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Una storia di MaryIsInTheAir

Questa storia è presente nel magazine Musica ed altre complicanze

My hero

...Watch him as he goes...

549 visualizzazioni

3 minuti

Pubblicato il 12 agosto 2018 in Storie d’amore

Tags: #abbandono #pap #musica #famiglia

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Non eravamo certi che le previsioni meteo fossero azzeccate, d'altronde il giorno prima diluviava a Firenze.

Un giugno imprevedibile.

Partimmo la mattina del 14 ma non eccessivamente presto: volevo arrivare in tempo ma non avevo intenzione di arrivarci distrutta.

Certo è che partire dalla Campania alla volta della Toscana non è proprio una passeggiata.


Contrariamente alle aspettative, e di autogrill in autogrill, quella giornata aveva tutta l'impressione di volgere al meglio. Anche se nuvoloso il cielo lasciava spazio ad un timido sole.

Ormai i litri di caffè non si contavano più.

Avrei giurato che nelle mie vene avrebbero trovato tracce di sangue nel caffè, ma dovevo riuscire a tenermi sveglia per il viaggio e per il concerto.

A Firenze c'erano i Foo Fighters.

Perdermeli era un rischio che non ero disposta a correre.


Riesco a raggiungere la meta e a portare sani e salvi con me tutti i passeggeri della mia Panda a metano. L'adrenalina... l'emozione... non potevo crederci... ero lì!


Avevo aspettato tanto di quel tempo per riuscire ad andare ad un loro concerto e questa volta c'ero!



Il biglietto era un regalo di mio fratello,

Sapeva quanto ci tenessi.

Mi sarei venduta un polmone probabilmente.


C'eravamo! Io, mio fratello e alcuni amici.


Condividere con lui i gusti musicali, le trasferte assurde per i concerti e un qualcosa di folle e fantastico.

Dovreste venire qualche volta con noi.

Dal pomeriggio si alternano sul palco vari gruppi ai quali riserviamo una discreta attenzione, diciamo che ci riposiamo dal viaggio in attesa dell'evento.

Il concerto comincia!

Parte "Run" e inizia il delirio!!!

Seguono pezzi famosissimi... una ghiotta scaletta.


I presenti ricorderanno il mash-up di "Imagine" e "Jump".

Oppure l'improvviso e stratosferico ingresso dei Guns N' Roses.

Gli assoli.

L'unico ed inimitabile Dave.


Io ricordo due momenti in particolare.

I giorni precedenti non sono stati dei più felici e ammetto di non aver mai creduto di essere in grado di poter tirar fuori una forza tale.

Parte "My hero", però, e io crollo.

Già. Crollo perchè alle parole "There goes my hero watch him as he goes" io non ho potuto fare a meno di rivedere nella testa la scena di quello che è sempre stato il mio eroe andare via, senza una parola.


Il 10 giugno mio padre è andato via di casa.

Un litigio che nascondeva ben altro a fare da cornice ad un pretesto per andar via.

Ho visto quelle spalle forti che avrebbero dovuto sorreggermi come da bambina allontanarsi come se nulla fosse, abbandonandomi.


Asciugo le lacrime che intanto scendevano a fiumi, ma dopo un pò un altro colpo al cuore.

Inizia "Best of you", una delle mie preferite.

Lì, però, inizio a riflettere su quanto quella situazione stesse rubando tutto il meglio di me.

Abbraccio mio fratello che senza bisogno di parole mi stringe la mano.

Passiamo tutta la canzone così.

Io lo so che lui aveva capito.

Un momento solo nostro.

La condivisione dell'abbandono.

La rabbia.

L'esserci l'uno per l'altra nonostante le incazzature e il non capirsi.

I caratteri difficili che puntualmente trovano lo scontro.

L'esserci quando è il momento di sorreggersi.

Quello è stato il momento più bello e vero di quel concerto.

Sulle note di "Times like these" abbiamo visto una stella cadente e ovviamente ho espresso un desiderio.

Ma questa è un'altra storia.


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