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Una storia di GiorgiaIaciancio

Questa storia è presente nel magazine Io sono qui

Tutto è possibile

“Sono un uomo con una disabilità evidente in mezzo a tanti uomini con disabilità che non si vedono”.                  -Ezio Bosso-

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2 minuti

Pubblicato il 03 giugno 2020 in Didattica

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Ciao, mi chiamo Diego. Sono un ragazzo di 24 anni, vivo su una sedia a rotelle da sempre: lei è la mia migliore amica, la mia confidente, la mia fidanzata… Anche se da questo punto di vista di recente l’ho sostituita con Giulia, una ragazza di un anno più grande di me, con la quale ho una storia da ormai 3 anni. Ci accorgemmo di esserci innamorati l’ultimo anno delle superiori e il resto è storia.
Eh sì, perché io ho sempre puntato in alto: facevo il quarto anno e lei l’ultimo. La mia storia ha inizio con la mia nascita, come quella di tutti, nacqui da un parto difficile (non come tutti!), dopo il quale ai miei genitori fu detto che non sarei stato un bambino “normale”. Infatti, non riuscii mai a provare il brivido di camminare o quello di correre come facevano i miei coetanei, nonostante tutti i giorni i miei genitori mi abbiano portato per anni in un centro di riabilitazione, con scarsi risultati.
Il mio corpo sembrava finisse all’ombelico.
Ci soffrivo specialmente quando dalla finestra della mia camera vedevo i ragazzi fuori giocare a basket. Io amo questo sport: già da allora ero un grande fan di Michel Jordan, pensate che mio padre negli anni mi ha regalato felpe, scarpe e gadget marchiati col suo nome ma non mi ha mai portato a vedere le partite, forse per non girare il coltello nella piaga.
Avevo circa 9/10 anni quando Marco, il ragazzo che si occupa di me al centro riabilitativo, mi parlò di una squadra di basket con giocatori in carrozzina, io risi a sentirlo ma lui mi caricò sulla sua monovolume e mi portò in una periferia della città e tra mille difficoltà tra cui strade senza scivoli, buche e strade sterrate, arrivammo davanti ad un capannone e quando entrammo provai una sensazione unica.
Ci saranno stati una ventina di ragazzi sulle sedie a rotelle che giocavano a basket, guidati da un coach “normale” che urlava come un posseduto i loro nomi e li incitava a seguire determinati schemi.
Il cuore mi andava a mille… Allora era possibile! Anch’io potevo farlo! Ringraziai Marco per l’inestimabile regalo.
La sera ne parlai con mio padre: ero solo un bambino ma dentro di me sentivo che potevo farcela. Beh, per farla breve oggi gioco nella nazionale di pallacanestro in carrozzina. Questo mi ha fatto capire che nella vita tutto è possibile, basta crederci e lottare per ottenerlo.
Anche nei rapporti con gli altri, ad esempio, essendo sicuro di me e molto autoironico sul mio handicap, non ho mai sentito differenze dagli altri miei coetanei.
Ah, quasi dimenticavo, oggi Marco è il mio manager… È una piccola ricompensa per una persona che mi ha dato tanto, anche perché a quanto pare nella mia categoria valgo parecchio.
Il mio messaggio per voi è questo: non smettiamo mai di sognare anche quando ci sembra impossibile.


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