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Una storia di angelaaniello

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Come profumo da respirare

un bacio

756 visualizzazioni

3 minuti

Pubblicato il 11 settembre 2018 in Altro

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A volte basta un attimo per sgusciare il cuore.

Mi ritrovai a pensarlo in una tiepida mattina primaverile, quando i gambi dei fiori intorno oscillavano fragili come tutti i fili pronti a spezzarsi alla prima folata di vento.

Tu il cuore me l'avevi chiuso. Sigillato con il compito di rimanere zitto. Zitto zitto!

A chi potevo raccontarlo che io della tua fragilità non mi davo pace?

"A volte le parole sono incitamenti", avevo letto da qualche parte, forse per riafferrare quel lembo di saggezza che giunge in mezzo alla tempesta.

Eppure le lettere fissate nero su bianco a vergare il foglio immacolato erano incomprensibili.

Io sapevo che volevo essere abbracciata e tu non l'avevi mai fatto.

Volevo ascoltare il suono della tua voce ed eri solo immaginario.

Volevo avere la possibilità di scegliere di amarti e somigliavi a una meta lontana anni luce, smarrita in un angolo nebuloso della coscienza o in-coscienza.

A volte basta un attimo per spietrare il cuore.

Restai turbata quando ti vidi anni dopo. Eri identico a me, due gocce d'acqua mai disgiunte se non dal caso.

Era pericolosa la curiosità che suscitasti in me.

Nel profondo t'avevo sepolto tanto per essere sicura che là ti trovassi ancora.

E scorrono leggere le dita sulla tastiera ora che sto provando a sgrammaticare l'amore per te.

Nella leggerezza d'un attimo i segreti scalpitano. Rombano come tuoni possenti. Scardinano la fedeltà a una promessa. Quella di farcela senza di te.

E, in fondo, sai che ti dico? Non ci sono mai riuscita davvero! Ti portavo sempre in tasca per imparare l'arte della fragilità e dell'accoglienza.

Avevi arricchito la mia vita senza saperlo. E ti eri affacciato agile con un salto poderoso, contando sulla potenza del silenzio.

A volte il cuore s'arrugginisce e... poi riparte.

Com'è che con la poesia del sentimento qualcuno riprende ad abitarci? Ero cresciuta tanto da perdonarti? Avevo creato il ponte per non lasciarti?

L'amore vince il nulla.

Forse si raggiunge la maturità quando si impara che la sconfitta è solo apparente.

E tu, tu non eri solo la notte. Potevi essere il giorno desiderato. Il più bello da cacciar via l'orgoglio ferito.

Di figlia che aveva subito imparato la parola "senza"!

Può apparire un gioco crudele la fragilità. Un nemico in assoluta solitudine. Un caso d'istinto, non di ragione.

La tenerezza era da contrapporre all'assenza.

La paura era sete da placare.

La conoscenza era anche terribile consapevolezza dell'infinità del "senza."

Amore desiderabile ma mai raggiungibile.

Moto del cuore impossibile.

Come vuoi che non cada la ruggine su qualcosa cui non ci si può allenare?

Io ero carica di frammenti, tu di punti di domanda.

Concedimi di confessarti che è allora che ti ho perdonato.

Da quando quel giorno m'accorsi dei tuoi passi stanchi e lenti. Dei tuoi capelli grigi. Del mio cuore inadeguato. Del tuo da riempire.

E se l'amore non può essere fatto d'appuntamenti calcolati, neppure la tensione all'amore basta ad avere una corazza sempre.

È per questo che da allora ti ho portato dentro agli occhi.

L'ho fatto per l'istinto e per l'amore che non mi avevi insegnato.

Ora, stanne certo, ti poserò in ogni spazio, come profumo da annusare respirando, appuntandomi il sole in petto. Quello che insieme non abbiamo mai contemplato.

Tanto, poi, la lontananza è uno scavo di vicinanza, nevvero?



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