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Una storia di DomenicoDeFerraro

DUE PICCOLE ALI

FIABA IN BLUES

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7 minuti

Pubblicato il 01 marzo 2021 in Fiabe

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DUE PICCOLE ALI


FIABA IN BLUES



Sono nato in un canto antico in un tempo trascorso infido e senza pregiudizi e mentre apro le mie piccole ali in volo nel cielo , l’infinito s’apre davanti a me , funesto con tanti occhi che mi guardano nell’oscurità dell’essere . Sento d’essere una molecola di carbonio, un essere eliocentrico che interagisce con la scienza con quel piccolo uomo che corre in bicicletta verso casa . Volo sul suo capo con tutte le mie forze, vado cerco di capire dove mai andrà. Dopo tante avventure trascorse, passando attraverso periferie oscure in questo tempo che divora se stesso , attraverso una terribile malattia un morbo che s’ingrassa e fa sprofondare ogni giorno che passa l’umanità in un baratro di paure ancestrali. Sfuggo a cacciatori e malvagi animali nascosti nei boschi , cerco di scappare dalla sorte crudele che divora la mia gioia di vivere , una vita appesa ad un desiderio di rinascita che cresce con il vento con il frutto di questo piacere, con la felicità di volare di andare, trasportati dal vento , verso qualcosa d’ indefinito che non ha forma , non ha sostanza. Tanti insidie mi circondano ed io piccolo volatile provo a cantare la mia ode , libero per il cielo .


Ho perso il bene dell’amore , la morale , mi hanno legato ad un mondo di parole , dada riunite nell’insieme dell’essere , dello scrivere nel sognare per rime . Ho perduto il mio sogno andando verso questo orizzonte . E muovo le mie ali e vorrei capire quando tutto questo avrà fine, quando il mondo degli uomini prenderà la sorte per la cavezza quando la pazzia farò danzare la speranza in giorni migliori. Quando tutto , questo finirà ogni dolore ed ogni disgraziato di questa città , ancora in giro a quest’ora della sera, precipiterà nella notte fonda . Quando io diventerò libero nel nome dell’amore . Quando questo mondo cadrà io cantero la mia canzone che s’ udirà come un libro parlante , si udirà per le strade di questo mondo deforme , su queste acque ed in tanti , tutti in fila attraverseremo questo mare di liquami , insieme al vecchio Gigi ed Andrea alla signorina rosina che ha sempre un diavolo per capello. Quando questo cuore donerò , io sarò morto per poi rinasce libero da ogni male .



Strana la vita come ella si prenda gioco di me e di noi , di come ella ci conduca fuori da ogni schema , da quella aporia e sincera illusione che cavalca il drago della lussuria , nella stupefacente illusione che si possa essere dei celesti divini inviati , pronti a scucire le vesti della conoscenza . Come è strano afferrare il concetto del volare , come del cantare . Forse la mia testolina è troppo piccola per capire come il mondo vada a braccetto con la morte , tenga per i coglioni la vita. Come è strano cadere, rialzarsi, lasciarsi andare nel vento del mattino , oltre ogni amore che consuma l’animo, consuma la frenesia dei versi , spenga ogni luce accecante dentro i cunicoli della sapienza , che non mostra compassione che ti lusinga, ti guida in questo inferno fatto di vari ragionamenti . E la morte la migliore compagna . E il viaggio , mi trasporta oltre quello che vedo e credo.




Il piacere del volare libero per i cieli del cantare beato in cerca d’un riparo dove accoccolarsi e lisciarsi le piume mi rende felice . Mangio

briciole di pane sparso lungo una strada asfaltata , dove corrono bolidi , passano pedoni , si fermano spettatori e viandanti ,falchi pellegrini spinti dalla fame. Strade dove dimorano uomini senza alcuna dignità . Volare tra montagne di rifiuti , dove vivono strane e orribile creature . Un viaggio nella città dei grandi grattacieli per un piccolo uccellino quale io sono in cerca d’un luogo sicuro è una odissea , un viaggio dantesco , un volare contro ogni evento ed ogni possibile illusione che ci possa essere un giorno per me una salvezza dall’ignominia di questa società umana. Figlia del peccato del perverso bacio del succhiare e sputare lo sperma , del mettere e togliere dall’essere e dall’avere la sua forma orgiastica e spregiudicata. Incontrare qualcuno con cui dividere le poche briciole trovate . Invidio chi vive in gabbia a volte , sarei contento se verrei acciuffato , anch’io e messo li in una bella gabbia dorata a cantare questa vita misera , questa vita da canarino insoddisfatto da cantero che saltella tra un asticella e l’altra canticchiando un sonetto una frottola , uno strambotto , una villotta . Tutto è discendere , attraverso un nome , tutto il comprendere l’incredibile slancio della creazione che non ha pregiudizi ne misure certe per capire che la vita è una gabbia dorata.



A rendere vero tutto ciò è la controparte che m’ascolta quando io canto o piango . Potrei divenire con il passare del tempo un attrazione nazionale rendere felici tanti uomini o donne, bambini vecchini arzilli anziani ai limiti della loro esperienza terrena . Pronti a divenire angeli o dannati o dei bravi diavoli. Chi ascolta le mie melodie il vibrare dell’ugola mia , si trasforma in una brava persona , si trasforma in un modello di cittadino , s’innamora poi spinto dalla passione , viaggia conosce un bel pezzo di ragazza , tutta calda che poi sposa e fa tanti figli. Una canto è una delirio, una storia senza fine che si ripete nel tempo di una canzone.


Vorrei vincere il concorso d’ ornitologia a Reggio Emilia . Poiché l’ontologia mi è sempre piaciuta come argomento , logico che persegue un suo dialogo personale . Quanta bellezza potrei dare ,rendere allegri i bimbi e anziani. Far sparire ogni tristezza ma il sol pensiero di non poter più spiegare l’ali nel vento , abbandonarmi alle brezze del vento , incontrare nuovi compagni di viaggio in volo , conoscere nuove terre, mi fa sprofondare in un baratro di malinconie Cosi vago ramingo per queste terre oscure tra fumi velenosi , esalati da discariche dal corpo villoso e vivente , strisciante , sguazzante che muove la coda pericolosamente ,un mostro terribile vive laggiù tra quelle montagne di rifiuti che mina il mondo e la natura .


Volare per non morire , per essere quello che sono , non una preda un sogno che attraverso le pieghe del tempo che conduce all’amore al bene a quella forza che provo nel volare via. Intanto quel mostro odioso fatto di immondizia di liquami, di bocche fameliche che si aprono senza denti , minacciosi nell’oscurità di un momento che tragicamente potrebbe divorare ogni essere ed ogni pensiero felice . Questo fiume di melma , scivola verso il mare , viaggia, immagina coinvolge, genera la sorte di un esistenza che implora una vita migliore.





Guai a scendere in volo posarsi su quell’ammasso di rifiuti sarebbe la morte tra atroce pene . Ma io passo , volo libero nel vento e questo veleno che avanza ogni giorno distruggendo ogni cosa fa nascere in me una nuova forza , un volermi ribellare all’atroce destino alla sorte crudele che ha prima saziato i corpi degli uomini e poi li ha uccisi con ciò che loro ritenevano utile.



Questa mia malinconia , mi fa cantare di più , m’abbandono in un lungo soave canto ed ogni cosa si tramuta in ciò che penso ed immagino in quella donna e in quel letto in quel talamo ove amo e canto la mia vita. Cosi le montagne di rifiuti diventano colline verdeggianti dove corrono allegri i bimbi i gas di scarico dell’auto dolci zefiri primaverili. Le fabbriche oscure e grigie che mettono solo paura a vederle luoghi di pace e ricreazione , luoghi ove convivono

Animali ed uomini. Cosi m’abbandono ad un dolce dire per rime , un magnifico canto , una melodia miracolosa che rende ogni cosa bella e mentre canto io divento sempre più debole e faccio fatica a volare . Vorrei voltarmi indietro vedere Il mondo cambiato , rivedere così come era un tempo la terra , senza centrali nucleari ,macchine , fabbriche, strade , ferrovie , Metropoli fatte di acciaio e cemento.

Così mi poso sul ramo d’un albero , spoglio ed esausto mi riposo Chiudo gli occhi e continuo a sognare a sperare continuo a vivere una nuova vita ad immaginarie un nuovo amore ed una nuova bellezza , ma la morte giunge in un baleno, m’afferra tra le sue mani e sento trafiggermi il petto , bruciare le ossa e le penne . Un colpo sordo risuona nell’aria esploso da un improvvisato cacciatore impiegato alle poste in compagnia d’un cane dagli occhi strabici ed io cosi cado nel vuoto e vengo afferrato a volo dal cane dallo sguardo strabico che mi stringe tra i denti sbavando mi porta dal suo padrone scodinzolando la coda , si , io muoio, ma il mio sogno continua a vivere nel canto forse attraverso questo insolito racconto .




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