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Una storia di LuigiMaiello

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Novelle artigiane di Vincenzo Moretti

Il romanzo del #lavorobenfatto

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5 minuti

Pubblicato il 03 novembre 2018 in Recensioni

Tags: #lavorobenfatto #novelleartigiane #vincenzomoretti

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"la bellezza non rallegra soltanto il cuore, ma aiuta anche a fare bene le cose".


Vincenzo Moretti

In un mondo in cui si va di corsa, spesso rischiamo di dimenticare quanto possa essere bello abbandonarsi alla scoperta di nuove realtà, di fantasie e di fantasticherie momentanee; ma molto spesso non apprezziamo neanche la bellezza delle cose che abbiamo tutti i giorni davanti agli occhi.


Nelle sue Novelle Artigiane, Vincenzo Moretti ci fa fare un viaggio in una continua alternanza tra mondo onirico e mondo reale, con un registro sereno e allo stesso tempo portatore di visioni e progetti per la comunità.


Nei tre racconti che compongono il libro: L’uomo che aggiustava le cose; Il sogno di Sofia e Le miniature di Luigino sono centrali i principi del lavoro ben fatto, la visione di una comunità basata sulla fiducia e sulla collaborazione reciproca tra le persone; e un’idea positiva dell'uomo e del futuro, concetti molto rari da trovare in persone sempre più arrabbiate e sfiduciate.

“Nel lavoro non ci sono cose facili e non ci sono cose difficili, dipende dal modo in cui le fai, dalla capacità di tenere insieme la testa, le mani e il cuore”.

Proprio questa frase mi è rimasta impressa perché una molto simile l’ho ascoltata pochi giorni fa girando per via dei Tribunali a Napoli:

“Se hai una testa e delle mani puoi fare tutto”, disse quel bottegaio.


Alla base di questo testo però ci sono anche alcuni principi di vita, come l’educazione e il rispetto della parola data:

“Una promessa è un impegno che va rispettato […] definisce la credibilità di una persona, la sua reputazione, sia nella vita privata, che in quella pubblica, per esempio nel lavoro”.

Ma c’è anche il principio che solo la conoscenza può dare davvero la libertà, solo ascoltando opinioni diverse dalla nostre potremo davvero accettare e rispettare le differenze, senza cadere nel bias di conferma per cui tendiamo a sovrastimare le informazioni o gli eventi che confermano le nostre decisioni o convinzioni, piuttosto che rimetterle in discussione.

Un meccanismo in cui cadiamo continuamente (magari senza saperlo) su Facebook e su altri social network.


Così come c’è una presa di posizione contro le semplificazioni e le approssimazioni che ci impediscono una visione d’insieme.

Quel surfare che è sinonimo di navigare, usato però generalmente col significato di un'azione più leggera: insomma, se hai bisogno di cercare informazioni navighi, altrimenti surfi semplicemente, passando da un sito all'altro in una sorta di zapping in rete. Così al concetto di “navigare” che prevede una certa continuità e scorrevolezza, si contrappone l'idea di spizzicare qua e là nella rete, con un andamento meno fluido.


La conoscenza e l’apprendimento sono secondo me centrali nella prima novella: L’uomo che aggiustava le cose.

Il sogno di Sofia invece è una vera e propria favola moderna che ci racconta l’importanza del lavoro ben fatto. Per raccontarlo al meglio la protagonista si trasferisce su un pianeta diverso: dove “tutti erano gentili e nessuno scortese, tutti erano felici e nessuno scontento, tutti trovavano strane le similitudini e nessuno le differenze”.


Questo pianeta si chiama Cip, un nome strano, ma facile da memorizzare, come le storie che ci vengono raccontate: quello di lavoro quotidiano fatto con competenza e passione.

Le giornate su questo pianeta durano 27 ore. Forse da noi tutti si sarebbero lamentati, per gli orari più stancanti, là invece sono contenti perché possono fare più cose, incontrare più persone, stringere più relazioni.

Sul pianeta Cip i poveri sono più ospitali e generosi dei ricchi:

"le persone più hanno e più vogliono avere, più sono ricche e più vedono gli altri come una minaccia”.

Ma questo discorso, secondo me, vale anche da noi. Non bisogna andare fin là.

Ed è proprio questo l’aspetto più interessante: l’autore ci fa fare un viaggio su un altro pianeta, per mostrarci le cose belle che abbiamo tutti i giorni davanti agli occhi.

Le relazioni sono centrali anche nella terza novella: Le miniature di Luigino, che però diventa anche una riflessione sul tempo: quello dell’attesa, della sofferenza e delle emozioni.

Ma anche il tempo delle storie e dei finali che possono variare.


Ci sono relazioni che durano da anni e si riscoprono intorno a una passione e a un obiettivo comune; e quelle nate da poco, ma ugualmente forti, legate da un vincolo di sofferenza.

Il tempo qui può diventare anche quello dell’ultima parola e dell’ultimo saluto.


Leggendo Novelle Artigiane riscopri l’importanze delle relazioni e delle cose semplici; puoi tornare a guardare l’altro nella sua interezza, nelle sue passioni e nella sua sofferenza.

Vincenzo Moretti ci insegna che nel lavoro, nelle relazioni umani, e in ogni altro ambito, conta sempre il modo in cui si fanno le cose.


Ci insegna che: “ciò che va quasi bene, non va bene".

L’autore


Vincenzo Moretti è sociologo, saggista e narratore e lavora presso la Fondazione Giuseppe di Vittorio. Ma è anche l'ideatore del progetto #lavorobenfatto (che segue anche con un blog su Nova): la comunità di migliaia di donne e di uomini di ogni età che ogni anno raccontano il lavoro e il suo valore con le loro letture, storie, canzoni, creazioni.

Vincenzo Moretti racconta l'Italia che dà valore al lavoro, che innova e compete.


Sul suo blog scrive:


"Tra i libri Novelle Artigiane è quello a cui sono più affezionato, perché è l’ultimo della serie e perché segna il passaggio da saggista a narratore, che per diventare scrittore ci vuole ancora un pochino. Tra gli altri libri faccio fatica a scegliere, hanno a che fare tutti con la fatica, con la testa e con il cuore, per ragioni diverse e comunque discutibili segnalo Il coltello e la rete, Bella Napoli e Dizionario del pensiero organizzativo".

Fonte: http://www.pyrosonline.it/
Fonte: http://www.pyrosonline.it/

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