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Una storia di MirianaKuntz

Lettera di un narcisista

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10 minuti

Pubblicato il 31 luglio 2020 in Altro

Tags: #depressione #psicologia #terrore #narcisismo

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Non ho nemmeno voglia di scriverti, perché in verità non mi piace darti certezze. C’ho pensato per un po’, sperando che tu potessi dirmi che non ti importa, che il mio silenzio ti piace lo stesso, come tutte le altre cose. Poi ho capito che avrei potuto scriverti qualcosa, se non altro per l’idea che intendo esprimere. Non pensare sia una lettera d’amore, tutt’altro. Questo è ciò che ti ho dato ed è quello di cui, nei tuoi momenti di lucidità, ti lamenti. Eppure, la maggior parte delle volte sembra bastarti anche così. Quando ti dico ti amo, non amo i tuoi capelli, i tuoi occhi, nemmeno le espressioni che fai quando sei felice. Ricordo tutte queste cose in successione, perché le ho imparate con la forza di chi intende scegliere la vita al posto tuo. Quando ti dico ti amo è perché mi piace il tuo modo di farmi sentire centrale, mai messo all’angolo. Come se io fossi il tuo sole, l’aria che respiri, persino la motivazione di tutti i tuoi sorrisi. In verità non è un paragone, sono sicuro che tu sorridi solo quando sono con te. A volte mi dici che ti faccio stare male, ma non ti credo. Come può una persona bella come me fare stare male qualcun altro? Come puoi volere qualcosa che non sia io? Io desidero altre cose, insieme a te. Vorrei, se potessi, inserirti in un meraviglioso mazzo di carte. Vorrei sfoggiarti dal lunedì al venerdì per poi metterti via. Ti lascio lì in un angolo, tutte le volte che non mi va. Noi non pranziamo mai insieme, infatti, in quei momenti, ci sono io che guardo la televisione, e tu che mi guardi estasiata. Non mangi nemmeno un boccone, ti blocchi, respiri appena. Riesco a sentire l’ammirazione che provi per me conficcarsi tra le righe della mia forchetta. Ne mangio a cucchiaiate, eppure non ne sono mai sazio. Quando usciamo, sono sempre io quello che decide il posto. Non sei brava abbastanza per conoscere un ristorante in cui si mangia bene. Non sei brava abbastanza per la prenotazione, ma sarebbe stato meglio se l’avessi fatta tu, almeno avresti dimostrato di non essere un incapace totale. Te l’ho gridato in macchina, mentre avevi gli occhi lucidi. Ti ho scaraventato addosso tutta la mia frustrazione, e poi quando finalmente ti ho vista piangere, in preda alla mortificazione più totale, ti ho sorriso, e a te è bastato, per dimenticar le mie ultime venti frasi infelici. Ho messo una pezza sulle grida che avevo fatto, una cucitura stretta sulle brutte parole che non manco mai di dedicarti. Mi piace quando mi fai sentire indispensabile, mi ricorda come tu ti senta niente a confronto con me, come quella volta che ci siamo messi a parlare della vita, di come io abbia già vissuto in tre case diverse, lontano dai miei, e tu invece no. Ho instillato in te l’idea che non sapessi cucinare, nonostante ogni sabato tu faccia un’ottima pizza. Ti ho raccontato che non sai quanto tempo si impiega per tenere in ordine casa, eppure ti affatichi ogni giorno per eliminare la polvere da ogni mensola. Ti ho raccontato che nessuno ti amerebbe, anche se quando ho voglia di sesso extra ti dico che una come te non si trova nemmeno a pagarla. Non mi importa quando piangi, in verità mi piace anche ascoltare il modo in cui ti contorci, e come le parole ti escono male tra un singhiozzo ed un altro. Mi piace quando ti mordi il labbro, perché vedo che stai scoppiando in uno spasmo che vuole dire una sola cosa: ho sbagliato io, basta così. E sì, alla fine ti rinfaccerò anche cose che non hai commesso, per il gusto di sentirmi pulito e potente. Quelli come me non sbagliano, in verità non so nemmeno se esiste uno come me. Penso di essere unico, mentre tu sei solo una delle tante. Non puoi andare lontano, perché francamente sulla tua schiena ci ho scritto il mio nome. Non è importante il tempo che passo con te, quante volte preferisco dormire, uscire o parlare con un’altra. Tu resti mia, perché la nostra compravendita ha avuto luogo quando hai deciso di amarmi, e scusa, ma non c’è recesso. Non puoi lasciarmi da solo, qui, in questa casa. Non puoi nemmeno rifugiarti dai tuoi. Verrò a cercarti, ed io lo so, anche se adesso dici che ti faccio paura, non smetterai mai di amarmi, d’altronde io non smetterei di amarmi, e in verità mi amo molto, e mi amo molto più di quanto dico di amare te. Mi piace fare quei paragoni che a te fanno sempre così male. Ti parlo di come la mia ex ragazza sul lavoro sia brava, mentre tu non hai mai lavorato. Mi piace dirti che le donne della mia famiglia sono sempre state intraprendenti, mentre tu sembri solo una che dipende da me. Mi piace raccontarti che a Natale non mi piacerebbe venirti a prendere a casa dei tuoi, che preferisco stare con i miei simili, con i miei genitori, e che d’altronde puoi startene lì dove sei se non sei capace di prendere un pullman il 25 dicembre. È colpa tua se non passiamo il natale insieme, è colpa tua se non hai mai imparato a guidare. È che sei stupida, ma non vuoi ammetterlo, e allora ci sono io a ricordartelo. Non vali il prezzo della benzina, non vali la corsa, non vali lo stress di percorrere i chilometri giusti per raggiungerti. Adoro l’ingenuità che hai negli occhi quando credi alle promesse che ti faccio. Non ne ho mantenuta una, e non le manterrò. Le mie frasi sono pregne di bugie, perché mi fanno sentire più perfetto di come non mi ci senta già. Tu mi guardi come una bambina col suo primo gelato, ti accontenti della glassa esterna, senza mai arrivare al ripieno. Le cose migliori preferisco darle ad altre, piuttosto che a te, persino ad una sconosciuta, per un motivo che adesso ti spiegherò. Quelle come te sono chiacchierone, parlano di continuo, e sembrano non accontentarsi mai. Non ti è mai piaciuto il modo in cui ho deciso di amarti, e si, il mio amore per te è una decisione non un impeto. Ho deciso di amarti perché era conveniente, e perché quando ci siamo conosciuti tu eri una bambina ed io ero un disastro. Mi hai guarito sai? Almeno hai risolto quelle cose che pensavo fossero dei pezzi malfunzionanti. Le mie malattie le ho date a te. Le noto quando di sera non riesci a dormire, quando hai il fiato corto sotto la mia ennesima minaccia, quando piangi senza motivo e non sei più capace di fare niente. Ti ho regalato il mio dolore, e no, non c’è bisogno di ringraziarmi, chiunque innamorato lo avrebbe fatto. Ti affanni sempre tanto per dimostrarmi che mi ami, a volte mi sembri patetica. Perdoni quelli che tu chiami errori, che io chiamo divertimenti. Lo fai di continuo, ed io so sempre che perdonerai tutto. Non ti lascio andare perché gli altri mi vedono come sono realmente, mentre tu riesci a vedere il film che mi sono appositamente creato. Sono un principe, e tu lo vedi. Sono potente e bello e tu lo sai. Sono ricco, e a te non importa. Ho una faccia diversa in questo gioco che tu chiami amore, e che io chiamo seconda vita. In questo spazio temporale valgono solo le mie regole. Inutile affannarti per cose che non ti voglio dare. Non sei tu quella che può decidere cosa posso fare e cosa possiamo fare insieme. Sono io quello che decido chi sono e cosa siamo. Non irritarmi per cose stupide, lo sai anche tu che non riuscirai a cambiarmi. A volte sembri un cucciolo di cane, che abbassa la testa ancora prima di sentire le botte, e che scodinzola quando tiro fuori il pacco di biscotti. Ti ricompenso quando non mi fai domande, quando bacio un’altra e tu stai zitta. Ti lancio biscotti quando ti insulto e tu fai finta di niente, quando mi arrabbio e dico che non ti voglio, e tu dopo qualche ora, mi dici -ti capisco-. Mi piace quando dubiti di te, quando ti senti fragile e sei sull’orlo di un pianto. I tuoi occhi sono più belli velati di lacrime, ancora di più quando ricevo le foto del tuo dolore: delle tue braccia tagliate, degli occhi troppo gonfi, del piatto ancora pieno, perché non ti va di mangiare. Provo piacere quando riesco a vederti le ossa, e mi dici che sei infelice. Mi piace vedere come stai zitta quando ti do della puttana, anche se non hai alzato lo sguardo da terra. Tu mi rendi potente, e forse lo sai e piace anche a te. In verità non lo so se ti piace, ma francamente non mi importa. Odio quando non apprezzi i due messaggi al giorno che con tanta gentilezza decido di inviarti, e odio anche quando non rispondi alla mia 80 esima chiamata, dopo una discussione. Non lo sai che devi correre? Non lo sai che non puoi negarti? Odio quando non capisci che per essere felice devo stare con te, ma solo sotto banco, e continuare la mia vita con la mia ragazza di sempre. Se se ne aggiunge un’altra, riesco a stare ancora meglio. Non mi basta una vita ordinaria, lo stato delle cose che preferisco è il caos. Non puoi decidere di smettere solo perché dormo con un’altra. Ma tu devi dormire da sola, anche fra un anno o due, anche se smetterai di amarmi, resti comunque di mia proprietà. Ricordo ancora quando ti ho obbligata a fare sesso, e tu ad ogni spinta piangevi un po’ di più. Non capivo come una cosa che prima ti piacesse tanto, potesse ridursi ad un gruppo di gemiti infelici. Dicevi -non ti voglio più- dopo l’ennesima volta che ti ho insultata, eppure non riuscivo a smettere. Il sesso ci era sempre piaciuto, non puoi avere il diritto di cambiare preferenze così in fretta. Mi innamorerò rapidamente di persone diverse. Ragazze ‘’di occasione’’ che saranno migliori di te. Mi diranno che sono bello, e che il tuo lamento è una chiacchiera inutile. Gli dirò che sei una stronza, e rideremo di te. Poi mi stancherò, perché a pensarci non so bene cosa sia l’amore, e alla fine dovrai per forza perdonare anche questo errore di valutazione. La colpa è solo tua se vado altrove. Non sei nemmeno più brava a letto, non sei capace di startene zitta. E poi, non dimenticare, sono un maschio, e i maschi non piangono per una che non li vuole più, si limitano a cercare altro. Se vai via, c’è una sola soluzione. Io mi uccido e tu vai in galera. Come? Tutti odiano le puttane che non hanno amato abbastanza il loro ragazzo. I miei genitori ti faranno la guerra, e tu, ti ho già avvertita, povera come sei potrai solo che soccombere. La tua alternativa esiste. Restare con me, anche se c’è lei. Restare con me anche se al primo cedimento ti insulterò ancora. Restare con me anche se adesso ti faccio paura. Il terrore non lo sentirai più quando ti sarò addosso. Sarai come anestetizzata dalla paura. Dopo qualche spinta tornerà di nuovo a piacerti, ma fammi un favore smettila di dire che sono malato. Lo sanno tutti che sono un bravo ragazzo: mia madre, i miei amici, anche quelli che hanno smesso di frequentarmi. Sono un ragazzo di paese che impastava pizze e frequentava sagre. Sono quello che faceva attraversare zia Adelina, sono quello che se vede una ragazza piangere da dello stronzo al suo fidanzato. Lo sanno tutti che sono gentile e buono. Non ho bisogno di uno psicologo, non ho bisogno di niente, se non di starmene tranquillo. Puoi fare una cosa se ti va, dal dottore vacci tu, per una serie di tranquillanti che spegnerà il tuo entusiasmo, e finalmente starai zitta. Farai silenzio anche quando ti darò un altro schiaffo, anche quando sfonderò la porta di casa tua, anche quando ti dirò che non ti voglio, ma dopo un giorno cambierò idea. Chiuderai quella boccaccia inutile. Voglio sentirti parlare solo per due motivi. Parlami quando mi amerai di nuovo, anche se non lo pensi, tu dillo. Dillo che sono speciale e non esiste nessuno al mondo come me. Dillo che non te ne andrai, anche se ti farò del male.

Altrimenti stai zitta, che a te ci penso io.


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