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Una storia di Gan20

Approfondimento sulla Psicopoesia

teoria allargata alla psicoanalisi

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4 minuti

Pubblicato il 27 novembre 2020 in Didattica

Tags: #psicopoesia #approfondimenti #studi #poesia #benessere

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Approfondimento. Sulla teoria dell’ uso coadiuvante della poesia nelle malattie pre e post depressive o nella patologia di profonda tristezza.


In individui non colpiti da depressione ma da profonda tristezza troviamo abbondanti indizi di difesa al ricordo di impressioni dolorose, tendenza elementare di difesa contro situazioni atte a suscitare sensazioni spiacevoli, ovvero fuga dalla sofferenza. Al contrario gli individui colpiti da grave depressione sono impossibilitati a liberarsi da ricordi penosi che li perseguitano, non sempre infatti la tendenza alla difesa riesce a imporsi.

Nella mia teoria nel coaudivare un programma con la psicopoesia, la cura delle malattie pre e post depressive, voglio dimostrare che se alcune persone tendono a cadere nella profonda tristezza si possono aiutare a reperire la tendenza alla difesa psichica per non accedere a quello stato di malessere interiore. Questi individui hanno subito un forte stress fisico e psicologico che conduce ad un senso di inutilità, di incapacità ad accettare la realtà.

Come può la poesia aiutare questi individui? Partendo dal principio classico di stratificazione vediamo che le persone tendono ad eliminare dalla mente ogni situazione di sofferenza ricercando solo quelle di appagante serenità. Ecco il punto: ho conosciuto persone che conducevano una vita tranquilla sino a che non fosse capitato un episodio di grave sofferenza o persone che celavano dietro un’apparente serenità un episodio di sofferenza avuto nell’infanzia. Tendenzialmente non erano inclini alla letteratura o alla poesia né tanto meno allo scrivere, però provati da grave stress, ma con la scrittura poetica hanno raggiunto una maggiore fiducia in se stessi e una situazuone di appagamento, quasi una liberazione. La mia teoria infatti, è rivolta a trovare la conferma che la poesia è la voce dell’interiorità, della psiche, e che attraverso di essa si arriva alla comprensione dell’inconscio, quindi dare una visione più ampia del senso della vita trovando quel giusto equilibrio.

Attraverso la poesia si arriva a quell’anello che tiene il contatto col mondo parallelo aiutando a liberarsi dalle sofferenze dell’interiorità evitando così di oltrepassare quel confine che fa entrare in uno stato di profonda tristezza e insoddisfazione, di sfiducia nel proprio IO e negli altri, quindi nella peggiore delle ipotesi nella depressione. Non è certo un discorso nuovo, molti hanno provato a collegare la funzione artistica ad uno stato di benessere della mente. Proviamo a pensare ad una delle maggiori esponenti della poesia contemporanea italiana: Alda Merini, che come già sappiamo, inizia la sua carriera giovanissima poi anni dopo viene rinchiusa in un ospedale psichiatrico per ben venti anni. Questo suo periodo di sofferenza ha dato senza dubbio lo spunto per la produzione delle sue migliori opere letterarie, ma non è detto che la demenza abbia leso la personalità della poetessa, anzi a mio avviso è stata proprio la poesia ad aiutare la Merini oltre alle cure mediche .

Altri di mia conoscenza mi hanno confidato che la scrittura li ha salvati da una sicura decadenza umorale, quindi la poesia può essere d’aiuto non solo a chi la scrive ma anche a chi la legge. Nelle varie attività che svolgo capita spesso di conoscere persone che non amano apparentemente la poesia, dico apparentemente, poiché dopo aver visto i miei reading o aver letto le mie opere iniziano ad apprezzare questa funzione letteraria confrontandola spesso con il metodo classico di approccio scolastico, alcuni prendono a considerare quest’arte con la curiosità infantile alla scoperta del nuovo. È molto soddisfacente sapere che il leggere o ascoltare la poesia in un qualche modo li ha aiutati nel comprendere alcuni loro comportamenti, quindi a trovare interesse a cose alla quale erano apatici. Avevano solo bisogno di trovare un conforto alla loro sofferenza e apprezzando la poesia, hanno trovato quella forza e capacità di rimettersi in discussione proprio per una loro autoanalisi scaturita da una profonda riflessione. Posso quindi suggerire un percorso da compiere con individui che si trovano in uno stato di profonda tristezza: iniziare con testi ed opere che inneggiano alla vita, alla natura, all’amore, a tutto ciò che riporta ad uno stato di benessere a una visione positiva, e tutto cio' che li circonda.

Via, via, che maturano una profonda riflessione si invitano gli individui a scrivere loro stessi delle prose o delle poesie coi temi citati prima, a questo punto si noterà una tendenza al miglioramento della propria personalità in rapporto agli altri, a prendere con più considerazione la propria vita. La fase successiva affronta invece il percorso inverso, proponendo testi o opere che danno una visione simile allo stato umorale che si trovavano prima dell’inizio, li si pone davanti a una situazione che avevano rimosso, trovandosi nella situazione di benessere controlleranno meglio il loro equilibrio rifiutando perciò la tendenza alla ricaduta. Questo in sintesi il percorso da affrontare nella messa in pratica della mia teoria sulla PSICOPOESIA .

Certamente non voglio dire che le cure mediche non sia necessarie o inefficaci, anzi ribadisco che chi segue una terapia è opportuno che continui a farlo. Vi sono molte altre terapie legate all’arte e ad altre funzioni quindi non vedo perché la PSICOPOESIA non possa essere annoverata tra queste essendo quella funzione più vicina alla psiche umana, a quella interiorità personale che sta in ogni individuo.



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