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Una storia di Intertwine

Questa storia è presente nel magazine La mia Grecia, tra versi e riflessioni

Intervista a Katzanzakis: l'autore del mese di gennaio

Il nostro premio all'autore con più seguito su Intertwine nel mese scorso

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6 minuti

Pubblicato il 21 febbraio 2019 in Giornalismo

Tags: #autoredelmese #intervista #premio

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Katzanzakis è tra gli scrittori più attivi della nostra community, tanto da vincere la classifica degli autori più seguiti nel mese di gennaio.


Come premio, cercheremo di conoscerlo meglio, al di là del lato prettamente autoriale.

La sua storia “Ho un pregiudizio” è la storia con il punteggio più alto nel mese scorso.

A gennaio è stato l'autore del mese e non abbiamo perso l'occasione di fargli una serie di domande.


Ciao Katzanzakis, prima di tutto complimenti! Sei uno scrittore molto attivo all’interno della community. Nella tua biografia su Intertwine ti descrivi così:
Poeta, viaggiatore, ha scelto di vivere in Bretagna”.

Raccontaci qualcosa al riguardo.

In una auto-presentazione su altro Sito ho scritto: "Non mi sovviene stagione della mia vita priva di poesia. Letta, declamata, scritta, vissuta, la poesia mi accompagna da sempre, con le sue lusinghe e le sue suggestioni. Ma anche con le regole inflessibili, le frustrazioni e la sofferenza che attengono alla condizione umana..."
Naturalmente mi riconosco in questa descrizione: ho pubblicato il mio primo libro di poesie “Prigioniero dell'alba” nel 1981, per i tipi della Forum Quinta Generazione di Forlì (la raccolta era arrivata seconda all'Albisola Giovani e finalista al Città di Milano nel 1979).

Sono seguiti altri nove libri di poesie, auto-pubblicati, fino all'ultimo “Che poi...” scritto nel 2018. E dunque Poeta, si, con tutto l'impegno e la fatica emozionale che la cosa comporta, rispetto per il peso della parola in primis e consapevolezza di come non ci si possa improvvisare poeti, a meno che non si opti per un intimismo fine a se stesso. E viaggiatore, anche se certo non all'altezza di un Chatwin o del meraviglioso Fermor di “Mani”, autori che hanno fatto coincidere la propria vita con il viaggio e in tempi eroici, in cui i collegamenti non erano così facili e comodi; ma comunque sempre interessato a cogliere nei luoghi visitati le emozioni e le suggestioni regalateci dal loro passato, dalle tradizioni e dalla voce di chi, da sempre, li abita. E dopo numerosi viaggi in Bretagna, con tutta la sua poesia di brume e maree, ho deciso, con mia moglie, di sceglierla come tappa, forse ultima, del mio cammino. Senza molti rimpianti, a dire il vero, per l'Italia, il cui imbarbarimento appare, e lo dico con dolore, sempre più senza ritorno.

Nelle tue storie e poesie molto spesso racconti la Grecia e le sue bellezze. Ci spieghi il tuo legame con questa terra? Qual è la tua maggiore fonte di ispirazione?

Vado in Grecia da quarant'anni, credo di aver saltato soltanto un anno per causa di forza maggiore. E non è solo questione del Mito, che lì è nato e che da sempre ci ricorda, spesso dolorosamente per certe miserie dell'oggi, da dove veniamo. Il fatto è che certe atmosfere sospese, certi attimi di perfezione, specie nell'ora che inclina alla sera, riesco a provarle solo con gli occhi adagiati su di un tramonto greco sul mare. Da qui la scelta dello pseudonimo “Katzanzakis” (in cui ho variato solo, per rispetto del poeta ed autore di “Zorba il greco” la posizione della “T”), autore la cui epigrafe, sulla sua tomba in Creta “Non temo nulla, non desidero nulla, sono libero” mi accompagna da sempre, su una maglietta ormai stinta dall'uso, in tutti i miei viaggi greci. E non a caso nel mio primo libro di poesia, prima citato, si parla dell'ultima notte di Ettore prima dello scontro con Achille e nel mio penultimo, Ubris, si passa nell'accampamento opposto per indagare su una della figure più neglette dalla storia e dalla letteratura, quella di Aiace Telamonio.

Tra le tante storie e poesie pubblicate qui su Intertwine qual è la tua preferita? E perché?

Tralascio le poesie, tutte hanno avuto e continuano ad avere un significato particolare per come sono nate e per le voci che mi riportano, talora affievolite altre non contaminate dal tempo. E dunque, con riferimento ai racconti, nutro ancora una volta una parzialità nei confronti di quelli ambientati in Grecia: “L'icona” in primis e “L'ultimo viaggio” poi, un po' come l'alfa e l'omega dei miei incontri con la vita e con la necessità del viaggio.


Passiamo al lato pratico della scrittura. A cosa non puoi rinunciare mentre scrivi? E qual è il momento della giornata in cui preferisci scrivere?

Non so rinunciare a rileggere, più volte, cercare di “asciugare” le parole per restituire loro quella essenzialità cui troppo spesso si rinuncia per l'impulso a comunicare qualsiasi cosa, senza preoccuparsi se meriti di essere condivisa e/o dell'irrilevanza del banale. E forse è la paura del silenzio e del suo peso che troppo spesso ci spaventa, invece di stimolarci. E dunque il mio momento preferito per la scrittura è l'alba, quando ancora tutto sembra irrisolto e prodigo di potenzialità.

c'è un'emozione particolare nello scoprire per la prima volta una luce particolare


Al di là della scrittura, hai altre passioni? Che progetti porti avanti? Raccontaci un po’ di te per farti conoscere dalla Community.

La lettura, non so immaginarmi senza una scorta adeguata di libri da leggere, e i viaggi, come già ricordato: c'è un'emozione particolare nello scoprire per la prima volta una luce particolare, dei suoni, dei profumi, un sottofondo di voci lontane che parlano di un altrove dove si consumano altre esistenze, altre emozioni. E naturalmente poi riviverle nella memoria. E scriverne, a volte. Progetti? Come ho avuto modo di scrivere, quello più importante è di continuare a coltivare i sogni perché sono persuaso che è tra il sogno e il suo appagamento che noi viviamo.

Da bravo scrittore scommettiamo che sei anche un lettore appassionato. Quali sono i tuoi scrittori e i tuoi generi preferiti? Qual è l’ultimo libro che hai letto?

Dati per scontati i grandi classici greci e Dante, non si può prescindere da Dostoevskij, da leggere e ri-leggere a volontà, Hölderlin per la poesia e, naturalmente, Marquez, il geniale Herbert del Ciclo di Dune e una manciata di Francesi d'antan, a cominciare dal Balzac di “Illusioni perdute” per continuare con Stendhal, A. Dumas, Rimbaud, Proust e Celine. Tra gli italiani ho un debole per il Calvino del “Sentiero dei nidi di ragno” e per il Buzzati del “Deserto dei tartari”, che ho letto una decina di volte.

Mi piace citare gli ultimi tre libri che ho letto: l'affascinante romanzo storico “Il simbolo” di Damiano Leone, l'irresistibile “La banda dei pensionati” di Alessandra Scagliola e l'intenso libro di poesie “Il mare dentro” di Vladimiro Forlese. Autori, questi, meno noti e trascurati dalla “grande editoria”, che tuttavia ormai sembra privilegiare i nomi più che le opere, in un vortice di auto-referenzialismo che mortifica la buona letteratura. Che forse riuscirà a sopravvivere proprio grazie a pochi editori coraggiosi ed a molti autori ricchi di talento che riescono, grazie al Web, a far conoscere le proprie opere. E tra questi, per concludere, non posso fare a meno di citare un'autrice scoperta proprio sulla Vostra piattaforma: Veronica de Gregorio, i cui racconti hanno un'intensità ed una originalità di tratto davvero rara, specie se non si teme di confrontarsi con emozioni forti, esposte senza compiacimento e con grande onestà d'intenti.


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