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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine PICCOLI OMICIDI QUOTIDIANI

The last game in town / L’ultimo gioco in città.

TDO : Teatro Degli Opposti

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50 minuti

Pubblicato il 08 aprile 2020 in Thriller/Noir

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PER ORA NON ANCORA

TUTTAVIA

IN QUALSIASI ALTRO MOMENTO

TDO - Scena di teatro (?)
TDO - Scena di teatro (?)

The last game in town / L’ultimo gioco in città.



Ann Baxter? La incontro in occasione della festa di compleanno di Brian Lennox nell’incantevole villa sull’Appia Antica, in cui si respira ancora l’afflato della romanità e ci si rinfranca persino dell’uccisione di Giulio Cesare, se non fosse per Owen, il maggiordomo che osserva tutti col dovuto distacco inglese e una certa dose di tracotanza. Parlo a lungo con lei e forse alzo un po’ il gomito nel bere, questo si. Insieme ridiamo, e molto anche, ma non saprei dire perché. Mi chiede di aiutarla a uscire da una situazione di stallo che non le piace. Dice di sentirsi a disagio con la maggior parte dei presenti, incluso Brian, il quale, secondo lei, non avrebbe dovuto invitare Margaret, la sfacciata amante di Malcolm in presenza di sua moglie Rita. Poi aggiunge di aver accettato l’invito per la stessa ragione che un cane affamato agguanta l’osso lanciatogli da uno sconosciuto, con l’idea di incontrare almeno una faccia estranea all’abituale entourage, di cui fanno parte i soliti artisti, i soliti scrittori, i soliti scenografi, insomma, i soliti amici degli amici che altro non fanno, se non bella mostra di sé. Nient’altro. Ed è proprio Malcolm, guarda caso, a raggiungerci nell’angolo salottiero dove stiamo adagiati, e subito accenna un’occhiata d’apprezzamento verso Ann che, per solidarietà con sua moglie Rita, decide sull’istante di lasciarci. Brindiamo insieme George? Con piacere, rispondo nel ricevere dalle sue mani il bicchiere di blend, convinto che non posso farcela a superare il suo ventesimo. Ride mentre ingolla il liquido tutto d’un fiato, invitandomi a fare lo stesso. Trovo alquanto fuori luogo il suo ridere accattivante in cui mette in mostra la sua impeccabile protesi dentaria che, a suo discapito, altera di brutto la sua già compromessa maschera facciale. Per non dire che, in certi casi, accentua le grinze della sua pelle abbronzata al sole dell’estate. Gli faccio notare d’aver svuotato il bicchiere fino in fondo e che vado a riempirlo di nuovo. Magari ne porto uno anche per te, Malcolm! Sei un amico George, dice, rifilandomi una pacca sulla spalla che per un istante mi lascia senza fiato.


La festa è indubbiamente avviata a buon fine, con gli invitati che all’apparenza sembrano divertirsi un mondo. Anche la musica è scelta con cura, puro jazz anni ’40, del tutto adeguata allo spirito e all’età media degli ospiti, mi dico. Nient’altro. Raggiungo il buffet spingendomi fra un numero imprecisato di astanti ormai già tutti un po’ su di giri, che si scambiano i complimenti, che si sorridono, che parlano incuranti tra loro, ma che non mi lasciano passare agevolmente. Raccolgo due bicchieri di blend da un vassoio e prendo a girovagare in cerca di Ann per le stanze che si aprono l’una nell’altra come tante scatole cinesi. Infine la trovo, è di spalle e rivolge lo sguardo assente oltre la portafinestra che s’apre sul parco. Mi avvicino. Lei si volge di scatto e mi abbraccia in cerca di protezione. Non posso più restare qui, dice. Suggerisco di andarcene, aggiunge, senza tuttavia dire dove, evitando di pensare al fatto che anch’io, come lei, almeno credo, sono semplicemente un ospite e ho degli obblighi da rispettare. Non oso ricordarglielo. Mi afferra per la cravatta e mi tira a sé, alla portata della sua bocca, baciandomi a lungo, spudoratamente, come si fa con il proprio marito, o forse col proprio amante, davanti ai malcapitati ospiti che ci guardano inopportunamente. Oh, non m’importa di loro. Dice. Ti va di prendere una boccata d’aria? Chiede, sgranando i suoi occhi invitanti che splendono nella sera come due freddi zaffiri. La seguo sulla veranda. Le dico di sentirmi esattamente come quel cane che ha appena citato, e che davvero non possiamo mancare di rispetto al padrone di casa. Oh Brian? Non da importanza a queste cose. E poi è tutto preso dal baciare chiunque gli capita a tiro. Beh, in fondo, è il suo compleanno, no? Non pensare che io sia in cerca di una qualsiasi preda da sbranare, aggiunge Ann. Neppure io lo sono, o almeno, non di una qualsiasi, purché sia capace di accendere in me quel desiderio, per un certo verso sottaciuto, che rende un uomo quello che è, senza il necessario impegno dei sentimenti, mi dico, credendo così di mettermi al riparo da qualsiasi inconveniente. Nient’altro.


È la prima volta che mi avvicino a un uomo senza mettere in atto le solite finzioni pretese della comune ipocrisia, e soprattutto, convinta come non mai, di quello che voglio. Provo un brivido a fior di pelle, come quando ci si avvicina troppo a una fredda fluorescenza o forse a un fuoco che arde. Ne approfitto per consegnarle uno dei bicchieri di blend che afferra e vuota tutto d’un fiato. L’alcool fluisce violento nella sua gola e le scorre giù nell’esofago infuocandole il viso e il seno. La ruvidità del liquido la scuote. Emette un sospiro di piacere. Poi si toglie le scarpe e s’avvia scalza, fluttuando giù per i gradini che dalla veranda scendono nel parco. La seguo. Ci inoltriamo nella fitta vegetazione, come allodole in cerca di rifugio, infischiandocene degli sguardi indiscreti degli altri. Ann è una donna attraente, indubbiamente appetibile, non solo in senso fisico, anche nei modi che trovo davvero seducenti. Possiede la rara capacità di mettermi a mio agio. In realtà, dopo un primo impetuoso impatto, si trattiene dal concedersi completamente prendendo le dovute distanze, forse timorosa d’incorrere in qualche rischio, mi dico. Tant’è che in un primo momento, penso a uno scherzo di pessimo gusto, lasciarmi così, in preda all’eccitazione, col sapore del piacere in bocca. Proprio adesso che ... tanto vale concludere con una sana masturbazione, dico tra me. Cosa non trascurabile in certi casi. Mi accorgo appena che Herbert Sorweiv, conosciuto come un tranquillo uomo di mezza età, ci viene incontro furioso, al colmo di un’incontenibile collera che lo pervade, trascinando la sua giacca sul prato. Spero non intenda sfogarla contro di me, mi dico. Non è da lui, sempre così attento alle formalità dell’etichetta. Sarebbe davvero una caduta di stile, da parte sua intendo, addirittura al limite dal sembrare meschino.


Ci raggiunge, strattona Ann per un braccio e brutalmente la porta via, così, senza dire una parola, senza un commento, senza alcun accenno di impulsivo risentimento. Dopodiché odo in lontananza il rombo del motore di un’auto che parte e lo sbattere sonoro del cancello automatico che si richiude dietro di loro. Penso, mentre mi chiedo se la rivedrò ancora? Non sarà certo dipeso dalla mia volontà, è ovvio, anzi. Inutile aggiungere che adesso gli ospiti, tutti indistintamente, mi ossequiano o mi evitano a bella posta. La prendo come una semplice formalità. Forse non avrei dovuto per rispetto al vecchio Herbert, ma come facevo a sapere che lui e Ann? Beh, non è poi così vecchio, anche se ha da poco compiuto sessantasette anni. Devo ammettere d’averlo trovato molto stanco, direi piuttosto provato, e forse non proprio a causa dell’età. Tutto sommato immagino possa avere una sua vita sessuale ancora piacevole, maggiormente con accanto una ragazza attraente come Ann, mi dico. Nient’altro. Dove lo hai conosciuto George? Mi chiede Brian sopraggiunto a darmi conforto. A Londra, in occasione dell’apertura di una mostra alla National Gallery. È lui che mi ha fatto conoscere alcuni galleristi suoi amici, quegli stessi che da allora frequento assiduamente quando sono oltremanica. Che altro sai di lui?, gli chiedo. Vediamo … che è uno stimato storico dell’arte, che ha lasciato anzitempo l’insegnamento per dedicarsi esclusivamente allo studio … che è l’unica ragione della sua vita, … che vive da solo, in un modesto cottage di campagna non lontano dalla città, circondato da un piccolo parco che non cura personalmente … che si limita a osservare dalla finestra del suo studio le piante che nonostante la sua indifferenza crescono rigogliose … che passa tutto il suo tempo sui libri coi quali alimenta i suoi molteplici interessi culturali, e che … risponde Brian, sorseggiando di quando in quando il suo drink. Tutto qui, nient’altro?, domando.


No, talvolta mi parla delle sue ricerche antropologiche sulle religioni primitive … il conformarsi dei miti e i loro conflitti interiori … che secondo una sua avanzata teoria hanno reso possibile il cammino delle diverse espressioni artistiche dell’umanità … prima di approdare alla grande arte che ci abbaglia … è tutto, ma devo ammettere che in questi ultimi tempi mi è sembrato un po’ restio a rilasciare interviste. Non a te, mi pare, hai con lui una qualche relazione Brian, di lavoro s’intende? Non che possa dirsi tale, lo vedo solo sporadicamente … anche se si dice in giro, che riceva i suoi ex allievi alle prese con le tesi di laurea … che di tanto in tanto prende parte a una conferenza presso una qualche galleria d’arte … Per il resto, preferisce starsene lontano dalla mondanità e dai ludici piaceri della vita, meditando sulla possibilità di rendere l’intuizione dell’arte complementare alla poetica dello spazio … che lui dice, trova nella profonda contemplazione, l’omologo della sua grandezza. Non è che per caso conosci anche il suo DNA? Adesso che cosa accadrà ad Ann, dopo il suo improvviso allontanamento? Sto per chiedere a Brian, cercando tuttavia di non farmi sentire da Malcolm che ci raggiunge, accompagnato da sua moglie, la splendida Rita. Ma, al dunque, resto in silenzio. Preferisco se ne parli senza mostrare, da parte mia, un qualche particolare interesse. Non credi sarebbe il caso di fare una visita a Herbert, dopo stasera intendo, sono certa gli farebbe piacere scambiare quattro chiacchiere con te? Approccia Rita sarcastica e tuttavia con fare garbato, rivolgendomi la parola. Magari per un fine settimana, aggiunge Malcolm, la sua casa non è poi così distante da qui, ovviamente prima ch’egli sia di ritorno in England.


Malcom mi fa specie di te, forse dimentichi che Herbert non ama ricevere visite non programmate, s’intromette Brian. Forse è per questo che non va mai a trovarlo nessuno, aggiunge sarcastico Malcolm. Non è proprio così, di quando in quando, e almeno una volta al mese, il postino bussa alla sua porta e gli consegna la raccomandata del suo vitalizio e qualche magazine inglese, quando si ricordano di spedirglieli. Talvolta riceve una lettera del suo editore che gli chiede di scrivere un articolo, se non addirittura un libro su questa o quella corrente artistica, alla quale lui si dimentica perfino di rispondere. Basta così Brian, Herbert non risponde neppure agli inviti per questo o quel vernissage organizzato nella capitale, aggiunge Malcolm, tra il serio e il faceto. Pensa che Ortensia, l’anziana signora che si prende cura della sua casa, arriva al mattino quand’egli ancora non è in piedi, prepara la colazione che poi lascia regolarmente sulla tavola apparecchiata, recupera la biancheria sporca se ce n’è, lascia quella pulita sul cassettone nel corridoio e se ne va, per poi tornare a riordinare la casa, prima che il professore sia di ritorno. Figuriamoci, Herbert non la vede quasi mai, solo in occasione di impartirle qualche particolare raccomandazione e di pagarle il dovuto. In molti si chiedono, dove il professore si rechi ogni mattina col buono e col cattivo tempo. I più malignano che vada a far visita a un’amante o al massimo che s’inoltri nel bosco a meditare, tuttavia la cosa è ancora avvolta dal mistero, dice Rita. Molto pittoresco, dico, anche se non reggo dal chiederle di Ann. Oh, Ann? Nient’altro che una studentessa alle prese con la tesi universitaria in storia dell’arte, capitata per caso a chiedere informazioni riguardo una sua parente che in passato aveva abitato nella sua stessa casa. È molto più giovane di lui. Herbert la vede staccarsi leggera come una farfalla che si leva da un cespo di fiori, svolazzare timorosa sul prato sotto la pioggerellina che rinfresca l’aria durante un pomeriggio sul finire di primavera, e pensa di salvarla. Contrariamente alle sue abitudini, la lascia entrare in casa affrettandosi ad aggiungere legna nel caminetto, affinché possa asciugarsi le ali, le dice. O almeno, lui la racconta così ... s’interrompe Rita.


Ovviamente è consapevole d’essere soggiogato dall’ardore della sua giovinezza, tuttavia è spinto in quel momento ad accettare quel dono che il destino gli riserva … ci si chiede come può un uomo che non crede in niente, che ha vissuto solo per se stesso, non tenere conto della casualità, dell’inevitabilità della vita di una farfalla che potrebbe svolazzare via con un semplice battito d’ali e sfuggirgli nell’incombenza di un effimero istante? … aggiunge Brian. Fatto è che Herbert vedendola posarsi leggera sul suo prato è colpito da un impeto senile, ne ritrae una venerabile icona per il suo mondo possibilista, oggettivandola per un istante dentro una metafora d’amore. Ann non conosce il rossore del pudore e neppure della vergogna di spogliarsi nuda di fronte a lui e mettere i vestiti ad asciugare davanti al caminetto che arde … No, aspetta Rita, non è così, aggiunge Brian, interrompendola. Ann non arriva a immaginare che ben altre sono le fiamme che in quel momento ardono nel camino, che dopo aver prosciugato tutta l’umidità, cominceranno a bruciare i suoi vestiti, le sue esili acquisizioni di farfalla, i suoi trasferimenti attraverso i prati, i bei fiori colorati della sua immaginazione, la fragile libertà del suo essere donna … Non sa che l’orco è lì ad attenderla da sempre, senza aver teso trappole o scavato fossati, pronto a catturarla nella sua rete d’oro, con la magia dell’arte, le forme e i colori che abbagliano, l’estensione delle raffigurazioni, le chiavi e i simboli del mistero che scaturiscono dalle sue parole, il suono della sua voce eloquente … s’inserisce Malcolm con impeto da affabulatore che mi sorprende.


Infatti, è convinzione di Herbert che l’arte per essere tale deve erompere dall’arcano creativo dell’artista, annientare la sua volontà, la sua stessa appartenenza oggettiva … che, in quanto costruzione metafisica, richiede di essere catalizzata, per non restare materia inanimata, lettera morta, contenitore vuoto, edificio dimesso, rudere, ammasso di tracce incomprensibili … asserisce Brian. No, Herbert è convinto che l’arte non ha consistenza in sé, è una parola vuota, relativa a un’esistenza derivata che, per essere tale, ha bisogno di essere plasmata, che per continuare a vivere, deve essere sostenuta; per lui l’arte ha continuo bisogno di uno stimolo che gli arrivi dall’esterno, un impulso che renda animato ciò che di per sé è inanimato, lo scopo ultimo che costituisce la remota possibilità per l’artista d’incontrarsi o scontrarsi con il creato, per restituirla infine come immagine … ribatte Rita senza timore di essere contraddetta. Cosa che Herbert interpreta come: “Il continuo cercare e cercarsi insito nella vita”, e che più si avvicina all’esaltazione, alla genialità, al sublime, come fare della propria vita un corporeo pezzo d’arte, che si eleva in stupenda solitudine nello spazio, e che porta in sé la finalità di chi la crea … aggiunge Malcolm al limite della sua incontrollata perplessità. Certamente Herbert detiene la consapevolezza di questa finalità, che gli permette di ricercare in mezzo al marasma della mediocrità, quello che davvero può definirsi il vero capolavoro, il suo precipuo scopo da quel momento è di fare di Ann l’oggetto del suo desiderio indipendentemente dalla sua volontà, dalla sua storia personale … s’interrompe Rita, per poi riprendere con enfasi.


Storia che Herbert intende riscrivere in conformità del capolavoro che ha in mente per lei, e che non va osservato come il capriccio del comune mortale, come ama ripetere ai suoi adepti, bensì con l’occhio del genio prescelto, di chi fa della propria vita tutt’uno con il creato, capace di penetrare l’essenza stessa dell’universo che lo sovrasta … Come dire che la immerge in un presente e un futuro così opprimente che la ragazza non è in grado di sostenere … conclude Brian. Del resto Ann, basta guardarla per capire che sprizza vitalità da ogni suo poro, che c’è sensualità in ogni suo gesto, passione nel suo temperamento … O almeno, Ann si sente più vicina al reale che al suo ideale, irrompe al di là della sua immaginazione, quella di Herbert, intendo … aggiunge Malcolm sull’eccitato. Oh andiamo Malcolm, ancora non te ne sei fatta una ragione, ormai dovresti saperlo, Herbert è pur sempre il tuo migliore amico … dice Rita. Malcolm fa per interromperla quando interviene Brian. Per favore Malcolm lascia che Rita ci parli di Ann, è la sola persona che può dirci davvero qualcosa di lei, la sola che conosce le segrete sinuosità della sua anima, anche se sappiamo già che non sei affatto d’accordo. No, infatti, non credo che una donna possa arrivare a conoscere la vera essenza di un’altra donna meglio di un uomo. Solo l’uomo possiede quella percettibilità che gli permette di penetrare l’animo femminile fin nei suoi più segreti anfratti. Così come, al contrario, la donna non s’inserisce agevolmente nella contestualità del pensiero maschile, come dire, senza arrivare a possederne la grandezza e la verità.


Suvvia Malcolm, Herbert sarà anche un campione d’incassi riguardo l’arte, ma non credo abbia capito granché di Ann, altrimenti non se la lascerebbe scappare di mano, ti pare?, gli chiede Brian. Non credo affatto giusta l’analisi che fai di Herbert, come non credo corretta l’idea che hai di Ann e delle donne in genere, in quanto a inferiorità, avrei qualcosa da ridire in proposito, parli così quando vuoi essere offensivo, interviene Rita stizzita. Sì, la si può più o meno interpretare in questo senso, ma non c’è ragione che ogni volta la cosa ti infastidisca, resta il fatto che la sensibilità femminile non raggiunge certi anfratti della psicologia maschile, non s’avventura nei suoi spazi segreti. Per lo più si perde nei vuoti interstizi della propria mente, che non è fatta per esprimere concetti complessi; direi piuttosto che gioca sulle brevi distanze, sugli intervalli, sulle interruzioni … non lo credi anche tu, George? Mi chiede all’improvviso Malcolm, lasciandomi basito al punto che sul momento non so cosa rispondere. Come del resto fai tu da sempre, gli ingiunge Rita, non lasciando spazio per un mio intervento. No, dimmi quando mai lasci ultimare un discorso? Quando mai permetti agli altri di esprimere per esteso ciò che vogliono dire? Avanti Malcolm ammettilo una buona volta.


Trovo che stai diventando ossessiva Rita, ti comporti sempre da una tale rompiscatole che preferisco non dire. E tu allora, che vuoi far credere d’essere capace anche di amare, mentre sei niente di più che un manico di scopa pronto all’uso. Per il resto non capisci niente di psicologia femminile, parli così quando vuoi spostare l’attenzione da qualcosa che ti toglie il fiato. Non ho di queste velleità, o almeno non più di tanto, indugia Malcolm. Non è proprio così, noi tutti siamo a conoscenza delle tue avance fatte ad Ann! Esclama Brian. Io?, non me ne ricordo. Dovresti ben ricordarlo Malcolm, quella sera al party offerto da Michael all’ambasciata inglese. Oh, forse non volevi che si sapesse? So sorry, my dear... Non c’è alcun motivo perché tu continui a guardarmi in quel modo Malcolm, gli ingiunge Rita diventata improvvisamente seria. Vedi George, tutti qui abbiamo presente la scena di voi due, tua e di Ann in controluce, che vi dileguate nell’intimità dell’ombra del giardino che vi avvolge. E come tutti quanti noi vi abbiamo guardato con una punta di invidia in quell’istante. Soprattutto tu Malcolm, che da sempre spasimi al solo pensiero di mettere le mani su Ann, non è forse così? Ebbene lo ammetto, penso infatti che è l’attimo che dobbiamo cogliere, ogni interesse si disperde se non cogliamo questa opportunità, hai fatto bene George. La vena amara di Malcolm mi sorprende, dal momento che ormai possiamo dirci compagni di sbronze, abituato come sono a sentirlo ripetere concetti di nessuna rilevanza e ridere fino alle lacrime. Nient’altro.


Rita sembra divertirsi un mondo nel vederlo spiazzato, forse dovrei assecondarla di più, mi dico. In ogni caso non in presenza di suo marito. Per quel poco che lo conosco potrebbe prenderla male. Da buon inglese darebbe subito un taglio alla nostra amicizia, e io tengo a Malcolm quanto a Rita e a tutti gli altri del gruppo, e sono certo che finirei per inimicarmi qualcuno. Nondimeno quando guardo Rita negli occhi e scopro che è a conoscenza di molte altre cose che vorrebbe rivelarmi, ma che non osa, o almeno, per ora non ancora tuttavia in qualsiasi altro momento. Accenno un sorriso qualunquista che non rivolgo direttamente a lei, facendo comunque in modo che Rita comprenda che ho colto favorevolmente il senso del suo intervento. Ebbene sì, volevo dirtelo da tempo Malcolm. Non è stato forse a causa tua che Ann non ha accettato le profferte di matrimonio di Herbert? Lo incalza Rita. Che ragione c’è in questo momento di rivangare il passato se non se ne intravedono che rovine? Risponde Malcolm ingollando l’intero bicchiere che ha in mano. Stai diventando melodrammatico Malcolm, è il caso che smetti subito di bere. Mi convinco che Rita evita a bella posta di infilare il dito nella piaga, in ragione di un qualcosa che all’improvviso mi sfugge, mi chiedo in silenzio. Un omicidio George! Dice Rita agghiacciandomi. Rimango senza parole. Tutto ci si poteva aspettare tranne che la scelta fosse così infelice, vero Brian? Chiede Malcolm guardandosi intorno, quasi le nostre facce fossero improvvisamente diventate maschere di un teatro del silenzio.


Un baldo giovane tra gli ospiti si siede al piano davanti a noi e annuncia di voler suonare una propria elaborazione di “My fair lady”, il noto musical che Werner e Loewe hanno tratto dall’omonima commedia di Bernard Shaw e che è diventato il successo del momento. In breve quelle che tutti noi consideravamo orecchiabili chanson vengono trasformate in una bizzarria di note che si rincorrono fugaci da ogni parte. Credi che riuscirà a fermarle sul pentagramma? Chiede sarcastico Malcolm a Brian che al contrario sembra straordinariamente eccitato dall’evento. Già, non ve l’ho ancora presentato, il suo nome è Anthony, avete visto che luce ha negli occhi? Si vede che è ispirato, dice Rita sorridente. Malcolm la guarda con disapprovazione. Beh, sembra un tipo interessante!, afferma Rita. Sì, forse, ma non mi piace come suona, in modo così disfattista, vero Brian? Dovresti essere un po’ più gentile con quel povero ragazzo in fondo è qui per allietarci con la sua musica, quando siamo arrivati sembrava ti piacesse, conferma Rita. Ci vai a letto? Chiede Malcolm rivolto a Brian. In ogni caso la cosa non ti riguarda!, risponde Brian stizzito. Ma ecco che arriva Margaret. Oh cara, vieni a sederti sul divano accanto a noi, esulta Malcolm nel vederla arrivare.


Non so voi, dice Margaret sopraggiungendo, ma credo che un divano oltre a conformarsi a una primaria funzione di arredo, risponda all’idea che ognuno ha di trovare una sistemazione consona al proprio temperamento, come dire, alla propria corporea personalità. Talvolta basta un divano per coniugare al meglio il vecchio e il nuovo in una piacevole convivenza, aggiunge sarcastica Rita, restando comodamente seduta in poltrona. Se mi fate un po’ di spazio, magari? Altrimenti sono costretta a sedermi sulle gambe di George, fra voi sembra quello che emana più calore di tutti. In un certo senso, forse! Rispondo. Nient’altro. Convengo d’essere stato inopportuno. In nessun caso va rilevata una frase ironica detta da qualcuno per il beneplacito di tutti. Come dire, perde di valore. Meglio lasciar scivolare via un nonsense che la dice lunga sul raccogliere consensi, mi corregge Malcolm che arbitrariamente si è dato il ruolo di mio tutore personale per ciò che riguarda la lingua e il mio modo d’essere inglese. Dovrei ridere ma non ci riesco, ti cedo volentieri la poltrona, Margaret. Dice Rita alzandosi. Ho voglia di un altro drink e giacché Brian trascura i suoi ospiti, ho deciso di servirmelo da sola. Rita cosa dici mai? Aspetta, vengo con te, dice garbato Brian raggiungendola. Non so dire cosa le ha preso, da qualche tempo preferisce stare in tutt’altra compagnia, chissà per quale misteriosa ragione? Si domanda Malcolm a voce alta.


Che abbia una qualche relazione?, chiede Margaret. Che io sappia no, ma forse le farebbe bene, come dire, sarebbe molto meno irrequieta. Non sono d’accordo, non è proprio così che funziona, dice Margaret sprofondando il suo bel sedere sui cuscini. Un uomo diverso è solo un problema diverso. Anche tu stai pensando di preferire la solitudine Margaret? Le chiedo. Nient’altro. No George, ma infine credo di preferire la compagnia di un buon libro a quella di un uomo stupido, dice guardando in direzione di Malcolm. La difficoltà consiste nell’esprimere un giudizio equilibrato che non sia falsato da alcuna condizione di carattere esteriore. Sai, del tipo il solo e l’unico, simpatico o antipatico, sensuale e provocante, oppure scialbo, che sono tipiche della sensibilità epidermica. Di quelle che si avvertono sulla pelle? Quasi, se proprio vogliamo esemplificare, di solito ti capita prima o dopo esserci andata a letto? Ribatte Malcolm volendo essere inopportuno a tutti i costi. Non può essere diversamente, prima di azzardare un giudizio è necessario verificare. Testare, Margaret, si dice 'tastare', specialmente quando ci sono di mezzo delle teste di cazzo come quello straccio d’uomo che ci hai presentato l’ultima volta. Aspetta, com’è che si chiamava? In quanto a quello è ben fornito, se è di quello che t’interessa sapere. Oppure vuoi sapere perché lo preferisco a te? Adesso che Rita non è qui posso dirti francamente qual è il mio punto di vista, aggiunge Margaret dandogli una strizzatina ai coglioni. Mai donna sa essere così tempestiva come quando vengono intaccati i propri interessi, per quanto ciò non comporti l’attendibilità dei suoi principi o la veridicità dei suoi sentimenti. O almeno, non necessariamente. Penso.


Il ritorno di Rita seguita da Brian con i bicchieri colmi di champagne per tutti, pone fine alla conversazione. A ciascuno il suo! Esclama Brian. Mia cara, come faremmo senza di te? Le dice Malcom con affettata galanteria. Risparmiatela non è necessaria, gli risponde Rita sottovoce. Capisco che fra i due c’è qualche screzio di troppo, anche se non mi è chiaro se è Rita ad avercela con lui per via di Margaret, o se, viceversa, è Malcolm ad avercela con lei, a causa di Margaret. Sebbene la situazione non cambi, capisco che è Rita a fare la differenza. Al momento è indubbiamente lei a tenerlo per le palle, anche se conoscendo Malcolm, posso dire che non è il tipo d’uomo che si lascia mettere in scacco. Dimmi George quanto ti tratterai a Londra questa volta, parti domani, vero? Mi chiede Rita. Poco più di una settimana, rispondo alla sua domanda. Poi sarò al Technical College di Colchester in Essex per una conferenza sul ‘600 italiano. Sai che vi sono stati rinvenuti resti di mura d’epoca romana? Ingiunge Margaret. Perciò sarai ancora con noi dopo l’estate. Non so, penso di sì. Oh, ci mancherai George! Dice Rita. Non aspettarti di trovare lì l’estate che c'è qui in Italia. Tuttavia sembra che quest'anno sarà abbastanza temperata, aggiunge Margaret. È di per sé una gran magra consolazione, tutt’al più sarà tiepida, conosco l’estate inglese. È forse per questo che le donne inglesi sono tutte conservatoires, aggiunge Malcolm di suo, a voler dire frigide. Forse perché voi uomini non siete capaci di scaldarle sufficientemente, risponde Margaret sarcastica, lanciando un’occhiataccia nella mia direzione in cerca di consenso. Cosa che Rita non sembra approvare. Infatti, risponde esplicita, forse perché non hai ancora trovato il tipo giusto. La giusta misura, rimarca volgare Malcolm. Conosco una frase che ho appreso da poco e che si attaglia benissimo alla tua provocatoria insinuazione Malcolm: “Infine anche il cattivo si riposa, lo stronzo mai!”, risponde Margaret. Ridiamo.


Aspettarsi che a Rita possa sfiorarla l’idea di sfidare la sua antagonista di letto è chiedere troppo, però la scena avrebbe potuto essere ancorché ribaltata. Oggigiorno le donne si preoccupano ancor più dei risvolti legali e a trovare un adeguato accordo economico che dover competere in un duello. Ciò che importa in questo tipo di cose è salvare l’intenzione. Invero, quella è qui preservata da un reciproco accordo raggiunto sul battito di ciglia che entrambe si scambiano con uno sguardo al di sopra di tutti, con il quale viene salvaguardato il sano principio di non nuocere l’una all’altra, giacché entrambe, desiderose soltanto che il pozzo non si prosciughi, ricevono da Malcolm più di quanto in realtà riescono a spendere. Ovviamente Margaret pretende di poter mantenere la sua opportunistica esistenza cercando i favori di Malcom, o almeno a trascinarlo nel suo letto ancora per un po’, nonostante il suo sogno di portarlo via a Rita sia destinato a rimanere tale. In quanto a Rita, al riguardo, ha già estorto a Malcolm la promessa che la cosa non andrà oltre, se non vuole compromettere la sua fortuna, malgrado per lui valga il principio che l’uomo è cacciatore e che quindi non si affranca facilmente. Lo sa bene Rita, che pur di non rinunciare nel suo intento di tenerselo stretto, di tanto in tanto gli concede qualche scappatella. Del resto, se non Margaret potrebbe essere chiunque altra. Mi dice Rita nell’orecchio. In fondo è solo un gioco! Aggiunge Malcolm, in un momento di sincerità. Che ne pensi George, anche tu sei convinto che lo sia? Chiede Brian. Si certo, un gioco al massacro e tuttavia così allettante! Ride Malcolm. Comprendi Brian il gioco di parole, al-letto-ante, allettante, semplice. È ciò che penso anch’io, ma che pure non ammetto. Nient’altro.


Basta osservarti Malcolm per convincersi della tua ostinazione nella ricerca costante di nuove prede, guardarti elargire a ogni donna che ti passa davanti le tue miserevoli attenzioni. Fino a quando Malcolm? Ma forse hai ragione tu Brian a dire che è un pavone attratto dalla sua stessa prestante immagine, ma che ha ormai perduto le penne, direi. Finanche qui, stasera, davanti a tutti noi, metterti in bella mostra come “un vivido e stimolante affresco umano di passioni e di pietà, di ricordi giovanili e di orgoglio eccessivo, di teatralità”, che spreco! Che forse non è così? Tutto questo solo perché eri in tutt’altra compagnia, gli chiede Rita sarcastica. Malcolm preferisce non rispondere. Mi trovo d’accordo con Rita, ma ciò che devo ancora capire è se si tratta di recitare a bella posta una commedia, oppure d’essere di fronte alla rappresentazione della tragedia della vita spesa in maniera edonistica, quella di Malcolm intendo, che sembra fare orecchie da mercante. Di finzione mio caro George, trattasi di finzione, ingiunge Rita. Non farci caso, è l’inconfondibile eco del suo narcisismo che finge di non comprendere che stiamo qui a parlare di lui.


Di chi se non di Anthony ovviamente! Esclama Brian, nel salutare l’arrivo della torta con le candeline accese, nell’istante in cui, spente tutte le luci, vengono intonate le voci di “happy birthday to you” al suo indirizzo. Che dire di lui quando momentaneamente commosso per il bizzarro evento, pronuncia parole senza senso come: Oh, ma non dovevate disturbarvi! My Good ma cos’é? Slanciandosi poi in abbracci e baci, scontati e furtivi come di chi è sorpreso a succhiare delle caramelle di zucchero che gli si sciolgono in bocca. È questione di un attimo. Nel buio qualcuno spinge la propria mano sulla patta dei miei pantaloni. Quando si riaccende la luce, ognuno tiene il proprio bicchiere tra le mani alzate per il brindisi augurale. Rita è forse quella che mi sta più accostata di tutti, anche se non la ritengo capace di un simile gesto. Margaret è lanciatissima in un abbraccio a Brian, mentre Malcolm mi guarda e sorride. Sei un fellone, amico mio! Dice Anthony, che pure mi è di fianco, e che affonda l’indice nella torta per metterne alla prova la consistenza, afferma, e che poi leccandosi il dito mi lancia uno sguardo furtivo che la dice assai lunga.


Dovete scusarmi ma per me è tempo di andare, dico. Margaret mi chiede se gli offro un passaggio. Rita mi lancia uno sguardo riprovevole. Permettimi che sia io ad accompagnarti! esclama Malcom, trattenendola per la mano, lasciandosi andare in una gaffe di portata stratosferica. Rita lo fulmina con lo sguardo, mentre lui cerca per un istante di recuperare. Non c’è bisogno che ti disturbi George, accompagniamo noi Margaret a casa, del resto siamo di strada, vero mia cara? Non lo siamo affatto Malcolm! Ribadisce Rita. Chi ti dice che abbia voglia di andare subito a casa? Devo dire che lo pensavo proprio, sai com’è, data l’ora? Fa il gesto di guardare l’orologio. Voi restate pure, io comunque devo alzarmi per tempo se non voglio perdere l’aereo di domattina, devo ancora preparare i bagagli. Dico. Nient’altro. Cosicché rinunci George? Non puoi! Aggiungono in coro. Posso sapere a che cosa? Al prossimo giro, dice Brian stappando un’ulteriore bottiglia di champagne per un nuovo brindisi.

Auguri! Auguri! Cento di questi giorni! Fake you Brian!, dice Anthony mentre versa il liquore addosso all’amico facendoglielo colare giù per il collo nell’apertura della camicia per poi leccarne le scolature. Restiamo tutti in silenziosa attesa. Quindi Rita, guardandomi negli occhi, mi dice, non puoi George, non quando manca poco al nostro gioco. Forse lo conosci già: “The last game in Town”, soggiunge Brian. Non credo di conoscerlo. Bisogna però che qualcuno dia l’avvio, soggiunge Rita.


Immagina la scena George, racconta concitato Brian. È circa mezzanotte quando la folla esce dal Globe Theatre di Londra e affronta il buio con il suo fare vociante se ha trovato o no divertente l’esecuzione del “Mikado” di Gilbert & Sullivan. C’è confusione di fischietti che gli agenti in servizio adoperano per richiamare gli chauffeur delle auto che sopraggiungono con i motori accesi, quando di fronte a centinaia di persone, qualcuno spara due colpi di pistola. In quel momento la qui presente Lady Rita Wendy Griswold è voltata di spalle e sta salendo sull’auto. Non si accorge di nulla. Nel disordine generale, suo marito, Sir Malcolm McGovern, sale dietro di lei e l’auto parte di corsa lasciandosi dietro una scia di fumo. Invano alcuni dei presenti cercano di individuare da dove provengano gli spari. Michael Walcher, un aitante quanto sfortunato studente di medicina è a terra gravemente ferito. Perde molto sangue. Si avvicinano già i primi soccorritori quando alcuni gendarmi di pattuglia nei pressi del teatro giungono sul posto seguiti da un’ambulanza, ma è troppo tardi. Il giovane muore dissanguato prima di arrivare in ospedale. Si cercano testimoni. Nessuno in verità sembra aver visto quanto accaduto. C’è stata una lite, una rissa, qualcosa? No. Rispondono gli interrogati. Solo due esplosioni che sembravano piuttosto dei petardi. Nient’altro. Qualcuno ha visto chi ha sparato? Nessuno? Chiede l’investigatore capo a quanti si trovano nei pressi, fermati per tempo dagli agenti, mentre gli altri, forse i più, si dileguano ignari dell’accaduto, aggiunge quasi costernato Anthony.


Timothy Stalthon, un giornalista d’attacco, riporta sulle colonne dell’Herald Tribune le frasi scritte nella lettera che lo studente stringeva tra le mani e che avrebbe voluto consegnare alla donna che amava: “L’inferno sono gli altri, nella misura in cui ci rendono la vita impossibile, quando ci rivelano, a volte senza considerazione alcuna, la nostra coscienza della morte. Qualcosa di misterioso e tremendo insieme, che ci costringe a riflettere sulla nostra esistenza, sul significato della vita. È proprio questa certezza che rende la mia esistenza unica e irripetibile, qualcosa di mortalmente importante per me, che non posso più rimandare, perché il debito che ho contratto, nell’impossibilità di amare colei che amo, devo pagarlo con la morte” - aggiungendovi evidentemente del suo. “Che mortale non è colui che muore, bensì colui che con certezza sa di dover morire”, aggiunge Margaret citando. Al suo apparire sulle pagine del quotidiano il nome scritto sulla lettera, che compromette l’aristocratica amante, infervora immediatamente l’opinione pubblica londinese. Tuttavia nessuno sembra essere a conoscenza di chi c’è dietro quegli spari e che può aver ucciso lo studente.


La notizia diffusasi nelle ore seguenti la sparatoria da adito a un’onda sonora che si ripercuote in tutti gli ambienti della società. Si parla di un ex amante che la giovane donna aveva prima ancora di diventare la moglie del banchiere miliardario e che risponde al nome del qui presente Sir Malcolm McGovern, conclude Brian. Devo dire che viviamo nell’incomunicabilità, se pensiamo che gli altri debbano comprendere ciò che crediamo di esprimere, non lo credi anche tu George? Comunque, Michael Walcher non era il mio amante, sebbene non possa dire che non lo conoscessi, ammette Rita seccata. Immagino che eravate al college insieme, è la solita scusa, non regge mia cara, afferma Malcolm. Che tu lo voglia o no, credimi, la cosa ha poca importanza. Come si possono scrivere parole così infuocate a una donna che non è la nostra amante? Chiede Malcolm. Per tua informazione la letteratura è piena di queste storie! Oh sì, tragicommedie, drammi operistici, romanticherie, chiamale come vuoi, fatto è che ti gironzolava intorno come un cane da salotto. Ti stava sempre tra i piedi, ammettilo. Non era abbastanza che fossi già tuo marito, che … Dio solo sa che cosa. Proprio tu parli, Malcolm. Che male c’è a essere romantici? Conferisce alla brevità della vita un sapore forte e intenso, fosse pure quando si è sul punto di morire. L’amore non può esserti così indifferente se rende disperatamente interessante anche il più insipido dei tuoi istanti. Non che Rita vada proprio per il sottile nel dire a Malcolm ciò che pensa di lui. Dico tra me. In fondo ognuno deve sentirsi responsabile di affermare le proprie opinioni a livello personale. Sempre meglio che vivere una vita meschina, aggiungo. Nient’altro.


In breve lo scandalo coinvolge entrambi, Malcolm interdisce la propria servitù dal rilasciare dichiarazioni ad alcuno, di non fare entrare nessuno dal cancello della villa, di badare che non s’intrufoli nessuno in casa attraverso il giardino, giornalisti compresi … riprende il discorso Brian. A proposito George, quando sarai di ritorno da Londra devi assolutamente venire a stare in campagna da noi, magari per il week-end. Sarebbe carino da parte tua onorarci di una visita. Non riesco neppure a immaginare quale strana idea ti sia fatto di noi? Non mi sembri il tipo da scandalizzarti per qualche diverbio tra marito e moglie. O almeno, non lo dai a vedere. E tu, Rita, cosa pensi di lui? Ciò che pensano quasi tutte le donne riguardo un giovane attraente. Vuoi dire che te lo porteresti a letto? Che c’è Malcolm cerchi un alibi alla tua morbosa gelosia? Io geloso? Perché no, è una possibilità da non scartare. Di nuovo mi chiedo se facciano sul serio o se stiano recitando? Nient’altro.


Eccoti servito George, that’s the way, si entra nel vivo della questione. Non ti domandi cosa ne pensa la Polizia? Chiede Brian. Perché mai la Polizia, come ti salta in mente? Chiede Malcolm irritato. Scusa, dimenticavo, la Polizia è arrivata la mattina dopo, mentre tu non c’eri, aggiunge Rita. Mi hanno chiesto se conoscevi Michael Walcher, se tu sapevi... Se sapevo cosa? Che era il mio amante. Ti rammento che l’hai appena negato. Infatti, è quello che ho detto anche a loro. In quanto a te gli ho detto che non ero per niente sicura che non lo conoscessi. Perché non gli hai detto che non lo conoscevo affatto? Perché sappiamo entrambi che non è vero. Non dobbiamo forse al suo omicidio se siamo finiti sulle pagine dei tabloid cittadini, se siamo finiti nell’occhio indagatore della Polizia, abbordati da giornalisti e fotoreporter? Ammetti dunque che lo conoscevi, altrimenti come sono arrivati a te? Trovo alquanto strano come la morte di qualcuno rechi sempre un nome e un cognome insostituibili nell’immaginario collettivo, infatti Michael Walcher è rimasto legato al tuo nome piuttosto che al mio, immagino che la cosa soddisfi in gran parte la tua vanità, dice Malcolm mostrando appieno il proprio cinismo con la sua sordida risata. Hai davvero poco da ridere Malcolm, quel povero ragazzo intanto non c’è più, anche se “con lui è defunto l’individuo, non il senso che ha voluto dare alla sua vita”, lo penso davvero. Oh Rita, ti prego, ripetilo ancora una volta, fallo per me, nulla ti rende così splendida come la freddezza nel dolore. In qualità di suo fan devo dire che mi dispiace molto, sono davvero desolato. Ride.


Solo perché la morte non ti fa paura non puoi pensare di essere strafottente come sei, Malcolm. È ora che tu cominci a considerare la morte come a una angoscia diffusa che giace nel sottofondo affettivo del nostro essere, e che noi tutti la rifuggiamo per eludere il nostro destino. E sai perché talvolta abbiamo paura di una sciocchezza? Perché quella sciocchezza potrebbe già sottolineare la presenza del suo fantasma: la morte. In realtà quando nasciamo portiamo nel mondo qualcosa che non c’era mai stato prima, così come morendo, portiamo via quello che non potrà mai più essere. Quanta saggezza, dove l’hai appresa, per caso ti sei fumata la British Encyclopedia in una volta sola, oppure … C’è che stai diventando patetica Rita, scusa, ma ciò che dici manca completamente di senso, ribatte Malcolm. Come del resto il tuo continuo schernire chiunque, al quale si accompagna la comparsa a volte piacevole e a volte devastante della tua insensatezza. In realtà chi ha paura della morte ha bisogno di tutta la nostra comprensione. La tua altro non è che una maschera di creta dietro la quale nascondi la tua incapacità di amare, la tua inadeguatezza di vivere, anche uno stolto si accorgerebbe del tuo inganno, della tua innata colpevolezza, dice Rita. Proprio tu parli di colpevolezza? Le chiede Malcolm in un tu per tu ormai ben definito. Per la stessa ragione che tu puoi dimostrare in cento modi di avere un alibi perfetto, ma non puoi negare di essere l’artefice occulto di quell’assassinio. Come qualcuno ha detto, non si può essere altro da ciò che si è, tantomeno tu Malcolm, con quell’aria che hai di burlarti di tutti, per poi vantarti solo d'avere delle mediocri avventure. Quando invece non fai altro che sbatterti quell’insolente e sfacciata della tua amante, gli ingiunge Rita rivolgendo a Margaret uno sguardo furente. Ma non darti pena, non credo affatto possibile che tu possa esserne così innamorato da preferirla a me. Io? No, mai.


Scusate tanto, mi chiedo se è davvero ciò che voi tutti pensate di me?, chiede Margaret risentita, anche se non dice a Malcolm quello che pensa di lui. Se solo l’avesse fatto per me, sarei impazzita per la felicità. Finire sui tabloid per una scenata di gelosia, trovo sia il massimo cui una donna possa aspirare. In quanto a geloso io, sssh... azzarda Malcolm. Si geloso di me, dei miei amanti, dei miei sospiri, come di tutto ciò che mi riguarda, una gelosia morbosa, conferma Margaret. Come del resto sei geloso di tutti noi che ti stiamo attorno, mio caro, aggiunge Rita. Mah, cosa dici mai? Lo dico. Ti ho sposato, sei mia moglie. No, sono soltanto una delle tue vittime, che ha avuto la meglio sulle altre, ma se pensi che questo possa durare per sempre ti sbagli. So come riappropriarmi della mia libertà, puoi starne certo, è solo questione di tempo. Non temere Malcolm, il tempo non risparmia nessuno, neppure te, soprattutto adesso che incominci a non essere più così giovane, lo incalza Margaret. Del resto siamo in democrazia, e le opinioni di ciascuno vanno rispettate. Volevo dire rivelate, affinché si possano mettere in discussione, la tua suona più come un’accusa. Bene, allora possiamo interrompere qui quest’assurda conversazione, conclude Rita allontanandosi. Non posso biasimarla. Come si dice, le cose vanno così come vanno e ognuno deve cercare di vivere la propria vita come meglio gli aggrada. Se è vero che per essere felice una donna deve essere idolatrata, penso che Rita possieda tutti i requisiti per piacere agli uomini maturi come Malcolm, e anche ai più giovani come immagino fosse quel Michael Walcher, che s’invaghiscono di lei ancor prima che rivolga loro la sua particolare attenzione. Ciò che Rita dice le esce dalle labbra con l’effervescenza dello champagne che non smette di bere, pur restando sobria. Benché, all’occorrenza, nei suoi begli occhi brilli dallo sguardo penetrante e vivace, a mio vedere, pur si nasconde un’intima incertezza.


Stando alle indiscrezioni, Rita conosceva quel ragazzo col quale manteneva una fitta corrispondenza. Del resto perché non dare ascolto alle illazioni, se in qualche modo ravvivano la nostra morbosa curiosità?, dice Brian riaprendo il discorso. Da sempre certe passioni inducono a screditare più che a mostrare i veri sentimenti che scatenano, penso. Nient’altro. In realtà un testimone c’era che diceva di aver visto Michael Walcher avvicinarsi all’auto mentre Lady Rita Wendy Griswold vi stava salendo. Che in quel frangente qualcuno ha sparato al giovane da distanza ravvicinata. Chi se non il suo gelosissimo marito? Si chiede il giovane detective Henry Stuart Mills al quale venne poi affidato il caso, aggiunge Brian. Non v’è ombra di dubbio, riprende a dire. Si è trattato di un delitto passionale. La notizia riportata sulle prime pagine dei più importanti tabloid della città vede la Polizia indagare sul passato e il presente della donna, sebbene non sia mai menzionato il nome del suo altolocato marito. Andando per esclusione, il marito di una così bella donna non può che essere geloso, anzi possessivo e passionale. Dicono. È un classico George, non ti pare? Stando a quanto riporta l’Herald Tribune, c’è una donna, una certa Miss (omissis), che ha visto in faccia l’assassino. Sembra si tratti di un personaggio noto, un affermato bancario di Flit Street. Sì, infatti, l’ho appena letto anch’io, avrebbe detto Malcolm irrompendo in casa alle sei del mattino, seguito dal maggiordomo il quale gli annuncia che Lady Rita lo stava aspettando.


Non si può accusare qualcuno solo perché è presente sulla scena di un delitto, non ti pare George? Chiede Malcolm con voce malferma. Non qualcuno a caso Malcolm, la donna ha fatto nome e cognome dell’assassino. Non potrebbe essere perché intende vendicarsi di un’offesa ricevuta? O magari di un oltraggio, ribadisce Rita. Tornando a quanto accaduto, mi salgono alla mente particolari che credevo dimenticati, aggiunge Malcolm. Tutto sempre accade in un istante. Salgo in auto, quando sento due colpi che lungi da me dal sembrare colpi di pistola mi sembrano piuttosto scoppi del motore. Sai George quando l’auto fa fatica a partire, talvolta capita. Ma non vi faccio caso, salgo e dico all’autista di tornare a casa il più in fretta possibile. E quello sciocco parte sparato come una pallottola, da far venire le traveggole. Oh, non proprio così sono andate le cose, Malcolm! Nonostante la fretta che avevi non puoi dire di esserti fermato a casa. Non ti degni neppure di scendere dall’auto per accompagnarmi sull’uscio per proseguire con lei, enfatizza Rita, tornando a guardare Margaret negli occhi, lasciando trapelare che forse, lei ... O forse è proprio quello che ti preoccupa Malcolm? Non sono per niente preoccupato, tutti possono testimoniare di averci visti insieme alla premier, se ce ne fosse bisogno. Scusate l’intromissione. Non c’è ragione d’essere preoccupati, seppure quella donna possa aver fatto il tuo nome potrebbe sempre dire di essersi sbagliata. Malcolm, tu sai di essere innocente, suggerisce Brian, volendo attenuare il contrasto acceso fra i due. Tante grazie Brian d’esser tornato fra noi, mai come in questi frangenti c’è bisogno di un sostegno morale, e molto può un amico che ti porge la propria spalla ...


Si da il caso che il fatto si è risaputo poco dopo la nostra dipartita dalla zona del teatro, aggiunge Brian glissando, senza che nessuno abbia detto niente ad alcuno. Tu comunque hai cercato un alibi plausibile, mio caro, perché mai?, gli chiede Rita. Chi mai avrebbe detto a quel detective da strapazzo l’esatto contrario delle mie affermazioni?, domanda Malcolm inorgoglito. Tutti noi. Margaret l’avrebbe fatto, Ann l’avrebbe fatto se glielo avessero chiesto, ovviamente. Io stessa l’avrei fatto col preciso proposito di addossarti la colpa, afferma Rita. Sono allibito! Comunque tutto questo non prova niente! George hai sentito anche tu? Oh non preoccuparti Malcolm, del resto dove c’è stato un delitto prima o poi sbuca sempre un testimone, per di più oculare. Com’è vero che dove c’è un delitto, c’è sempre anche un’attenuante che infine giustifica il delitto stesso, dico io. Nient’altro. Hai detto Ann? Non m’interessa il parere degli assenti. Figuriamoci quello di una ragazza in cerca di notorietà, pfff … aggiunge Malcolm. Per quanto riguarda te Margaret l’avresti fatto? Io cosa? Denunciarmi a quell’Henry Stuart Mills? Sì, credo di sì, se non altro, per vederti sborsare una grossa somma di denaro per cui provare la tua estraneità al fatto. È così che funziona dice Rita. Tutti sappiamo che con i tuoi soldi e le necessarie conoscenze, l’assoluzione sarebbe stata, come dire, assicurata. Sempre però che il diavolo non ci avesse messo le corna, aggiunge Rita caustica. Margaret preferisce tacere.


Ah le donne, tutte accecate dal troppo bel vivere. Non darti pena Malcolm, oggigiorno una moglie irreprensibile può fare anche a meno di essere amministrata dal proprio marito. Le basta un bravo legale, dammi ascolto è meglio tacere. Valle a capire, le donne! Conclude Malcolm ingollando il contenuto del bicchiere che ha in mano. Non c’è alcuna ragione di prendersela con le donne, gli uomini sono anche peggio, dice Anthony che si avvicina con un calice di champagne vicino alle labbra. Perché piuttosto non ci rallegri con la tua musica? Gli chiede Brian, anche lui forse un poco geloso. No, ti prego, ancora con quella musica, esclama Malcolm abbattuto. Vieni George, amico mio, facciamo due passi nel parco, ne ho abbastanza di questa conversazione. Vogliate scusarci se vi lasciamo alle vostre banali chiacchiere da salotto, dice Malcolm rivolto alla compagnia. Non ho via di scampo, lo seguo in silenzio. È l’inizio di un viaggio a ritroso che, in un’impasse straziante, lo obbliga a ripercorrere le tappe di una storia che ha dell’incredibile, consumata in un impeto di passioni non corrisposte, che lo vede coinvolto in amori stanchi e disaffezioni, avversioni e ostilità, da parte delle persone che gli sono più care e alle quali rivolge i suoi affetti. Facile preda di emozioni violente Malcolm si rifugia in una vaga, silenziosa complicità ai margini della sua mediocre esistenza spezzata dall’alcool, che lo porta a concepire una spiegazione plausibile dell’accaduto come per un insondabile disegno del destino. O almeno così credo di comprendere. Nient’altro.


Vedi George, dice Malcolm mettendomi una mano sulla spalla, nel suo strano rapporto con Ann, Herbert vuole strapparla ai suoi ricordi, sottraendola all’impietosa indifferenza del tempo e della memoria, come del resto fa con l’arte. Niente ha più importanza per lui, se non quell’umbratile presenza che mantiene il vago sapore della promiscuità giovanile che lui vive in solitudine contemplativa, silenziosa, al limite dell’invisibile, e che intanto si consuma nel nome di un quasi amore, nell’affiorare di parole taciute, al seguito del lento movimento in cui dipana la confusa matassa dei propri sentimenti. Fatto è che Herbert ingiunge ad Ann di lasciare la città per una località di campagna fuori Roma, poco distante da qui. Da quel giorno non sento più parlare di loro. È come se un’ombra si addensi sulle loro vite. Tant’è che non si vedono più in giro, neppure casualmente, come invece accadeva sovente a passeggio per la città, o in occasione dell’apertura di una qualche mostra. Non prendono parte alle feste, non entrano in questo o quel ristorante più o meno frequentati dalla cerchia degli inglesi.


Quando Brian di ritorno da Londra mi chiede di loro, sento riaccendersi in me la passione. Gli domando se me lo chiede così, tanto per parlare di loro, oppure? Tu mi capisci George. Ann mi piace moltissimo, e proprio non capisco cosa se ne fa del vecchio Herbert. L’incontro entrambi qualche mese dopo proprio a Londra, alla premier del “Mikado” alla quale anche Rita prende parte. A un certo momento, senza neppure aspettare l’intervallo, Rita sente il bisogno di dover andare urgentemente in bagno. O almeno così dice, ma io so che deve incontrarsi con quel Michael Walcher. Segue un silenzio inadeguato da parte mia. Come, non mi chiedi come ne sono venuto a conoscenza? Capisco, non t’interessano i pettegolezzi, però, t’interessa sapere di Ann? Ann, dici? Forse, in un certo senso, sì. Sei un gran figlio di puttana George, ma mi sei simpatico. Se non altro perché sei come me. Dopo che te la sei sbattuta, non te ne frega più un cazzo di lei, è così? Vedi Malcolm ... provo a dire. Peccato, non è più un segreto per nessuno ormai. All right George, vado a prendere da bere. Ho appena svuotato il mio bicchiere. Ne porto uno anche per te. Nell’attesa mi raggiunge Brian. George non dar retta a tutto quello che racconta Malcolm, lui ha una visione distorta della realtà. Come dire, vede tutto da un unico punto di vista. Certo, come ognuno di noi del resto, non è forse così? No George, la verità è una soltanto, non esistono altri punti di vista. Il fatto è che quella sera Malcolm è a teatro con Rita, ma vuole vedere Ann che invece è con Herbert in un altro palchetto, il quale a sua volta tiene d’occhio i movimenti di Rita, della cui recente amicizia con Ann sospetta qualcosa. È così che Malcolm coglie l’occasione tenendo d’occhio Herbert, il quale, a un certo punto, lascia Ann per recarsi in bagno. Almeno così dice.


Herbert sa che Rita deve incontrarsi con quel Michael Walcher e sospetta complotti alle sue spalle. Come ne sia venuto a conoscenza non lo so. Forse informato da Malcolm che ha escogitato un piano per liberarsi di lui, o viceversa. O forse è Herbert che geloso di Ann sospetta del ragazzo, e vuole liberarsene una volta per tutte. Ciò che invece so per certo è che Herbert vuole vedere in faccia il giovane Walcher. E così è per Malcolm, il quale però, arriva in ritardo sulla scena dell’incontro ed è preso da un impeto di gelosia verso Ann, che continua a non volerne sapere di lui. A ciascuno non resta che tornare nel proprio palco prima che finisca la rappresentazione. Quanto avviene fuori, appartiene a un altro copione. Lasciaci soli Brian, ti prego, gli chiede cortesemente Rita sopraggiungendo attraverso il parco. Seguo i suoi passi che avanzano sul prato. Per un istante temo voglia abbracciarmi. Malcolm ha ceduto all’alcool, è lì che dorme letteralmente sbracato su una poltrona. Povero Malcolm si crede ancora al centro della scena, con noi a fargli da spalla e contro spalla, da sudditi e da spettatori. La verità è un’altra, anzi, come dice sempre Brian, la verità è una sola, cioè, che Malcolm a causa tua ha perso la sua ultima chance di sedurre Ann. Come dire, è venuta a mancargli quella che noi attori chiamiamo la scena madre, l'ultima, quella che fa di un attore un mito della rappresentazione. Ha sperato fino all’ultimo di poter chiudere in bellezza la sua brillante carriera di seduttore, così come io, a causa di Ann, ho rischiato di perdere tutto insieme a lui. Ormai non è più lo stesso. Tuttavia continuiamo a giocare al teatro anche fuori della scena. La lettera che Michael Walcher teneva stretta in pugno quando è caduto sotto gli spari, era per Ann. Io, in quell’occasione, recitavo solo il ruolo di messaggero d’amore.


George! Rita! Grida Anthony mentre ci viene incontro attraverso il parco con in mano una candela accesa e un’ennesima bottiglia di champagne. Vi credevamo perduti. Quand’ecco ci raggiungono anche Brian e Margaret con alcuni calici di cristallo. Autentici Baccarat!, esclama Brian, riempiendoli fino all’orlo, nel mentre Owen, l’attento maggiordomo inglese, sopraggiungere a mettere in mano a ognuno di noi una candela accesa per rischiarare la notte che incombe. Arriva anche Malcolm redivivo, barcollando attraverso il prato. Inciampa. Sembra cadere. Si riprende, ride. Ehi davvero pensavate di brindare senza di me? Nient’affatto amico mio, gli dico sostenendolo per un braccio mentre brindiamo. Che ne dici George, brutto figlio di puttana, abbiamo recitato bene la parte? Siamo o non siamo quei grandi attori che pensiamo di essere? È un vero copione che ci manca, e un buon produttore che prenda questa storia sul serio, aggiunge Rita. Ma dov’è Herbert? Perché non è con noi? Chiede Malcolm guardandosi intorno. Non so, l’ho lasciato in casa, non si sentiva troppo bene, dice Ann, sopraggiungendo attraverso l’oscurità. Ann, che piacere rivederti, sei ancora qui. Ma, allora non siete andati via? Le chiedo. Nient’affatto, chi mai potrebbe? Questo gioco ci prende tutti ormai, e ci affascina fino all’inverosimile. Davvero non credo di capire. Dico.


Temo che qualcosa ti sfugga mio caro George, dice Rita prendendomi sottobraccio. Direi di sì, conferma Brian poggiandomi una mano sull’altra spalla. Vedi, in fondo la trama è semplice: Malcolm ambisce di sbattersi Ann e vuole portarla via a Herbert che è geloso di lei. Senza però fare i conti con Rita che, gelosa di Malcolm, lo contende a Margaret che non intende mollarlo per ovvie ragioni. Herbert è a conoscenza di un possibile pretendente di Ann, e chiede a Malcolm come fare per allontanarlo, senza sapere che è Malcolm che li ha fatti incontrare. Ann trova in Rita la sua confidente che lo asseconda, la quale, a sua volta, pensa di fare ingelosire Malcolm per allontanarlo da Margaret. Ciò malgrado Michael Walcher va incontro alla morte. Dico. Peccato, non è più un segreto per nessuno ormai. Ognuno se n’è fatto una ragione. Era inevitabile che qualcuno dovesse infine andarci di mezzo, non è sempre così che succede? C’è ancora qualcosa che ambisci di sapere George? Sì, chi ha sparato a Michael Walcher? Buona questa! Dice Malcolm prendendo di nuovo la parola. Elementare, ognuno di noi aveva un buon motivo per farlo. Ma, in fine, nessuno di noi è stato. Come tu stesso hai detto George: in ogni delitto c’è sempre un’attenuante che infine giustifica il delitto stesso. Tu chi pensi di noi sia stato? Mi chiede Brian suadente, perché vedi, noi tutti pensiamo di avere un alibi quasi perfetto, se non altro perché Michael è qui …

Potresti essere tu, magari interpretarlo la prossima volta che ti avremo ospite a un nostro party, che ne dici?


No, please, dico estenuato, è quasi l’alba, ormai mancano poche ore alla partenza, e ho un volo per Londra, devo proprio andare. Nient’altro. Herbert si dispiacerà se te ne vai senza salutarlo. Ma dov’è, perché non ci raggiunge? Chiede ancora Rita. La verità è che non vuole più saperne di questa storia strampalata, aggiunge Ann, mentre, all’improvviso s’ode uno sparo secco infrangere la limpida quiete dell’alba, che in qualche modo riesce a interrompere la nostra sciocca conversazione. Una stormo di neri uccelli sbattono le ali spauriti levandosi dai rami dell’ontano in fondo al parco, per farvi poi ritorno subito dopo, nel momento in cui un grido tagliente come una lama d’acciaio squarcia il silenzio ovattato del mattino. Oh my Good, Herbert! Esclama Ann colta da incomprensibile dubbio, e in quell’istante, ridotti a poco più che ombre di un misero teatro, volgiamo tutti lo sguardo verso Owen, il maggiordomo che, impeccabile come al solito, attraversa composto il prato recando su di un vassoio d’argento, un’incredibile missiva. George, ti prego, leggi tu per noi, ingiunge Rita con fare preoccupato. Apro e leggo il biglietto non senza un pizzico di trepidazione, e mi sorprendo nel leggere quanto segue:


For now not yet, nevertheless in any other moment. As we like to say, I leave the party until that there is people. Herbert Sorweiv.


Per ora non ancora, tuttavia in qualsiasi altro momento. Come pur ci piace dire, lascio che la festa prosegua, fintanto che c’è gente. Herbert Sorweiv.


Nient'altro.


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