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Una storia di DomenicoDeFerraro

UN CANTO LIBERO

SLINGUAZZO LIRICO

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6 minuti

Pubblicato il 14 settembre 2019 in Poesia

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UN CANTO LIBERO


SLINGUAZZO LIRICO





Un canto libero nasce dal corpo delle canzoni ascoltate lungo il viaggio nel tempo dell' euforia di un dire fallace sotto la falce della luna che saluta l'estate. Nel lento scorrere d'immagini in giochi di luce, nella dolce favola che dona la pace .

Un soffio di parole , smorzate dal canto.

Noi andammo in armi a guadare il fiume dei morti, decisi del da farsi dopo la battaglia , sparsi erano i corpi inermi sulla terra ferita. S’acqueta l'estate in me che mi ha condotto su colle silenzioso con il mio passato, le mie strambe storie affumicate , dipinte di nero , dipinte in fretta nello scorrere della sorte che arcigna lancia mille accuse. Riso smorzato nella gioia, nell' udire i canti degli dei nel vento di settembre. Sommai i mie passi come un giovane eroe arrivai lungo le coste d’Africa in lidi sconosciuti andai di corsa fino ai templi di pietra lavica , navigai sulle navi veloce dei greci , incontro alla mia sorte nella guerra turbato dal canto dell' upupa.

I corvi banchettavano nei prati tra le ossa dei dispersi tra il grano maturo nell' ora propizia verso l’inizio dell' autunno percorsi nella mia memoria lo slancio creativo, vidi la papera folle, il chierico pappagallo sul trespolo che comandava l’ armata dei morti.

Vorrei essere con te nel pensiero veloce

Non guardarmi sotto occhio ho paura di cadere da basso.

Lavo le mani nella vasca da bagno ,vengo subito

Quest'area ricorda le battaglia d’Annibale

Misera , orribile fine, sono turbato dal tuo bel seno

Vorrei abbracciarti prenderti in piedi sotto l’albero della vita.

Ti aprirò le porte del paradiso

Facciamoci un giro sulla giostra di Archimede

Godo nel canto del corvo

E solo una brutta impressione

Questo viaggio mi ammorba

Fatti una ragione sono figlia di Venere no di Bacco

Oh mio dio ho lasciato le mutande appese a quel ramo

Forza corri indietro, non perdere tempo

La mia nudità è la mia idea del vero

Sono qui aspetto in silenzio ogni cosa si compia


Un miope specchio di pene , riflette con il tempo che passa questa esistenza bruciata dal sogno dell' estate. Un folle viaggio ci ha resi fratelli e sorelle in riva ad una spiaggia desolata , con un salvagente sul mare in tempesta oltre quel limite giungemmo in vari discorsi a Gerusalemme.

In un vissuto bislacco che canta la sua filastrocca nell'ora dei morti dolce cocco con un cane che ti coccola e ti canta il suo amore per una zoccola nel calore dell’estate fuggiasco tra i rami degli ulivi il seme della speme di una leggenda figlia della storia, figlia di una sposa bambina.


Mi dici ti amo poi mi prendi con forza su un bel prato mi giri ,mi volti , mi turbi

Sono tua ad un buon prezzo eccoti uomo ti ho riportato le mutande

Ed io maturo in silenzio come fossi uva nella vigna

Ricordo il tuo viso

Sono Minosse figlio del Re di Cipro

Oh Minosse perché vuoi saziarti con le mie carni

Il mare mi turba ed il ricordo affonda dentro di me la sua spada

Sei tu preso dall' ira ?

Io non so cosa mi succede , vorrei uscire da questo delirio

Caro non muovere le lancette del tempo

Io scorro con l’ora sincera , navigo a ritroso sul fiume stigie

Vieni nella mia alcova

Nel vento io guizzo

Non fare il resto di niente

Ho un bel paio di mutande

Non importa scende la sera


E come essa la storia ritorna inerme nella sua apologia di reato si somma all’ inpensabile , tradisce la morte e per tutta la terra s’ode il rimpianto di ciò che fummo in questa estate africana ad un passo da Betlemme .

Noi vestiti come arabi briganti in preda al furore di Dionisio oh padre dona la pace al mio compagno di viaggio allontanalo dall' inganno ingiusto del re di Corinto.

Questa luce non ci sarà da guida a noi figli illustri di molte avventure, tra marini flutti saremo pronti ad affrontare i mostri del mare , le gorgone e i draghi ciclopi ci attendiamo nel sereno viale del mite autunno .

Ti chiamo più tardi

Fai finta di nulla

Mi raccomando comprati un indumento decente

Mia cara sono una persona sincera

Lo so non vorrei farti passare per matto

Provo il vile inganno, la sorte mi brucia dentro

Sono solo canzonette

Delle belle barzellette

Sul letto di ottone

Perdinci come vorrei cavalcare contro il nemico

Mi chiami stasera

Non preoccuparti bocciolo di rosa ti faccio la posta

Ti aspetto

Sono intrepida attesa, sono un fucarazzo non m’incazzo perché amo sputazzare nel mazzo di fiori.

Mio eroe

Mia adorata

Le ninfe son stanche inseguite dai fauni vanno verso le cime dei colli ombrosi tra i boschi giulivi , verso il cielo della Sicilia nel ciclo delle stagioni la terra trema sotto il peso papale.


II


Ed il treno corre veloce , porta tanti camici bianchi, porta i malati i ciechi ed i sordi i poveri muti , porta il santo padre , bianco vestito tra le nuvole del cielo di ritorno dal cuore dell’africa verso l’ anima di un amore venduto per pochi sesterzi . Dopo essere stato tra milioni di bianchi sorrisi dipinti su facce scure come la sera che scende. In questo cuore cosi antico ho dimenticato di pregare sotto la croce di legno, nascosta tra i rami di un albero vecchio, quando il mondo, un mondo di plastica che si flette nel verbo, scivola tra le dite dell’aurora in ore allegre, nella danza dei minimi nella ratta impresa delle sirene e sibille uscite dal libro delle fiabe.

Le gru rigano lente il cielo volano in coppia si perdono nei nostri ricordi e tutti possono dire d’amare un padre vestito di bianco tra milioni d’anime nere , verdi, gialle come la sabbia bagnata dal mare , rossa come il coraggio dei migranti . Io in fretta raggiungo questo giardino mentre ascolto il mondo parlare di pace.


Sono io che rubo il sogno del ragno

Sei tu che spingi il treno ?

Arriveremo a Roma in tempo non si preoccupi

Sono felice d’essere nero

Bello essere come loro

Sono qui tra gli angeli , mi beo con voi alla sua destra desto nel canto

Come vorrei essere quello che non sono

Un bicchiere d’acqua

Ragionare cosi non vale

Ha ragione l’anima annega nei ricordi

L’invidia rode ma io resisto , era tutti neri non c’era un bianco che piangesse

Mi commuove ascoltare la voce degli ultimi

Ho tanto voluto essere come loro

Se avrei avuto un carretto pieno di mele l’avrei vendute tutte

Per pochi spiccioli

I sogni sono piccoli

I miei amici son tutti morti


E il primo tuono rotola tra le nuvole s’ode il frastuono del treno sulle rotaie che corre lontano nell’eco portato dal vento nel tempo passato. I più arditi gridano di andare avanti , oltre questo mondo, tutti sperano di arrivare dove siamo partiti , dove sedemmo ad ammirare lo spettacolo

tra la luna ed il cielo stellare, nel bel sogno del fanciullo di Euripide cullato da una donna grassa , chiara come l’acqua della fonte . Ora la pioggia scende copiosa , bagna i nostri vestimenti i nostri visi silvani, le mani ed i piedi , tutto quello che abbiamo visto e bagnato dalle lacrime del cielo. Siamo felici , infine in tanti mentre cantiamo alleluia sotto la pioggia , benedetti dalla mano di una figura bianca , lontana, minuscola, veloce come il pensiero che cambia il vivere , un rivolo di sangue raffermo sulla faccia di quell’uomo in croce. Siamo noi che cantiamo l’amore , siamo noi l’amore , non chiamateci eretici, ne virgulti fioriti di botto , non siamo bestie da soma, ma uomini al par degli uomini , aldilà di ogni colore ,figli di unico creatore.


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