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Una storia di Brividogiallo

Eros e Thanatos

Gli amori impossibili non finiscono mai, sono quelli che durano per sempre

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4 minuti

Pubblicato il 10 maggio 2021 in Storie d’amore

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No, non riesco a dimenticare, a lasciarti andare soffocando il bisogno che sento ancora di te, nonostante tutto.

Ci incontrammo per caso un caldo pomeriggio di giugno e parlare di noi ci venne spontaneo come se ci conoscessimo da anni.

Eravamo entrambi infelicemente sposati, tu non avevi figli, io ne avevo uno adolescente e problematico.

Di te mi colpì subito ciò che mio marito non aveva mai avuto, che la maggior parte degli uomini non hanno, tu sapevi ascoltare.

Ricordo il nostro primo caffè al tavolino di un bar, tu con un gomito puntato sul tavolo e la testa appoggiata alla mano mentre io parlavo, parlavo di mio figlio e dei suoi problemi psicologici e tu mi guardavi intensamente con i tuoi dolci occhi verdi e non perdevi una parola di quel che dicevo.

Quel pomeriggio tornai a casa sentendomi meno sola, le tue parole di conforto e di speranza avevano riempito quel vuoto interiore che ormai vivevo da anni.

Ci vedemmo il giorno dopo ed il giorno dopo ancora poi non ci fu più bisogno di chiedere, vederci quotidianamente diventò per tutti e due una necessità.

Ricordo il primo bacio, delicato, dolcissimo e poi la prima volta, lo desideravo tanto ma il fatto che fossimo sposati, non mi concesse di esprimere tutto il trasporto che provavo per te.

Ci volle molta pazienza da parte tua ma il sentimento già era esploso prepotente e tu sapevi che era solo questione di tempo e così fu.

Bastò un mese perché quei timidi approcci, si trasformassero in una forte passione.

Passarono i mesi e poi gli anni e tu, nel frattempo, eri diventato la mia ossessione.

Vivevo per te che, senza fare nulla, mi avevi cambiata, la donna androgina, quasi priva di emozioni e di passione non esisteva più.

Riuscisti a tirare fuori da me una femminilità che non sapevo di avere, mi facevi sentire desiderata e sensuale e mi piaceva tanto questa nuova me, mi sentivo molto più sicura, mi volevo più bene perché tu esaltavi i miei pregi e quando a casa, mio marito iniziava con le sue solite critiche non lo ascoltavo più, non mi feriva più.

Sono stati sei anni di passione e di tormento, di felicità estrema e di momenti di profondo sconforto ma non m'importava, l'importante era che tu fossi presente nella mia vita.

Mi hai dato tutte le prove possibili per dimostrarmi il tuo amore, hai confessato a tua moglie che amavi un'altra, glielo dicesti al telefono mentre io ero lì vicino a te, promettesti a mia mia madre che ti saresti sempre preso cura di me, ma tua moglie era psicopatica.

Sapeva e accettava purché non ti portassi via da lei.

Mi telefonava piangendo, mi telefonava minacciandomi poi tornava sui passi e mi implorava di non costringere Matteo ad abbandonarla per sempre.

"Puoi chiamare quando vuoi, può restare da te anche per giorni ma fa che poi torni a casa!"


Ricordo ancora quella sera in cui stavo preparando la nostra cena e tu mi chiamasti dicendomi che dovevi partire la mattina successiva di buon'ora per sistemare la casa dei tuoi genitori in Puglia e che non saresti venuto da me.

"Mi farò perdonare amore. Quando tornerò andremo a fare un viaggio, inizia a pensare dove ti piacerebbe andare."

E ricordo quella sera in cui sentivo particolarmente forte il bisogno di te e ti chiamai, come avevo fatto altre volte e ricordo l'urlo di tua moglie impazzita, sentivo le sue parole, le sue offese, le ingiurie nei miei confronti poi il trambusto, urlavate tutti ed io non capivo cosa stesse succedendo.

"Mia moglie ha sclerato e mia madre è svenuta e trema come se avesse le convulsioni, devo portarla in ospedale."

Fu l'ultima volta che sentii la tua voce.

Due giorni dopo provai a richiamarti per sapere come stava tua madre ma il tuo telefono era spento.

Ci riprovai ancora il giorno dopo ed un disco mi disse che il numero era inesistente.

Avevi fatto la tua scelta, senza una parola per me, senza un addio.


Sono passati mesi da allora ed io vivo in un limbo che non mi fa sentire nemmeno il dolore per averti perso, solo nausea di vivere.

Mi ferisce terribilmente il fatto che tu riesca a vivere senza di noi, io non ci riesco, ho perso una parte vitale di me.

Guardo il fiume e sento una forte attrazione per quell'acqua che scorre lenta e tranquilla.

Desidero immergermi in quell'acqua ed andare giù, giù fino a toccare il fondo ma so nuotare e l'istinto di sopravvivenza avrebbe la meglio.

Per questo ho portato una fune che lego ad un masso e poi al mio collo.

Quando lascio il peso, sento scricchiolare leggermente le vertebre cervicali e provo un lieve dolore ma è un attimo, un solo passo e sono già in acqua con la mia zavorra che mi porta giù.

Chiudo gli occhi e mi lascio trasportare.

Mi sento già meglio sapendo che fra poco tutto sarà finito, tutto il dolore scomparirà.

Sento i polmoni scoppiarmi poi un senso di stordimento e poi, finalmente, tutto si attutisce sempre più e posso addormentarmi per sempre cullata da quel fiume di pace.





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