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Una storia di MarcoCasagrande

Settembre

Il clima sta cambiando...

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2 minuti

Pubblicato il 09 settembre 2018 in Humor

Tags: #settembre #caldo #lavoro

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"Che caldo, qui!"

Macky si asciugò la fronte con l'avambraccio.

"A chi lo dici!" Gemette Lara, la cui maglietta con il logo dell'autoscuola era chiazzata, qua e là, di sudore.

Appena Macky fu uscito e i soldi sistemati in cassa, Lara si rivolse a Miriam, la collega alla sua destra: "Perfino lui, che è senegalese, ha caldo".

"Grazie al cazzo," sibilò Miriam, senza troppi peli sulla lingua. "Ci saranno quaranta gradi, qui dentro".

In effetti, un sole settembrino ancora indomito e gagliardo spazzava spietatamente l'ampia vetrata della "Premiata Autoscuola Dal Monte - Dal 1976", investendo in pieno il banco presidiato dalle due ragazze.

"Non si può accendere il condizionatore? Così facciamo schifo anche ai clienti".

"L'ho chiesto a Tino," rispose Miriam, riferendosi all'anziano titolare.

"E che ha detto?"

"Che non si accende il condizionatore in settembre".

"Razza di tirchio... quant'è che abbiamo fatturato, quest'anno?"

"Lasciamo perdere... per fortuna, fra poco dovrebbe arrivare Ivana... vediamo se può dirgli lei qualcosa..."

Ivana era la figlia del titolare: aveva, pertanto, la prerogativa di alzare la voce. Eccola appunto arrivare, a bordo di una delle Classe A rosso fiammante, distintivo dell'autoscuola. L'aria condizionata, si sa, non può tutto, quando l'auto è parcheggiata al sole. Così, Ivana scese dalla macchina già sudata, solo per essere investita dal caldo amplificato dall'asfalto e poi entrare in un ufficio simile a una fornace.

"Ma siete impazzite?" Sbottò, con voce stridula, facendosi aria con il plico di pratiche dell'ACI che teneva in mano. "Perché non accendete l'aria condizionata?"

"Tuo padre non vuole".

"Ah, sì? Lui accende il ventilatore, però!"

A testa bassa, Ivana si lanciò contro il fortilizio del padre. Si trattava di un minuscolo sgabuzzino a uso promiscuo di ufficio, con una minuscola TV in bianco e nero collegata alle telecamere a circuito chiuso. Il signor Tino si sistemava lì di prima mattina, dopo aver aperto. Con un occhio sorvegliava lo schermo, con l'altro faceva complicate operazioni su una vecchia calcolatrice a nastro. Non usciva mai, nemmeno per andare in bagno. Lo stanzino non era climatizzato, ma munito di un rumoroso ventilatore a colonna, il cui ronzio non era sfuggito a Ivana.

La donna spalancò la porta dell'ufficio paterno e tese la mano: "Papà? Dammi il telecomando del condizionatore".

"Per far cosa?"

"Per accendere il condizionatore. Ci sono quaranta gradi".

"È settembre".

"E quindi?"
"Non si accende il condizionatore in settembre".

"E chi l'ha detto?"

"C'è un'ordinanza del Comune".

"Stronzate. Dammi il telecomando".

"Ho già smontato le pile".

"Le rimonto io".

Di malavoglia, borbottando, il signor Tino consegnò un telecomando e due batterie stilo.

"Una volta," fece notare, "non esisteva nemmeno, l'aria condizionata".

"Nemmeno i ventilatori," rispose distrattamente Ivana, intenda a ricomporre l'arnese.


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