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Una storia di Mrhappy

VITA

"Quando si è piccoli difficilmente si tende a ricordare qualcosa, io invece ricordo"

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5 minuti

Pubblicato il 10 ottobre 2018 in Altro

Tags: #vita #infanzia #adolescenza #etadulta #autobiografico

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Ricordo ancora le domeniche pomeriggio. Quando si è piccoli difficilmente si tende a ricordare qualcosa, io invece ricordo. Ogni pomeriggio si andava dai nonni o dai parenti più vecchi, alcune volte alla villa comunale di Napoli a fare una passeggiata. Avevo si e no 8 anni e ricordo poche cose. A fine giornata mia mamma aiutava a lavare me e mio fratello e quando eravamo asciutti toccava a mio padre asciugarci i capelli. Era una cosa piacevole l'asciugacapelli. Il sottofondo era 90° minuto con le azioni salienti della serie A. Mio padre distrattamente seguiva il programma perché non era ancora in serie A il Napoli; era per lo più impegnato ad aggiornare il peso dei pazienti che avevano il controllo il giorno successivo, io non capivo allora... pigiama e a letto. Fine della domenica. Inizia il lunedì e alle elementari era sempre tutto più semplice, i soliti amici, scambi di figurine e si parlava di giochi. Il grembiule sempre perfettamente in ordine, tante le certezze, nessuna preoccupazione. Amavo il venerdì pomeriggio, mia mamma mi portava sempre in giro con la macchina e ascoltavo le canzoni del momento. Tempi sereni. Arrivava il natale e si aspettava la mezzanotte come se fosse un evento raro. I regali: di solito una caserma dei carabinieri o dei soldatini.


Dopo tanti natali inizi a crescere, saluti i vecchi amici ed entri in un nuovo mondo. Ora è tutto più difficile, i maestri sono professori e devi imparare a dare del lei. Stai diventando adolescente, scopri le ragazze, impari a fare a botte per sopravvivere. Nel mio caso vedevo gentaglia di tutti i tipi dai pezzenti risaliti ai figli di puttana morti di fame. Era un inferno, una lotta alla sopravvivenza, sembrava un carcere minorile: sopravviveva il più forte. La doccia la facevi da solo e anche i capelli li asciugavi da solo. 90° minuto lo vedevi e iniziavi a capirci qualcosa, i tuoi genitori erano si partecipi ma di meno. Uscivo sempre per i cazzi miei e le canzoni del momento non erano quelle passate in radio ma quelle che ascoltavo in giro dai più grandi: Eminem, Mondo Marcio, Fabri Fibra. Scoprivi cose di te che non pensavi potessero esistere tipo la masturbazione. Le donne sembravano troppo lontane, erano tutti troppo brutti e loro troppo belle e inarrivabili. Gli scambi di figurine erano diventati scambi di video porno. Arrivava il natale e iniziava a fregartene di meno, per lo più ti interessavano i regali materiali: PlayStation, monopattini elettrici o altre cose tecnologiche per farti figo.


Passano altri natali e tutto cambia. Inizia il liceo. Gli anni più belli, certo come no. Finchè non hai 16 anni hai da fare la tua gavetta, conoscere gente, avere il consenso di tutti. Arrivato al liceo i professori ti incutono timore, è una lotta contro il tempo: la bocciatura, il debito formativo e la condotta che conta. Ma tu non hai tempo per pensare a questo, ti senti invincibile. Hai il tuo gruppo di amici, i migliori per te. Cercate di entrare tra i vari gruppi di vips e ragazzi importanti del giro. Smetti si pensare alla masturbazione, il sesso diventa il tuo pensiero fisso ma sei troppo piccolo. Inizia il triennio e la vecchia guardia lascia nelle nostre mani il comando del liceo. Ci sentiamo importanti, la gente ci nota, le ragazze anche, questa sorta di potere momentaneo ci rende ciechi. Abbiamo dimenticato tutto ciò che eravamo, viviamo di apparenze, non siamo più compatti, miriamo al consenso individuale, la competizione si fa seria, più forte e accesa. Il natale diventa solo una scusa per ubriacarsi, fumare erba e fare nottate con amici. I regali diventano soldi. Addio valori, benvenuta avidità e ribellione. Ormai la macchina la guidi tu, non hai bisogno del giro in auto con tua mamma il venerdì per ascoltare musica; anzi a volte sei tu ad accompagnare lei o portarla in giro. La tua famiglia non sa più nulla di te. Passano gli anni e fai l'esame di stato. Ora sei solo.


Dopo l'estate sei convinto di essere maturo, scegli l'Università. Scelta pessima. Passano 4 anni e vai via, ti rimetti in gioco. Benvenuto nel mondo vero caro bambino che passeggiava nella villa comunale a 8 anni. Adesso hai i tuoi colleghi, passi le giornate dietro un libro, vedi la vita attraverso una vetrata. Il giorno è inesistente ormai, vivi di notte. Passi il tempo a bere birra e studiare, niente più pasto caldo e camera pulita. Sei in fila come i dannati nell'Inferno della mensa: tante anime in fila per un pasto misto. A volte mangi solo altre volte in compagnia. Gli schemi di tuo padre che aggiornava ogni domenica ora li conosci alla perfezione, 90° minuto è il tuo pane quotidiano e il sesso non è più una novità. Crescendo diventi bello o almeno accettabile, se ti va bene vai a letto con due ragazze diverse a settimana, ti svegli la mattina e loro vanno via, come se nulla fosse. Non ci sono più promesse o belle parole, solo sfogo fisiologico. Poi però tra tante ne incontri una che hai voglia che resti con te dopo aver fatto l'amore, anche lei lo vuole. Tutto sembra essere bello, state bene, sei lontano da casa, vivi la tua vita. Sei libero! Dormite insieme, pranzate e cenate insieme. È tutto stupendo. Passeggiate per le vie di una città non vostra ma che vi sembra casa, è il periodo natalizio e ci sono addobbi in ogni angolo della città. Si fa buio, consumi il tuo pasto con dei colleghi, la partita è finita, il Napoli ha pareggiato ma almeno è in serie A (cosa diranno a 90° minuto, cosa dirà mio padre?). Saluti tutti, vai a casa, sei solo ormai. Passi tra la nebbia e rivedi le luci e gli addobbi natalizi. Torni a casa. È il primo anno che non sei a casa durante questo periodo e vorresti tanto che tornasse tutto come prima. Niente soldi, niente apparenze; solo aspettare la mezzanotte che ormai è diventata routine e ricevere la tua caserma dei carabinieri.


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