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Una storia di Raffaele

Ricordo e Memoria

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6 minuti

Pubblicato il 08 novembre 2018 in Fantasy

Tags: #Attualit

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Ho lavorato a Roma per quasi cinque anni e in quel periodo conobbi un ragazzo che scriveva e suonava in una band.
Un giorno mi chiese di scrivergli una storia da cui avrebbe tratto una canzone e mi diede il testo di una sua canzone, "Il Mercante Di Sogni" perché la continuassi.
"Ricordo e Memoria" si intitolava originariamente "Il Mercante E Il Guerriero" e pare che sia diventata una sua canzone.


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Verso Occidente, dove cielo e terra si uniscono per tuffarsi nel Grande Mare, un bambino racconta la storia a suo padre che l’ha dimenticata. È assorto e concentrato su ogni singola parola,e non bada all'uomo che perde il suo sguardo nei volteggi pigri degli uccelli all'orizzonte.
Sulla risacca, ombre e mare si intrecciano in un unico motivo, ora triste ora allegro, mentre da lontano il temporale che è passato fa sentire la sua ultima voce.
La storia è vecchia e forse è sempre la stessa. È una storia di uomini forti che muoiono deboli, di popoli che si sono combattuti da sempre, è la storia di tutti quelli che lottano in nome di ideali o per loro stessi…

“Dove c’e una battaglia, io ci sarò” diceva il guerriero ripetendo i versi di una canzone di guerra.
La strada assolata e polverosa lo conduceva verso casa e come compagni di viaggio aveva vento e sole che gli alternavano carezze a tagli. Segnato da cicatrici e fatica, il suo volto scrutava l’orizzonte senza vederlo, assorto com'era dai pensieri che lo turbavano. La canzone gli rammentava la guerra appena finita e l’ineluttabile verità: una battaglia vinta era pure una battaglia persa.
Quanto tempo era trascorso?
Quanto tempo era stato lontano da casa?
Questo si chiedeva quando sulla strada incontrò il vecchio.
Era seduto a terra e giocava con dei sassi, un mendicante pensò, e mentre formulava quel pensiero una sottile malvagità gli suggerì un’altra verità assoluta: soffre, è evidente, guarda quel poveraccio come è ridotto! Risparmiagli le pene! Uccidilo ora e vedrai che ti sarà riconoscente! Tu puoi farlo!
Scacciò quel pensiero come si fa con un insetto fastidioso e continuò per la sua strada, ma avvicinandosi e passandogli accanto, una fitta gli trapassò il cervello e d’istinto si portò le mani alla testa.
Gli echi della battaglia erano tornati ancora per dargli il tormento e le grida dei compagni sembravano reali.
Era con loro, in mezzo a una crudele battaglia e in un sogno a occhi aperti rivisse gli attimi più cruenti dell’ultimo scontro.
C’erano uomini che cadevano alla sua destra trafitti da lunghe lance, altri infilzati da spade lerce di sangue. Vedeva cavalli stramazzare sotto i colpi furenti di asce, armature divelte da mazze chiodate. E tutto intorno grida, furore di battaglia, stridore di metalli, caos e sangue.
Perché?
Non c’era pietà in lui, solo il fastidio di una domanda sin troppo viva nei momenti di riposo. Ma era nel suo sangue, era qualcosa che non poteva controllare.
Suo padre gli aveva insegnato l’arte della spada, suo nonno era un nobile guerriero, la loro era una stirpe eletta tra pochi, destinata al dominio e alla gloria.
Ma non c’era battaglia senza vincitori, non vincitori senza vinti.
“Fermati uomo e riposa la tua mente” disse il vecchio mendicante strappandolo dall'oblio in cui era caduto.
“Devo andare, la mia gente mi aspetta”.
“Inganni forse te stesso?” ribadì il vecchio, “Tu sai bene che nessuno ti aspetta!”.
“Di che parli? Sei forse pazzo?”.
“Chiedilo a te stesso” rispose l’altro con un sorriso.
“Cane!”.
Il guerriero istintivamente impugnò la spada e la levò contro di lui. Fu un gesto d’ira e intimidatorio, ma il vecchio lo ignorò semplicemente. Restò seduto continuando il suo gioco con i sassi che teneva in mano.
La spada allora si fermò bloccata a mezz'aria, disegnò poi una piccola figura geometrica e ritornò nella sua custodia di pelle.
“Oggi è il tuo giorno fortunato” disse il guerriero con stanchezza e s’incamminò di nuovo per la sua strada.
“Sono tutti morti, e tu lo sai”.
Il guerriero si fermò.
“Dove andrò se tutto è stato già detto e fatto” mormorò con un filo di voce, ma il vecchio mendicante non parlò.
I sassi volteggiavano tra le sue mani rugose cadendo a terra dopo un breve percorso, mimavano figure informi e irreali, ma vive agli occhi del guerriero che si era voltato e lo guardava.
Quelle figure sembravano effettivamente muoversi, animarsi e poi morire, ora come faccia umana, ora animale.
“Disegno la vita, ne raffiguro le forme” rispose il vecchio senza guardarlo a una domanda che non era stata espressa, “Questa che vedi” aggiunge indicando una forma composta da tre soli sassi sparsi a terra disordinatamente, “È la Madre del mondo che vive oltre la stella d’Oriente. Non ha un nome, perché è la Madre di tutti”.
Il guerriero non capì il senso di quelle parole, ma d’improvviso si sentì stanco, sembrava che ci fosse un potere segreto in quelle movenze delle mani e in quelle parole…sussurrate?
Ebbe per un attimo la certezza che il vecchio mendicante lo avesse soggiogato con qualche sortilegio, ma più forte in lui era quel senso di abbandono che lo dominava e non riuscì a reagire.
Si mise a sedere guardando la forma che era disegnata a terra come rapito da essa e rendendosene appena conto fu trafitto da un lampo di vertigini che lo lasciò cadere…

Ricordo e memoria.
La sua casa e la sua terra sono segnate in un tempo senza guerre né sangue e suo padre con sua madre sono felici ma lontani, stranamente vicini, come in un ricordo che soffoca e che cerca di tenere tutto dentro, più forte, nonostante un dolore acuto.
“Chi sono vecchio, dimmi chi sono” domanda ancora preso dal torpore della magia dell’uomo che lo ignora.
Il vecchio lo guarda e non ne ha pietà, lo guarda e gli scava dentro cibandosi della sua anima.
“Sei il figlio dei tempi che si rincorrono, non hai casa, sebbene la cerchi da sempre. Tuo padre si chiama Guerra e tua madre Follia, nel tuo sangue c’è solo Ira. La vita stessa ti combatte, perché sei tu a procurare battaglia contro di lei”.
Ricordo e memoria.
I volti dei compagni morti e le grida di battaglia, lui, unico superstite alla guerra vinta. Il motivo della contesa, la donna rapita e un padre assassinato, la causa di tutto, ma ancora più forte il rimpianto per quello lasciato in sospeso: un nemico agonizzante, un amico morto, uomini in catene e donne rinchiuse in torri nere e fredde.
Verso Oriente una città brucia per la guerra finita, corvi e topi si cibano delle carni dei morti, da lontano lamenti di bambini soli e donne gravide di semi infetti e malati.
Nuvole nere e prive di pioggia soffocano i vincitori, ombre vaghe e lunghe s’aggirano tra le macerie e le fiamme dei paradisi infranti, fantasmi e grida s’intrecciano nel caos delle cose perdute e su di loro, beffardo, un angelo senza ali versa lacrime di sangue e ride...
Ricordo e memoria.


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