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Una storia di CuorDiPolvere

Passaggi

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2 minuti

Pubblicato il 19 febbraio 2020 in Avventura

Tags: #TorreDelSud #Follia #Gioventu #Perdita #Passaggi

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Ne aveva trovata un'altra.
Le cadevano le parole di bocca senza che se n'accorgesse, a ritmo di passi svelti -di quelli che facciamo tutti quando non sappiamo dove andare.


Era facile, a colpo d'occhio, riconoscerli: era parte di quelli che fanno girare le mani come per cacciar via mosche, s'accordavano per mossa a pensieri di piombo.


La studiava da due mesi forse, su e giù per le strade della città, dal vicolo alle panchine, in bottega e agli incroci di semafori rossi o di là delle barre del passaggio a livello.


Un tiepido sole di anticipata primavera li portò al molo, e le parlò allora per la prima volta.



"Eccoti" le disse da oltre il vorticare del fumo di una sigarett'accesa.
"Ciao, ciao" lo salutò, e forse le bruciava la terra sotto ai piedi tanto l'erano inquiete le gambe.

"Vorrei tanto sapere -fece lui- qual è la cosa che hai perso tu, tanto tempo fa"
La cenere gli volò intorno ai capelli, passò oltre e prese il mare.


Mandò giù altra aria sporca di fumo grigio.
"Io non riesco più a trovare quello che son stato in gioventù. Pesando bene la vita d'allora con quella di adesso, ci sento mancare il ruggito del mio pensare, le spade incrociate, i boccali pieni e quelli svuotati, gli amici e le baldorie, la vita leggera e i cieli pieni di sole ch'erano il gusto degli occhi e dell'anima mia.
Dove sono andate?
Non lo so, a malapena lo ricordo dentro ai sogni. È per questo che ora son matto..."


Rientrò una barca, veniva da lontano.


"Avevo un cagnolino..."
Lei aveva gli occhi piccoli, la faccia tonda e stracci pesanti per vesti.
"Mi giocava sui ginocchi ed ero piccola; mi portava lì sulle colline quando ancora le cas'erano abbandonate, e c'inseguivamo a nascondino dietro i muri fantasma di mattoni crudi e bucati.
S'era progettato insieme di studiare, di far nostri quei tetti e vivere per sempre insieme..."
Pianse, ma le lacrime se le portò il vento forte con la cenere.
"Poi lui morì, e nel mio crescere il mondo si guastò..."


Lui spense la sigaretta: sapeva che lei aveva paura dei cani.


"Chi siamo?" gli chiese alla sprovvista.


"Siamo ancora quei bambini. Ci siamo sdraiati ad aspettare che il mondo ci aspettasse, eppure è andato avanti senza di noi..."

Il fischio di un treno li distrasse.
Lui prese quello, che s'era fermato al quinto binario, e non si videro mai più.


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