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Una storia di Mammadrau

Il Capro Nero

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2 minuti

Pubblicato il 06 dicembre 2019 in Horror

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C’era una volta, sulle colline di un isola delle Cicladi, un caprone nero che viveva in libertà.
Indipendente da qualsiasi gregge e bastone umano, si accoppiava con le caprette che incontrava libere nei suoi pascoli.
Era un caprone bello, forte e fiero, e le caprette di lui gravide davano dei bellissimi caprettini neri.
Un giorno mentre correva in cerca di pascoli migliori nel periodo dell’inverno, scese verso il mare, e lì vide per la prima volta un gregge guidato da un pastore. Alcune capre del gregge incuriosite da quell’animale libero che le guardava si avvicinarono a lui. Subito il caprone cominciò a montare la prima che vi si era avvicinata.
Il pastore vedendo quel bel stallone, pensò di prenderlo per addomesticarlo, ma lui scappò via.
Il giorno dopo, il caprone si avvicinò alla fattoria e dando un poderoso colpo con le sue corna alla staccionata fece uscire le capre che iniziò a montare.
Il pastore allertato dai cani uscì e cerco di acciuffarlo, ma lui nuovamente fuggì nel bosco.
Qualche giorno dopo il pastore uscì per mettere delle trappole all’uscita del bosco da dove proveniva l’animale, voleva assolutamente quel capro nel suo gregge.
Quando di notte senti suonare le campanelle delle trappole, lì vi trovo il nero caprone, e, essendo l’animale nervoso e combattivo, lo trasportò con cautela fino alla fattoria dove lo rinchiuse in una stanza.
Qualche giorno dopo quando pensò che l’animale fosse ammansito, lo fece accoppiare con una parte delle sue capre, quelle che il suo vecchio caprone bianco non riusciva più a coprire.
Passò il tempo e nacquero capretti, neri e bianchi, tutti bellissimi e forti.
Ma dopo una settimana dalla nascita vide che tutti i capretti neri morivano senza un apparente motivo.
Fu allora che il pastore pensò che il caprone nero fosse malato e che il fatto che non fosse mai riuscito a renderlo mansueto fosse colpa della malattia.
Così decise di abbatterlo e la mattina del giorno dopo andò con un machete nella stanza dove teneva il caprone.
Quando abbassò la mannaia verso la bestia per il colpo mortale, tagliò la corda che lo teneva e riuscì soltanto a ferire l’animale che infuriato scappò dalla stanza che era rimasta aperta.
Nella folle corsa verso la libertà il caprone si ritrovò davanti il figlio del fattore che stava raggiungendo il padre.
In un lampo il bambino fu colpito dalle corna della bestia inferocita che non diede scampo all’angelico fanciullo.
Il giorno della sepoltura il pastore maledisse il caprone nero, mentre egli lo guardava fiero dall’alto della collina.


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