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Una storia di MirianaKuntz

Questa storia è presente nel magazine Spunti di scrittura: #unastoriaunacanzone

La ballata dell'amore cieco

#Unastoriaunacanzone

239 visualizzazioni

8 minuti

Pubblicato il 20 novembre 2018 in Storie d’amore

Tags: #amore #canzoni #deandr #morte #vanit

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Madeleine era seduta al solito posto, un salottino foderato di rosso, in mezzo ad un mucchio di persone che davano l’impressione di essere in un bordello. Lei giocava con diversi uomini, ma non dava mai l’idea di fare sul serio con uno di loro. Molte delle ragazze della sua cerchia un po’ per sopravvivere e un po’ per piacere si concedevano in cambio di -piccoli regali fruscianti- Ma lei non lo preferiva, in verità nessuno sapeva come facesse a mantenere quel tenore di vita così alto standosene seduta gran parte del giorno a fumare il sigaro e a ripassarsi la cipria. Proprio quel suo essere distante dalla realtà che la circondava le faceva guadagnare molti ammiratori, e questo sembrava farla impazzire di gioia, seppur non lo mostrasse agli altri. Tra tutti gli uomini innamorati di lei, c’è n’era uno però, che spiccava per la sua grande intensità. Jacob era un uomo onesto e pulito. Se dovessimo sommare il numero delle sue amate non supererebbe la cifra di due. Nonostante avesse ormai trent’anni non aveva mai indirizzato le sue attenzioni su donne a caso, per compiere la direzione del destino e del tempo, che tutti intraprendono. Se n’era stato così, appeso ai suoi libri e ai suoi inverni. Non adorava il casino, le bugie, né le donnacce. Per lui Madeleine era una dea, non una donna a pagamento né una semplice distrazione per le bruttezze in bella vista per la tetra Parigi.
Madeleine era il suo sogno più grande, e la sua sofferenza maggiore. Chiunque in paese conosceva la sua grande passione per quella donna, qualcuno lo ammirava, qualcun altro lo prendeva in giro. Molti lo consideravano solo un imbecille. -Una come lei non si accorgerà mai di uno come te- gli ripetevano di continuo, quelli che in teoria, erano i suoi amici di infanzia. Ma Jacob non era un tipo arrendevole, lo dimostrava la tenacia con cui batteva il martello sui ferri caldi da lavoro. Non si arrendeva nemmeno se faceva troppo caldo o se era stanco. Lui batteva e batteva, e ridendo rispondeva a tutti – il ferro si batte quando è caldo, altrimenti non lo smuovi più- In teoria le sue idee seppur rocambolesche, potevano funzionare anche sulle donne, così, lui aveva battuto e battuto sulla donna, con poca efficacia nei risultati, ma sempre con grande slancio.
Una volta le aveva riempito il salone del -simil bordello- zeppo di fiori, non c’era neppure lo spazio per entrarvi, o per camminare, o per qualunque altra azione. Ad eccezione di quel salotto rosso, giusto lo spazio per mettersi seduta. Un giardino in una stanza, è così che aveva sognato una volta, e così aveva fatto in modo che la realtà si cucisse al sogno. La donna aveva solo abbozzato un sorriso, li aveva annusati un po’ e dopo mezz’ora si era messa sul ciglio della strada a regalarli ai passanti.
A Jacob apparve un gesto di altruismo, poiché i fiori, per alcuni, erano un bene di estremo lusso. Ai suoi amici, solo un gesto di stizza per liberarsi da tale incombenza.
Un’altra volta si era messo a contare il numero di stelle in una notte estremamente stellata, per trovare l’ultima stella del cielo, e aggiungerne un’altra, l’ultima, col suo nome, in modo che chiunque avesse riconosciuto la costellazione di Orione, Cassiopea, e così via, avrebbe ricordato e visto, anche quella di Madeleine. La donna gli aveva distrattamente detto che – le stelle la annoiavano in qualche maniera, poiché sempre uguali-
Così l’uomo dopo tentativi e tentativi inefficaci, si era messo lì davanti al bordello, per attendere il suo arrivo, alle nove del mattino di ogni giorno. Al quinto giorno, presa dalla noia, e dall’impazienza, la donna ignorò il fatto che l’uomo fosse lì ad aspettarla, e si fece vedere.
-Ti ho aspettata cinque giorni, sei stata forse ammalata?- chiese Jacob tremando
-Volevo solo evitare spiacevoli incontri, ero stata avvisata della tua presenza qui davanti, così me ne sono stata da un’altra parte.-
-E’ così disturbante la mia visione?-
-E’ solo vecchia, le cose ripetute mi annoiano.-
-E allora dimmi, cos’è che posso portarti per farti cambiare idea? Cosa potrebbe dimostrarti il mio amore?-
La donna non rispose, le sue domande gli parvero assai curiose, e molto incalzanti, allora un po’ per divertimento, e un po’ perché pensava che in verità fosse una richiesta sciocca ed impossibile, gli chiese di portarle il cuore di sua madre, perché il suo cane, era molto affamato, e il suo pasto preferito, era proprio il cuore.
L’uomo esitò per un secondo, poi scomparve.
Jacob salì di fretta le scale di casa sua, sua madre, una donna buona e vecchia, stava mescolando la minestra, assaggiandola un po’. Aveva le mani sudate, la fronte lucida e il naso un po’ bagnato. Fuori faceva freddo, ma dentro aveva un caldo inumano. Non aveva mai pensato ad un regalo così originale e così diverso, eppure la donna ne aveva fatto richiesta, così egli penso che fosse un gioiello imprescindibile da avere, ignorando l’ironia della richiesta, e la cattiveria di fondo.
Sbarrò la porta di casa, si tirò su le maniche, assaggiò un sorso di minestra, e lanciò via il mestolo per aria. Quando la donna si voltò per salutare suo figlio, il giovane le infilzò un coltello da macellaio nel petto, le fece uno squarcio da cui schizzò un fiumiciattolo di sangue, e a mani nude le aprì la pelle del petto, afferrò il cuore come una pietra e lo tirò via, con un colpo solo. La donna aveva ormai gli occhi vitrei, l’espressione impaurita. Il petto aperto la faceva sembrare un animale morto. Il tappeto su cui poggiava il cadavere le restituiva un po’ di umanità.
Il giovane con ancora le mani sporche e i vestiti macchiati corse dalla donna. Lanciò il cuore ai suoi piedi. Esso, bagnato com’era, strisciò giusto un po’ come un pezzo di carne da macello. Poi si fermò sulla punta delle sue belle scarpe lucide.
Un po’ spaventata e un po’ compiaciuta, gli disse che adesso toccava a lui un sacrificio. Avrebbe dovuto tagliarsi le vene del polso, dimostrando coraggio e caparbietà. L’uomo con lo stesso coltello con cui aveva assassinato sua madre, con un gesto di stizza si tagliò le vene del polso. Prima la destra poi la sinistra. Né un mugolio di dolore né un ripensamento. Un colpo fermo e deciso, come spezzare una corda di chitarra. Il sangue iniziò a sgorgare sulle maniche della sua camicia ormai sudicia. La gente impaurita guadagnò rapidamente l’uscita, tranne Madeleine che lo guardava inorgoglita.
Mentre l’uomo bruciando d’amore e di dolore, teneva le braccia lungo il corpo, la donna gli si avvicinò piano all’orecchio, gli respirò ritmicamente addosso, prese una delle due braccia, e toccando i polsi squarciati, leccò dalle due dita qualche goccia di sangue.
-Bravo, ma troppo poco per amore.- gli disse accarezzandogli la fronte
-Cos’è che ti serve ancora? Dimmelo ed io lo farò.-
-E’ una prova assai crudele, ma è l’unica cosa che un uomo innamorato può fare per la donna che ama-
-Dimmelo Mad… sono pronto a tutto per il tuo amore.-
-Basta finire il lavoro..se lo farai avrò piena certezza del fatto che tu mi ami e mi ami più degli altri.-
Così dicendo prese la punta della sua scarpa e la infilzò nel cuore di sua madre, ormai fredda e smorta sul pavimento della cucina.
Fece giusto qualche passo, gli rimise il coltello tra le dita, e lentamente glielo posizionò all’altezza del cuore.
L’uomo guardando la donna da così vicino, fu preso da un amore accecante ed impaziente.
Capì l’entità dell’ultima prova, e si uccise. Perché solo così Madeleine sarebbe stata certa del suo amore per lei, dimenticando che dopo la morte non l’avrebbe comunque più rivista né potuta amare.
Jacob incastrò la lama nel suo cuore con fermezza e decisione, e mentre l’alluminio faceva il suo corso nelle carni, la guardò tutto il tempo negli occhi con dolcezza e passione. Fino ad accasciarsi sul pavimento, fino a non vedere più niente, nemmeno la sua amata Mad.
Fuori il vento soffiava forte, e la giovane era ferma seduta sul suo salotto, col sangue sulle dita, il cuore di una donna ai suoi piedi, ed un uomo morto per il suo amore, proprio lì a due passi, ma non era contenta, tutt’altro, le sembrò che il gelo si incastrasse nel suo di cuore. Quella vanità smisurata divenne un piccolo brandello di vergogna, che crebbe a dismisura, minuto dopo minuto.
Jacob, l’uomo che da anni le faceva la corte, era morto contento di morire per un ideale, per l’amore che aveva desiderato tutto quel tempo.
E invece lei, solo una donna capricciosa, che in fondo nessuno voleva davvero, tranne che quell’uomo, che aveva sacrificato tutto, pur sapendo che quell’amore non si sarebbe mai concretizzato.
Madeleine rimase immobile in una stanza che puzzava di sangue e paura, col sangue secco addosso, col vuoto tra i denti.
Tutto quel trambusto, per non arrivare a nulla, per un amore cieco a cui uno che -vede- davvero avrebbe rinunciato subito.


Inspired by: La ballata dell'amore cieco- F De andrè.

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