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Una storia di GioMa46

Giorgio Gaber

"Il teatro del pensiero" - un libro di Mauro Germani

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15 minuti

Pubblicato il 01 novembre 2020 in Recensioni

Tags: #Libri #Teatro #Musica #Gaber #Canzoni

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"Giorgio Gaber : Il teatro del pensiero"

Un libro di Mauro Germani – Editrice Zona 2013

Copertina del libro.
Copertina del libro.
Giorgio Gaber  con Mina in una sua apparizione televisiva.
Giorgio Gaber  con Mina in una sua apparizione televisiva.

All’origine era il Teatro: “Ogni giorno sperimentiamo una crisi che sembrerebbe imporre alla cultura un ruolo marginale rispetto ai disagi economici e sociali dei nostri giorni. Questa situazione rischiava – e rischia – di paralizzarci dentro un grande sogno irrealizzabile, la globalizzazione un ostacolo e Internet la morte dell’intelligenza?” – si chiede Monique Veaute Presidente della Fondazione Europa per l’Arte e la Cultura. Alla quale, sono certo, sarebbe piaciuto presenziare a un evento ‘gaberiano’ che già nel 1967 comprendeva – o meglio restituiva – al Teatro ciò ch’era del Teatro stesso, cioè all’Arte di fare Teatro l’originaria ‘utilità’ della comunicazione. Quell’essere presenza/assenza di un Tempo ‘dentro e fuori’ del Tempo, partecipe quindi del presente ‘attuale e futuro’ esposto, ma che possiamo anche definire in astratto, ‘sospeso’ in una ambientazione costruita sul quotidiano, e per questo all’occorrenza intercambiabile a seconda dei casi e delle necessità.

È così che arriviamo a parlare di ‘spazi’ o meglio di ‘campi’ di attività teatrale non già ‘sperimentale’ come si è voluto chiamare in certi anni (’70 - ’80), bensì ‘di evocazione’ nel modo in cui la intercetta Mauro Germani autore di questo libro sull’indiscusso protagonista teatrale ch’è stato Giorgio Gaber. Anzi, uso qui una terminologia fin troppo abusata ma che ben si attaglia al personaggio, riferito a quell’ ‘animale da palcoscenico’ che Gaber ha rappresentato nell’ambito teatrale e musicale italiano.

'Campi' dunque, che sono tipici della comunicazione fin dalle origini del Teatro: il canto, la musica, la gestualità, la danza, come lo erano - e lo sono – la recitazione e l’arte del dicitore a cui l’auditorium e il teatro si offrivano come ‘spazi/campi’ di intercettazione e valorizzazione del quotidiano ‘sentire’, corrispettivo del più moderno ‘comunicare’. Perché è insito del comunicare la dicotomia ‘farsi ascoltare’ ed ‘essere ascoltati’, cioè seguiti ed ‘avere/dare’ seguito a un pensiero, a un’idea o un progetto, ed anche a un credo religioso o un’ipotesi rivoluzionaria, attraverso l’uso esclusivo della parola, ancor meglio se assecondata dalla musica o dal canto. Fanno testo i tanti jingles’ e sigle che accompagnano gli spot pubblicitari, i leitmotiv cantati che ripropongono i prodotti più accreditati, gli inni nazionali, i canti devozionali, quelli di protesta ecc.. Tutti, o quasi, che legano il ‘fare’ con il ‘pensiero’ del fare, del ‘dire’ con il divenire.

Una espressione caratteristica di G. G.
Una espressione caratteristica di G. G.

Questa, in breve, la grande intuizione del ‘fare teatro’ di Gaber/Luporini: restituire all’ambito teatrale ciò che era insito nel Teatro già ai tempi di Aristofane, cioè l’autenticità della ‘comunicazione’ diretta, l’impatto fisico del dicitore con il pubblico, l’emotività, la sensualità, la violenza risolutamente astratta della parola, in cui il piacere dell’urto sonoro scansa le solitudini del nostro tempo, rigenerandosi e aprendosi al futuro. E quale è questo ‘futuro’ che ci sembra astratto? – si chiede l’autore del libro, se non questo squarcio di Tempo in cui viviamo. Qual è il ‘campo’ in cui troviamo l’esattezza assoluta delle parole, se non dentro le parole che comunichiamo. Per questo dovremmo ascoltare di più e, al contrario di quanto si dice, non parlare di meno ma, forse, parlare più correttamente, affinché gli altri – tutti gli altri – possano capire. Solo allora potranno essere cancellate le differenze di genere, di razza, di colore della pelle e le parole, sia quelle dette che quelle cantate, troveranno un senso comune, più alto e universale. Tutto questo – e molto di più – è racchiuso nel Teatro ‘evocativo’ o se preferite ‘evocazionale’ di Gaber/Luporini, nei testi che l’autore cronologicamente affronta e che differisce al presente come fossero di oggi “tra sradicamento e mistero” ponendoli “al centro della vita” quotidiana s’intende, in questa sorta di “società capovolta” in cui l’indignazione del presente presagisce un più cupo futuro di crisi, di interdizione per un “volo mancato”, per l’ “assuefazione” che incombe; quella “mancanza d’essere” che ci consuma, come una malattia che ci toglie la mente e il corpo, l’esistenza, la “libertà”.

La Libertà - 1972/1973


Vorrei essere libero
libero come un uomo
Come un uomo appena nato
che ha di fronte solamente
la natura
che cammina dentro un bosco
con la gioia di inseguire
un’avventura
Sempre libero e vitale
fa l’amore come fosse
un animale
incosciente come un uomo
compiaciuto della propria
libertà
La libertà
non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione
Vorrei essere libero come un uomo

Come un uomo che ha bisogno
di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio
solamente nella sua democrazia
Che ha il diritto di votare
e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare
ha trovato la sua nuova libertà
La libertà
non è star sopra un albero
non è neanche avere un’opinione
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione
G/coro: la libertà
non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione

Vorrei essere libero come un uomo

Come l’uomo più evoluto che si innalza
con la propria intelligenza
e che sfida la natura con la forza
incontrastata della scienza

Con addosso l’entusiasmo di spaziare
senza limiti nel cosmo
è convinto che la forza del pensiero
sia la sola libertà
La libertà non è star sopra un albero
non è neanche un gesto un’invenzione
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione
G/coro: la libertà
non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.

Questi ed altri grandi temi sono racchiusi e affrontati nelle pagine di questo libro che rendono il ‘pensiero’ di Gaber al Teatro, alla Musica, all’Arte del ‘fine dicitore’ seppure qua e là un po’ impacciato, intimidito – più che timido – dalla grandezza dello spirito. Chi altro avrebbe potuto scrivere versi delicati come quelli contenuti in una sua canzone qui presa ad esempio: “Non arrossire, quando ti guardo..”, e sì, c’è anche un Gaber ‘evocativo’ che va osservato all’interno di un altro percorso artistico – uno dei molti frequentati dall’autore – che non dobbiamo dimenticare, ed è quello della musica.


Come anche scrive Mauro Gaffuri nella Premessa: “Fare oggi il punto su una figura così importante […] ci aiuta parecchio in questo intento. La disamina distingue col dovuto scrupolo tra ‘Teatro Canzone’ e ‘Teatro d’Evocazione’: due facce di una stessa medaglia. Due generi scaturiti da una medesima tensione esistenziale, votati a interpretare il mondo secondo stilemi drammaturgici innovativi. Medesime le istanze, identiche le intenzioni, coincidenti poetica programmatica e poetica in atto: cambiare il mondo in cui viviamo, mutare l’uomo che lo abita, descrivendolo, e a volte attaccandolo, nella sua sfaccettata identità comportamentale”.

Gaber - Teatro Cabaret
Gaber - Teatro Cabaret

Secondo me la donna (testo di Giorgio Gaber)


"Secondo me la donna, e l’uomo, sono destinati a diventare uguali. In questa nostra epoca, la civiltà si è data un gran da fare, per attenuare certe differenze che erano causa di profonda ingiustizia. C’è stato un graduale avvicinamento, nel modo, di comportarsi, di sentire, di pensare. Insomma, di vivere. Fino alla tanto sospirata parità. Però, secondo me all’inizio di tutto, c’è sempre una donna.
Secondo me, la donna è donna da subito. Un uomo è uomo a volte prima, a volte dopo. A volte mai.
Secondo me una donna è coinvolta sessualmente, in tutte le vicende della vita. A volte persino nell’amore.
Secondo me, una donna innamorata imbellisce. Un uomo… rincoglionisce.
Secondo me in un salotto, quando non c’è neanche una donna, è come recitare in un teatro vuoto. Se invece non c’é neanche un uomo, tra le donne si crea una complice atmosfera di pace. Appena arriva un uomo è la guerra.
Secondo me un uomo che dice di una donna, quella lì la dà via, meriterebbe che a lui le donne non gliela dessero proprio mai.
Secondo me una donna che dice ad un uomo con cui sta facendo l’amore, come con te con nessuno, andrebbe comunque arrestata per falsa testimonianza.
Secondo me per una donna che non ha fortuna in amore, non si può usare il termine sfigata.
Secondo me gli uomini, si sono sempre occupati del potere sulle cose, le donne, del potere sulle persone. Ma questa è seria, non c’entra niente.
Secondo me le donne, quando ci scelgono, non amano proprio noi, forse una proiezione un sogno, un’immagine che hanno dentro. Ma quando ci lasciano, siamo proprio noi quelli che non amano più
Secondo me, una donna che si offre a un uomo sessualmente ed è respinta, rimane sconcertata. Non ci può credere. Il suo primo pensiero è che lui sia omosessuale, ma in genere questa versione non regge. E allora pensa: “Eh già, lui si difende… ha paura di essere troppo coinvolto emotivamente … oppure si sente bloccato dall’eccessiva eccitazione”. Il fatto che lei possa non piacere è un’ipotesi che non può assolutamente prendere in considerazione.
Donna: l’angelo ingannatore. L’ha detto Baudelaire.
Donna: il più bel fiore del giardino. L’ha detto Goethe.
Donna: femina maliarda. L’ha detto Shakespeare.
Donna: sei tutta la mia vita. L’ha detto un mio amico ginecologo.
Sì, secondo me la donna e l’uomo, sono destinati a rimanere assolutamente differenti. E contrariamente a molti io credo che sia necessario mantenerle se non addirittura esaltarle queste differenze. Perché proprio da questo scontro incontro, tra un uomo e una donna, che si muove l’universo intero.
All’universo non gliene importa niente dei popoli e delle nazioni, l’universo sa soltanto che senza due corpi differenti, e due pensieri differenti, non c’è futuro.

Testo di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, dall’album Un’idiozia conquistata a fatica".

(tratto da www.giorgiogaber.it/discografia-album)

Locandina dello spettacolo.
Locandina dello spettacolo.
Giorgio Gaber
Giorgio Gaber

Il Conformista.


"Io sono un uomo nuovo
Talmente nuovo che è da tempo
Che non sono neanche più fascista
Sono sensibile e altruista orientalista
Ed in passato sono stato un po' sessantottista

Da un po' di tempo ambientalista
Qualche anno fa nell'euforia mi son sentito
Come un po' tutti socialista

Io sono un uomo nuovo
Per carità lo dico in senso letterale
Sono progressista
Al tempo stesso liberista antirazzista
E sono molto buono sono animalista

Non sono più assistenzialista
Ultimamente sono un po' controcorrente
Son federalista

Il conformista
È uno che di solito sta sempre dalla parte giusta
Il conformista
Ha tutte le risposte belle chiare dentro la sua testa
È un concentrato di opinioni
Che tiene sotto il braccio due o tre quotidiani

E quando ha voglia di pensare pensa per sentito dire
Forse da buon opportunista
Si adegua senza farci caso
E vive nel suo paradiso

Il conformista
È un uomo a tutto tondo che si muove
Senza consistenza il conformista
S'allena a scivolare dentro il mare della maggioranza
È un animale assai comune
Che vive di parole da conversazione

Di notte sogna e vengon fuori i sogni di altri sognatori
Il giorno esplode la sua festa
Che è stare in pace con il mondo
E farsi largo galleggiando il conformista
Il conformista

Io sono un uomo nuovo
E con le donne c'ho un rapporto straordinario
Sono femminista
Son disponibile e ottimista europeista

Non alzo mai la voce sono pacifista
Ero marxista-leninista
E dopo un po' non so perché mi son trovato
Cattocomunista

Il conformista
Non ha capito bene che rimbalza meglio di un pallone il conformista
Areostato evoluto che è gonfiato dall'informazione
È il risultato di una specie
Che vola sempre a bassa quota in superficie

Poi sfiora il mondo con un dito e si sente realizzato
Vive e questo già gli basta
E devo dire che oramai
Somiglia molto a tutti noi il conformista
Il conformista

Io sono un uomo nuovo
Talmente nuovo che si vede a prima vista
Sono il nuovo conformista.
"


Gaber, Jannacci, Fò
Gaber, Jannacci, Fò

Penso qui di poter sottolineare la parola ‘tensione’ sapientemente utilizzata da Gaffuri per affrontare un altro argomento che mi sta a cuore e riferito a Giorgio Gaber autore di canzoni di successo e uomo di spettacolo ‘distinguibile’ dalla massa dei cantautori nostrani per la sua originalità e pur tuttavia accomunabile, per certi versi a una corrente o, se vogliamo, a un genere – altro campo di intermediazione linguistica – molto frequentato dai suoi contemporanei: il Teatro-Cabaret con i suoi sconfinamenti nella canzone popolare, la satira socio-politica, il nonsense della comicità surreale e, non in ultimo, l’umorismo anticonvenzionale. A questo si aggiunga che l’ambiente milanese del tempo, all’incirca degli anni ’70 e ’80, era vivo e stimolante, si pensi che si muovono sulla scena personaggi del calibro dei: I Gufi, Dario Fo e Franca Rame, Enzo Jannacci, Cochi e Renato, tanto per citare i più famosi, che affondano la loro ragion d'essere nella cultura popolare - e contestataria. Tutti artisti che hanno dato al teatro leggero italiano e, in qualche caso internazionale, una svolta decisiva di una certa TV divenuta poi volano ‘intelligente’ per sketch e short-story di grande successo che perdurano ai nostri giorni.

Gaber - Jannacci
Gaber - Jannacci
Gaber - Fò - Celentano - Albanese
Gaber - Fò - Celentano - Albanese

A questo proposito Germani riporta le parole di Giorgio Casellato, amico da sempre di Gaber, direttore musicale e arrangiatore di tutti i suoi spettacoli:


La canzone non è e non deve essere solo parole, così come non è e non deve essere solo musica. Parole e musica sono tutt’uno e arrivano alle nostre orecchie ed alla nostra sensibilità insieme, unite da una magia particolare. Certo, a volte possono colpirci di più le parole, altre la melodia, ma non si possono separare le une dall’altra. L’effetto che producono deriva proprio dalla loro unione e Gaber ne era consapevole”.


Una considerazione che ben si attaglia a tutto il vissuto artistico di Giorgio Gaber assolutamente “non prigioniero di un dualismo ingiustificato” che lo voleva autore di canzoni popolari e teatrante impegnato pseudo-rivoluzionario, proletario ingiustificato che insegue ideali non suoi e tuttavia universali: la realtà, la libertà, la necessaria indignazione. Tutto questo ha un nome, oltre a seguire un certo aspetto dettato dalla moda del tempo? La domanda trova una sua certa legittimità se ci si pone davanti a una potenziale forma di ‘anarchia’ che contrasta con la società in cui si è costretti a vivere e nella quale l’ ‘umanità’, il ‘grigio topo’ gaberiano, si sente prigioniero, come animale nella tana che affronta i suoi dubbi e i suoi perché, in assenza della sua stessa presenza, in cerca dell’esattezza assoluta che possa riscattarlo.


Destra-Sinistra

"Tutti noi ce la prendiamo con la storia
Ma io dico che la colpa è nostra
È evidente che la gente è poco seria
Quando parla di sinistra o destra.

Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

Fare il bagno nella vasca è di destra
Far la doccia invece è di sinistra
Un pacchetto di Marlboro è di destra
Di contrabbando è di sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Una bella minestrina è di destra
Il minestrone è sempre di sinistra
Tutti i films che fanno oggi son di destra
Se annoiano son di sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Le scarpette da ginnastica o da tennis
Hanno ancora un gusto un po' di destra
Ma portarle tutte sporche e un po' slacciate
È da scemi più che di sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

I blue-jeans che sono un segno di sinistra
Con la giacca vanno verso destra
Il concerto nello stadio è di sinistra
I prezzi sono un po' di destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
I collant son quasi sempre di sinistra
Il reggicalze è più che mai di destra
La pisciata in compagnia è di sinistra
Il cesso è sempre in fondo a destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
La piscina bella azzurra e trasparente
È evidente che sia un po' di destra
Mentre i fiumi, tutti i laghi e anche il mare
Sono di merda più che sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

L'ideologia, l'ideologia
Malgrado tutto credo ancora che ci sia
È la passione, l'ossessione
Della tua diversità
Che al momento dove è andata non si sa
Dove non si sa, dove non si sa.

Io direi che il culatello è di destra
La mortadella è di sinistra
Se la cioccolata svizzera è di destra
La Nutella è ancora di sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Il pensiero liberale è di destra
Ora è buono anche per la sinistra
Non si sa se la fortuna sia di destra
La sfiga è sempre di sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Il saluto vigoroso a pugno chiuso
È un antico gesto di sinistra
Quello un po' degli anni '20, un po' romano
È da stronzi oltre che di destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

L'ideologia, l'ideologia
Malgrado tutto credo ancora che ci sia
È il continuare ad affermare
Un pensiero e il suo perché
Con la scusa di un contrasto che non c'è
Se c'è chissà dov'è, se c'é chissà dov'é.

Tutto il vecchio moralismo è di sinistra
La mancanza di morale è a destra
Anche il Papa ultimamente
È un po' a sinistra
È il demonio che ora è andato a destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
La risposta delle masse è di sinistra
Con un lieve cedimento a destra
Son sicuro che il bastardo è di sinistra
Il figlio di puttana è di destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Una donna emancipata è di sinistra
Riservata è già un po' più di destra
Ma un figone resta sempre un'attrazione
Che va bene per sinistra e destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

Tutti noi ce la prendiamo con la storia
Ma io dico che la colpa è nostra
È evidente che la gente è poco seria
Quando parla di sinistra o destra.

Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

Destra-sinistra
Destra-sinistra
Destra-sinistra
Destra-sinistra
Destra-sinistra
Basta!"


Grazie Giorgio per essere ancora con noi, anche se racchiuso nelle pagine di questo piccolo/grande libro. Un amico.

Note:

In copertina: "Milano che cambia" - Murales di Piazza Cardinal Ferrari.


Libri:

(*) S’intitola "Chiedimi chi era Gaber" il libro scritto a quattro mani da Ombretta Colli con Paolo Dal Bon, presidente della Fondazione Gaber e storico collaboratore del Signor G, edito da Mondadori: 153 pagine tra aneddoti, ricordi e confessioni, che raccontano non solo il grande amore, ma anche il sodalizio artistico che per tanti anni ha legato Ombretta Colli al grande Giorgio Gaber.


(**) "G. Vi racconto Gaber" un libro di Sandro Luporini - Questo libro è un evento. Una storia che aspettavamo ci venisse raccontata. Un tuffo in un mondo che suscita nostalgia anche in chi non l'ha vissuto. A dieci anni dalla scomparsa di Giorgio Gaber, il suo storico coautore e amico Sandro Luporini rompe l'ormai leggendario riserbo, e dal suo inviolabile rifugio viareggino apre le porte su uno dei più straordinari sodalizi artistici degli ultimi decenni. Svelando un tesoro di cui è il più autorevole custode. Racconta le discussioni, le idee, i dubbi, le storie, qualche volta le coincidenze che hanno dato origine ai loro capolavori: cosa intendevano veramente in certe canzoni troppo spesso fraintese, da dove è nata la battuta "quasi quasi mi faccio uno shampoo", o che "...volevamo dire 'libertà è spazio di incidenza', ma anche senza essere musicisti si capisce bene che una roba così non si poteva proprio cantare". Ma anche i particolari di un uomo fuori dall'ordinario, ironico e curioso di tutto, che lavorava anche quando sembrava fare altro e andava al mare con le Clark. Il bel pretesto narrativo è l'incontro tra Luporini e un ragazzo giovane, attento e appassionato che non ha avuto la fortuna di conoscere il Signor G e la sua epoca. Il risultato è puro Gaber: intelligenza, ironia, e una profondità che appena rischia di diventare pesantezza ha uno scarto, un guizzo, e ritorna meravigliosamente leggera.



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