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Una storia di MirianaKuntz

Alla fine dei silenzi

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3 minuti

Pubblicato il 23 marzo 2019 in Storie d’amore

Tags: #amore #nostalgia #paura #tempo

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Se non sarà la vita sarà qualcos’altro, ma ti ricorderai di me. Che mentre la pipa fa fumo, e ti dondoli sul sofà nuovo, un profumo ti verrà a cercare. Ti ricorderai solo allora, con un colpo sordo al cuore, come una cosa che non ti veniva in mente, e poi ti viene a cercare. Come una cosa. Una cosa e basta, di quelle che non ti sai spiegare. Il tabacco sarà coperto da un profumo intenso di borotalco. Quel profumo che non si lava via, nemmeno dopo la doccia. Quando ci addormentavamo vicini, e tu sussurravi nei denti – profumi di bambina- ed io profumavo davvero di bambina, di fiori, di estate e poi di Te. Solo allora ti ricorderai dei miei capelli, che hai toccato troppe volte, e troppo poco per paura di impigliarti, perché le cose più belle sono quelle che sembrano più grandi e difficili da gestire, e allora tu che hai sempre avuto paura delle cose più grosse di te, un po’ scappavi, e un po’ mi venivi incontro.

Sarà un giorno qualunque, quando Lei ti griderà – ho sbagliato tutto nella mia vita, avrei dovuto lasciarti mille anni fa!- che capirai che forse anche tu hai commesso qualche errore, che quando ti supplicavo di avere coraggio, di cambiare la tua vita, di avere la forza per scegliere me, forse non avevo così tanto torto. Che ero lì ad aspettarti sotto la pioggia, ma tu non arrivavi. Ti lasciavo sempre un posto accanto al mio, mi dicevo -stavolta verrà- ma tu non c’eri mai, non prendevi l’aereo, non compravi il biglietto, te ne stavi lì a fingere cose che non volevi, ad essere quello che non eri.

Io un po’ mi arrabbiavo, un po’ stavo zitta, ma ti amavo, scioccamente ti amavo lo stesso.

Sarà una canzone alla radio, mentre cucini la carne e tagli i pomodori, qualche nota capovolta che assomiglierà alla mia voce. Ti verrà in mente quella notte che senza parlare ce ne stavamo stretti un po’ alla rinfusa, col mento sull’osso del petto, con la fronte appoggiata alla spalla. Ti parlavo senza parole, e tu ricambiavi i miei discorsi confusi. Alla fine dei silenzi, io ti avevo scelto di nuovo.

Sarà in una passante che riconoscerai i miei occhi, che vedrai piangere una donna a cui è stato tolto tutto, e ti risponderai dopo tanti anni di domande. Che forse non ero troppo pretenziosa, che forse la vita a tre è troppo faticosa per viverla da muti, che forse mi hai maciullato il cuore senza farci troppo caso.

Forse mi hai amata nel modo più sbagliato del mondo, quel modo che ti toglie via tutto, anche i vestiti, e poi ti lascia all’asciutto, al verde, al buio, a digiuno.

Quel modo incostante e folle che alla fine mi lasciava sempre senza di te.

Le correrai incontro, vorrai consolarla un po’, ma lei con addosso la paura, se ne andrà a passo spedito lungo il viale secco della città.

La perderai, tra la folla, come hai fatto con me.

Prima o poi ti verrò in mente, e scoprirai che l’amore è un fiore da innaffiare, e tu mi hai fatta morire.


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