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Una storia di DomenicoDeFerraro

Questa storia è presente nel magazine LA FILOSOFIA NAPOLITANA

PASSEGGIATA NEL BOSCO D’ESTATE

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10 minuti

Pubblicato il 21 giugno 2020 in Storie d’amore

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PASSEGGIATA NEL BOSCO D’ESTATE



Quando avrei voluto vivere felice, ma ho preferito non sporgere denuncia per l’incidente capitatomi di prima mattina nel folto bosco situato dietro casa mia , dove spesso vado a correre. Il fatto è successo quando sono passato , sotto la grande quercia ed ho incontrato tre brutti ceffi che fumavano canne lunghe tre metri , avevano pistole e cani ferocissimi . Sono passato, lentamente , quasi come una moviola , per non muovere le foglie appese agli alberi tramortiti dal caldo africano. Quando sono giunto, dove zampillano le fontane e abitano le tartarughe , vecchie comare , figlie di moli illustri clinici che si riuniscono per fare convegni in merito . Sotto la grande quercia mentre attardavo il passo sono stato aggredito , mi hanno primo spinto, poi fatto cadere nella vasca dei pesciolini. Ho gridato aiuto , urlato con tanto fiato , avevo in gola con la forza della disperazione , ho provato a scappare come fossi un elefante che muove le orecchie nel vento d’estate. Mattino di giugno nel sole cresce la mia rabbia cosi mi affretto a scappare più non posso verso la fermata dell’autobus. Ma la combriccola di delinquenti strafatti mi hanno preso per i piedi e trascinato dentro la boscaglia , solo , impaurito, tremante con i denti da fuori , impaurito al punto da non capire cosa mi stesse succedendo. Ho cercato di ribellarmi inutilmente, di pregare , di chiedere aiuto , urlo , come fossi un muto preso per il collo.


Avevo tanta paura, tremavo alla luce del sole, mentre comitive di boy scout attraversavano il bosco, cantando canzoni d’amore e libertà. Ma la libertà e madre di civiltà madre di una lunga politica sociale , ove le classi sottopagate sono messe alla sbarra. Ed il sole illuminava la terra ed il bosco . Io continuavo a gridare aiuto inutilmente , mentre i delinquenti mi frugavano in tasca . Mi hanno portato via l’orologio ed il telefonino. Avrei voluto piangere , essere Superman per un attimo, diventare un invincibile eroe per sconfiggere quei balordi. Cosi la bella canzone della liberta dei boy scout mi risuonava alle orecchie , fragile come fosse un canticchiare di note allegre e maldestre figlie di vecchie melodie pagane.


Tutto quello che avevo da dire in merito alla mia rapina lo dissi poco dopo al signore che portava il capello all’ incontrario , che ho incontrato successivamente dopo essere stato lasciato senza alcun riscatto o via di fuga , svuotato di ogni bene in una strada dove le tartarughe amavano incontrarsi a parlare del più e del meno. Tutto quello che avevo da dire lo dissi alla signora vestita di rosso vicino al semaforo . Ma poiché la forma di un crimine cambia le persone, inducendole a ricredersi , la crescita delle persone soggette ad una violenza verbale al travaglio psichico rimane una lunga scia di sconfitti una indelebile macchia nell’animo . Ed avrei pianto volentieri , provai a cercare disperatamente una guardia giurata , un poliziotto a cavallo ma non trovai neppure una mosca in bici . Vidi milioni di automobilisti disciplinati . Una città dalle molte bocce, molti visi, tutto uno scorrere che si amalgamava nella speranza di dover rimanere ancora a lungo a vivere in quei luoghi per non morire . La casa dove vivevo era piccola , capace di alzarsi in volo ed era provvista di un motore a scoppio con cui potevo volare via , la casa poteva volare , spostarsi , atterrare sulla sommità dei monti e castelli , andare verso il vasto cielo, libera di essere e di divenire. Da casa mia posso ammirare il panorama della sconfinata città in cui vivo , posso vedere dall’alto l’ incredibile fila di persone sedute sotto la pensilina in attesa passi l’autobus. Impiegati , professionisti , disciplinati , pensosi nella loro immagine trascendentale che racchiude il senso della storia insita in questa storia Io da parte mia ho sempre visto questa storia come un storia fasulla . Frutto una rapina riuscita ai miei danni , che mi aveva fatto tanto male dentro, mi aveva costretto a ricredermi e cercare nel codice stradale una giustizia effimera , funesta, fatta ad immagine dei trasgressori. Forse la mia ricerca non fu efficace a riportare splendori e meraviglie di una civiltà greco ,romana , spagnola, francese , piemontese ,austroungarica . Poiché l’amore brilla dentro l’animo degli ultimi, ti porta spesso per strade illuminate , ti conduce dalla luce del sole verso la sofferenza , ti trascina nell’ ossesso del sesso per sinistri interiori travagli. Ove tutto scorre , la legge rimane uguale a se stessa non c’è scusante o ragionamento per potere dire che le cose vanno diversamente da quelle in cui uno crede. Poiché il mondo è stato concepito male , la legge e stata male interpretata e gli alieni sono qui sulla terra da migliaia di anni anzi a dirla tutta uno abita difronte casa mia. La follia è una distorsione scenica , si non esiste una certezza che la malattia possa giungere in un momento preciso della propria vita , poiché tutto scorre come il sangue nelle nostre vene , nell'essere diveniamo un essere universale un personaggio di altri tempi.


Un uomo , un personaggio che sogna d’amare di vivere la sua vita. D’essere un colore tra i colori della vita che ci trasforma nella sua logica pazzesca, trascendentale , ammiccante ,in una danza . Cosi tutto passa , come l’interpretare il digerire una vita senza condizione di termini. Un gioco verbale che conduce a volte ad un amore, a volte verso la catastrofe. Quando ebbi modi di salire sulla mia auto corsi a perdifiato, attraverso la città riscaldata dal sole, in agguato c’era il maldestro virus da tutti chiamato corona , tutti cercavano di stare alla larga dagli affollamenti . Vidi il signor Esposito mentre andava a lavoro, mentre il mondo cadeva nella pandemia , mentre tutto era già una rovina. E mentre la signora si faceva il bagno a mare chiaro con il suo cagnolino marroncino , un marocchino da sotto l’asciugamano la teneva sotto occhio. E da sotto la doccia , sopra lo scoglio a cavallo di un somaro, tutto scorreva nel verso fallace anche la buona novella, elevava alla santità gli ultimi ad altri intendimenti .


Cosa sarebbe potuto accadere , ancora andando avanti , tutto era segnato , lo scoglio , la signora che si rotolava nella sabbia, il marocchino in grifato , con occhiali spessi non la perdeva d’occhio . Ma poiché la legge ricorda che occhio per occhio, dente per dente , la giustizia segue sempre una sua caducità , una norma insana . E non è vero che esistono assassini e assassinatati, derubati, imbroglioni , coglioni. Tutto è naturale come la forma della narrativa come la goccia di sangue che macchia la carta igienica . Cosa avrei potuto rappresentare all’inverosimile in una storia che si succedeva nell’irrealtà dei fatti perseguiti . Pertanto ne la banda di delinquenti , ne il signor esposito avrebbero potuto salvare la signora dalla bramosia del marocchino. La scene si ripeté il mattino successivo mentre la barca entrava nel porto ed era una barca colma di uomini e donne vi erano anche alcuni pirati. Altri delinquenti disse il postino che si trovò a passare da quelle parti . Ma chi siamo noi per giudicare un onesto lavoratore intento ad esercitare il suo diritto di conquistare a giusto diritto un posto al sole . E mentre la signora si faceva il bagno , si fa la doccia , si lava , si strofina, indora al sole rovente dell’estate , ella avvizzita nella sua bellezza diviene una mezza sigaretta fumata in fretta. Quale fu la sorpresa ? l’amore della signora , esplose tutto ad un tratto , ciò fece si che tutti corsero a vedere cosa stesse accadendo. Tutta la citta intera si precipitò a vedere , perfino il mitico presentatore di canale trentaquattro , che da uomo di spettacolo, provò anche lui a conquistare la bella signora in difficoltà. Avvenne che dopo di lui, lei fu conquistata da un lupo mannaro assai peloso che era stato in Turchia a fare i bagni turchi per rendere la pelle meno pelosa. Tutto ora potrebbe sembrare strano, senza alcun collegamento poiché non esiste una giustizia letteraria , non c’è una logica nell’essere e nel divenire narrativo , se noi non vogliamo che ella non esista. Poiché noi siamo un ingranaggio , una ragione frivola , fatta ad immagine di un mondo meraviglioso. La bella vogliosa signora si girò cosi di scatto sulla sabbia dorata era lei un amore a pagamento , senza patente con tanti parenti residenti in Romania. C’è chi diceva che il turco in verità era napoletano e avrebbe potuto obbiettare d’essere un uomo dedito alla conquista di donne di malaffare e non detto che non lo fosse per davvero , quantunque la signora si sforzasse d’essere bella , affascinante nella sua femminilità , rilassata sulla sabbia ella continuò a sorridere all’uomo , al turco , al bagnino , al cavaliere , al bagnante ed ogni tanto si tuffava dallo scoglio suscitando tanti strani sentimenti e chi sa quanti altri turbamenti in tutti i presenti.


La vita è un lungo viaggio

Si può fare di meglio

Io non bevo a quest’ora

Facciamo un tuffo insieme

Va bene mi tolgo il costume

La prego ci sono i bambini

Facciamo subito o rimandiamo a dopo

Non intendevo ferire la sua morale

Ma si figuri io fumo sempre a quest’ora

Allora facciamo dopo

Come si trova qui ?

Bello, ci vengo spesso

Non sei di qui ?

Sono di forcella

Posso tenerti la mano nella mano

E chi la detto non puoi

Tutti lo sanno c’è un lupo mannaro in giro

Allora vuoi che pianga , grido aiuto

Per carità ci mancherebbe, la paura non conduce a nulla di buono.

Io in verità mi chiamo Vincenzo

Ecco perché il suo viso mi sembrava familiare

Non c’è ragione per offendere

Tu credi che io voglio offenderti

Io faccio finta

Io domani vado via, ritorno in Romania.

Io domani sarò a casa mia , se mai , solo non rimango

Sono cinquanta in camera d’albergo a casa tua facciamo quaranta.


I due continuarono a parlare a lungo, mentre il mare si faceva azzurro poi rosso, un mare cosi inquinato dove galleggiano tanti morti non si vedeva da parecchio. Le barche ritornano a riva , stanche , piene di cadaveri , una morte allegra , fatta di varie angustie , ingiustizie varie emergeva dal mare. I morti venivano catturati dalle reti dei pescatori in vari momenti si confondevano nell’ipotesi di una realtà fenomenica frutto di un disegno divino che conduce all’ipotesi più plausibile che la conoscenza è frutto dell’immaginazione . Una scienza pagana , un miscuglio di frasi fatte , tante voci simile si confondono nel tempo del racconto. Poiché nella vita una volta spesa la bellezza , non c’è speranza di poter ritornare ad essere ciò che siamo stati. Ed il discorso tra la signora ed il turco , prese piede e poiché lui non era un imbecille , il discorso avrebbe potuto essere controverso in quanto i due erano attratti fisicamente, ma non intellettualmente. Culturalmente distati tre kilometri non c’era combinazione genetica , neppure quella unione culturale che rende un uomo una donna e una donna , un uomo . L’incontrario tra i due , unì gli opposti , si attraevano nella consolazione , nella speranze di sperduti agnosticismi lirici, finirono a letto anzi nella gabina del bagno pubblico a fare l’amore.


Ora l’amore tra un uomo ed una donna può essere di due tipi pragmatico o espressivo nel senso che i due fecero l’amore in modo cosi veloce che non rimase traccia del loro incontro La gabina, traballò cosi tanto che la signora dell’ombrellone grigio che portava suo figlio a fare pipì ebbe paura e chiamò il direttore del bagno. Furono momenti di pura follia , tutti presero a scappare, chi si gettò in mare, chi prese la barca e remò instancabile verso altre destinazione , verso altri ideali , verso se stesso. E poiché l’amore e figlia della realtà , la gabina del bagno pubblico si apri come se fosse un uovo di pasqua e mostrò i due amanti avvinghiati in un ultimo coito veloce. Instancabile , continuarono a baciarsi seguendo una genealogia immaginativa che esula da ogni discorso metafisico. La gente presente prese cosi coscienza che l’amore non è un dato di fatto, ma l’immagine della realtà che viviamo. Poiché non esiste una vita qualunque , neppure un momento utopico, tutto scorre, tutto vive , mostrando il suo interesse nell’essere qualcosa che trascende l’intima realtà. Ed il mondo è falso , falso questo racconto che vado scrivendo, falso il vivere ed il sognare , non esiste un fine, neppure un principio , siamo vittime delle ingiustizie e dell’amore spesso nato per caso prima in un bosco poi su di una spiaggia ai tempi del coronavirus.


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