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Una storia di rosanna

Breve ritaglio   di libertà

Voglia  di passato

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6 minuti

Pubblicato il 11 aprile 2021 in Avventura

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Erano le sei. Come tutte le mattine Gianna si alzava a quell’ora per organizzare la sua giornata da casalinga prima e da impiegata dell’azienda di famiglia poi, attività che svolgeva ormai da tanti anni.
In giro cominciava a fremere aria di villeggiature e mentre tanti programmavano le loro vacanze, lei organizzava il suo lavoro quotidiano.
Quel giorno però era diverso. Con la sua amica di sempre avevano deciso di dedicare a se stesse ben tre giornate, e tutte per loro. Quasi tutte no, ma almeno buona parte di quel tempo, si.
Come sempre Gianna preparò la colazione per i componenti della famiglia e dopo aver riordinato tutta la casa, attese che si liberasse il bagno per prepararsi e andare a prendere il pullman già prenotato per tempo da Tiziana.
I suoi due figli, come sempre, avevano invaso tutta l’abitazione. Simona, la figlia minore, frequentava il secondo anno di ragioneria, Luca invece il quarto dell’istituto nautico che stava seguendo con scarso entusiasmo. E mentre l’orologio girava impietoso sempre più veloce, quei due continuavano a gironzolare per casa perdendo sempre più tempo.
Dopo una serata trascorsa in discoteca, Luca quel mattino si era svegliato ancora tutto sconvolto. Con i capelli ribelli simili ad ciuffo di ananas e la camicia abbottonata alla Govi dove mancava un bottone ma cresceva un‘asola, sembrava essere stato vittima di una atroce scossa elettrica.
Finalmente anche Simona, che sembrava dover andare ad un matrimonio, era pronta, e dopo aver ridotto la sua camera in un campo di battaglia con indumenti sparsi ovunque, uscì veloce sbattendo anche la porta.
Gianna invece, ancora in abbigliamento casalingo, in attesa di potersi impossessare del bagno, finì di riordinare il tutto ma, appena aperta la porta di quel servizio, si ritrovò di fronte ad una zona rossa da trattare con guanti e spruzzino, però ora era finalmente padrona di casa sua.
L’appuntamento con Tiziana era per le nove e ora anche lei era pronta. Col suo piccolo trolley che conteneva le cose essenziali per quella breve evasione, via veloce all'appuntamento.
Ecco l'autobus bianco e blu sbucare da dietro la curva, su cui sopra ci doveva già essere Tiziana ad attenderla.
Facevano così anche ai tempi del liceo e a Gianna parve di ritornare indietro nel tempo.
La sua amica non viveva lontano da lei, ma per impegni di famiglia e lavoro si incontravano solo nei ritagli liberi, ma si sentivano spesso telefono. Ora, approfittando della festa del santo patrono della piccola cittadina piemontese che durava giusto tre giorni, vollero rinnovare quell’avvenimento insieme.
Erano diversi anni che non si recavano più ad Acqui Terme dove entrambe avevano vissuto e frequentato i loro studi, e ora quel breve periodo per loro era più di una vacanza, era rivivere una parentesi del loro passato.
Mentre procedevano verso la città, ripensavano a quell'età carica di speranze, promesse e scoperte tipiche dell'adolescenza, quando il tempo sembrava non passare mai, si accorgevano che ora le stava proprio sfuggendo di mano.
Ricordavano quasi con un pizzico di nostalgia quei professori e le ansie per i compiti in classe, primi difficili scogli che la vita le metteva davanti.
In particolare era rimasta impressa l’insegnante di matematica, materia un po’ ostica per loro. La ricordavano quando tutta seria, con passo deciso, entrava in classe. Li squadrava tutti da sopra gli occhiali appoggiati sulla punta del naso, stringendo al petto un plico di fogli che altro non erano che i compiti in classe da consegnare fra un silenzio di tomba.
Ancora trasportate dai ricordi scesero alla fermata di corso Italia dove aveva sede il vecchio liceo, quando tra la gente notarono una figura già vista e con un tonfo al cuore, scoprirono che era proprio lei, la temutissima prof.
Lo stesso portamento dritto, i capelli corti appena sfumati di grigio e gli occhiali appoggiati su due occhi azzurri che rendevano il suo sguardo ancora vivace come allora.
Era bastato guardarla negli occhi per riconoscerla e, dopo essersi presentate, la sorpresa fu tale da emozionare tutte e tre.
Dopo tanti anni, ricordava ancora i loro nomi e insieme decisero di recarsi al bar di fronte per consumare qualcosa insieme.
Sedute ad un tavolino nel giardino del locale davanti ad un caffè, ognuna di loro descriveva la sua vita con le esperienze positive e negative vissute sino ad allora.
Lei era in pensione e viveva sola con Stella, il suo gatto, in una casa piena di libri e ricordi.
Era bello ritrovarsi da adulte con lei, amichevole, simpatica, anche un po’ spiritosa, non aveva nulla dei tempi in cui la temevano tanto e solo ora si rendevano conto di quanto fosse stata una brava insegnante.
Da lei avevano imparato che la vita ha i suoi alti e bassi e per ogni sconfitta ci sarebbe stata una rivincita, bastava impegnarsi seriamente e con volontà, senza arrendersi mai ed è stato quello che avevano entrambe messo in pratica.
“Grazie prof, il suo modello e suoi consigli sono stati utilizzati anche come esempio per i nostri figli in questa età un po’ difficile, un’arma vincente contro le inevitabili difficoltà che fanno apprezzare di più le loro vittorie”.
Il programma che le due amiche avevano stabilito era davvero molto eccitante. Volevano rivedere quella città con occhi da adulte, da turiste e animate dal desiderio di rivivere un po’ della loro gioventù, si soffermarono sui particolari con più attenzione.
Rivisitarono il centro cittadino inoltrandosi nelle sue caratteristiche stradine realizzate con pietre naturali illuminate da fioche luci che valorizzano ancora di più i suoi monumenti. Visitarono in tutta tranquillità la ‘Fontana delle Ninfee’, la Cattedrale di Santa Maria Assunta, il castello dei Paletnologi, la Chiesa dell’Addolorata e quella di San Francesco, il Duomo, l’acquedotto romano e soprattutto “La Bollente”che li aveva affascinate da sempre.
Di fronte alla sua struttura ottagonale da cui sgorgava la calda acqua che emanava tutto intorno profumo di zolfo e nuvole di vapore, c’era ancora il venditore di “panizza” dove si soffermarono per assaporarne una porzione, proprio come facevano un tempo.
Si inoltrarono fra i banchi della grande fiera per comprare un ricordo per loro e un regalino per i loro famigliari rimasti a casa, poi un ultimo pranzo con le specialità locali per salutare la lieta permanenza nell‘albergo delle terme situato sulla piazza centrale dove avevano soggiornato per tutto il weekend.
Il ritorno a casa dove le attendevano le solite faccende di sempre celava un velo di malinconia, ma l’animo era carico di ricordi accumulati durante un semplice ma sereno ponte che le ha dato la possibilità di staccare un po’ dalla quotidiana monotonia e rivivere un magico momento della loro gioventù.


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