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Una storia di DomenicoDeFerraro

COLAPESCE L’AMORE IO CANTO

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13 minuti

Pubblicato il 07 luglio 2019 in Storie d’amore

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COLAPESCE L’AMORE IO CANTO


DI : DOMENICO DE FERRARO




Tutto scorre l’estate è giunta mesta con i suoi desideri i suoi calorosi abbracci con la bocca piena di ciliegie , con la voglia di vivere nuove avventure , scorre, nasce , fiorisce in ogni cosa aspira a nuovi intendimenti . La stagione prende vita smarriti al sole per strade deserte che ti conducono a volte fino alla follia . Una strada lastricata di sogni , accompagnato dal canti dei morti e nell’estate che esplode dentro se stessi , sopra le grigie onde d’un mare inquinato tra mille domande si và in viaggio verso un altra città ed un'altra spiaggia. Ed io con l’ali sorvolo il mondo, entro , vado esco tra le nuvole buffe fatte ad immagine di chi guarda dal basso , speranze buttate, dentro la zuppa, tutto cuoce al sole di luglio . La pelle s’abbronza , si trasforma al tatto ed il senso della vita scompare dentro la nostalgia dell’essere e del divenire.


Siamo figli dell’ assurdo vivere

Ammira l’ amore venduto

Non m interessa stare a guardare

Non credere alle rime, prenderti una pastiglia siete a me

Ti vorrei per amico

Io vivo nella natura delle cose

Beh io ero figlio tuo un tempo

Non dirmi ti amo

Se vuoi ti compro un gelato

Non fare così , stai con le mani apposto

Dolce dormire

Mi voglio bagnare nelle acque del fiume

Quando tutto ciò avverrà , io sarò un mesto sogno dell’estate

Non chiedermi , di baciarti, ti prego sono così delusa

Aprirai le braccia a cielo?

Sono ignorante in materia

Che carina

Non faccio niente per niente

Beh una palpatina

Maledetta patatina

Mi trovi bella

Sei come madre natura

Un tempo giovane , ero cosi bella , oggi mi sento tanto vecchia

Venditore di Cocco lungo la spiaggia

Accattatevi ò cocco s’allunga ò biscotto

Datemene tre pezzi

Cocco bello , occhi belli che arragiunate

Come sei dolce , un poeta

Mangiatevi o cocco, ti cocchi , moscio , t’alzi diritto

Che simpatico

In bocca al cocco , cocco di qualità

Bagnante sotto l’ombrellone

Signore

Chi è ?

Fatemi passare

Chi siete ?

Fatemi parlare

Vi siete messo davanti al sole

Mi ha fregato il telefono

Questo sono cose da pazzi

Possa il signore donarti la pace


La mia vita lo raccolta dentro un sacco , lo nascosta dietro un cespuglio e dopo aver fatto finta di essere ignaro del male, consapevole del mio operato di credere e di pensare , sono giunto ad una insana conclusione . Nell’onda della dolce stagione ritorna ogni cosa , l’ossesso della poesia lo scrivere e lo scendere dentro un altro inferno di parole.


Avrei voluto morire

Non esiste l’inferno

Siamo figli del sesso

Non dire parolacce

Mi faccio una canna

Signore avete visto Maria?

Io sono tre ore che l’aspetto

Giovanni dove hai messo il pacchetto di sigarette ?

Questa casa è un manicomio

Domani ritorno in convento

Che vento ti porti via con sé

Prima di morire prova a sorridere

La rima è sincera

Signore cosa ha da guardare?

Io rimango in ascolto

Allora voi siete il capo ?

Questa è la mia chiesa

Quanta prepotenza

Faccia ammenda dei suoi peccati padre

Non porto la mutanda

Non vorrei offenderla , ma è un indecenza

Perché , siamo napoletani

Io son di Bergamo

La signora è di Bagnacavallo

E qui a fare il bagni ?

L’accoglienza è buona e il mare che è una schifezza

Tutto passa

La spiaggia, sotto una pioggia di stelle

Vorrei conoscere Mondragone ?

Si mangia bene , si paca poco

Tutti dovremmo avere l’opportunità di capire cosa è l’arte

Vivere non è un diretto è un dovere

Chi la detto ?

Giuseppe Garibaldi

Ah va bene

Avanti il prossimo

Non spingete

Signore giù le mani

Vedete che faccia di minchia

E bella la tua

Oh non litigate

Chiamo le guardie ?

Sono le otto , Marco metti a fare il caffè

Mamma si sono sparati

E un mondo di orchi questo

Chi prima arriva , prima alloggia


Ora ricordo tutto quello che ho passato , compreso il soffrire per rime e miti ho lasciato alle spalle ogni errore commesso , senza parlare troppo, mi sono avventurato per luoghi ignoti tra monti di poesie e valle da raccontare , non mi sono preoccupato di quello che la gente pensava di me , ne di come io scrivevo o vivevo , poiché pescare è sempre stata la mia grande passione . Sono sincero con me stesso , percorro il mio destino , la mia strada, dentro una macchina poi piango ma questo non ha importanza , la tristezza nutre l’ossesso ed il sesso consumato in fretta.


Poveretto è tutto suo padre

Fatti una pippa

Non dire cose sconce

Siamo noi o gli altri il male

Giovanni amico mio

Abbiamo combattuto insieme nel novanta

Rammento il tuo coraggio

Ora sono in pensione

Mi fa piacere , ti pensavo al camposanto

La poesia ah funesta poesia, continua ad essere la tua rovina

Le passioni amico mio si pagano

La spinello dove hai lasciato lo spinello ?

Mi guardi e non favelli

Mica ti voglio bene

Un gelato ?

Meglio un caffe

La poesia , una porta senza ritorno

Non dire t’amo, se non hai la donna giusto accanto

L’amore un inferno di frasi sconce

Mi sei simpatico

Io vendo il cocco

Allucca che ti passa

Vieni avanti cretino

Tutto qua

E che sono Mandrake

Signorina clementina

Non dire le paroline

I bigodini come li volete biondi, rossi o con le meches ?


Mimì era in fondo un buon guaglione, un po’ goffo, sempre con il mucco al naso sempre pronto a partire per raggiungere chi sa che cosa . In quale filone o racconto fosse nato Mimi non era dato sapere , era nato sotto un cavolo in una notte di stelle , con l’ardore delle passioni . In un universo in rivolta, pronto a sopravvivere chi sa quale dramma umano . Eternamente prigioniero di qualche strambo personaggio trascendeva la verità che lo conduceva alla gioia e alla perdizione. Non esistevano per lui legami effettivi sinceri , figli della lussuria, la lupa viveva in lui con la sua rabbia. Nei giri di parole, tutto scorre , tutto può essere compreso perfino il prezzo da pagare. La volontà di riscatto la mezza parmigiana mangiata da solo riscaldata all’occasione . Era come una mollica gettata ai pesci , quelli venivano lesti a galla a cantare : oilì , oilà . Tutti allegri, fratelli dei sette mari, corsari dei mari dei Caraibi . Una sera d’ estate calda come una donna distesa sopra il suo morbido letto , dentro la sera che spera e vola verso altri mondi . Mimi da bravo guaglione, un po’ credulone incapace di volare , di capire cosa significa l’amore per davvero , incapace di giungere ed assaggiare cosa c’è dentro il panino con la mortadella. Divenne un dramma da recitare . Cosi la mimesi poté generare incomprensioni fallaci , questione teologiche, altre logiche che non hanno una ragione per sopravvivere alla domanda : mi scusi lei è convinto d’essere il giusto personaggio . Per questo Mimi si preparò per bene , si era reso conto che era tutto vano , avrebbe continuato a gridare la sua disperazione di uomo in quell’estate calda, rovente con le stelle lucente nel cielo. Continuando ad inseguire la zingara con le gambe aperte davanti al mondo. Tutto passa anche il dolore di essere solo. Tutto passa quando cerchiamo di capire, chi siamo dove abbiamo sepolto il nostro cuore , ora a destra , ora a sinistra. Le bandiere sventolano nella grande piazza , piena di gente con l’ingegner Roberto cera Maurizio che si fece un insalata con il piede e lo musso di porco , con la parmigiana ci ragionò un bel po’ , poi gettò al cane la mezza costoletta rimasta . E sopra quel letto sporco di sangue appassito, in quel l’odore nauseante che trasalì dai pori dell’orco , visse tutta la nostra storia . Oltre l’immaginario Mimi , avrebbe voluto un mondo migliore ed un altra storia da raccontare in quella bellezza in quei luoghi decantati da un sacco di poeti minimalisti.


Mimi sei come i tubetti dentro al brodo

E tu un cappello di prete

Mimmi sei bello ?

Tu un tantino cretino

Siamo amici

Come ieri in mezzo alle alici

In piazza grande

Ci passò una lepre pazza

Stai calmo

Vedi dove lo butti

Mi raccomando l’educazione

Siamo tutti uguali

Siamo poeti

Lo puoi dire forte

Che canti

Sergio Endrigo

Io D’annunzio

Ah questa potrebbe essere la tua opportunità per farti conoscere

Cresci

Pasci

Porta le pecore al pascolo

No canto Giovanni Pascoli

Lo studiato

Ci voleva , mi manca tanto

Eravamo culo e camicia

Con Carducci

Sotto i cipressi di san rossore

Che belle le spiagge delle Maremma

Lunghi viali verdi

La speranza ha l’ali corte

L’intelligenza una coda di topo


Chi era Mimi ? un povero balordo, un stronzo di poeta, un macellaio , chi era la madre di Mimi ? chi era stato suo padre. Nessuno conosceva la sua storia in vero a nessuno importava un fico secco. Lui chi fosse stato un tempo per davvero , quanto meno, dove fosse nato, cresciuto e pasciuto, ma questo a noi non importa , importa la sua poesia, la sua voglia di vivere . Ci rallegriamo della sua leggenda , del suo sogno intriso di sole di stelle , di profumi orientali che evaporano dal corpo della madre terra. E siamo davanti al monumento di Dante lo salutiamo ci giriamo intorno convinti che la vita di Mimi possa divenire migliore con l’amore , così proseguendo , forse tutto potrà un giorno cambiare. Ma la sorte genera una strana situazione e quando i fuochi d’artificio illuminarono lo spazio davanti casa sua , tutto si dissolve nel buio dell’incoscienza. La morte si mise la giacca migliore , la bellezza si arricciò le sopracciglia. E la donna del quarto piano non badò a spese, ordinò una pizza lunga tre metri per lei il marito e l’amante. La felicita ci condurrà ad essere capaci di giungere verso nuove dimensioni , verso quell’universo interiore che forma la nostra coscienza di uomini liberi . Mimi non era cosi cattivo . Il guaio di Mimi era non saper cavalcare i mostri della società contemporanea, si perdeva in vaghe letture ed astrofisiche conoscenze deleterie che non giungevano mai ad una sana conclusione, figlie della morte e di quel concetto anomalo che è la morale.


La morte verrà e prenderà i tuoi occhi

Mi nasconderò dentro un nuovo canto

Bada vedrai apparire i mostri

Saranno tanti

Verranno con le spade in pugno

I sogni chi ha rubato, i miei sogni

L’acqua scenderà , sorgerà, bagnerà il mio corpo nudo

Sono in estasi

Sono a Copacabana

Io sono a piazza Mazzini

Che ci fai lì

Prendo una tazzulella di caffe

Attenti all’orco

Che Paura

Ciocco Riccò prendi un biglietto

Sono numeri a lotto

Giovanna porta al tavolo dieci, un bicchiere d’acqua minerale

Vincenzo ti desidero

Assuntina quanto ti amo

Stasera andiamo a Posillipo

Sono tre ore che parlano a telefono

E lasciali stare sono innamorati

La vita è bella, la giovinezza una bellezza che muore all’alba

Ti ascolto nel bel pomeriggio

Andremo al bar della riviera

Una festa d’estate

Suonano per tre ora blues e canzonette

Mi metterò in prima fila

Io sarò con te ora e sempre


L’estate continua a splendere intensa tra le pietre di calce sulle spiagge insanguinate. L’estate s’apre alla bellezza del creato . Mimi cercò di catturare un pesce giù al porto con la sua lenza , litigò con il posteggiatore e con alcuni marmocchi , figli di trocchia che bazzicavano da quelle parte con indosso un calibro quarantacinque nella tasca dei pantaloni corti. Quello era l’inferno di Mimi , quella la sua odissea di cittadino tartassato, dal sistema e dalle tasse, dal senso che fa vomitare e tirare diritto . Ma quale bellezza avresti detto , quale amore venduto a meta prezzo. Tutti avrebbero potuto avere quello che possedeva Mimi , anche la sua voce melodiosa che faceva danzare i pesci sulle onde, navigare le navi sull’ali del vento . Portare fiori alle signore ammalate negli ospedali. Tutto poteva essere un sogno o qualcosa che si rammenta come fosse un bacio, una vecchia amicizia , una tregua per quella vita misera dal sapore di formaggio rosicchiato dai topi.


Sono arrivato dentro l’amore

Sei uno stupido credi ancora alle favole

Non vorrei offenderti ma tu sei un pesce o una balena ?

Io sono Giona eppure mi chiamano Giorgio

Non rammento l’amore provato con te

Mi deludi a lume di candela , affiora tra noi lo sbaglio commesso

Ricordo quando gettai l’amo, ma quello non era amore era un filo di spago.

Ecco quei paroloni che non dicono nulla di buono , un pesce rimane un pesce finche sguazza nell’ acqua pazza

Ho imparato la lezione, sono il pescatore di lisce di pesce.

Di spine di accenti , sono quello che rimane in attesa tutto passi.

Non credere ci sia un mondo migliore, poiché siamo uomini o caporali ?

Questo me lo chiedo tutti giorni.

Non disperare siamo tutti presi alla fine dall’amo , tutti finiamo prima o poi in padella.

Che brutta fine essere cotto , dorato, rosolato messo in un piatto insieme alle alici fritte.

Mio padre è morto cosi , mia sorella fatta al forno con contorno di patatine novelle.

Mia madre che pena , arrostita in un braciere tra tizzoni ardenti infine la sua spina gettata al gatto di casa.

Che tristezza una sorte orrenda , essere un pesce

Siamo nati per soffrire

Io non vorrei essere mai nelle squame di un pesce come te

Mi offendi amico . Ora ti lascio .

Non lasciarmi solo con questa canna in mano

Meglio una canna, che un fucile

Ma dove li prendo pinne ed occhiali

Non dirlo a me sono fuori dal giro

Ma tu sei un venditore di sogni

E tu un bravo uomo ,somigli tanto ad una tritone

Io tonto

Ho detto tritone

Non ritorno sopra questa questione

E via non piangere

Mi hai offeso

Non volevo lo sai che ci tengo

Possiamo ritornare amici

Il tempo è amore

Non mettere di mezzo di nuovo l’amo




La luna torna a splendere colorare leggermente le porte del porto del dolore. Colora la scogliera e le onde raminghe giungono come cavalli imbizzarriti schiumanti , rabbiosi pieni di rossore sulla scia di un elica . Le navi vanno entrano, solcano i sogni di milioni di persone , lungo mari immaginari in altre ideologie . Tutto scorre , l’acqua sbatte forte sopra gli scogli, canta la sua agonia . Mimì non si da per vinto continua a pescare a credere che il mondo sia fatto d’amore e compassione per lui , sia qualcosa molto simile alla cioccolata spalmata su una fetta di pane . Ed i pesci danzano in cerchio danzano sul pelo d’acqua , danzano la loro irrilevante identità di esseri marini capaci di procrearsi , di conquistare i fondali ove regna Nettuno con sua moglie calipso


Nettuno in pigiama

Il mare è la mia vita

Chiudi la porta entrano le correnti

Donna sei impertinente, imprudente e capricciosa

Sono uno scoglio di mare dove si riposa una sirena

Sei come questa terra di mare , leggendaria in fondo all’amore salato

Non tirare troppo la corda

Sono ad un passo dall’essere invitato ad un banchetto

Stasera che divertimento

Facciamo una pazzia andiamo a via Caracciolo

Da zi Teresa

No a mangiare un gelato

Al pistacchio

Non chiamarmi pinocchio

Ma amore come sei suscettibile

Sono ingrato lo capisco

L’amore tra noi due non funziona

Non si alza più

Passa che ti porta il vento

Canto la mia canzone

Improvvisa

Già non ho molta memoria

Ti ricordi il gatto

Quel malandrino si mangio il pesce pappagallo

Ora io e te ed il mare

Non vorrai andare a new work

Chi sa come saranno gli indiani metropolitani

La ci si diverte tanto

Ma calipso non era una dea




Mimì osserva il mare non si da per vinto . Vorrebbe tuffarsi dentro , nuotare oltre il male di questo mondo , oltre le colonne d’Ercole scoprire altre continenti, altre isole , altri paradisi. Le correnti marine lo trascinano come un tritone ubriaco . Egli cerca di fuggire al male della sua epoca , cerca di essere qualcosa che non sia ne carne, ne pesce . Forse un giorno potrà divenire qualcuno , importante , basterà chiudere gli occhi e spingersi oltre ciò che crede e quando sarà dall’altra parte , senza nessuno a cui dar conto Mimì diventerà un modello o forse un eroe dei suoi giorni, un uomo , un mezzo pesce che rifiuta d’essere un operaio sottopagato . Ed anche se proverà a giustificare la sua condizione di pesce venduto a meta prezzo. Il mare gli sarà sempre grato . Le navi continueranno a navigare a percorrere i sogni dei naviganti ed il mare , la morte da buon fratello e sorella . Saranno il suo canto all’alba , quando sai d’essere vivo ,pensa a Mimi a cio che lui ha creduto d’essere . E tutto potrà sembrare inusuale , come vendere tre chili di merluzzo al ponte della sanità con dentro trenta grammi di cocaina e chi lo venderà sarà un giovanotto che porta spesso la madre all’ ospedale . Lo comprerà Gigino e Pascale amici da sempre, ma questa è un altra storia che sa di pesce marcio , molto lontano dall’ odore di pesce fresco che si sente al mercato dove Mimi vive e continua a sorridere alla sua sventura di essere per meta uomo e per metà pesce.

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