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Una storia di

Storia di un Gatto e del suo bambino

La notte del maestrale e della Fenice

minuti

Pubblicato il 21 aprile 2021 in Storie d’amore

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Sei sempre stata orgogliosa, ti bastava fiutare indecisione per salire su un gradino e sentirti in dovere di controllare tutto e dirigere la situazione. Mi ricordo bene quella tua smania quando ti accolsi per la prima volta nella mio mondo, dovevi osservare, assaggiare, toccare…


Non ci pensavi proprio che io ero un figlio unico, uno a cui la vita ha regalato tanta solitudine più che vizi e che non permetteva a nessuno di avvicinarsi… ma tu eri speciale, toccavi con la tua frenesia cose che gli altri non avevano mai visto. Emozioni, oggetti, capelli. Adoravo quando mi accarezzavi i capelli.


Vivevo il piacere e la condanna che una persona così speciale come te non aveva motivo per interessarsi davvero ad uno come me, uno che non aveva realizzato molto nella vita ma che cercava di camminare a testa alta con orgoglio.


La mia arma di seduzione era sempre stata il “io ti salverò”, ma con te non aveva effetto perché mi sentii improvvisamente travolto da una marea di onestà, schiettezza, tenerezza, baci. Eri tu che volevi salvare me ed io mi chiedevo “se non posso aiutarla, allora cosa le piace di me?” mi amavi già ed io non ho mai capito il perché.


In breve tempo finimmo col convivere, non fu una scelta ma una naturale conseguenza. Ridevamo della nostra fretta e ci addormentavamo abbracciati nel nostro letto singolo. Ricordo che odiavamo i matrimoniali, dovevamo recuperare il tempo perduto. Ci amavamo.


Però le cose belle non sono fatte per durare ed il tempo presto ci ha presentato il conto. I nostri demoni erano troppo grandi, troppo oscuri, troppo spaventosi e in una relazione così stretta e intensa era impossibile che non emergessero.


Se non fosse stato per la mia paura, se non fosse stato per il tuo orgoglio… si orgoglio, quello che ti doveva far gridare ogni volta “sono indipendente ad ogni costo” ti dimenticasti che ero il tuo compagno. Ed io in quegli anni non sapevo che non era per te quella rabbia.


Finii per andarmene… e lo rimpiango.


Ma la vita è fatta così. Ed io ancora oggi so che se non l’avessi fatto non avrei capito mai tante cose di me ne tu avresti fatto lo stesso. Quanta strada abbiamo fatto da allora? Saremo due psicologi fantastici, probabilmente saremo in grado di aiutare tante persone se ne avremo l’opportunità. Tu di sicuro, sei sempre stata più brava di me.


Forse l’unica domanda che mi faccio è: ne valeva la pena sacrificare la felicità per tutta questa maledetta consapevolezza? È davvero questo che conta nella vita?! Chissà se te lo sei chiesta anche tu.


Immagino che ormai sia troppo tardi…


Dopo 4 anni, su questo sito ne abbiamo scritte di ogni, mia cara Milcham. Ci siamo desiderati tanto, nonostante l’esserci persi di vista, le nostre lettere mascherate da racconti avranno fatto sorridere qualcuno, avranno commosso altri.


Ma la tragedia che abbiamo vissuto è tutta nostra. La tragedia di aver perso qualcosa di tremendamente prezioso anni fa. La vita è una maledetta, perché ti fa regali preziosissimi ma ti fornisce gli strumenti per comprenderli solo con il tempo.


C’ho sperato, l’altra notte. Una parte di me voleva baciarti un’ultima volta… e chiamami sfrontato ma lo so che lo volevi anche tu!


Non è stata una notte di stelle… è stato un doloroso addio. Un lungo addio di due fantasmi, che dopo tanto tempo hanno usato i loro corpi per parlarsi. Corpi che non volevano staccarsi da quell’abbraccio, da quello sguardo, da quell’odore.

Ma che alla fine hanno fatto la cosa giusta.


Addio Milcham,

eravamo solo un bambino ed il suo gatto.


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