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Una storia di Fiordaliso

Peter

Ricordi di un Erasmus finito male (2)

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4 minuti

Pubblicato il 04 marzo 2020 in Viaggi

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Peter è un ragazzo russo di 28 anni.

Quindi dovrei dire uomo; il punto è che ho un certo problema con le parole “uomo” e “donna”. Mi sembrano parole adulte da adulti. Io preferisco considerarmi un’eterna giovane!


Dunque…Peter, o dovrei dire Pi greco, e con dieresi, t, p che in realtà si pronuncia “r”, lui insomma, è un russo di San Pietroburgo che vive in Germania, nel Saarland.

Abbastanza alto (ma non troppo, a detta sua, per essere russo!), biondo (anche se lui si considera castano..ma figurarsi! Io sono italiana e bruna.. lui non sa nemmeno cosa voglia dire essere castani in Italia!!), occhi azzurri (mi viene da piangere solo a pensarci, immaginiamoci a rivederli, anche solo nella mia mente).


Soffermiamoci pure sui suoi occhi.. Muoio dentro ogni volta che mi guardano, azzurro anima, esattamente come io immagino la sua anima: chiara, leggera, luminosa; azzurro cielo e mar Ionio, azzurro mare di Tropea.

Insomma.. la fine dei miei giorni io la immagino così.


Peter è un ragazzo bellissimo, sono sicura che lui ne sia consapevole, ma non giace inerme su questa consapevolezza. No, lui va oltre. Lui è anche maledettamente affascinante.

Mi sto sciogliendo, mentre penso a lui e ne scrivo. Sento che potrei innamorarmi del suo ricordo, sento che già sta succedendo. Penso anche che una gigantografia del suo volto starebbe benissimo in camera mia, ovunque, possibilmente su ogni parete.


È stato proprio lui, Peter il Russo, a farmi venire in mente l’idea di scrivere di lui, a puntate!

L’eroe dei miei fumetti lo posso creare io stessa, quindi perché no, l’importante è non scrivere il suo cognome!

– Don’t worry, dear. I only need your name. (I’ll never be able to write your surname without mistakes!)

Sorriso splendente, ho il suo lasciapassare.

– You are what I call a “Personaggio”!

-What do you mean? You’re strange!

-Ja, klar!- non mi risparmio nulla io, quando parlo in lingua!-


Ecco quindi il mio Personaggio, il mio segreto! La mia fonte di disperazione e allegria infinite.

Sul balconcino della sua camera, aspettando probabilmente un pranzo (dinner, to say the truth!), seduti di fronte ad un vaso:

-If you want, you can have it- indicando un fiore giallo che qualche giorno prima gli ho visto riprendere con una mini videocamera.

E niente, io sono spiazzata, non mangio fiori, scusami, non ci ho mai provato:

– I prefer killing animals, you know?

Ride, che per me è tantissimo… avrà apprezzato questo lato ironico? Ma chissà, chi lo saprà mai.


E pensando al sapore dei fiori (la marmellata di rose l’ho mangiata, quella sì, mi piace!), ridendo per il suo sguardo naturale e stupito allo stesso tempo, mi guardo intorno e torno a pensare.

La giornata è fantastica. La primavera sboccia insieme alle sue piante, insieme alla terra che cade sul pavimento mentre, tranquillamente, poggia il bicchiere di tè tra un fiore ed un altro.


Il tavolo ancora non c’e, non l’abbiamo aperto. Il tavolo è venuto l’ultimo giorno (si, c’è tempo per il tavolo..siamo solo al giorno prima!).


Così, seduti di fronte ai suoi vasi, osserviamo l’aria immobile e ascoltiamo la strada, la gru che continua a pendere pesi sulle nostre teste, sui nostri cieli pensierosi.

E poiché i russi bevono in continuazione (sarà poi vero? Peter è astemio), e bevono soprattutto tisane e tè di ogni vario generico tipo, (salvo poi cercare toilette in qualsiasi posto del mondo utile o disponibile!), con questa tazza di vetro trasparente con la quale gira per la casa, come prosecuzione dei suoi arti superiori, si siede comodamente in balcone e sorseggia.


La calma di Peter è tale che mi fa sentire una persona ansiosa anche mentre dormo.

Io ansia e lui posatezza. Io agitazione e lui tranquillità. Io chiasso e lui silenzio.


Sorseggia con calma il litro di tisana che immancabilmente riesce a portare con sé ovunque vada, poi lo poggia, ma dove? Dove c’è posto, per esempio tra un fiore e l’altro, sopra una foglia che pende a sinistra e sotto un’altra foglia che copre ma non tocca il bordo del vaso. Tra un sassolino portato dal vento e un mucchietto di terra sollevato da un passero.

Lì, nella terra, tra i suoi fiori, Peter con naturalezza cerca e trova un posto per il suo té, emanazione della sua persona.


Io rido e vorrei essere quella tazza, per entrare nel suo mondo, per essere sempre nelle sue mani.


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