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Una storia di ClaudiaNeri

In mezzo al mare

Non ho ottenuto risposta

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4 minuti

Pubblicato il 06 gennaio 2019 in Altro

Tags: #rifugiati #immigrati #barca #morte #mare

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Se solo potessi avere meno freddo.
Quando io e mia madre abbiamo aperto gli occhi stamattina, in bilico tra sonno e debolezza, lei ha guardato gli uomini che sono insieme a noi e ha chiesto: 'Ci salvano?', uno l'ha guardata e ha abbassato la testa: questo cenno da giorni significa 'Non ancora'.

Poco dopo ci hanno dato qualcosa da mangiare. So che lei è debole quindi cerco di prenderne il meno possibile, ma a volte mi sento svenire.

E' un insopportabile stato catatonico.

Su e giù, su e giù.

Mi ricordo che l'acqua del mare al mio paese era meravigliosa. Potevamo tuffarci, mia madre amava nuotare, spesso mio padre doveva richiamarla perché non si allontanasse troppo.

Nell'arco di una notte, il significato di ogni cosa è cambiato.
Lo ammetto, io non avevo capito bene. Ero abituato a vedere i miei genitori così, dopotutto la paura di morire è normale in guerra, le persone la usano per sopravvivere, mia madre la usa per proteggermi, qualcun altro si lascia travolgere e non ce la fa.

Non avevo capito bene però io sapevo che quelle braccia e quelle mani erano l'arma più potente che possedevo, una corazza che mia mamma non avrebbe lasciato toccare a nessuno.

Così quella notte non dormimmo: lei rimase ferma con le mani in grembo a fissare il muro distrutto di fronte, i denti stretti mentre ascoltava le altre persone in un mezzo dormi-veglia, non aveva mai avuto così paura, io lo sapevo. Stringeva le braccia sulla pancia perché il nervosismo la stava divorando, poi il momento giunse.

Tutto accadde velocemente.
"Andiamo, Mida, corri! Muoviti!"
E corremmo. Mio padre ci copriva la testa con il braccio cinto di stoffa scura, come se la sua volontà di farci vivere potesse fermare i proiettili, mia madre non parlava, aveva gli occhi sgranati e cercava di non inciampare.

Io potevo sentire le lacrime che bloccava in gola, incapaci di uscire.

Così quella notte cambiò il significato di ogni cosa.
Su quella costa umida, con la sabbia che entrava nelle scarpe, riuscii a sentire solo le ultime parole, chiare come l'ossigeno:

"Verrò a cercarti Mida."

"Ti prego non farti ammazzare."

Salimmo, c'erano tante altre persone, troppe per stare comodi. Subito capii che era diverso da quando uscivamo in mare con gli zii, da quando andavamo a pesca. Ma comunque io non avevo ancora capito bene.

Perché papà restava a terra? Non ottenni risposta. Mia madre ci avvolse in una coperta bianca e, ora dopo ora, ogni significato che conoscevo svanì nell'oblio.
Io ricordavo che le onde del mare ci cullavano, che la brezza ci accarezzava il volto.

Ricordavo che fare un tuffo era bellissimo, e che tutti poi dopo risalivano sulla barca.
Mia madre diceva anche sempre che la salvezza era Dio, ora tutti parlavano di Europa.
E' forse il nome di un nuovo dio? Neanche ora ottenni risposta.


Se solo potessi avere meno freddo.
L'acqua di queste onde che ci passano sopra la testa è gelida. Mia madre non riesce più a riscaldarsi mani e piedi, si sta ammalando. Io vorrei aiutarla, ma non so come.
Non conoscevo tanto freddo prima di salire su questa barca, ora il vento non sono carezze ma lame, lame pericolosissime. Odio mio padre per non essere qui ad avvolgerci.
Perché restiamo fermi? Perché non possiamo più muoverci? Vedo la terra quando guardo, mi giro ma non vedo uomini su di essa. Neanche ora riesco a capire.

Che terra è? Mamma dove siamo? Perché non possiamo scendere e avere di nuovo la sabbia dentro le scarpe? Perché restiamo qui a consumarci mentre quello che aspettavamo è così vicino? Mentre Dio è così vicino?

Ho dimenticato che cosa voglia dire essere sazio, non so più che significa avere caldo, io che vengo da dove il sole ci condannava alla siccità. Vorrei ricordare la sensazione di correre, anche tra le case bombardate e invece ho le cosce intorpidite perché non ho spazio per stenderle.
Non era meglio dove sta papà? Perché ci ha messo qui, mamma? Siamo noi che stiamo per morire!

Qualcuno prega, molti piangono, qualcuno grida, ogni tanto arrivano dei messaggi da terra che ci fanno sempre abbassare la testa.

Mia madre dice che non siamo più esseri umani su questa barca, che abbiamo perso quasi tutto dell'essere uomini. Io vorrei dirle che anche sulla Terra dove sta dio hanno perso quasi tutto dell'essere uomini.


Ma taccio perché non ho capito: io sono il figlio di Mida, nel suo grembo da 27 settimane e non so ancora se vedrò mai la luce. ​​​​​​​

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