scrivi

Una storia di ClaudiaNeri

Con le peggiori intenzioni - un quadro quasi perfetto

La mia non-recensione ad Alessandro Piperno

296 visualizzazioni

5 minuti

Pubblicato il 04 gennaio 2020 in Recensioni

Tags: #letteratura #piperno #italiana #contemporanea #roma

0

Con le peggiori intenzioni è stato il mio ultimo libro del 2019 e il saluto al 2020, del quale ho letto prima le pagine e poi le recensioni e in effetti non mi aspettavo di trovare a riguardo pareri così discordanti né tanto meno che fosse diventato un caso letterario così discusso.


Ma di cosa stiamo parlando?

Il libro narra la storia di una ricca famiglia borghese romana ebrea, dagli anni ’60 fino ai giorni nostri. L’io narrante, che si confonde con lo scrittore stesso, è il protagonista della storia, Daniel Sonnino. La trama gira intorno a un evento della sua adolescenza che però dovremo aspettare le ultime pagine del libro per conoscere e che quasi si dimentica travolti dal turbine di storie incredibili di nonni, zii, amici e altri bizzarri personaggi.


I temi del romanzo sono senza dubbio l’invidia (in una società che venera il denaro), l’inconsapevolezza (adolescenziale ma anche adulta) e un apotropaico (come Piperno sottolinea) rifiuto della verità, il tutto condito da un sentimento controverso nei confronti dell’ebraismo, talvolta etichettato come onore, talvolta ingiuriato come condanna culturale e sociale.

[...]Per la ragione più antica del mondo: furbizia, sostenuta dal desiderio di esistere: valorizzare il poco che la vita ti offre. Estremizzarlo. Renderlo appetibile agli altri, a costo dell’inganno inflitto a se stessi.


La storia del protagonista, la trama nuda e cruda in sé non possiede niente di particolare, lo straordinario si trova nel carattere dei personaggi messi in scena dallo scrittore, figli di un’epoca prospera e piena di lusso, lussuria e una macabra ossessione per l’io.

Copertina del libro edito da Mondadori
Copertina del libro edito da Mondadori

La bravura di Piperno nella descrizione dei diversi coprotagonisti permette al lettore di figurarsi ognuno di loro come una persona realmente conosciuta, come l’amico dello zio di quel lontano parente di cui proverbialmente si ricordano le avventure la domenica a pranzo. I dettagli e le minuziosità della loro quotidianità rendono unici e indimenticabili i membri di questa tragicommedia, tuttavia la familiarità si interrompe quando il lettore (o almeno io) si ritrova incapace a identificarsi con loro, a condividerne le paure, le ansie, le gioie.

Chi possiede il mondo in tasca sa che in fondo esso non smette mai di essere illuminato. E alla fine aggiungeva, con un pizzico di divertita vanagloria “Diciamo che sono come Carlo V: sul mio regno non tramonta mai il sole”. […] Era ogni giorno più schiavo delle sue abitudini, viziato dalla solitudine, completamente asservito a folli cerimoniali che chi non l’avesse conosciuto avrebbe detto apotropaici.

L'autore Alessandro Piperno
L'autore Alessandro Piperno

Il protagonista, ebreo e non troppo fiero di esserlo, racconta la storia di fallimenti e di cadute, mettendo a nudo, con un linguaggio ironico e pomposo, le debolezze e le fatiche inutili degli personaggi (ma anche di se stesso), ridicolizzando le pretese e le ascese sociali, l’apparire che supera l’essere, in un’idea mai troppo chiara di dignità.


Persino Daniel Sonnino è un’idea che non chiaramente si definisce, con il suo feticismo per i collant e la sua perversione più volte dimostrata che però non troverà mai sfogo nell'amore della sua vita, la (nemmeno tanto) bella Gaia. Daniel si mimetizza nelle storie degli altri, raccontando a pezzi la sua che talvolta si perde, non dandoci la possibilità di inserirci in un continuum emozionale unico; se dovessi descriverlo con due aggettivi lo definirei intelligente e patetico.


Il linguaggio adottato da Piperno alterna periodi ipotattici ricchi di figure a frasi brevi e semplici che di solito esprimono una sentenza finale del protagonista. La lettura è piacevole e trasporta il lettore in un traballante su e giù, profondità e superficie, interno ed esterno nella struttura narrativa che si disloca dal centro costantemente mirando all'ultimo (sempre tragicomico) evento che Daniel anticipa già dalle prime pagine.

Forse avevo bisogno della mia congrua razione di attesa. La dose giusta. Niente d’esagerato. Forse ciò che distingueva la casa di allora da quella di oggi era semplicemente l’attesa: togli a una cosa l’attesa e perderai il suo solo tesoro. Nulla ha valore senza attesa. L’attesa è Dio. Non esiste altro Dio al di là dell’attesa. L’attesa spiega tutto: perché andiamo avanti. Perché non anneghiamo. Perché ci lasciamo sedurre da ciò che di per sé non è seducente. L’attesa è l’unica passione della mia vita.

Il romanzo mi è piaciuto, l’ho trovato pittoresco e piacevole, accattivante rispetto allo standard italiano contemporaneo. Consigliatissimo se non avete mai letto Piperno ma anche se lo avete già fatto. A prescindere da se riesca a coinvolgervi o no, a mio parere vale la pena immergersi in questa esperienza letteraria colorata e nella vita della famiglia Sonnino.


Nota stonata?

Nella concentricità della storia il narratore conclude ironicamente il romanzo con un richiamo alla sua perversione giovanile, strettamente legata alla scoperta della sua sessualità: i collant di Gaia che non è mai riuscito ad ottenere. Trovo questa peculiarità di Daniel non utile alla sua identificazione e scollegata dal resto della sua personalità.
Inoltre non mi ha particolarmente colpito il collegamento tra il Daniel presente, piuttosto penoso, e gli altri personaggi ancora vivi di cui lui parla, né come sono stati descritti gli eventi che li collegano, secondo me troppo superficiali.


Le mie citazioni preferite

Solo ora che mi guarda fisso negli occhi con l’intensità di chi ha tante cose da dire capisco che non ha niente da dirmi.


Era un esperimento di morte in miniatura. Non avevo ancora piena la consapevolezza di quanto fossi infelice, va bene. Più che altro ne avevo una percezione embrionale. Tale visione bastava a serrarmi lo stomaco. Ero certo che non avrei mai più potuto mangiare alcunché. Almeno non attraverso quella bocca, quell'esofago, quello stomaco che sembravano come atrofizzati, come se appartenessero a un altro che non ero io.


Avevi bisogno di giorni per riprendermi. Avevo bisogno di perdermi nella nostalgia. Era questa la ricetta per tornare a vivere nella normalità. Era sempre stata questa.


E a cosa serve agitare le mani o parlare a voce alta per guadagnare la scena se a lui basta un sorriso per rapire gli sguardi da te solo temporaneamente attratti? La gente (soprattutto intorno ai sedici anni) mostra una naturale indulgenza per la bellezza e una cronica irritazione per lo sforzo intellettuale.


Una delle poche cose che ho imparato nella vita è che la gente trova i pretesti più disparati e insulsi per vergognarsi: colpe inventate, presunte, che vengono follemente trasfigurate da chi se le sente addosso come un morbo fatale.

Claudia Neri


Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×