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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine TUTT'ALTRE STORIE

Bla, bla, bla … “Fish & Chips”

(..dalla parte delle 'sardine').

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7 minuti

Pubblicato il 22 gennaio 2020 in Giornalismo

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Bla, bla, bla … “Fish & Chips”


A partire dall'editoriale di Marco Damilano sul ‘L’Espresso ‘ in edicola domenica 19 gennaio, che analizza gli scenari che si aprono con le amministrative in Emilia-Romagna di domenica 26 gennaio ...”, nonché dalla strepitosa copertina illustrata da Makkox che mette in evedenza il ‘gonfiore stratosferico’ di una bolla di sapone demagogica che sembra contenere tutto il bene e il male del nostro paese senza possibilità di riscatto, veniamo a conoscenza di un popolo emergente, denominato ‘sardine’ che non viene né dalla Luna e neppure da Marte. Che siano quei ‘figli delle stelle’ un tempo acclamato e poi dimenticato? Forse. Ma è davvero così? A me non sembra e devo ricredermi, avendo io stesso ceduto all’idea di abbandonare il paese, assisto basito al risveglio di quella frangia di ‘giovani’ che già Michele Serra nel suo libro omonimo aveva etichettato come “Gli sdraiati”, e che oggi riempiono le piazze sotto l’egida ‘politica ancora non proprio politicizzata’ di voler cambiare questa nostra società reietta, questo “mondo dove i vecchi lavorano e i giovani dormono” e che fino a ieri non sembravano interessati non dico alla politica, ma neppure al semplice rapporto con gli ‘altri’.


Quegli altri che non sono rappresentati dai genitori, esclusi a prescindere, ma neppure dai componenti di qualsiasi alta frangia antropica. Preoccupati (?) solo di ‘studiare’, si fa per dire, ad oltranza anche fin dopo i 30 anni compiuti; di partecipare ai ‘rave’ in qualunque posto si tengano da qui all’estremità del mondo conosciuto. Conosciuto? E sì, perché per loro il mondo non sembra, o almeno finora non sembrava, sia suddiviso in continenti, in stati, in regioni geografiche, quanto in Zone periferiche e/o border-line ecc. più o meno limitrofe, tutte da scoprire e soprattutto da ‘vivere’. Di fatto i luoghi della loro ‘movida’ notturna si sono spostati dai centri delle città, piccole o grandi che siano, alle aree sub-metropolitane dove s’incontrano, si riconoscono, si auto-compiacciono, si scambiano idee possibiliste di riforma ‘etica’ di questa nostra società malata chiusa in se stessa per “liberarla – dicono – dal razzismo, dall’odio, dalla demagogia”.


Ma se l’intenzione vi sembra sbagliata potete anche non dare seguito a questa lettura che in presieguo cerca di dare un volto (o più d’uno) al progetto ‘sardine’ in atto, non limitato solo al nostro paese, bensì ad un vero e proprio ‘movimento’ internazionale il cui intento è nei fatti quello di ‘sbancare’ il potere politico. Pre-costituito, pre-confezionato, pre-elargito (si sa già a e con chi spartirlo), erroneamente pre-figurato sotto l’egida di una ‘democrazia’ che fa acqua da tutte le parti, perché male applicata o del tutto ignorata dai partiti che la compongono e che ‘in primis’ dovrebbero salvaguardarla, beh diciamo pure che hanno ragione loro. Ma come chi? Quanti compongono le cosiddette ‘sardine’. Ma cerchiamo di sapere: Chi sono? Dove trovarli? Che cosa vogliono? Di certo non li troviamo al Supermercato (che contestano come istituzione), così come nei centri di aggregazione politica che sbandierano vessilli d’appartenenza; come neppure ai vertici delle Università e dei Licei che pur non autorizzati riducono a ‘meeting carbonari’.

Copertina del libro - Feltrinelli Editore
Copertina del libro - Feltrinelli Editore

Sicuramente non li troviamo più, dopo il ‘risveglio’ dallo sballo notturno, tra i più restii a sollevarsi dalla posizione di ‘sdraiati’ nel letto fino a mezzogiorno, che neppure cercano una qualche attività di studio e/o di lavoro da svolgere. Così come, se tutto ciò risultasse vero, ben poco rimane da scoprire su: Chi sono? Indubbiamente svegliare un paese chiuso in se stesso da tempo immemore non è cosa facile, ma poiché assistiamo a un ‘risveglio’ improvviso a un senso etico dello stare insieme, ben venga qualsiasi cosa a smuovere le acque in un verso o nell’altro, sperando in un fare oggettivo, che si ritrovi quel senso dello ‘stato’ che accomuna le genti tutte, e ri-sollevi le coscienze verso una umanità più equa, più solidale, meno conflittuale e soprattutto propensa a dar luogo a una sopravvivenza ecosostenibile ed ecodistribuita, a salvaguardia del patrimonio naturale che abbiamo in custodia e che dobbiamo in ogni modo salvaguardare. Se è questo il ‘cuore pulsante’ delle sardine allora uniamoci al branco e torniamo a nuotare in questo ‘mare magnum’ che tutti ci contiene con rinnovato spirito risorgimentale, torniamo a scrivere sui libri della nostra storia-patria pagine di accoglienza, di benevolenza e soprattutto di ‘pace’ che abbiamo fin qui onorato con abnegazione.


E se, prendendo spunto dall'editoriale di Marco Damilano apparso sul ‘L’Espresso’, riconoscessimo il vero ‘cuore pulsante’ delle ‘sardine’ allora dovremmo abiurare tutto quanto da noi fatto fin qui al seguito delle alternanze politiche, sia nella comune convinzione d’essere tutti nel giusto, e fare ‘mea culpa’, anche nel caso ciò sia avenuto nella buona fede di ognuno. Ma quanti di noi lo erano o lo sono stati? Quanti di noi oggi ancora lo sono se i dati quanto le informazioni in nostro possesso dicono che alcune categorie economiche e industriali che prolificano sul territorio si servono di metodi a dir poco di ‘sfruttamento’ della manodopera nel lavoro e si servono di ‘espedienti’ per eludere il fisco (e gli riesce benissimo)? Quanti sono (siamo) quelli che inoltre si servono di ‘falsificazioni’ d’ogni genere per raggirare la giustizia, ciò significa che siamo ancora immersi in pieno ‘medioevo’ giuridico e legale che esula dal diritto legislativo sancito dalla Costituzione e legittimato dalla Suprema Corte di Giustizia.


Appurato il fatto che “la legge non è uguale per tutti”, è notizia di questi giorni che mai lo è stato e mai lo sarà, dobbiamo ancora una volta avvalorare l’operato delle ‘sardine’ che, pur muovendosi sull’onda che agita le acque nel mare della politica nostrana, tendono a una sorta di ‘pulizia’ tendenziale, quindi non virtuale dei social, (dal quel cosmico mondo cui noi pensiamo derivino), e che scendono in piazza mettendoci la faccia. E sono i ‘nostri figli’, quegli stessi cui noi, con le nostre scelte approssimative e/o di comodo, abbiamo negato tutto, pur dicendo che usufruiscono di alcuni diritti, come quello, ad esempio, ‘allo studio’ e che invece devono pagarsi con moneta sonante, perché non si è assicurato loro un purché minimo salario di sostentamento. Non sono forse lavoratori a tempo pieno che addirittura la Sanità nazionale riconosce come fattore di stress non indifferente?


Ma questa è solo una delle punte di un iceberg che affiora delle problematiche di cui nessuno si è mai occupato. Un’altra è riferita alle ragazze/donne che inoltre allo studio che solo perché vogliono raggiungere uno meta conoscituvo-culturale si vedono costrette a lavorare sia fuori casa (talvolta fuori sede), sia in famiglia, senza che venga loro riconosciuto alcunché, ancor meno da quei Servizi Sociali istituiti al precipuo scopo di agevolarne la vita. È fuor di dubbio che sempre maggiore è il numero che scelgano poi di svolgere attività che solitamente competono all’uomo, e/o fanno scelte competitive come, ad esempio, trovare rifugio nelle ‘armi’, in alcuni sports, in lavori pesanti, talvolta rinunciando ad usufruire di mestieri d’altra natura perché meno retributivi, al seguito di un’economia che si evolve oltre la salvaguardia fisica delle forze lavoro utili e/o necessario alla società e alla salute comunitaria.

Copertina del libro - Feltrinelli Editore
Copertina del libro - Feltrinelli Editore

Ma andiamo oltre. Che cosa vogliono le ‘sardine’? Non certo chiedono di essere messe in scatola da questo o quel partito politico che ne ridurrebbe la portata etico-moraleggiante solo per coprire la propria inettitudine. Neppure finire in padella tipo ‘fish&chips’ oleose da servirsi fuori dei drive-inn solo per poi darsi in pasto a quanti discriminano e poi rivendicano uno status-sociale di proprietàè e/o potestà sopranazionale. Per ora, abbiamo sentito, si limitano più a non chiedere che a pronunciarsi (e fanno benissimo), lasciando così che le forze politiche in campo finiscano per dilaniarsi l’una contro l’altra, traendosi dallo scontro in corso, col fare a-politica ma restando sui fatti (per niente buoni) concernenti una presa di posizione strategica. Chiunque abbia letto il libro di Sun Tzu “L’arte della guerra” di certo converrebbe con le ‘sardine’ nel valutare quanto detto: “Se non puoi abbattere il nemico, fallo ré”; così come con la scelta confuciana di “Raccogli le tue cose, vai sulla riva del fiume, siediti e aspetta che il cadavere del nemico ti passi davanti”.


Per quanto è ancora il libro di Michele Serra a suggerire alle ‘sardine’ (quei giovani che ) una possibile apertura dal continuare ad astenersi dal venire allo scoperto esponendosi in prima persona e mettersi a disposizione di un impegno socio-politico-comunitario (quale esso sia), prenderndo in mano la loro stessa vita e provare a scrivere la storia: “So che non ti piace camminare, ma guarda che è solo un pregiudizio. Camminare è una guarigione. Un’esperienza di salvezza”.


Il futuro appartiene a loro, ed io che scrivo, definitivamente liberato dall’odio, dal razzismo e dalla demagogia, mi sento schierato dalla loro parte.


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