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Una storia di Stegia18

Questa storia è presente nel magazine Fiabe, favole e racconti

Una risata lo seppellirà

Le avventure di Viaggiatore

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5 minuti

Pubblicato il 14 agosto 2019 in Fiabe

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Nessuno sa come veramente si chiamasse. Girava di città in paese, sempre col suo sacco sulle spalle. Era un uomo di poche parole, che amava più osservare e ascoltare, che parlare. Perciò noi lo chiameremo semplicemente “Viaggiatore”.

Nel corso delle sue peregrinazioni giunse in una ridente cittadina situata in una valle verdeggiante circondata da splendide montagne.

Pagò, con qualche moneta d’oro, un breve soggiorno in una locanda nei pressi di un bellissimo castello. Mentre si trovava a tavola, in attesa del cibo, sentì uno serie di pianti e lamenti da straziare il cuore.

«Oh, non preoccupatevi» gli disse l’oste porgendogli le ordinazioni «è soltanto il nostro ex imperatore Adolfetto che si dispera in previsione della parata di domani, per la festa della repubblica» e, vedendo lo sguardo interrogativo del suo interlocutore aggiunse:

«Dovete sapere che qualche anno fa questa città la governava lui. E ci imponeva sempre nuove tasse per finanziare i suoi folli acquisti. Un giorno decise di organizzare una passerella in cui avrebbe indossato sontuosi abiti, intessuti in una stoffa che aveva il potere di “essere invisibile agli occhi degli incapaci e degli stupidi”. Ma lo stupido era lui, perché sfilò nudo come un neonato. Oh, come ci siamo divertiti quella volta!»

Viaggiatore continuò a guardare l’oste, sempre con quello sguardo pieno di domande. Perciò lui continuò:

«Alla fine ci siamo ribellati e abbiamo proclamato la repubblica. Ora lui vive confinato nel suo castello, perché abbiamo deciso di non contraccambiare, col male, i sacrifici che ci aveva imposto, ma ogni anno festeggiamo la libertà ritrovata, facendogli ripetere quella famosa passeggiata, per la gioia dei nostri bambini e il divertimento di tutta la popolazione».

Il giorno dopo, tra sventolio di bandiere e suono di campane, l’ex imperatore, tutto pieno di vergogna, fece la sua annuale passerella, accompagnato dal suo seguito di dignitari. Sembravano proprio dei rosei maialini in mostra alla fiera del bestiame! Alle urla e agli schiamazzi dei bambini si accompagnò la grande ilarità di tutti gli adulti. Allora Viaggiatore aprì il suo sacco e lo riempì di tutte le risate di quel popolo in festa. Quando fu pieno fino all’orlo, lo chiuse strettamente e se lo pose sulle spalle, certo di aver acquisito un grande tesoro.

Riprese, quindi, il suo cammino tra monti, valli e pianure, alla ricerca di nuove avventure.

Capitò, infine in un paese che sorgeva sul cocuzzolo di una elevata collina. Era circondato da mura merlate interrotte da numerose feritoie; in alto, il cammino di ronda conduceva alle torri di avvistamento, situate agli angoli di quell’esagonale, imponente fortificazione. Non gli ci volle molto a capire di essere giunto in un paese dove si esaltavano la forza e la combattività e decise di adattarsi alla situazione.

«Alt! Chi siete e cosa volete?» gli chiese il comandante della guardia, posta alla vigilanza dell’ingresso in città.

«Sono un soldato in cerca di un arruolamento. Ho sentito dire che il vostro re cerca sempre nuovi militi per il suo esercito…»

«Va bene, potete passare. In fondo alla via troverete l’ufficio dei reclutatori. Parlate con loro per vedere se trovate l’ingaggio. Vi vedo ben piazzato e in forze: non credo avrete problemi. Buona fortuna».

E così Viaggiatore si fermò per qualche tempo in quella città fortificata. Girando per le strade si accorse che tutti gli abitanti erano belli, aitanti e superpalestrati e camminavano impettiti come fossero sempre ad una parata militare. Non c’era nessuno, proprio nessuno, che sembrasse malato o malformato. Non c’era nessuno, proprio nessuno, che sorridesse o sembrasse felice.

Ogni bambino che nasceva veniva portato al cospetto del re perché decidesse se doveva vivere o morire:

«Questo neonato ha gli occhi strabici. Alla rupe! Quest’altro è troppo gracile. Alla rupe! Questo qui, poi, è proprio brutto. Alla rupe anche lui!»

Ogni più piccolo difetto veniva annotato e ne decretava la morte. Quelli che non piacevano al re venivano portati alla torre nord, che si affacciava su una parete scoscesa della collina, e lasciati cadere di sotto, neanche fosse la Rupe Tarpea.

Intanto la prossima guerra si avvicinava, dato che la sete di grandezza del re era inesauribile e innumerevoli le lotte che intraprendeva per la conquista di nuovi territori da annettere al suo regno. Tutti i soldati furono schierati nel campo marzio per essere passati in rassegna prima dell’inizio della battaglia. Il re procedeva impettito, affaticato dal peso delle numerose medaglie che gli ornavano il petto, nessuna delle quali conquistata in battaglia, perché lui la guerra la osservava solo di lontano, al sicuro nel suo castello.

«Cosa tieni in quel sacco soldato?» chiese il re, fermandosi davanti a Viaggiatore

«Una cosa per me di grande valore, sire, un tesoro a cui tengo molto»

«Aprilo, voglio vederlo»

«Non ve lo consiglio, maestà, potrebbe non essere di vostro gradimento»

«Apri il sacco, perbacco. Te lo ordino»

E così il sacco fu aperto e il tesoro di risate si riversò sui soldati fermi sull’attenti. Fu dapprima un risolino che scappò di bocca ad un legionario dell’ultima fila. Poi pian piano l’ilarità si diffuse tra tutti, senza freni. Quei soldati, a lungo repressi, poterono finalmente dare sfogo ad una risata risanatrice che ben presto si diffuse in tutta la città.

«Perché ridete?» urlava il re «Basta, smettetela, infangate l’onore dell’esercito», ma nessuno lo ascoltava. Anzi, guardandolo, ridevano ancora di più, perché, dovete sapere che, quel grande condottiero di una milizia di eroi, era piccolo e magro, alto appena un metro e cinquanta e con le gambe storte.

«Avrebbero dovuto buttare giù lui dalla rupe» dicevano le donne ridendo «è davvero brutto e piccoletto» Ma naturalmente dicevano solo per scherzare, perché adesso che, con una bella risata liberatoria, avevano riacquistato la serenità, non sentivano più nessun desiderio di vendetta.

I bambini, correndo su e giù per le strade, tra frizzi e sghignazzi, cantavano una filastrocca che qualcuno aveva inventato lì per lì.

È piccolo e basso, ma crede davvero

Di essere un valido e forte guerriero

Lui ama soltanto la guerra

E vuol conquistare tutta la terra

È questo il re della nostra città

Ma una risata lo seppellirà

Viaggiatore intanto, che già in precedenza ne aveva intuito l’efficacia, riempì nuovamente, fino all’orlo il suo sacco con le risate della gente felice che lo circondava. Poi lo richiuse, se lo mise sulle spalle e riprese il suo cammino tra monti, valli e pianure, alla ricerca di nuove avventure.

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