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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine PICCOLI OMICIDI QUOTIDIANI

CHARLES BUKOWSKI

UNO SPORCO BLUES DI CITTA’

117 visualizzazioni

15 minuti

Pubblicato il 18 ottobre 2019 in Giornalismo

Tags: #Degrado #Poesia #Droga #Sesso #Parolacce

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Copertina del disco.
Copertina del disco.

CHARLES BUKOWSKI: UNO SPORCO BLUES DI CITTA – di Giorgio Mancinelli.

Scheda biografica:

Nasce il 16 agosto 1920 ad Andernach in Germania. Trasmigra in America. Risiede un po’ ovunque nelle grandi metropoli americane. Le uniche Università che frequenta sono numerose cliniche e case di prostituzione dalle quali riceve molti riconoscimenti e Academy Prize: piattole, botte e ammaccature in risse, arresti per alcolismo, schiamazzi notturni e relativo disturbo della quiete pubblica, e per aver abusato violenza nei confronti delle donne. Fa diversi lavori: impiegato alle poste a Los Angeles, sguattero e uomo di fatica a Las Vegas, inserviente a New Orleans, pulitore a New York (New-York). Diventa (non si sa come) scrittore su diversi settimanali e riviste dell’underground americano. Alcuni suoi racconti (short stories) sono pubblicati su molte riviste e tradotti in varie lingue. Ha scritto sei romanzi, centinaia di racconti e migliaia di poesie, per un totale di oltre sessanta libri. Il contenuto di questi tratta della sua vita, caratterizzata da un rapporto morboso con l'alcol, costellata da frequentissime esperienze sessuali, da rapporti tempestosi con le persone. Una vita dedita inoltre alle scommesse ippiche, all'ozio e all'autodistruzione. Muore a San Pedro, il 9 marzo 1994, e lascia una figlia di non so quanti anni (e chissà quanti altri figli sparsi in giro per l’America e non solo).

Dove, come, quando, perché leggere e ascoltare Bukowski:

A scuola: molti studenti ascoltano e si raccontano la cronistoria delle sue erezioni ed eiaculazioni direttamente dalla sua voce su invito delle università, il che porta a pensare che i professori sono tutti possibili Bukowski.
Al Centro Culturale ci sono tutti i suoi libri (non ci sono invece alla Biblioteca Nazionale).
Una sana lettura?: «Fac-totum».
Una lettura insana?: William Burroughs dei «Ragazzi selvaggi».
Radio Bremen ha riconosciuto in lui l’uso della lingua appartenente alla bassa plebe americana dei sobborghi, che usa il linguaggio degli ubriachi, dei drogati e delle prostitute.
Realizzazione di programmi di lettura e recital nelle Radio e TV private (mentre la televisioni ufficiali si tirano le seghe).
Il Kammerspiel Theatre di Frankfurt e Radio Berlino realizzano uno speciale dedicato allo scrittore dal titolo: “Hello. It’s good to be back” ovvero “quarantadue orgasmi circondati dal silenzio”, (la definizione è di Beniamino Placido), che raccoglie le esperienze sessuali di un’esibizionista. Poesie, conosciute e non, tratte da “L’amore è un cane che viene dall’Inferno” e da “Storie di ordinaria follia”.

Tutti o quasi le sue poesie 'esibizionistiche del rigetto americano' e le sue 'frasi celebri' sono raccolte in numerosi dischi, per lo più trovabili in vinile, apparsi sul mercato d’importazione. L’album di riferimento di questo articolo contiene 21 testi tra poesie e short-stories dette da Charles Bukowski, registrato dal vivo all’Hamburger Markthalle edito da Zweitausendeins prenotabile presso: Zweitausendeins-Postfack 710 249, D-6000 – Frankfurt am Main 71 – Germany.

Bibliografia: (in italiano)
“L’amore è un cane che viene dall’inferno” – Savelli.
“Storie di ordinaria follia” – Feltrinelli
“Factotum” – SugarCo 1975
“Compagno di sbronze” - Feltrinelli
“A sud di nessun nord” – SugarCo
“Donne” – (Women, 1978) SugarCo 1980.
“Post Office” – SugarCo 1971.
“Storie di una vita sepolta” – SugarCo
“Panino al prosciutto” (Ham on Rye,) Guanda 2000.
“Hollywood, Hollywood! (Hollywood, 1989), Feltrinelli 1990.
“Pulp. Una storia del XX secolo (Pulp, 1994) Feltrinelli 1995.

Poesia:
“Poesie” (raccolta di 23 poesie a cura di Vincenzo Mantovani tutte già pubblicate e tradotte nella precedente raccolta "Poesie (1955-1973)"), Mondadori 1996.
“Los Angeles 462-0614”, Poesie. Introduzione di Giorgio Mariani ; postfazione di Alex MacQuarrie. (raccolta di poesie tratte da "Love is a dog from hell") - Savelli , 1982.
“Tutto il giorno alle corse dei cavalli e tutta la notte alla macchina da scrivere (You Get So Alone at Times That It Just Makes Sense”, Minimum fax 1999.
“Notte imbecille (prima parte di The roominghouse madrigals: early selected poems 1946-1966, SugarCo Edizioni 1993.
“Non c'è niente da ridere” (seconda di The roominghouse madrigals: early selected poems 1946-1966, SugarCo Edizioni 1996.
“Nato per rubare rose” (terza parte di The roominghouse madrigals: early selected poems 1946-1966, SugarCo Edizioni 1997.
“Le poesie dell'ultima notte della Terra (Last Night of the Earth Poems, , Minimum Fax 2004, cofanetto che raccoglie quattro volumi.

Teatro:

Teatro del Vascello di Roma, Alessandro Haber con "Haberowski" incarna uno degli artisti simbolo dell’anticonformismo e della libertà portata fino all’autolesionismo. Tra letture splendide e maledette, Alcool e nuvole di fumo, ci si immerge nell’universo bukowskiano.


“Racconti sparsi” – short stories sono apparse su “il Male”, (non li avete letti?).

Altro:
“Shakespeare non l'ha mai fatto” (Shakespeare Never Did This 1979) (diario di viaggio) Feltrinelli 1996.
“L'ubriacone” (sceneggiatura del film Barfly) SugarCo 1991
“Quello che importa è grattarmi sotto le ascelle”. Fernanda Pivano intervista Charles Bukowski, Feltrinelli 1997.
“Il Capitano è fuori a pranzo” (The Captain Is Out to Lunch and the Sailors Have Taken Over the Ship, 1998) (diario con illustrazioni di Robert Crumb) Feltrinelli 2000.
“Urla dal balcone. Lettere”, Volume primo (1959-1969) (Screams from the Balcony e Living on Luck), Minimum fax 2000.
“Birra Fagioli, crackers e sigarette”. Lettere, Volume secondo (1970-1979) (Living on Luck e Reach for the Sun), Minimum fax 2001.

Ma perché cercare Bukowski in qualche altro posto che non è il suo e dove in fin dei conti non potrebbe stare? Cerchiamolo piuttosto fra le pareti di casa. Bukowski sta lì tra le pagine dei suoi racconti e nelle sue poesie che non volete sentire, che vi vergognate di leggere.

Charles Bukowski è …

Attore e regista di se stesso che scrive ciò che anche altri dicono seppure in maniera diversa. È Bunuel delle situazioni grottesche de “Il fascino discreto della borghesia” ma anche del “Fantasma della libertà”. È Bertolucci/Brando di “Ultimo tango a Parigi”, è … ma è anche e soprattutto l’eroe di “Midnight Cow-boy” di John Sclesinger, Henry Miller, Allen Ginsberg, Jack Kerouac, William Burroughs, predecessori e contemporanei sono tutti in lui. Tutti portano – per dirla con lui: “l’impronta del cazzo di Dio”, la natura animalesca degli istinti. “Il messaggio – ha detto Ginsberg – è allargare l’area della coscienza”. Ed è su questo fronte che Bukowski affronta con risolutezza la convenzionalità per uno scontro incondizionato con se stesso. Anziché reprimere il suo egoismo Bukowski lo coltiva. Il suo io mantiene confini e demarcazioni ben precise: non vuole come per i beat, fondersi col mondo.


“Bukowski non va – sulla strada – il suo punto di osservazione preferito del mondo è la finestra di una stanza – (ha detto preferibilmente). Nelle sue poesie celebra il trionfo del privato, certamente di un privato anarchico e forse dissacrante dei valori borghesi”, annotano Paola Ludovici e Giorgio Mariani. In questo modo Bukowski si fa partecipe della corsa alla vita, a modo suo logicamente. Vive alla giornata: “… una doccia se riesce a farsela; una donna se riesce a trovarsela. E questo vivere alla giornata cos’è se non lo stoicismo – predicato anche se non praticato – da Hemingway (uno scrittore che a Bukowski piace tanto), ultima risorsa in un mondo in cui non c’è più niente di sacro”, (come nota B. Placido). Ma … “E fuori dalla finestra, la desolazione, la desolazione e il terrore, l’angoscia e il fallimento: un carico di facce, facce orribili di puttane, orangutan, bastardi, pazzi, killer? Tutti miei maestri – c’è solo il sole a farli sentire bene ma bisogna prendere quel che capita”. (C. Bukowski).

Dicono di lui: (gli americani)

Per Bukowski Topolino è un nazista.
Ha fatto il pagliaccio alla fagiolata di Barney.
Bukowski porta le mutande nere.
Si pulisce il culo con la carta da pacchi.
Ha fatto la figura del somaro alla tavernetta di Shelly.
È geloso di Ginsberg.
Bukowski non ha fatto la guerra (del Viet-Nam).
È invidioso della Cadillac modello ’69.
Non capisce Rimbaud.
Bukowski è solo un vecchio sporcaccione.
È dal 1963 che non scrive una poesia decente.
Presto vedremo una sua statua al Cremlino che si spara una sega.
Bukowski e Castro gruppo statuario ai giardini pubblici dell’Havana coperto di cacca di uccelli.
Bukowski e Castro in tandem che pedalano verso la vittoria, Bukowski dietro.
Bukowski che frusta una mulatta di 19 anni con un frustino da domatore, una mulatta dall’enorme seno, una mulatta che legge Rimbaud.
Bukowski cucù nel salotto del mondo si domanda chi avrà spento la fortuna.
Bukowski odia Babbo Natale.
Bukowski intaglia figurine deformi nella gomma da cancellare.
Bukowski sarà morto fra 5 anni.
È un fatto che quando l’acqua sgocciola Bukowski piange, quando Bukowski piange l’acqua sgocciola.

Un suo scritto: (elaborazione)

Oh sancta sanctorum, oh fontane zampillanti, oh zampilli di sperma, oh gran bruttezza dell’uomo dovunque come stronzo di cane che calpesti al mattino avendolo visto un’altra volta, oh possente Polizia, oh armi potentissime, oh potente dittatore, oh dannati imbecilli che siete dovunque, oh la povera piovra solitaria, oh il ticchettio delle lancette che ci trafigge tutti, tutti equilibrati e squilibrati, santi e stitici, oh barboni, oh vagabondi che siete nei vicoli di miseria d’un mondo dorato, oh i figli che diventeranno brutti, oh i brutti che imbruttiranno ancora, oh la tristezza e le sciabole e le pareti che si rinchiudono in niente babbo Natale, niente Sorcetta, niente Bacchetta Magica, niente Cenerentola, niente Grandi Maestri d’Ogni Tempo – cucù – solo dottori senza pazienti, solo nubi senza pioggia, giorni senza giorni, oh Dio onnipotente che ci hai dato tutto questo.

In esso si evidenzia la sonorità delle parole e delle frasi che ovviamente nella lingua originale, l’inglese, suona diversamente. La traduzione qui riportata sottolinea solo le possibili connessioni che intercorrono tra una frase e l’altra in chiave onomatopeica, che ridimensiona “l’insieme” a un non-sense, mentre a suo modo la liricità di Bukowski ha un senso proprio nella sua non-dimensione.

Scheda di inibizione musicale:

“Bukowski pianse quando Judy Garland cantò al Philarmonic di New York e allo stesso modo pianse quando Shirley Temple cantò “I got animal crackers in my soup”. Bukowski ha pianto … ma sta attento a dove vomita e non l’ho mai visto pisciare sul pavimento”.

“Ti va di sentire qualcosa di Lenny Bruce? No, grazie. Ginsberg? No, no. Lui, deve sempre tenere acceso il registratore, oppure il giradischi, senza requie. Alla fine mi propina Johnny Cash che canta ai carcerati nella prigione di Folson. Mi sa tanto che Johnny gli propini fregnacce ai detenuti, come Bob Hope quando racconta barzellette ai soldati in Vietnam per Natale. Io la penso così. I carcerati applaudono invece, certo li hanno fatti uscire dalle celle, vanno in visibilio. Ma a me fa l’effetto come se gettassero ossa spolpate, anziché biscotti, agli affamati e ai rinchiusi. Non ci trovo nulla di santo, nulla di eroico. C’è soltanto una cosa da fare per i carcerati: farli uscire. C’è da fare una cosa sola per i combattenti: fermare la guerra”.

“Suona il blues: “ ..hai bisogno d’amore, hai bisogno d’amore”; era tutto ok e non gliene fregava più niente se qualcuno gli avesse suonato il blues oppure no. Satchmo, vai a casa. Shostakovitch, con la tua Quinta lascia perdere. Peter Ill.Chike, visto che avevi sposato una soprano pazza con le borse sotto gli occhi e per di più lesbica, e che poi non eri neppure uomo, lascia perdere. Ci siamo fatti tentare tutti dal fuoco e abbiamo fallito tutti come leccaculi, artisti, pittori, medici, magnaccia, parà, lavapiatti, dentisti, trapezisti e raccoglitori di pere. Ognuno inchiodato alla sua croce personale.
Suona il blues: “ ..hai bisogno d’amore, hai bisogno d’amore”.”
“Bukowski ama Mahler ma nessuno saprà mai, perché?”
“Bukowski commosso da Judy Garland, quando ormai era tardi per tutti”.

Scheda delle fobie clinico - psichiatriche:

Ricoverato in seguito a un’emorragia addominale, rimane tra la vita e la morte per alcuni giorni. In seguito a un miglioramento delle condizioni generali, viene dimesso ma continua a soffrire di emorroidi e di vomito continuo a causa dell’uso smodato che fa di alcol e di fumo (nota di Carlo A. Corsi). Gli si riconosce una forma acuta di alienazione da strutturalismo, convenzionalità, burocrazia, sentimentalismo, rapporti famigliari, un’accertata allergia alla politica americana e alla politica in genere, alle femministe e gli omosessuali.

Bukowski è pieno di terrori incondizionati.
Bukowski ha paura delle donne.
Bukowski odia i vocabolari, le monache, le monete, gli autobus, le chiese, le panchine del parco, i ragni, le mosche, le pulci e i depravati.
Bukowski ha lo stomaco in cattivo arnese, si ciba di alcol e di sesso, pensa al sesso, fa sesso, si svena di sesso, parla e scrive di sesso: insomma, Bukowski è il sesso”.

Diagnosi conclusiva: Bukowski è un cadavere sulle ruote che il consumo dell’alcol presto ucciderà.

Scheda antropologica:

Charles Bukowski appartiene a quella folla di maniaci sessuali, spesso falliti per scelta e nevrotici, nonché emarginati dalla società, di cui le grandi metropoli sono sovraccariche. Appartiene di fatto a quella generazione di dissociati (amorali, apolitici, atei) che nel riconoscere una realtà diversa, riescono a cogliere differenze che sconvolgono e rimettono in discussione la cultura e l’organizzazione sociale. E che ribaltano, per così dire, l’impianto dell’ipocrisia morale dettata dalle convenzioni. Contrassegno del rigetto di una società politicamente e tecnologicamente avanzata. In questo caso la società americana nel suo insieme, che suona quasi come una presa di coscienza. Recupero della primitiva (ancestrale) libertà? Forse più semplicemente, riappropriazione non mistificata della storia e della cultura proprie dell’uomo? Riaffermazione di una più vera identità naturalistica (aborigena), che permetta di comprendere meglio e in modo più profondo, il senso di una identità che sfugge? O recupero della naturale animalità intrinseca nell’uomo?

“Se Bukowski fosse una scimmia, probabilmente lo caccerebbero via dalla tribù” – è stato scritto di lui. Ma, ad un esame sociologico e antropologico del fenomeno, attento a definire il soggetto Charles Bukowski, egli fuoriesce dalle cavità dell’underground di un’America neandertaliana, fosca, raucedinosa, violenta, ubriaca di democrazia, fallita, che misconosce per quali vie sotterranee si siano formate certe peculiarità e certi atteggiamenti, mentre era favolisticamente trasportata dal “sogno americano”. Indubbiamente è successo qualcosa se dalla “beat generation” hanno preso fuoco Marcuse e Orwell, Ginsberg e Kerouac; se si sono scatenate le bande dell’ “Arancia Meccanica”, de “I guerriglieri della notte” e i più pacifici ragazzi di “Hair”, i cosiddetti “figli dei fiori”. Improvvisamente la macchina dell’ingranaggio sociale deve non aver funzionato, “l’arancia a orologeria” non ha segnato il tempo record della corsa, qualcuno avrebbe dovuto fermarla, perché in fondo non è giusto che qualcuno resti indietro. Se c’è una corsa in atto la si deve poter correre tutti insieme e non importa chi arriva primo o ultimo, “l’importante è partecipare”. Salvo ad accorgersi che l’arancia usata da Bukowski è quella universalmente riconosciuta valida è quella della poesia. Un’arancia a orologeria che esplode solo a guardarla, accusatoria, sprezzante delle istituzioni, mai compiaciuta, che lascia intravedere con orrore, raccapriccio, divertimento caustico, l’ansia e l’angoscia di quell’io diverso, che pure s’aggira nascosto in tutti noi. In quell’io che bestemmia quando deve fare la fila, che s’incazza in ufficio di giorno, che non dorme la notte perché il pupo piange, che si alza insoddisfatto dal letto di sventura con la moglie che non lo soddisfa (o che non è soddisfatta), che si chiude nel cesso a farsi le seghe, che deve tener conto delle scadenze, dei codici, delle riunioni di condominio, dei referendum per cazzate come l’aborto e il divorzio, e che invece si scoperebbe la ragazzina sull’autobus o la segretaria del direttore dentro lo sgabuzzino delle pulizie. Quell’io spermatozoico e insofferente delle serate passate davanti alla televisione, quando vorrebbe rincorrere le puttane in giro per la città e schiaffarglielo nel culo.

Hanno scritto di lui:

“Pornografia e oscenità in letteratura” – Die Horen
“Prosit alla nostra cultura” – Deutsche Nationalzeitung
“L’unico vero poeta della nostra era” – Le Matin
“Il Baudelaire con la Polaroid” – Le Point
“Il Majakovskij del Pacifico” – Le Monde
“Un nuovo caso letterario americano” – La Repubblica
“Una leggenda vivente, un oggetto di culto” – Der Stern
“Una prostituta affettuosa” – Die Welt
“Uno scrittore tra i più pornografici di oggi” – Munchner Merkur
“Uno dei più grandi poeti della generazione attuale” – Los Angeles Times
“Freddo e cinico, dall’umore secco, fatiscente” – Rolling Stones

Scheda li libidine letteraria e di coito repentino:

(brano tratto da “Storie di ordinaria follia”)
“C’era tutta quella paglia nel granaio. Che bello, che pacchia. Comunque sia, salimmo sul fienile, ci spogliammo. Eccoci nudi come pecore tosare, tremanti, e la paglia ci pungeva la pelle come aghi. Diavolo, era come si legge nei vecchi romanzi, perdio, e non era mica un sogno! Glielo ficcai su. Che bello. Cavalcavo che era una bellezza quando tutto a un tratto, fu come se un esercito nemico avesse fatto irruzione nella stalla. Basta! Basta! Lascia quella donna! Smonta giù immediatamente! Togli subito la nerchia via di la! Smetti subito bestiaccia! Tiralo fuori prima che viene o ti partono le palle! Io accelerai invece, ma fu inutile. Erano in quattro. Mi staccarono, mi ribaltarono sulla schiena. Dio bono nipotente! Varda la quell’affare! Tutto rosso peperino! Paonazzo rosso come un giaggiolo! Lungo quanto un braccio d’uomo! Gigantesco! Fremente! Tutto brutto! La facciamo una mattata? Può darsi che ci giochiamo il posto. Può anche darsi che ne valga la pena”.

(da “Compagno di sbronze”)
“Lo so, tutto cominciò con Kafka (..) che cos’è? guardo la foto, è proprio un cazzo. Che genere di cazzo? Un cazzo duro, enorme. È il mio. E allora? Non hai notato? Cosa? Lo sperma. Già, vedo, non volevo dirlo … E perché no? Cos’è che ti succede? Non capisco. Fammi capire, lo sperma lo vedi oppure no? Spiegati meglio, ma insomma, mi sto facendo una sega. Non capisci com’è difficile farsene una? Non è affatto difficile, io me le faccio con lo spago. Ti rendi conto che razza di acrobazia ho fatto? Per restare immobile, per evitare di andare fuori fuoco, eiaculare e premere il pulsante contemporaneamente? Non fare le fotografie (..) Bada bene, capisci o no che mi ci sono voluti tre giorni per fare questa semplice fotografia? Lo sai quante seghe sono stato costretto a farmi? Quattro? Dieci!”.


(continua)


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