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Una storia di DomenicoDeFerraro

CANTO FUNEBRE DI CARNEVALE

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4 minuti

Pubblicato il 04 marzo 2019 in Poesia

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Il mio carnevale và per strada, inseguito da una folla disordinata che va verso una montagna di fuoco che potrebbe esplodere da un momento all’altro. La musica nel vento mi riporta a quando ero bambino, creatura con lo mucco ò naso, chine schazzere dentro l’uocchio . Lasso in questa storia passo , penso all’amore perduto che pian pian si è allontanato da me, cresciuto in disparte, solitario come una pianta di limone. Sulle note , viaggio nell’ aria limpida, viaggio attraverso mille immagini con una ragione che non ha testa, ne coda . Un immagine come un aquilone che sfiora il sole e s’impenna nel cielo azzurro. Mattino di carnevale c’è brighella e pulcinella che si dividono un pezzo di mortadella, mentre il mondo cade , tutto è cosi illogico come lo sberleffo la sonora pernacchia , flebile che s’ode tetra ed ironica lungo il vicolo.


Questa orrenda maschera senza nome, senza tempo che prova ad esprimere il suo dolore, il suo soffrire , la sua sorte. Si muove sopra un palco cerca i suoi compagni con lo sguardo fa mosse poi si riposa cerca di far ridere sulla sua triste condizione, sull’essere una maschera di cartapesta ed ogni scherzo vale se non mangi carne di cavallo, vai alla grande ed anche questa e fatta. Poi ci si ritrova fuori al bar mentre Pantalone tira fuori gli occhiali l’inforca e recita la sua odissea, la sua strana storia. Buffo non capire non saper d’essere una maschera come tutti gli altri, terribile dilemma la morte si avvicina e cerca di portarti dentro un fosso, vorrebbe mostrarti il suo corpo decrepito la sua pelle a brandelli che cade a pezzi. L’altra faccia di giano bifronte.


Un raggio di sole illumina la nostra triste esistenza poi tutti insieme dentro la metro, dentro questo viaggio che ci porterà verso un isola felice , aggrappati ad una bugia con pinocchio ed il grillo parlante che non smette di far morale mentre lucignolo tira il parrucchino a mastro Geppetto e tutti ridono tutti sono allegri i carri sfilano passano per strade in festa tra amori nascosti , baci carezze, erezioni ed emozioni passa questa vita ed difficile continuare a non credere nell’amore. Un bacio, un stringersi nel freddo della sera, un unico corpo che ricorda della vita e dell’amore di come si era ,come si è . Sono in tanti, tutti in maschere , alcune non hanno più nulla da dire , altri vanno dove gli pare. E la sera regala tenere emozioni nel bere vino, ubriacarsi , cantare sotto le stelle . Come il tempo anche noi siamo giunti dove tutto ha fine , dove tutto ha inizio, dove questa storia buffa ci resi maschere e spettatori di una tragica commedia.


Siamo in tanti in piazza, in tanti senza mutande , senza cappello con un cuore fatto a pezzi ed ecco pulcinella saltimbanco che beve e bestemmia. Bestia vedrai come la terra si ribellerà al male che hai coltivato. Vedrai il mondo girare intorno ad un idea e sarai il signore dei tuoi sogni , sarai l’amore che hai sperato fosse. Tutto scorre, tutto cambia tutto è un ilare gioco , uno sberleffo un falsa mossa, un rincorrere una donna per strade, invase di marionette con in capo uno strano turbante, turbato dal caso, turbato dall’amore morboso. Solo, coperto da coriandoli sotto un portico attendo la vita cambi viso , cambi aspetto, cambi abito poi rido come un matto e sono matto d’amore son morto per amore e per diletto recito la mia parte con pulcinella più ubriaco di arlecchino. E colombina la fa vedere a pantalone e gianduia ha un cuore di latte , una storia da raccontare a tutti i bambini del mondo. Ma quel matto di Mangiafuoco si è infuriato ed ha chiamato i carabinieri quelli con i pennacchi a sedare la folla e gli animi . A sedare questa follia del carnevale ed ogni scherzo vale , come ascoltare tre liriche al mercato ,tirare l’ orecchio al cane, seguire un concetto tutto incentrato sulla pace e la tolleranza sulla razza della mazza.


La mia vita si nasconde dietro una maschera grigia, che racconta chi ero e cosa sono stato, racconta delle mie passioni di quando girai il mondo a piedi e andai in Africa poi a Gerusalemme poi la sorte mi spinse per laidi lidi , perduto in un vicolo di Napoli cercando di capire dove fossi finito, mentre il mio cuore batte forte, la sorte mi prende tra le sue braccia e mi culla vicino al mare della mia infanzia . Vivo in un canto ,verso dopo verso si spande nell’aria e vola, vola fino a sera fin quando l’amore non muore nella animo d’ognuno. E vivo di sogni , di amori incompresi , di storie assurde fatte a tegamino in giorni belli e brutti che un di faranno ridere i ben pensanti. Ed alcuni diventeranno matti, strane maschere di se stessi ,grasse e satire in molte storie, in cammino , appreso questo corteo funebre in questo buffo canto carnevalesco.


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