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Una storia di Rosco115

Questa storia è presente nel magazine Brevi storie brevissime

Fatti incresciosi avvenuti nel paese natio di Gianni Morandi

Cose che succedono

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5 minuti

Pubblicato il 24 ottobre 2018 in Humor

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Uno splendido esemplare di mucca frisona dal peso approssimativo di 700 chili, in un pomeriggio assolato d'agosto stava brucando l'erba delle valli bolognesi, a 1400 metri d'altezza. Senza nessun preavviso l'animale senti' una fitta al cuore. in un lampo vide tutta la sua vita passargli davanti agli occhi, compresi i momenti felici trascorsi nella fattoria in compagnia del toro Alfredo, quindi spiro', accasciandosi al suolo.

essendo il luogo del decesso in pendenza, la mucca prese a scivolare verso il fondovalle.
il proprietario della mucca, il pastore Beppe, non si avvide immediatamente del dramma in corso inquanto intento a mandare messaggini erotici col telefonino a Teresa, una amica di sua moglie Pina, con cui intratteneva una relazione clandestina da sette anni. Teresa era una donna che durante gli amplessi in preda all'eccitazione cantava grandi successi degli anni sessanta, con una predilizione per il repertorio di Gianni Morandi, cosa che il pastore Beppe apprezzava tantissimo, essendo un appassionato di musica.
sua moglie Pinuccia invece non aveva nessuna predisposizione al canto, e durante gli sporadici episodi di sesso col marito spesso russava, oppure lavorava a maglia babbucce invernali per i nipotini.
L'erbivoro, nel frattempo, dopo un centinaio di metri di slittamento laterale aveva preso a ruzzolare con grande energia, col suo campanaccio che batteva furiosamente, accompagnando il movimento sincronizzato delle zampe che mulinavano in aria , sparivano, mulinavano, sparivano, mulinavano e sparivano sempre piu rapidamente, raggiungendo una velocita' ragguardevole non solo per una mucca, ma persino per un giaguaro.
Dopo aver divelto un muro di contenimento senza nessuno sforzo, la mucca si immise sulla stradina che portava al paese di Monghidoro, acquisendo ancora piu slancio.
Poco piu in basso il signor Gino guidava tranquillamente la sua Ape Piaggio, attrezzata per la vendita itinerante di abbigliamento da uomo. Era particolarmente soddisfatto perche aveva appena venduto una dozzina di camicie di flanella a quadrettoni alla Pinuccia, roba che giaceva dentro una scatola di banane oramai da mesi, e in più ci era scappata una bella mezz'ora di sesso come piaceva a lui, con la Pinuccia che si faceva prendere a scudisciate nel sedere sdraiata su un covone di fieno.
Era una vera bomba erotica quella donna, e in piu non cantava, cosa che invece sua moglie Teresa faceva continuamente.
Il signor Gino odiava la musica leggera, e in particolare odiava Gianni Morandi.
Da bambino, infatti, Gino aveva avuto come compagno di banco proprio il celebre cantante che con le sue enormi mani gli molava continuamente dei violenti coppini, facendogli sbattere la fronte contro il banco.
Il signor Gino era preso da questi pensieri quando senti' alle sue spalle un frastuono assordante. Dallo specchietto retrovisore vide piombargli addosso un enorme massa informe tentacolare munita di campanaccio. Preso dal terrore il signor Gino schiaccio il piede sull' acceleratore. L'Ape Piaggio schizzò in avanti impennandosi, col pover uomo che aggrappato al manubrio urlava a squarciagola mentre la mucca rotolante si avvicinava pericolosamente al mezzo. Sentendosi prossimo alla prematura scomparsa, il signor Gino chiese la grazia al patrono di Monghidoro, Santa Maria Assunta.
La mucca rotolante stava per travolgere il mezzo, quando un dosso non opportunamente segnalato la fece decollare, superando l' Ape Piaggio in volo. Nel momento del sorpasso il signor Gino, alzando gli occhi al cielo, vide chiaramente la testa della mucca ruotare di 180 gradi, puntare gli occhi vitrei sui suoi, aprire la bocca e pronunciare questa frase:
Gino, pentiti.

Caso vuole che su quel tratto di strada fosse installato un autovelox. La foto che immortala il magico istante e' visionabile presso la sede della Polizia Municipale di Monghidoro, in via Matteotti 1.

Dopo aver sorvolato l'Ape Piaggio la mucca piombò sull'asfalto, rimbalzando come una palla da tennis per una decina di volte, sfondò un guardarail e riprese a rotolare a grande velocità verso il fondovalle.
Nella sua terrificante corsa la mucca incrociò il Dottor Ignazio, un uomo rispettabile con l'unico vizio della piromania. Teneva tra le mani una bottiglia colma di liquido infiammabile, ed era quasi pronto a lanciarla tra gli arbusti rinsecchiti quando fu investito in pieno dall'erbivoro, riportando varie contusioni, guaribili in una trentina di giorni, salvo complicazioni.
Il liquido si versò sull'animale, che prese fuoco immediatamente.
A monghidoro era in corso la festa padronale dedicata a Santa Maria Assunta, con tutte le vie della città addobbate a festa, e colme di bancarelle e visitatori in trepida attesa dell'ospite che sarebbe salito sul palco della piazza.
Il pastore Alfredo non si era accorto della scomparsa della mucca, e continuava beato a scambiarsi messaggini con la signora Teresa.
Il signor Gino era fermo al lato della strada, con le mani strette al volante in uno stato di trascentendenza mistica, dove stava tenendo un intenso colloquio con Santa Maria Assunta, che gli stava consigliando vivamente di finirla col sesso estremo, di dedicarsi alla moglie, di sforzarsi di aprezzare la musica leggera e di smetterla di odiare Gianni Morandi.
La signora Teresa mentre rispondeva svogliatamente ai messaggini, vagava tra le bancarelle alla ricerca di memorabilia degli anni 60

La signora Pinuccia invece si stava spalmando una crema idratante Nivea sulle natiche, arrossate a causa delle violente scudisciate.

Gianni Morandi, solo nella sala comunale, si stava schiarendo la gola. Tra pochi minuti sarebbe arrivato il Sindaco, il Dottor Ignazio, che lo avrebbe accompagnato sul palco della Piazza di Monghidoro, suo paese natio, e dopo avergli consegnato le chiavi della città, lo avrebbe inivitato a cantare alcuni dei suoi successi. Osservò il paese dalla finestra e pensò agli anni dell'infanzia trascorsi tra quelle vie. Ricordò il suo compagno di banco, Gino, a cui mollava sempre dei violenti coppini. Arrossì di vergogna al pensiero. Se lo avesse visto sotto il panco gli avrebbe chiesto scusa. La verità era che Gianni Morandi odiava quel paese. C'era qualche cosa di maligno che si nascondeva sotto quell'atmosfera bucolica e pacifica, qualche cosa che gli faceva paura.
Il suo orecchio allenato alla musica fu allertato da uno strano suono.Era distante, ma si stava avvicinando rapidamente. Alzò lo sguardo verso la strada che portava al paese e la vide: un enorme palla avvolta dalle fiamme che a grande velocità puntava verso il centro della città. Una visione terribile, demoniaca. Gianni Morandi fece il gesto di aprire la finestra e avvertire la popolazione del pericolo, ma si rese conto che non avrebbe fatto in tempo, tutto era oramai inevitabile, quindi scrollò le spalle, si mise comodo, e si preparò ad assistere allo spettacolo.



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