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Una storia di DomenicoDeFerraro

Questa storia è presente nel magazine MUSICA E FILOSOFIA NAPOLITANA

IL CONIGLIO PASQUALE ED ALTRE FAVOLE

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13 minuti

Pubblicato il 05 aprile 2021 in Fiabe

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IL CONIGLIO PASQUALE ED ALTRE FAVOLE





Una colomba stamane ha bussato alla porta del mio animo , vestita di rosa, santa come un uovo sodo. Si è posata sopra un ramo di pesco fiorito , all’improvviso ha destato in me tanti ricordi , mentre ogni cosa moriva , causa di questo coronavirus. Ho provato a fuggire dalla malattia letale che infetta questa vita , attraversa il narrare che nasconde sempre tante sorprese. Il coniglio Pasqualino lo ricordo sempre alla ricerca della sua carota a volte simpatico, altre volte più brutto di una disgrazia. Amava saltellare per il prato, correre a perdifiato nei campi in fiore, con le sue orecchie al vento , con la coda all’insù , nell’aria dolce , cantare canzoni rock . La giustizia placa l’animo , capovolto nella propria ignoranza , in mezzo a tanto ossesso. Mi sono ritrovato fermo sulla fermata dell’autobus in attesa passassero questi giorni crudeli Pasqua ho pensato, dovrebbe essere un giorno di pace , un uovo che contiene tante belle sorprese , tante elette schiere di santi ,dolci canti , domande con tante risposte, nuove scarpe . Una nuova dimensione m’attende cosi salgo sopra una nave galattica che passa oltre questo spazio grigio, dove m’attende una nuova vita, un nuovo amore . Il coniglio Pasqualino , era piccolo e assai buffo , dai denti lunghi con uno strano modo di fare , vestito da esattore delle tasse , era figlio unico di una coniglia vedova, il padre fu scuoiato dentro un macello per essere , cotto poi nel vino bianco, mangiato nel giorno di pasquetta da una comitiva di gitani Il coniglio Pasqualino era un immagine surreale, un lungo racconto , una fiaba allegra che si perdeva nella mia immaginazione in quella di tanti uomini e di tante donne di buona volontà. Il coniglio Pasqualino , era assai carino , con due baffi lunghi e due occhi grandi come due isole solitarie in mezzo al mare. Era un personaggio il coniglio Pasqualino anomalo come la morale di questa vita che presume che il giusto debba essere sempre essenziale. E le luci della sera sono la salvezza per giungere alla bellezza . Il coniglio era il consigliere del re di un pianeta abitato da conigli.

E vedrai , diceva spesso , chi la sa lunga, prima o poi perirà

per mano di un idiota.

Si ma poi saremo, capace di risorgere a nuova vita?

La vita ha molte facce, alcune possono essere belle , altre brutte per questo in molti s’appendono al tram.

Ed alla cassa del supermercato , sedeva una vedova vestita di rosa

Una disgrazia recente ?disse il signore senza capello.

Ma non dica parolacce , queste non son cose serie

Perché io sono un cretino ?

Nessuno, cerca di ricucire le distanze all’interno di un dialogo senza senso.

Ora , non facciamo come al solito, mettiamo prima a cuocere l’uovo e poi vogliamo mangiare la gallina.

Io sarei d’accordo di farlo al tegamino.

Ma ci predi per dei cretini , credi sia una barzelletta

No , ma di cambiali , c’è ne sono tante a bizzeffe

Vorrei capire , perché hai cambiato partito?

E tu perché , non hai tirato il discarico

Questa pasqua è pazzesca

Io non voglio mangiare carne

Anche noi , siamo vegani

Abbasso l’abbacchio

Evviva la cioccolata

Che beffa , ti sei messo in un bel guaio

Non facciamo gli indifferenti ti ho visto , c’eri anche tu alla festa.

Amico , l’importante è partecipare

Certo, ma cosa serve guardarsi allo specchio e non avere la minima idea di chi essere, mette in se una strana sensazione

Non è la prima volta che ti vedo in giro a vagabondare

Certo io sono il coniglio Pasqualino

Io sono l’agnello

Ossia l’abbacchio , quello che verrà mangiato durante il banchetto

Ci sarà da leccarsi i baffi

Facciamo ammenda dei nostri peccati

Non dire t’amo , se non sai d’essere salvo

Se mi daresti un bacio

Un bacio sulle labbra

Tu mi contagi

Il virus è in agguato

Aprite le porte, spalancate le finestre

Non voglio più subire violenza

Non è violenza ma un allenamento quotidiano

Lo chiami allenamento , tagliare cipolle poi mettere

del peperoncino nella minestra.

Certo, sarebbe bello essere il padrone dell’ uovo

Perché non dividiamo il contenuto

E la forma, amico mio ad essere il traguardo finale.


La sera scende e scorre leggiadra , vestita da sposa , con il suo profumo di fiori d’arancio E questa, la pasqua della resurrezione, che salva ogni anima , ti solleva da ogni sofferenza Un nuovo canto , un unire le mani , si corre a perdifiato , verso un traguardo , una idea che illumini il proprio credo . E tutto cambia . Pensoso il coniglio pasquale al bar sorseggia un drink con ghiaccio, parla , parla della sua vita a chiunque lo ascolti , di quando fu coraggioso quella volta , di quando, saltò il fosso della morte, di quando conobbe l’amore e capi di non d’essere un coniglio qualunque. E la madre l’ attese fino alla fine della sua esistenza là in quella grande fattoria, che ritornasse con le sue orecchie tese nel vento . Ed ella chiacchierava spesso con il fattore e nel suo vecchio cuore , non voleva più scappare dalla mannaia e voleva conoscere finalmente la morte . Rime dopo rima, amori dopo amori , giungeremo vicino al mare e alla felicità sperata. Aspetteremo li sulla strada deserta in attesa che passi questo autobus pieno d’immigrati , contagiati dal male di questa società, travestiti da conigli , con tante domande in attesa di una risposta Cosi si va di corsa in attesa, ritorni quel fremito amoroso , quella speranza di salvezza ,quella voglia di baci sognati sotto la luna , sotto questo cielo stellato , straniero . Ed il coniglio pasquale aveva una gran voglia di partire , di raccontare di nuovo belle novelle, dolci come uova di cioccolate, ripiene di tante sorprese di una morale legata alla vita , che riassume in se una certa convinzione Una certezza , una strana bellezza , un ballo con quella biondina.


Questo mattino , mi fa pensare alla pasqua di sangue . Chi dice sia una festa inutile , chi una brutta sorpresa , con in giro questo virus . La pasqua che mi porto dentro. Sono come l’uovo di colombo. Che bello navigare lontano in mezzo al mare , trasportato dalle onde, navigo, vado controcorrente , credo verso una nuova terra, verso questo orizzonte , oltre questo giorno che ritorna a nascere , timido alle prime luci dell’alba.

E ti chiesi di capirmi

Ma tu non avevi voglia , girasti la frittata poi ti calasti le braghe

Che nero avevi tra le gambe.

Che paura in quel fosso, c’era tutto il sesso ed il senso dell’universo

Non per dire ,io continuai ad ammirare la luna

Avrei voluto essere salvo

Io essere un sogno

Ma io sono il coniglio pasquale .

Cosa facciamo, saltiamo la corsa

E tutti ti credevano un bravo coniglio , invece eri uno scansafatiche

Non per dire , ero assai carino , quando ero giovane

Mi ricordo la carota ed il bastone del padrone

Rimane il ricordo della cioccolata, la cosa più buona che ci sia

Io sono del tuo stesso parere , noi siamo figli di un Dio d’amore.

Un Dio minore

Una mezza cartuccia

Non dire fregnacce

Perché, ti inquieta , sapere di dover morire ?

No, ma dopo, fatto marcia indietro, non mi abbasserò mai i calzoni

Questo ti fa onore , ma non ti farà santo

Capire è cosa vana , tanto la sorpresa siamo noi

Forse siamo stati venduti ,causa essere nati lontano dall’odio

Eravamo fratelli

Oggi mangiamo, tutti insieme questo agnello




Il coniglio pasquale era un bravo attore , sapeva narrare bene le sue balle, frutto di una fantasia inquieta che si irradia nel cosmo fino a diventare un idea fissa a volte, una verità , a volte una sospirata certezza. Ed il coniglio , non sapeva parlare bene il cinese ma conosceva molto bene il napoletano. E portava un cappellino rosso sul capo e sapeva suonare l’armonica a bocca. Il coniglio Pasqualino era stato in galera, aveva passato molto tempo della sua vita, in una cella con strani personaggi che avevano strani nomi : mazza di ferro , baffo lesto e sturalavandino Quest’ultimo non aveva mai ammazzato nessuno , ma sapeva rapinare banche e negozi con il suo stappa bottiglie. Ed era un vero spasso, vederlo in giro , quello strano coniglio , raccontare un sacco di fandonie alla gente là in quella piccola piazza alberata, dove una volta passò un coniglio pazzo. E la gente rimaneva li ad ascoltarlo per ore e lui si faceva grande , si massaggiava la pancia e diceva di conoscere la formula magica della giovinezza. Ma ogni cosa è destinata a divenire. E tutto il tempo passato in quella maledetta galera , l’ aveva reso un coniglio pasquale, insensibile ad ogni dolore. Incapace di ogni cambiamento ed ogni promessa . E non per criticarlo e sbeffeggiarlo il coniglio pasquale la sapeva veramente lunga ed amava una coniglia dagli occhiali d’oro. E tutti al paese, conoscevano la storia del loro amore, chi non si perdeva notizia in merito. Il mondo non conosce limiti, innanzi alla decenza , non ama i santi , spesso li scansa. Poi chi siamo noi per davvero ,siamo come le onde della radio , viaggiano nello spazio profondo. Le domande, sono sempre tante, si infittiscono , diventano elastiche, metriche , figlie di un tema inappropriato.


Il coniglio pasquale in molti l’avrebbero fatto arrosto. Ma il sapore di un coniglio, non è simile al sapore dell’agnello. E la carne bianca sulla brace, profuma come un fiore reciso alle radici. Un fiore che avrebbe voluto spingere le proprie corolle verso il sole. Poi fare la frittata con delle uova pasquali , divenne in poco tempo un vero problema. Infondo il coniglio era un personaggio ragionevole , capace di riempire dei vuoti profondi , era sempre lì in attesa di vedere , cadere una stella dal cielo. Proibire di amare ad un coniglio , era come gettare l’acqua sul fuoco e non riuscirlo a spegnerlo . Cosi in breve il coniglio imparò a cantare e lo faceva con la sua bella coniglia dagli occhiali d’oro . Che lui adorava e difendeva ad ogni costo.


Il povero coniglio aveva compreso che essere saggi serve a poco che forse era meglio seguire il cuore , quanto ti comanda . Ma essere conigli , comporta un duro compito, una cosa inaccettabile, troppo rischiosa come una stretta di mano , come un cigno nello stagno che ammira la sua bellezza, riflessa nel magico laghetto. E tutto può essere sostanza , una azione, una balla colossale ma non ha importanza alla fine del gioco , l’importante e continuare a vivere oltre la propria ignoranza, oltre l’’incerto dire, oltre ogni convenzione.

Certo l’arroganza non avanza.

Chi provò ad ammazzare il coniglio, fu fatto fuori dal gioco.

L’idea , fu vendere tutte le uova a metà prezzo

Io mi ero preparato ad una santa pasqua da trascorrere

in campagna.

A Meditare ?

A Dormire

Passeggiare e pensare

Una bella giornata , pensa se venisse a piovere

Sei convinto , amare servi a qualcosa ?

Non dico mondo , fin quando non lo ricordo

Ma il quadro è balordo

Sarà , ma me mi piace mangiare leggero

A pasqua si mangia la colomba

Io il salame piccante , non riesco a digerirlo

Ma avete visto il coniglio?

Forse stava con la sua coniglia

Erano fuori nel giardino

Cosa facevano li abbracciati ?

Mi sembra ovvio

Siamo rimasti in pochi ad accettare un incontro galante

Che serata

Non ho mai mangiato tanto in vita mia

Era tutto squisito

Delizioso

Quella panna con le fragole , una golosità

La sorpresa è stata , quando è scesa con il paracadute quella bottiglia di vino in mezzo alla tavola

Hai visto come ballava il coniglio ?

E la coniglia ha mostrata pure le sue mutande leopardate.

Il mazzo di fiori è andata ad una coniglietta di playboy

Che fortuna , allora si sposerà ?

Ma cosa vuoi che ne sappia a me le seppie con i piselli non sono mai piaciute

Questa storia , mezza nera e mezza bianca è una menzogna ?

Siamo ad un passo dal capire ogni magagna

Avete mangiato bene ?

A più non posso, mi sono bevuto tre litri di vino

Ti vedo assai brillo

Hai un alito fetido

Che vergogna , tristezza

L’agnello era un angelo

Il coniglio il figlio del peccato

Quante rime inutili

Tutto ben condito , pochi versi ,una circonvenzione d’incapaci

Forse non siamo soli nell’universo

Forse mio zio aveva ragione la pasqua è un passaggio per giungere dal dormiveglia alla resurrezione

Mio nonno era avvocato

Il mio un rivoluzionario

Piove , accidenti

Ho ancora, tante cose da dire


Il povero coniglio pasquale ne aveva passate di tutti i colori. Aveva conosciuto il bene ed il male, aveva conosciuto il grande fratello, il signore dell’universo e quando giunse il tempo del sacrificio, il sole ed il vento , spinsero le nuvole nel cielo , dentro un buco nero . Alcuni santi , scesero sulla terra, chi portando seco una palma , chi un mazzo di fiori . E tanto bella era quella città che sembrava un miraggio. La santità prese consistenza , diviene una storia intessuta di tante storie . Una storia che raccontava la sua triste vicenda. L’ amore era un uovo, pieno di tante sorprese , un agnello che amava giocare con altri agnelli . Ed il coniglio , continuo a giocare dentro la sua gabbia , anche dopo aver fatto la corte a tutte le signorine coniglie . La pasqua rappresenta il riscatto degli ultimi di questa terra, di chi non può pagare il pigione di casa, chi cerca la fortuna nel gioco delle carte, di chi attraverso la storia a piedi nudi in una salvezza sociale.

E una lunga militanza, una povera canzone quasi incomprensibile, che ti mette nell’animo una strana sensazione .

E se li per cantarla al pubblico per essere un tutt’uno con quella sostanza. Una resurrezione, una liberazione dal male di questa società. Un liberarsi dalla sofferenza , che non è mai stata cotta nel forno a dovere.

E mentre cerchi un senso a tutto ciò

Io interrogo l’animo in mille tormenti

Rammenta, moriremo poi risorgeremo

Speriamo che sia come dici

Ho un panino da dividere

Io , questo sogno da condurre oltre questo peccato

Siamo in tanti a sperare

Manca poco e mettiamo nella pentola il coniglio

A me non piace farlo bollito

Oh mio Dio ,perché non me lo hai detto prima

Pensavo che lo sapessi

Faceva parte di questa logica perversa

Di verso in verso

Fatti ad immagine e somiglianza

Senza baffi

Senza testa

Sono allibito , non ci posso credere

Non ridere il coniglio se nascosto dietro alla pentola

Starà pomiciando con la sua coniglia dagli occhiali d’oro

Non fare il finto tonto

Che spasso , non posso dire che mi sia stancato di capire

Come stare in una vecchia storia, finita male

Non tirare troppo la corda

Dai ricominceremo, tutto da capo domani

Saremo uniti in un corpo senza peccato

Nello spirito della salvezza

Avremmo potuto convolare a nozze

Mettere un ragno nel buco , un negro nell’uovo

Che c’entra ?

Perché il coniglio sa volare?

Ma questa è un altra storia


Ed io vivo , attraverso i tuoi sogni, passo e mi perdo nella notte , nella voglia di continuare a vivere ancora, come un coniglio pasquale con la sua compagna dagli occhiali d’oro, là in quella piccola casa illuminata sotto la luna. Vicino al mare, ascoltando il suono delle campane , giulive in un din ,don, dan che s’ode per tutta la città , per i monti e valli. Nella pasqua , risorge il santo benedetto si risorge dal peccato, si scende dalla propria croce per essere in mezzo alla folla come uno qualunque. Come ieri , tutto è possibile , tutto cosi sincero come l’acqua del ruscello che scende giuliva , verso il mare, verso di noi. E siamo in molti , ad attendere , impazienti , una nuova rinascenza, una nuova canzone d’ amore che ci liberi dal male . Ci liberi dal peccato commesso , dagli errori e da quell’orrore del vivere , che non guarda in faccia nessuno, che passa e ti regala una sua storia , un immagine che si scioglie in un lungo viaggio, dentro il suo passato con in sè , una sorpresa per chi spera di rinascere ancora.



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