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Una storia di MoodyGuy

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Frammenti di Attimi

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10 minuti

Pubblicato il 24 settembre 2018 in Altro

Tags: #io #tempo #carpediem #solitudine #coscienza

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I


Era Inverno.

Non importa quanto di vero ci fosse in questo, ma lo era.

Un racconto dai i toni grigi non può certo cominciare con Era autunno. Chi lo prenderebbe sul serio? Nessuno prende sul serio l'autunno: i Poetici ne sarebbero estasiati, i Melanconici si sentirebbero a casa, i Romantici proverebbero mille emozioni.

Men che meno Era estate. Figurarsi. Solo il pensiero di calore feriale basterebbe per gettare luce negli antri della più cupa depressione.

Perciò era inverno. Non importa che fosse Luglio e ci fosse una temperatura media di 38°C, per Ann, era inverno.

Lì su quel laghetto polveroso dell'odioso campeggio dove sua zia Bertha lo trascinava tutti gli anni.

Su quel molo dimenticato in mezzo ai boschi brulicante di insetti. In quella tenda soffocante con un compagno che lo analizzava con sospetto. A quella mensa. Quella odiosa mensa.

Se avesse potuto non avrebbe mangiato, ma l'assistente Fildenings riusciva a trovarlo sempre, ogni volta che scappava. Già. Anche sotto la catasta di legna o dietro le quercie, ma lui lo trovava sempre.

Rideva, ogni volta che lo trovava. Probabilmente per lui era un gioco.


Brezza. C'era brezza su quel tetto. Probabilmente Jeremy avrebbe avuto un collasso se lo avesse trovato la sopra, ma non ci stava mai troppo al punto da farsi beccare.

Caldo.

Nonostante la brezza quell'inverno era davvero caldo. Accidenti se era caldo.

Ann annaspava nell'aria grondante di sudore mentre si appoggiava con le mani, seduto, alla tettoia di vecchio cotto.

Probabilmente anche Francine sarebbe morta al vederlo là sopra. No. morta no.

Si sarebbe messa a piangere, questo sicuro: piangeva sempre. Zia Bertha non la sopportava per questo.

"Sei peggio del bambino, Francine! Datti un tono!"

Beh, la zia era un generale nato. Non poteva dirle di no, tanto non ascoltava.

Non che Francine ascoltasse di più in realtà... Se cominciava a piangere non sentiva più nulla: si chiudeva nella sua stanza e spariva per ore.

Una volta Ann le aveva chiesto perché guardasse film romantici ogni giorno se poi doveva piangere per ore. Lei gli aveva sorriso.

"Un giorno capirai... Sono cose da grandi."

Forse.

Era l'unica volta che Francine gli aveva sorriso, almeno che Ann ricordasse.

Si posò la mano sulla fronte rossa.

Accidenti se era caldo quell'inverno.


Non era silenzioso, però... Quest'inverno. Era davvero troppo rumoroso. E caotico.

Almeno questo pensava Ann, al magiare in sala da pranzo, nella confusione generale.

"10"

Pareva che tutto fosse in subbuglio. Un formicaio vivo che lui osservava completamente dall'esterno.

"9"

Ragazzini che litigavano, che ridevano, che si spingevano.

"8"

Confusione. Come era possibile che gli atti di gioia e di rabbia si assomigliassero così tanto?

"7"

Una risata e un grido avevano lo stesso volume, la stessa mimica facciale, la stessa intonazione...

"6"

Francine diceva sempre di stare alla larga da chi fa confusione, perché è probabilmente una persona pericolosa.

"5"

Ann non ci credeva fino in fondo, ma lo faceva lo stesso, tanto non gli piacevano gli altri bambini...

"4"

... E tutti i bambini facevano confusione. Beh, su questo nonno Jack avrebbe obiettato in realtà.

"3"

"Ai miei tempi tutti i bambini stavano buoni se glielo si sapeva imporre. Anche ma figlia Ann era brava così!"

"2"

Anche Ann doveva essere di altri tempi, prima di morire.

"1"

Ma evidentemente per questo Francine aveva voluto dare a lui quel nome.

"0" Sussurrò Ann.

- Ann! Vieni con me, c'è tua madre al telefono! - Urlò l'animatore, su, dalla sua vedetta a mo' di piedistallo, chiamandolo.

Già. Come sempre. E come sempre le battutine, al quale il ragazzo non faceva ormai più caso.

Parlare con Francine non era difficile. Bastava solo mugolare e lei si convinceva che le davi ragione.

- Mi raccomando Ann! Occhio agli scorpioni! E ti prego tesoro, a letto presto! Ann... Tesoro mio, lo so che è dura per te, ma tra poco tornerai! Vedrai, ti comprerò quel gelato che ti piace tanto, non penserai neanche di essere stato in mezzo a tutti quegli insetti!

Come sempre, il ragazzo intuiva la preoccupazione nella voce di lei. Non riusciva proprio a rilassarsi se lui non c'era.

- Sarà bene per loro che i ragazzini non ti abbiano preso in giro come l'anno scorso! Gli animatori non volevano asccoltarmi... Le persone sono complicate e crudeli, avrai modo di scoprirlo...

Già. Perché la ascoltava, se non gli interessava una parola di quello che Francine voleva dirgli? Forse per sfuggire alla mensa, in fondo. Che trucco ingenuo. Le chiamate di Francine erano lunghe, ma non infinite.

Rieccolo lì. Alla mensa. senza voglia né nulla, davanti al piatto pieno che stava andando a svuotare mentre gli altri avevano finito da un pezzo.

Quasi sussultò al vedere dietro di sé una ragazzina che lo guardava.

- Io e gli altri scendiamo al molo, vieni con noi?

Gli tese la mano, sorridente.

Da dietro di lei si sollevò un coretto di proteste.

- Jenna, abbiamo poco tempo! Muoviti!

- Lascia stare quello stramboide con il nome di una ragazza!

- Già, lascia perdere!

Lei sorrideva. Perché sorrideva? Una sensazione angosciante lo prese da dentro. Se da te non ci si aspetta mai nulla è difficile se ad un tratto ti fanno domande. O proposte. E se avesse accettato? E poi? Gestire Francine era un conto, ma un'orda di altri bambini era un'altra cosa. No, non ce la poteva fare. Beh, aveva poca importanza. Quella mano non sarebbe stata tesa lì verso di lui, per sempre.

Perché lei sorrideva? Quello sguardo lo terrorizzava. La mano era ancora lì.

Dannazione. Così era più angoscioso. Ma non per molto. Ann sapeva che il suo silenzio sapeva essere il miglior repellente. E prima o poi avrebbe fatto effetto.

Prima o poi...

Prima o poi...



II


- Mr. Dallas è in casa? - Domandò un avvocato, alla porta.

- Guardi lei da solo! - Rimbeccò acida la donna, frettolosa e sbrigativa.

L'uomo entrò titubante, pulendosi le scarpe.

Percorse il corridoio in lungo fino a giungere al salotto, dove Mr. Dallas si trovava, seduto, davanti alla televisione.

Guardava la pubblicità. Ovvio.

Una persona felice non può guardare la pubblicità.

Se una persona è felice, il racconto deve dire che urlava davanti alla partita, o che applaudiva dinanzi ad una scena magistrale di un film ben recitato. Ma Mr. Dallas non era felice, perciò guardava la pubblicità. Non importava quanto sapesse di kolossal e quante armi vi fossero utilizzate, ma lui guardava la pubblicità.

Non guardò neanche l'uomo, che si piazzò accanto a lui, sistemandosi nervosamente gli occhiali.

- Suppongo immagini perché mi trovo qui, Mr. Dallas.

L'uomo non si girò neanche. Continuò a fissare lo schermo, impassibile, rassegnato, catturato dai rumori dello schermo, caotici, impulsivi.

- La sua ex-compagnia ha intenzione di citarla in giudizio. Mi dispiace debba finire così.

Già. Dispiaceva a lui. Forse per davvero.

Ma non era lui quello che era stato trascinato in casi di furto della privacy e ci aveva rimesso.

Molto improbabile.

Ma neanche Gloria gli credeva, ormai: non lo ascoltava nemmeno.


L'avvocato stava ancora parlando? Non sentiva bene quello che diceva... Certo quella pubblicità era frastornante!

Assurdo come la vita potesse andare in rotoli con nulla.

L'avvocato stava ancora parlando? Bella domanda, chi lo ascoltava... Però almeno sembrava simpatico. A differenza di sua sorella aveva un briciolo di tatto. O più pazienza di Gloria...

Doveva essere davvero così? Vedere quella donna meravogliosa con la quale aveva sempre girato il mondo, vissuto mille avventure, dannarsi senza poter fare niente?


"Se solo riuscissi a parlare..."

E cosa glielo impediva? Non era muto. Avrebbe potuto.

"Genitori disturbati non aiutano mai alla comunicazione."

Già. Era una cosa vera. O almeno che si ripeteva spesso. Una cosa non esclude l'altra, se ti ripeti abbastanza una balla alla fine ti convinci che sia vera.

"E' vero, tuo padre si è buttato da un palazzo per la guerra in Iran."

Beh. Non è che se lo ricordasse in realtà. E non è che le vite matrimoniali dipendono unilateralmente dalla nostra infanzia.

"Però la influenzano."

Forse. Forse anche se ne avesse parlato a Gloria. Ma no ci riusciva. Ogni volta che lei passava lui poteva solo ignorarla per non pensare, per non affrontare, per non rischiare. Oh, giusto; ora anche il lavoro aveva perso.


L'avvocato stava ancora parlando? No, pare di no...

Aveva salutato?

Se sì se l'era perso. Pazienza.

Vide con la coda nell'occhio la porta che si chiudeva e Gloria che lo guardava silenziosa.

Non era mai un buon segno quando era silenziosa.

Lei scosse la testa.

- Questa è l'ultima goccia... Me ne vado, se sto qua impazzisco.

Si era incamminata verso la camera. Mr. Dallas neanche si avvide che l'aveva chiamata.

Perché si era girata? Ma perché lui l'aveva chiamata, tanto per cominciare? Ora non sapeva che dire.


Lei lo guardava. Lo guardava come se volesse una spiegazione, una parola, un'azione.

Ma lui non poteva. Non poteva. Non riusciva.

- Vuoi dirmi qualcosa? - Chiese lei, sulle scale.

Tanto. Tanto forse.

Ma sentiva che non avrebbe detto niente.

E che lei se ne sarebbe andata.


III


Gregory entrò in quel vecchio e triste ospedale imbarazzato e confuso. Va da sé che non avesse punta voglia di essere lì. Ma d'altro canto non poteva fare diversamente.

Ci mise un po' ad arrivare all'ultimo piano, mentre che l'aria fredda gli entrava nell'anima ristagnando.

Lisa non sarebbe stata contenta di vederlo. Decisamente no.

Perché era lì?

Bella domanda.

Se lo chiedeva mentre muoveva i passi in quella struttura mesta e semiabbandonata.

E' ovvio che l'ospedale non fosse davvero desolato e inabitato. Ma vederlo sotto quella luce almeno rispecchiava l'umore dell'uomo che aveva una buona ragione per deprimersi.


Il medico si raccomandò di fare attenzione, perché la paziente era stanca.

Non ci sarebbero stati problemi in realtà... Non sapeva quanto sarebbe rimasto ma sperava poco.

Entrò titubante, vedendo che Lisa dormiva.

Dormiva, placida.

Poteva restare così. Potevano rimanere lui a guardarla e lei a riposare.

Così. Lei indolenemente sdraiata senza alcun bisogno, lei indulgentemente disposta ad accettare il suo silenzio.


- Gregory... - Disse acida la donna anziana, ridestatasi.

Quarantatre minuti e diciotto secondi.

Il tempo che ci mise a svegliarsi.

L'uomo aveva scandito il tempo, i minuti, i secondi, nel tentativo di trovare qualcosa da dire ma dopo quarantatre minuti e diciotto secondi ancora non c'erano stati miglioramenti.

- Cosa ci fai qua Gregory?

Il silenzio, il silenzio assoluto.

Cosa poteva rispondere? Che era lì per recuperare il tempo perduto? Che era lì perché era stato un idiota ada abbandonare la propria sorella? E che spiegazione poteva darle per quel fatto? poteva forse dirle che l'aveva fatto perché si sentiva in trappola in quel posto? Che aveva dovuto cogliere un'attimo e fuggire da quella prigione di inverosimile noia agonizzante e opprimente?

Niente di questo aveva senso. Niente sembrava ragionevole. Tantomeno Lisa.

- Sparisci per vent'anni senza dare notizie di te. Senza fare sapere che sei vivo, che sei morto che sei felice.

L'orologio segnava gli ultimi sessanta secondi della visita ospiti. E lui era lì senza voler dire nulla.

La mano di lei era tesa sul letto. La faccia era dura.


- Ann Gregory Dallas.

Era ancora più minaccioso se Lisa usava il suo nome completo. Faceva sentire ancora di più di essere arrabbiata.

- Se sei venuto per startene lì a guardare potevi non venire affatto.

Voleva una reazione. Lui lo capiva.

Ma se hai passato una vita a scappare da tutto, a scappare da tutte le decisioni, dalle scelte...

Se hai passato una vita a perdere momenti essenziali, cruciali che potrebbero cambiare tutto...

Se hai passato una vita senza avere il coraggio di affrontare le tue paure che ti hanno bloccato, sempre...

... Come puoi decidere ora?


IV


Lisa era lì, che lo guardava, morente, supplicante. Distesa su un letto. Una delle persone che amava di più e con la quale non sapeva parlare.

Gloria era lì, sulle scale, disperata, frustrata, sola anche se con lui che aspettava una spiegazione. Una delle persone che amava di più, e alla quale non sapeva aprirsi.

La ragazzina stava lì, con la mano tesa, che si domandava perché lui indugiasse. Lei non era nessuno, per lui. Lui non era nessuno, per lei. Eppure con quel gesto lei diventava tutto. Perché diventava un'occasione. Un'occasione per cambiare tutto.

- Gregory... - Sussurrò Lisa.

- Caro...- Scosse la Testa Gloria.

- Allora, Ann? - Chiese la ragazzina.

E fu allora, che in un impeto, lui prese quella mano.

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