrambe erano d’accordo che ogni dubbio va messo alla gogna va rinchiuso dentro di se , coltivato, cresce nella sorte e con ella nella bellezza dei luoghi.


Il gigante di palazzo in fondo era una brava persona ed aveva conosciuto il ratto durante una funzione religiosa . Si dice che alcuni ratti hanno i tratti somatici delle persone perbene. Che può essere d’auspicio, il segno per tempi migliori . Certo un criceto non potrà mai essere un lupo, ne essere un santo, tantomeno l’amico del fattore. Ed il gigante era cresciuto tanto, era cosi forte, più forte di un toro. Portava sopra i suoi muscoli bande di sorci e donnine allegre . Tutti erano amici del gigante , che se la rideva della morte e della vita in genere . E se l’avessi chiamato per qualsiasi cosa il gigante sarebbe corso in tuo aiuto di corsa . Lesto veloce come un lampo ti avrebbe salvato dal male e dalla depressione che s’insinua nel sesso.

Mi creda a volte non è facile trovare un amico del genere . La morte lo sapeva se la rideva fuori al bar in compagnia della vita,

Hai visto ?

Cosa ? il senso delle cose in genere non ha senso

Non voglio fiorire per essere reciso

Non dire fregnacce

Mi ferisci

Scusa come ti permetti di calpestarmi il piede.

Sono mortificato

Farò finta di non aver capito.

Una parola è assai , due sono troppe.

Quando ci sarà il grande trapasso ?

Tutto è fissato, il dado è tratto.

Ogni cosa si compie

Sono d’accordo, ne è cosciente il gigante ?

Ho provato a farglielo capire

Che idiozie.

Sei nervoso ?

Beh un poco, cerco di riflettere sul torto avuto.


La terra intanto fioriva, girava , girava intorno al gigante , intorno al sole , intorno , all’amore ed ogni cosa cambiava nelle stagioni. Il mare era blu ed il cielo cinereo il volo degli uccelli , mitici portatori che vanno nell’aere puro immedesimati nel dire e nell’essenza si mesta trasecolanti nella speranza. Ammirate vedrete apparire il gigante sulla rupe la dove s’erge la casa Ed il gigante e la sua ragione sarà l’anima di questo trasmigrare di forma in forma, in amori ed altri amori , la morte esule di Eschilo , di Euripide si desterà nel ricordo di vecchie tragedie . Oh dolce amore passioni mia senile che esulta di gioie ed immagini puerili . Io sfioro nel mio dire e piango di gioia nel vedere il gigante sorreggere il mondo intero. Ed il gigante con i suoi amici preparava al grande giorno della rinascita. Si levava all’alba portava i pantaloni nuovi , si faceva la barba . Il gigante di palazzo aveva un grande cuore come colui che aveva salvato l’umanità intera , aveva salvato gli uomini dal peccato . La banda dei sorci se la ridevano e spingevano il gigante a faticare sempre più. Ogni giorno era una novità. Ed il gigante gemeva nella sua storia lungimirante , fedifraga , fredda, fatta a forno , come un interrogativo si dimenava nell’aria salubre .


Tutti le genti erano pronti a partire ad andare in un altra dimensioni , ognuno si preparava per quell’evento epocale chi si metteva il vestito buono . Chi andava a fare i saluti al camposanto ai propri cari estinti o dalla suocera per l’ultima volta, sperando fosse l’ultima . La vita se la rideva come sempre , si vestiva di tante felicita, era bella la vita , più bella di un giorno passato al mare a giocare tra le onde del mare ed ogni cosa era dolce, scorreva il latte dai monti e le capre cantavano alleluia in attesa che il mondo cambiasse. Il gigante aveva cambiato giacca , ora si faceva chiamare jack la Motta e tirava poderosi pugni . Chi litigava con la vita, chi con la morte. In molti davano una mano al buon gigante che sollevava tanti pesi e tante misure ed giunto forse a quell’espressione fallace, lucida, incompresa nella sua essenza , delucidante in molti punti i quali avevano fatto dei gruppi di lavoro per aiutare il gigante ed il mondo a passare in un altra dimensione. E la signora Romilda vestita di grigio portava un cappellino con dei fiori artificiale attaccati sopra . La signora Romilda aveva avuto tanti amanti ed aveva amato un gatto di nome serafino che sapeva cantare l’Aida ed il nibelunghi. Serafino era un gatto speciale che una volta tolta la pelliccia si metteva in pigiama e guardava la televisione con le pantofole ai piedi. Gli piaceva farlo spesso , era un appassionato di calcio. Amava una gatta di nome Rosita e conosceva l’inglese , sapeva parlare anche il francese. In molti andavano a trovarlo a casa e Romilda la padrona del gatto soprattutto quando veniva la banda dei sorci faceva dei buonissimi biscotti con il miele. Ed erano cosi buoni quei biscotti che cambiavi umore ed incominciavi a parlare lo spagnolo al primo morso. Il gatto era un furbone più di una volpe , poiché suo nonno era stato un vero volpone emigrato dalla Tunisia nel lontano millenovecento . Tutto si poteva rimproverare al gatto , l’educazione e la testardaggine ma non potevi dirgli di essere un ignorante poiché conosceva e sapeva fare il suo lavoro come in pochi. In casa di Romilda si radunava la maggior parte del suo elettorato , poiché il gatto ambiva a divenire sindaco della metropoli ed aveva intenzione di cambiare i nomi di ogni strada poiché la topografia gli era congeniale come lo scorrere del sangue nelle vene.


Signor gatto non crede che potemmo essere un giorno felici?

Signor nessuno non ci sono mezzi termini

Ma ha sentito il parere del gigante ?

Il gigante è un fannullone

Ma se lavora tutti i giorni

Non facciamo come ieri che ho detto picche ed avete scritto cuori sul giornale locale. Mi denigrate ma voi non capite un fico di cosa significhi la politica , oggi mangiare per gatti.

Signor gatto c’illumini lei

Non fatemi ridere un gatto non è un matto

Perdinci che conoscenza etica ed economica possiede Signor gatto

Grazie


E mentre il gigante cresceva e si preparava a portare il mondo in altre sfere come per incanto il mago di oz gli diede una mano e venne pure cappuccetto rosso ed il lupo cattivo e per finire i tre porcellini. Tutto il mondo delle fiabe voleva aiutare il grande gigante con gli stivali che sapeva inoltre cantare delle belle canzoni vicino al fuoco, al freddo di fianco alle strade ferrate dove il treno corre e porta via le anime da un terra ad un'altra, da un mondo ad un altro. Il treno fischia nella notte corre ramingo come fosse un lupo per campi nevosi, ulula e cerca la sua preda , cerca il piccolo coniglio bianco nascosto nella buca coperta dal trifoglio , dai rovi di spine illuminati dalla luna. Ed il canto ti fa diventare santo ti porta con se verso altre considerazione ed altre sfere il gigante con la sua forza s’elevò verso il cielo ed altri universi conosciuti.

Badate bene è il gigante vi deve salvare non io , io sono un gatto malandrinò , un gatto mammone, rimango un gatto con i baffi e mi piacciono i bocconcini di manzo e le polpette ma quando dico basta, mi creda e veramente basta , non ci sono mezzi termini per circoscrivere il fatto.

La crediamo la storia c’è lo insegna

Ora se volete vi faccio vedere la mia collezioni di capelli

Che bello

Un cappello porta oltre ogni comprendere ad una nuova verità

Già siamo uomini o cappellani

Che strano ho posato la macchina sotto casa adesso non c’è più

Sei stato derubato durante il corso

Non sono un orso

Sei stato mai in Argentina ?

Ciò ho vissuto per tanti anni

La gente è mite ed allegra

Il genio non ha padroni

Ammirate il panorama .

La signora Romilda , la mia gentile padrone piace tanto questa casa.

Ammirate i fiori sul balcone ascoltare la voce del mare.

Fantastico

Non toccate nulla

Non si preoccupi

Potete scrivere la mia storia

Non vogliamo essere cattivi

Non mi dica

Guardi un gatto rimane sempre un gran signore

Siamo d’accordo con lei

La giustizia è insita nell’errore umano .

La falsità come la confusione, sono dei termini filosofici fallaci.

L’estremismo è incentrato nella cupidigia dell’azione.

Signor gatto lei è un pozzo di scienza

Non mi adulate

Faremo un bell’articolo sul suo conto

Lo spero vi benedico tutti.

Grazie signor gatto


Il fermento diveniva sempre maggiore, la gente si prepara a partire ad andare oltre quello che crede, verso una nuova realtà come un razzo sparato nell’occhio della luna. In molti sono pronti a giungere dove termina una storia , dove nasce il sole circonciso nell’amalgamare di una realtà isogenetica , lisergica, fallace, forse lontana della sorte provata in terra. Dalle periferie nascoste , dai sobborghi , dalle piccole alcove , stipati sulle navi zeppe di passeggeri, tutti si preparano a trasmigrare in un altra dimensione . Luoghi migliori più congeniale al passo con i tempi, luoghi meravigliosi intravisto tra i propri sogni nel ritmo di rime e metri stonati voci dell’essere ove la vita trionfa sulla morte. Ed il gigante lavorava ogni ora ed ogni minuto che passasse ci metteva tutta la sua buona volontà per far si le cose andassero per il meglio. Caterina aveva preparato anche dei dolci per l’occasione ed aveva tolto da mezzo ogni malcontento ed ogni cattiveria subita. I dolci di Caterina erano ripieni di crema ed erano cosi dolci che si squagliavano in bocca. Caterina amava un uomo si chiamava Ciro, questo era un gran viaggiatore, era stato sulla luna e perfino in nuova Guinea. Sapeva fumare seduto sopra una nuvola e sapeva cantare canzoni meravigliosi, una delizia per l’udito , l’ inizio per una nuova era. Tutti sapevano , tutti erano pronti e quando il gigante caricò il mondo intero sulle sue spalle come il mitico atlante la gente incomincio a gridare

Ci siamo

Venite , fatevi sotto

Non abbiate paura

Signor gatto avete visto mia madre ?

Non spingete c’è posto per tutti

Ma la cintura di sicurezza la dobbiamo mettere

Non vi accalcate

Mi sono fatto la barba stamattina

Odori come una rosa

Sono cosciente del mio peccato

Che dice lo messo nel termos

Chi ti ha messo il caffè dentro ?

Sarà stata mia madre si ricorda sempre di me

Tra poco la raggiungiamo

Avete una sigaretta

No io non fumo

Saremo felci in quell’atra dimensione ?

Non lo so , conosco questa vita , no l’altra

Mi sono comprato un nuovo vestito

Stai benissimo

Grazie

Figurati

Facciamoci una foto

E non fare quella faccia

Sorridete dite cheese


Tutti pronti basta un click, un flash uno scatto ed ecco il miracolo si compie l’immagine cattura il fatto il rosso trapasso. Nella foto c’è il gigante gigantesco sorridente con la canottiera bianca i capelli arruffati, sorride alla macchina da presa. Più in là c’è Caterina che bacia Ciro . Ed il gatto con la signora Romilda si mangiano un pezzo di formaggio di nascosto. La banda dei sorci si sono vestiti da monaci penitenti . La vita ha digerito la morte ed entrambi hanno creato un'altra ipotesi di verità . Tutti sono felici mentre passano in altra dimensioni. Sono tutti li in fila con le loro storie, i loro amori passati, le loro felicità , la loro bellezza vestiti in liberi pensieri. Chi si è portato la nonna appresso , chi un blocco di appunti da prendere all’occasioni. Tutti sono ad un passo dall’essere morti per risorgere in nuova vita , lontano dalle grinfie del gatto che continua a litigare con tutti per chi deve divenire il signore di quel nuovo mondo conquistato .


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