scrivi

Una storia di P3PP4R10

Questa storia è presente nel magazine ROCKET MAN

Fuori controllo

Come un giubbotto di pelle nera

600 visualizzazioni

4 minuti

Pubblicato il 31 dicembre 2018 in Avventura

Tags: #mobydick #odissea #negrita #fuoricontrollo #nostromo

0

Forse sono solo un satellite

(Fuori controllo)


Era solo un giubbotto di pelle nera fuori stagione. Stava appeso da tempo in quella cantina umida. Già, perché le cantine sono umide e i cuori spezzati, a volte. Sarebbe molto più comodo il contrario, ma non è così, e prima ti abitui, prima cominci a vivere. Forse era solo una luce, che esplose in cielo, forse era fame di vivere, forse disillusione. Nell'aria della notte c’era un sibilo lieve e continuo a tener compagnia alla solitudine dei suoi pensieri. Beltà, Verità & Menzogne. Come un canale tematico sintonizzato sul dolore. Come un giubbotto di pelle nera, fuori stagione. Qualcuno lo aveva riposto in quella cantina. Due mani tremanti, forse due mani bramose, premurose, che avevano girato chiavi, smosso acque stagnanti e sorretto mondi invisibili. Perché in fondo, le cose che più contano, alle volte, sono piccole, cagionevoli, proprio come rare piante che hanno bisogno di cure, e che si ritrovano a dover essere accudite da mani inesperte e traballanti. Mani sempre calde, con una temperatura che non ha bisogno di essere misurata, perché vive di bagliori smisurati, perché vive, perché? Forse era solo un fragore, che si sentì nell'aria, forse era solo trasporto. In una notte inaffondabile viaggiavano entrambi, e senza mai incontrarsi si muovevano, nel vento che gridava rancore, nel vento, come se ci fosse una consegna che doveva essere eseguita. Tutto quello che siamo è pensiero, tutto ciò che diciamo è calore. Anche le cose che restano a metà nel nostro esofago, anche le parole inascoltate e le preghiere che non vengono enunciate. Un corpo nudo, sopra un giaciglio, un cuscino che fa da colonna sonora al solipsismo, alla disperazione. Dannato vivere. Non tutti hanno un giubbotto di pelle nera, non tutti hanno una cantina umida. Molti provengono da una caverna dove sono state spezzate catene, dove sono state fatte promesse, a se stessi per lo più. Contano lo stesso, contano permesso. Permesso, si può? Lui si muove, con passo lento e sgraziato, nella notte, in preda a tormenti, immerso nei pensieri, angelo guarda al passato, immerso, sprofondato in una malinconica rassegnazione. Ripensa a quello che c’è stato e a quello che non più sarà. Non c’è più tempo per la dolcezza, lo zucchero per essere sciolto perfettamente necessita di temperature elevate, di tempo e di una mano sapiente che mescola, gira, gira, in un moto infinito, come il Nostro Pianeta, come un Nostromo pazzo, che pensa solo a carezzarsi la barba e non si cura della rotta e non bada alle stelle che non sono più visibili ora: una via di mezzo tra un maestro zen e un dio pagano vendicativo e iracondo. Il cielo stellato è andato in tilt. Il suo giubbotto nero di pelle luccica, mentre attraversa una notte infinita, inaffondabile. Ripensa a quella camera da letto, dove zanzare, rumori e umori suonavano come una rapsodia atlantica, una suite di incomprensioni e desideri, una sezione d’archi condotta come se non ci fosse un domani, come se il giro di ruota fosse solo un trucco: un espediente per tornare a vivere, a lottare, forse anche a respirare. E’ una notte che dura un giorno, e la luce si nasconde per timidezza dietro un cappotto lungo. Il Nostromo ha occhi gonfi e lucidi, e occhi chiari che fendono la notte come se fossero due lame. Io non ho visto niente, io non ho fatto niente. Cronaca di un tradimento mancato. Dove siamo diretti? L’equipaggio si sente perduto, ora e nell'attesa di un diluvio che non vuole arrivare. Il giubbotto nero di pelle del capitano pare luccicare, mentre attraversa una notte infinita, inaffondabile. Memorie di battaglie mai combattute, e di emozioni celate, soffocate sotto una scorza dura, come quella di un mollusco. Il mare disfa ogni cosa e il sale corrode lo scoglio della mente. Una volontà forte, impenetrabile. Uno sguardo fiero e perso tra l'aldilà e la terra ferma, tra il delirio e la volontà di ritorno. Eppure lui è ancora lì, dentro una valigia di ricordi e sotto un cielo di guai. Sempre pronto alla ventura, non ha speranze e non si fa illusioni. Qui non c'è lieto fine, qui si brucia davvero, perso in balia della rosa dei venti, egli va, un moderno Odisseo, un incatenato Achab alle sue paure, ai suoi tormenti che lo tengono in vita, assieme a quel giubbotto nero di pelle, che luccica, dentro una notte che non vuole ancora cedere il passo alla luce. Nel mare ogni cosa assume dimensioni extratemporali. Non ci sono incroci, non si avvertono coincidenze. Anche lo sguardo più attento a volte non vede altro che acqua. Attraversare il mare per ingannare il cielo.


Un commento:

La voce della bellezza parla a voce bassa. Questo è un vero peccato per chi soffre di acufene.

Fuori controllo (forse sono solo un satellite)
Fuori controllo (forse sono solo un satellite)

Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×