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Una storia di BeppeGVida

L’amore prima necessità dell’anima

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10 minuti

Pubblicato il 19 novembre 2019 in Storie d’amore

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Parigi: collezione Autunno/Inverno 2019/2020

Quando un cuore è in fibrillazione, la percezione del tempo che passa, e apparentemente la sensazione di ansia, preludio di sofferenza… si cerca la causa… prima il pianto, poi il dolore poi lo sfinimento, infine la mancanza d’individuazione: la mancanza d’amore da donare.

L’amore, comunque essa sia, può essere invocato, non come sedativo momentaneo, ma che ci predisponga per seguire “dove ti porta il cuore - per il titolo copyright Susanna Tamaro - sete di donare a qualcuno il proprio amore.


Il treno Bologna Parigi delle 11.03 arriverà a destinazione alle ore 22,07. Si tratta di un viaggio dove si possono fare tante cose. Sbrigare le proprie cose come in ufficio, scrivere, progettare; cucire, far di maglia, leggere, telefonare, pranzare e cenare, insomma con fantasia passare il tempo come un momento in cui si può lasciare le tensioni giornaliere da parte riprenderle quando queste chiameranno, solo quando sarà necessario.


Alle ore 13, vado nel vagone ristorante dove avevo prenotato. Imi trovo seduto accanto ad una cordiale e bella signora, dall’apparente età prossima alla mia. Senza sicumera, mi presento chiedo se ha qualche contrarietà ch’io mi sieda al suo tavolo, la risposta è stata nessuna.

Il ristorante era completo, questo mi ha impedito di richiamare il responsabile dell’arbitrio.

Lo farò alla prima occasione, senza troppa severità.

Il pranzo, viene servito in contemporaneo tempo ad entrambi. Ci scambiamo un cordiale buon appetito. Dopo il primo, il secondo piatto che viene servito, per la signora uova asparagi con trifola, nell’aria antistante il nostro tavolo un profumo irrora l’area che ci ospita.


Senza attitudine mi scappa l’occhio sulla lotta che la signora sta ingaggiando con l’apertura dei cracker avvolti nella confezione protettiva di cellulosa trasparente, mentre il cibo si sta raffreddando…Presa dalla disperazione prende la forchette e cerca di ottenere l’apertura della confezione e accedere al suo contenuto… Io lascio che la lotta continui anche perché cercavo di capire il tipo di persona e qualcosa, di lei, che mi indicasse della sua personalità. Vidi che ha rinunciato all’accesso ai cracker e con l’aiuto del cucchiaio cercava alla meglio di assorbire quanto era nel suo piatto.

Un commento mi esce spontaneo. Dopo tanti anni ora è semplice aprire un pacchetto di cracker, grazie allo scienziato (che come ruolo era operaio) che ha eccepito il modo per facilitarne l’apertura, in modo permanente. Era un emiliano, la sua idea, immediatamente diffusa fu promosso, direttore generale.


Finito il pranzo le proposi un cognac e commentammo come non sia credibile per economia non mettere un sistema meno imbarazzante per rendere opportuna l’apertura ai cracker… Nel frattempo ci siamo presentati: Guido della Rocambola, Lei Marisa Iotti… Iotti mi venne in mente l’onorevole Nilde Iotti presidente della Camera dei Deputati e compagna di Palmiro Togliatti. Lei disse che è un cognome molto diffuso nella località ove risiedeva. Mi chiese di che settore appartenevo, risposi architetto, di rimando disse, ah io ho frequentato Brera, l’accademia di belle arti di Milano, ho finito con l’accademia di belle arti di Bologna. Io, in che dipartimento, lei, scenografia.


Capimmo che qualcosa in comune l’avevamo. Lei era ed è di una bellezza seduttiva senza pari. Io, di me, non so più…

Mi sono convinto che ci saremmo rivisti non so a cosa dovevo questa certezza che ancora non avevamo elementi su cui appoggiare certezze… Con ciò non dico “abbiamo passato il

Rubicone, il dado è tratto” però, in cuor mio, il seme romantico è stato piantato… Se germoglierà lo saprò presto. Marisa Iotti s’è ritirata nella suo scompartimento ed io mi sono intrattenuto ancora un poco per poi ritirarmi a mia volta.


Mi sono recato nel pomeriggio verso le 17,30 nella carrozza che funge da bar per prendermi una tisana al finocchio. Mi sono intrattenuto per una mezzora ma non l’ho vista apparire. Sono rientrato nel mio scompartimento non prima di chiedere, al responsabile del servizio ristorazione, se nella lista dei viaggiatori c’era la ressa come per pranzo. Verificò non c’era differenza.

Mi prenotai senza chiedere la preferenza di posto. Alle otto in punto mi presento nella carrozza ristorante, al tavolo, ove avevo consumato il pranzo, c’era un biglietto con scritto prenotato. Io non potevo sapere se la prenotazione fosse per una persona conoscente della signora Marisa Iotti o altri, tant’è che passai salutai con elegante cortesia e, mentre stavo continuando a camminare, mi venne incontro il responsabile del servizio e mi invita a sedere dov’ero a pranzo.

Buona sera signora Iotti, lei mi fa un gran sorriso e rivolgendosi a me, mi dice, lei come sta. Cominciamo a parlare, interrompendo solo per l’ordinazione, poi riprendemmo.

Lei andava a Parigi, per aggiornare il suo sapere sull’uso degli ultimi ritrovati della produzione di macchine laser, di nuova generazione, per il trattamento scientifico dell’epidermide, si sarebbe intrattenuta per cinque giorni. Avrebbe alloggiato al Plaza Atenee in Avenue Montagne, io, per soli due giorni a casa di Massimo Gargia mia amico e mio P.R. a Parigi.


Ci scambiamo i numeri di telefono e ci promettiamo di incontrarci l’indomani per la prima colazione in mattinata all’Hotel Regina Louvre.

Il congedo è stato molto sobrio e ci siamo lasciati, col consenso di lei, che l’avrei chiamata per incontrarla. La sua risposta è stata non conosco come si programmerà la giornata, lei mi chiami vedrò.

Io avevo a disposizione circa 60 ore, forse meno, del mio terzo giorno comprese le due notti. Sarei ripartito dall’aeroporto di Orly sul volo Parigi Bologna delle 08,50. Volevo, senza forzature, rivederla.


La chiamai e mi rispose che potevamo stare a pranzo a condizione di essere poco prima delle ore 15,30 in Place Vendome.

Concordai dove l’avrei portata, fu d’accordo. E in poco meno di mezzora eravamo al tavolo da Regina Louvre.

Pranzammo in un’atmosfera confacente ai sognatori… Le proposi, di andare insieme alle sfilate di moda - perché Massimo mi aveva procurato due inviti alle sfilate autunno – Inverno 2019 2020, per l’indomani. Ella rimase colpita positivamente, la tempestività che la introduceva nel vortice delle febbrili sfilate della moda francese. Non parlò, i suoi occhi brillavano e dicevano …Poi disse vedo se è possibile disertare per l’intera giornata di domani. Mi chiami stasera dopo cena.


Marisa era elegantissima io non da meno. Per me non si girava nessuna, per lei uomini e donne la guardavano ammirate. Lei era naturale, e qui, ho cominciato a capire che ne era consapevole di attirare l’attenzione su di se, pur comportandosi senza far roteare a sua volta i suoi begli occhi chiari.


Durante il pranzo, e maggiormente dopo, mi ha parlato dello sviluppo del suo lavoro che teneva aggiornato. Programmando e investendo i profitti in macchinari sofisticati, sempre all’avanguardia. La cura della pelle in particolare con laser e con attenzione ai prodotti di cosmesi che prossimamente entreranno nel mercato italiano. Lì sta ora testando data l’alta qualità, pensa di investire con sicurezza nell’esito di questa nuova iniziativa. Ha un nome…?

Chiedo…Si, la griffe Mister Luna by Perla Line.

Non ha fatto parola sulla sua vita privata, nemmeno l’ho fatto io, della mia… Devo dire che mi ha toccato le corde del cuore, è così attraente e al tempo stesso semplice come anche io credo di essere.

Abbiamo manifestato sobriamente una simpatia reciproca, ci siamo lasciati con la promessa che al suo rientro in Italia ci saremmo rivisti.


All’indomani dalla mia partenza per l’Italia, ripresa la mia attività, non mi riusciva facile non pensare a lei, a Marisa.

Alla sera, come un adolescente, è stato irresistibile chiamarla Parigi, dal telefono nessuna voce, nessuna risposta.

Guido s’è chiesto, rimproverandosi, che poteva aspettarselo in quanto già la sua personalità lo faceva supporre. Ogni sollecitazione avrebbe lavorato a suo danno, e se era vera questa ipotesi, il gesto di chiamarla le risulterà inopportuno e avrà commesso un’ingenuità.


Nei giorni seguenti, piano piano, si è distratto per non pensare a lei, andò dal giornalaio e acquistò12 pubblicazioni di Paperino, di topolino, dei cruciverba… Ha disertato i classici latini, Shakespeare, Italo Svevo e altre sue letture d preferenza, per entrare nel mondo dei piccoli, che forse, era più confacente per lenire la crisi d’amore che stavo attraversando.


Marisa è arrivata a casa dopo il suo viaggio di lavoro soddisfatta e gaia. Chiama Guido. Il quale trasognato, al solo sentire la sua voce da rock, prorompe con una estemporanea gioia.

Marisa trattiene lo stimolo dall’essere espansivo, come aveva in animo di manifestare, comunque mette lo a suo agio. Conversano amabilmente per un breve tempo, quando Marisa lo invita a pranzo.


L’invito di Marisa lo coglie di sorpresa. L’’euforia del momento copre le sue facoltà mnemoniche, domani, già a metà mattinata avrebbe dovuto accompagnare Vico Magistretti con l’incarico di illustrargli quella parte di città. L’ordine professionale degli architetti, dell’Emilia Romagna glielo aveva richiesto. L’ospite era l’architetto Vico Magistretti.

Terminata la telefonata con Marisa, nell’immediato, ancora non gli sovviene dell’impegno professionale. Dell’episodio se ne accorge solo nel tardo pomeriggio. E’ talmente preso dal garbuglio che pensa a un collega e amico per farsi sostituire. Lo chiede a Ferdinando Forlay. L’architetto Ferdinando Forlay è stimato dall’organo, nelle alte cariche, già quando venne a Bologna Le Corbusier fu Ferdiando Forlay ad accompagnarlo nei vari luoghi che intendeva visitare, compresa la chiesa di Michelucci che è stata edificata accanto all’autostrada dopo Firenze. Non farà differenza si autoconvince Guido.


Ricorda un aneddoto che risaputo da pochi intimi che il maestro si espresse malamente nei confronti dell’autore dell’opera. In sintesi - senza rivelare nulla se non il citabile – Essendo il progetto di Michelucci “voler simulare una grande tenda per i pellegrini di passaggio” ha avuto bisogno in corso d’opera di essere rafforzata da un sostegno mancante nel progetto. Da qui una citazione non commendevole.

Se nonché l’architetto Nando Forlay, motivando le cause, gli nega la sua disponibilità. Per

Guido sembra proprio che gli siano precluse altre vie.

Sembra che le letture di Paperino e Topolino, abbiano avuto influenza dannosa, ricorda il poco riguardoso epiteto di Le Corbuasier nei confronti di Michelucci e non ricorda di avere già un impegno all’indomani…? Paperino e Topolino vincenti sull’etica di Guido…? Non è ammissibile…


Ha poche ore per decidere cosa fare, come trovare un soluzione rispettabile. Comincia a pensare con la logica dell’uomo intelligente. Fa strada l’idea di dire a Marisa che domani ha un impegno che al momento dell’invito, pur non ignorandolo, l’aveva scordato. Detto fatto.

Marisa per nulla sorpresa gli propone, tre giorni più tardi, incontrarsi a Firenze in una trattoria

Ch’è situata alla fine, percorrendo Ponte Vecchio proveniente dalla Loggia che ospita il Mercurio, di Benvenuto Ciellini, che ha tre gradini a scendere. Marisa dice a Guido prenoto per le 13 Giovedì…


Rassicurato che non c’è stato danno, nel frangente che vi ho descritto, pian piano Guido, riprende a sperare.

Con l’invito a pranzo di Marisa, a Firenze, Guido comincia ad essere prudente. Tre giorni sono bastati per rinsavire e trovare un Guido brillante, ottimista, padrone della sua personalità, pronto a dare battaglia per la conquista dell’ambita preda.

Arriva a Firenze trova subito il luogo dell’incontro indicatogli da Marisa Scende i gradini e non la vede. Il locale è piccolo, lievemente odora di aglio fa pensare ai fagioli all’uccelletto. Chiede ai veloci camerieri se c’era una prenotazione a nome di Marisa Iotti Linder…Non l’abbiamo vista oggi.

Marisa da dietro le spalle di Guido pronuncia: eccomi. Vi saprò dire, come cronista, come sarà il seguito…


Autore Beppe G. Vida

Novembre 2019



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