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Una storia di RosannaRobiglio

Una  storia  particolare

Arrivano le  vacanze e con quelle  anche  tanta  voglia  di  libertà e di nuove esperienze

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11 minuti

Pubblicato il 02 novembre 2019 in Storie d’amore

Tags: #giovent #di #esperienze #prime #vita

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Una giornata particolare

Il vento, quando spira, non si preoccupa di ciò che lascia intorno a se. Non glie ne importa niente di agitare il mare, di arrotolare i panni stesi ad asciugare o di scuotere le nubi facendole rincorrere nel cielo in un eterno girotondo.

Anche i dorati campi di grano pitturati di rossi papaveri e azzurri fiordalisi, al suo soffio ondeggiano e le foglie prima di finire calpestate a terra, oscillano scomposte, proprio come fa l’amore che al suo passaggio agita i cuori.

Era ormai primavera e Martina guardandosi allo specchio coi suoi pantaloni nuovi e la maglietta turchese che mettevano in risalto la sua figura, si accorse che nel corso dell’inverno, le sue forme si erano modificate.

Non si era mai piaciuta molto l’anno precedente, si vedeva piuttosto bassa, grassottella e poco notata dai coetanei, così si vestiva in modo da non mettere troppo in risalto quella figura di cui non era per niente entusiasta.

Ora però, con l’arrivo di quella bella stagione, anche lei si sentiva cambiata e col desiderio di rinnovarsi, guidata dai saggi consigli della mamma, finalmente indossò quegli abiti che aveva sognato da tanto tempo.
Così agghindata si presentò davanti allo specchio e con sorpresa notò che qualcosa era davvero avvenuto in lei, un cambiamento che la faceva sembrare persino un’altra persona.

Ormai anche le scuole stavano per terminare e lei, dopo tutto l’impegno dedicato ai libri durante quel lungo anno, soddisfatta dei suoi esiti scolastici, incominciava a sognare aria di libertà.
Ogni tanto con le amiche, passavano al bar a prendere un gelato e fantasticando sulla prossima estate che si annunciava piena di divertimenti, sotto sotto sognavano anche di incontrare l’amore, quello con la A maiuscola, quello tanto decantato nei film e che alcune amiche più grandi stavano già sperimentando.
Prima di uscire però si pettinò i lunghi capelli castani, si diede un velo di rossetto sulle labbra e la matita attorno ai suoi grandi occhi verdi, il tutto senza esagerare e poi via di corsa al solito ritrovo con gli amici di sempre.
Sicura di se, attraversò la piazza dove di solito si radunavano delle anziane signore impossibili da evitare che fingendo di lavorare a maglia o a uncinetto, si dedicavano al pettegolezzo, loro passatempo preferito.

In quel paesino dove si conoscevano tutti, il pettegolezzo quotidiano era proporzionale ai problemi di ognuno. Più le cose per loro andavano a rovescio, più trovavano da ridire sugli altri, un efficace modo per trovare consolazione ai propri dilemmi.

Erano talmente abili che ne avevano per tutti e i loro commenti spesso si soffermavano sull’abbigliamento che secondo loro, o era troppo maschilista, o faceva apparire più vecchie della loro età, oppure rendevano troppo disinvolti e in quel caso condannavano quelle madri eccessivamente permissive che rischiavano di rovinare quelle ragazze ancora in tenera età. Insomma, non gliene andava bene una.

Martina, che fino ad allora quello sperduto paesino rannicchiato in mezzo alla campagna la faceva sentiva sicura e protetta, ora incominciava a starle un po’ stretto.
Per fortuna il prossimo anno avrebbe iniziato a frequentare le superiori e i suoi genitori, avevano programmato di andare a vivere in città. In fondo veniva comodo a tutti, visto che il padre lavorava a bordo delle navi e tra un viaggio e l’altro, a casa si fermava appena pochi giorni sprecando parte di quel tempo fra andate e ritorni e poi c’era già suo fratello in città, studente modello e ospite gradito della zia Maria.

In campagna ci sarebbero venuti per le vacanze e Martina entusiasta, cominciava ad assaporare una nuova vita, da grandi, come le descriveva sempre suo fratello.

Quando coi suoi genitori andava a trovare Alessio in città, si imbatteva in strade piene di gente, vetrine di vestiti, scarpe, borse e tante altre invitanti cose tutte illuminate anche di giorno.
Fino ad allora si era accontentata di quello che le comprava la mamma, ma poi avrebbe potuto scegliere da sola ciò che l’attraeva di più e si vedeva già al centro del mondo.

Martina non si era mai sentita così carina come quel giorno e salutava tutti, segno di educazione come le aveva insegnato la madre, ma anche un metodo simpatico per attirarsi benevole critiche.

“Ma se quelle stesse persone le incontro cento volte al giorno, le devo sempre salutare?” chiedeva alla madre.

“ Si, ogni volta”, rispondeva lei.

“Ok, le saluterò anche duecento volte al giorno, ma sono proprio odiose, stanno sempre a guardare cosa fanno gli altri, non avranno niente di meglio da fare?”. Si lamentava Martina, che per il quieto vivere, di solito la assecondava.

Quel giorno però era diverso, troppo speciale per rovinarlo, anche se non sapeva il perché.

Si stava avviando verso i giardini, solito punto dell’appuntamento con le amiche, quando vide sui gradini della casa di fronte due ragazzi, uno era Gianni che conosceva bene, ma l’altro non l’aveva mai visto.

Era proprio un bel ragazzo, carino da morire, il più bello che avesse mai incontrato.

Passò davanti a loro e cercando di darsi un tono, rispose al saluto di Gianni, ma l’altro le lanciò una occhiata talmente fulminante che le mise il cuore in tumulto fino a farla quasi inciampare.

“Eccolo, l’ho trovato, è lui il ragazzo che aspettavo. Lo sapevo che oggi sarebbe stata una giornata speciale, meno male che mi sono anche vestita bene. Chissà se avrò fatto colpo? Ma certo, oggi non posso passare inosservata! Però adesso che faccio? Torno indietro per passare di nuovo davanti a lui?. Ma no, torno più tardi se no se ne accorgono, sperando però che ci sia ancora dopo, vorrei proprio rivederlo”. Pensava Martina mentre si guardava intorno dimenticando persino le amiche.

Mentre perdeva tempo in attesa di qualche sperata apparizione, all’ombra di una panchina notò delle margherite incorniciate da verdi foglioline che le stavano sorridendo.
Si fermò, ne raccolse una e stringendola tra le mani come fosse il suo portafortuna, si sedette per ascoltare il trillo degli uccelli che volavano di ramo in ramo, mentre un raggio di sole faceva capolino fra le fronde.
Incantata da quel tenero spettacolo fatto di cose semplici che sapevano armonizzare la vita, dimenticò persino l’appuntamento, ma se anche le avesse raggiunte, quel pomeriggio la sua testa ormai si trovava altrove.

Non le era mai successa una cosa simile, pensando a lui, il cuore batteva ancora forte e si domandava se fosse stato quello il colpo di fulmine di cui aveva sentito tanto parlare.

Mentre quei pensieri si affollavano disordinatamente nella sua mente, qualcosa più forte di lei la trascinò sulla via del ritorno, ma non vide più nessuno.

Ora Martina era invasa da una profonda delusione. Le sembrava di aver avuto una visione, forse stava male, forse si era illusa di fare faville e invece.

“Incontrassi almeno Gianni gli chiederei qualcosa di lui, ma poi come la prenderebbe? Capirebbe subito che mi sono presa una bella cotta e in quel caso mi prenderebbe in giro e magari lo andrebbe a spifferare a tutti. No, no, questo è certamente un errore da evitare. Devo riuscire a scoprire qualcosa senza farmene accorgere da nessuno”. Pensò Martina, e combattendo contro quei pensieri, un po’ delusa, si ritrovò sulla via di casa.

Giunta nelle vicinanze, Andreina, la madre di Gianni in compagnia di sua madre, le raccontava che era arrivato da Genova suo nipote Fabio, figlio di sua sorella Maria e, in attesa dell’arrivo dei suoi famigliari, sarebbe stato suo ospite almeno per una settimana.

Martina si fermò di scatto, tornò indietro e si sedette vicino a loro ascoltando le ultime novità.

“Ma vuoi vedere che è proprio lui? Che fortuna, però! Stasera verrà sicuramente al bar, non vorrà mica far compagnia alla zia? No, no, verrà sicuramente al bar con Gianni, ne sono certa!”

Poi, fantasticando su una probabile passeggiata al chiaro di luna per quella serata, salì in casa e si rifugiò nell’osai della sua cameretta.

Anche Fabio, dal canto suo, era rimasto colpito da quella spavalda ragazzina vestita di turchese che secondo lui, salutando solo l’amico, lo aveva praticamente ignorato e domandò a Gianni alcune informazioni sul suo conto scoprendo che era Martina, sorella minore di Alessio, suo compagno di classe.

“Proprio niente male”, pensò, e mentre Gianni programmava una gita in bicicletta, l’amico pensava a quei magnetici occhi verdi, a quei lunghi capelli castani ramati di biondo che avrebbe voluto accarezzare e alle sue morbide labbra che avrebbe voluto baciare.

E così, con la testa tra le nuvole, inforcò la bici e accompagnò il suo amico nelle sue scorribande.

Quella sera Martina, certa che lo avrebbe rivisto, si preparò con più cura del solito e lo trovò davvero al bar, unico centro di ritrovo di quel piccolo paese, che scherzava con un gruppo di ragazzi.

Fingendo indifferenza, si apprestò ad ascoltare i loro discorsi e sentì pronunciare il nome di una certa ‘Roberta’.

“Ma allora non gliene importa proprio nulla di me. E io che illusa sto anche qui a tormentarmi per lui.”

Martina ormai in preda alla confusione, ma attenta a non tradirsi con le sue stesse emozioni, con un moto di stizza, raggiunse le amiche e se ne andò con loro.

Fabio invece che la seguiva con la coda dell’occhio, cercava il momento giusto per avvicinarla, ma lei si allontanò.

Ci pensò un po’ su, poi decise di non perdere l’occasione e appoggiato dai suoi compagni di avventura, decise di fare uno scherzo a quel gruppetto di cinguettanti ragazzine, ma quale? Spaventarle spuntando all'improvviso, nel buio della notte?

La cosa piacque a tutti, e fieri di quella trovata, partirono all'attacco.

Quando le raggiunsero stavano cantavano una canzone di De Andrè, e Fabio, abbandonato lo scherzo, si mise tra fra lei e Tea e, prendendole entrambe sottobraccio, iniziò a cantare con loro.
Il trucco funzionò e il ghiaccio si sciolse senza difficoltà.

Martina tra un tuffo al cuore e l’altro, temette persino che le stesse saltando fuori dal petto. Le era piaciuta molto quell'intraprendenza, e Fabio ormai stava guadagnando sempre più punti nella sua scala dei valori.

Anche lui aveva il cuore in tumulto. Quella ragazza gli piaceva un sacco. La voleva conoscere meglio, voleva stare solo con lei, accompagnarla a casa e soprattutto voleva darle un bel bacio.

Le ore passarono velocissime tra scherzi e risate e quando giunse l’ora stabilita dai genitori per il rientro a casa, la compagnia pian piano si sciolse, ma Fabio sembrava incollato a lei.
“Ti accompagno, se vuoi!”, le disse.

Lei non rispose e cominciò a camminare verso casa fino a quando lui la fermò. La prese per mano e le propose di sedersi sulla panchina un po’ con lui per fare due chiacchiere in compagnia. Martina si sedette un po’ discosta, ma lui si avvicinò, le prese il viso tra le mani e la baciò teneramente sulle labbra.

Lei rimase un po’ interdetta, ma subito si ricordò il nome di quella Roberta sentito pronunciare da lui al bar.

“Chissà che cosa direbbe Roberta se ci vedesse in questo momento!”, disse Martina.
Fabio scoppiò in una fragorosa risata e lei pensando che la prendesse in giro fece per alzarsi, ma lui la trattenne.

“Vuoi sapere chi è Roberta?” le chiese,”Roberta è una bicicletta”, rispose lui senza convincerla, e pensando che continuasse a prenderla in giro, si alzò di nuovo per andarsene.

”Te lo giuro, è la mia bicicletta, chiedilo a Gianni se non mi credi. Me l’ha imprestata lui per non farmi restare a piedi durante questa mia vacanza”.

Stavolta era stato più convincente e lui, visto che ora era più serena, l’attirò a se e la baciò schiudendole dolcemente le labbra.

Col viso in fiamme Martina gli disse:”Credo che sia meglio che me ne vada a dormire, si sta facendo troppo tardi e poi il tuo bacio è un po’ troppo strano.

“ È un bacio alla francese. Ma non hai mai baciato nessuno nella tua vita?”, le domandò.

“Figurati!” rispose Martina cercando di riprendere il controllo della situazione. “ Secondo te, stavo qui ad aspettare che venissi tu da Genova per baciare un ragazzo? Ne ho già baciato più di uno”. “Non credo proprio”, aggiunse Fabio con fare un po’ canzonatorio. Veramente per lei era davvero la prima esperienza e quando si accorse che forse stava esagerando per la seconda volta, cercò di tenere la situazione sotto controllo.“ Ma sono così i baci fra innamorati?” si domandò fra se e se.

“E va bene, non sono mai stata baciata alla francese come dici tu, sei contento?” Ammise tenendogli un po il broncio.
“Si, sono molto contento di essere stato io il primo, perché mi sono davvero innamorato di te”. Le disse, e accarezzandole i capelli. Tentò di riprovare la stessa esperienza, ma lei di rimando:”No, no, grazie, un bacio alla francese è più che sufficiente per stasera”.

Fabio, di fronte a quella reazione, la strinse delicatamente tra le sue braccia e questa volta lei si appoggiò timidamente a lui. Guardandolo negli occhi, notò che il suo sguardo emanava tanta sincerità e Martina capì che anche lei stavolta stava provando le vere emozioni di quel meraviglioso mondo con la “A” maiuscola, il suo primo vero amore, quello che aveva tanto sognato.

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