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Una storia di angelaaniello

Questa storia è presente nel magazine RecensiAMO....

Val sempre la pena avere grandi sogni!

746 visualizzazioni

4 minuti

Pubblicato il 28 marzo 2019 in Recensioni

Tags: #amore #migranti #sogni #speranza #viaggio

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"E vola vola si sa,

Sempre più in alto si va

E vola vola con me

Il mondo è matto perché"

Mi piace partire da questa canzone per introdurre il romanzo " I ragazzi hanno grandi sogni" di Alì Ehsani e Francesco Casolo pubblicato nel 2018 con Feltrinelli.

Cosa è sognare se non dare spazio al quel canto del cuore che non deve mai affossarsi? E cosa bisogna fare perché i sogni restino grandi sempre?

Due domande che il lettore si pone subito approcciandosi a una storia da cui non ci si scolla e che resta dentro a cesellare la convinzione di quanto sia difficile per i migranti non solo giungere in Italia, ma anche tentare di rimanerci.

L'odissea di un viaggio carambolesco che Alì, il protagonista, ha tatuato sulla pelle è solo l'inizio di avventure forse troppo grandi per un bambino costretto a crescere in fretta e a dover dare il meglio di sè pur di ottenere il passaporto.

Difficile imparare l'italiano, difficile farsi comprendere, difficile superare la paura, difficile trattenere le lacrime, difficile spiegare che un pezzo grande della sua vita è rimasto in mare, perché, oltre, tutto è stato distrutto dalla guerra.

Suo fratello non c'è più, è partito su un canotto con altri ed è affondato.

"Roma non è solo bella ma straordinariamente luccicante" ma nella luce del crepuscolo, quando il passo si fa svelto e le angosce ritornano, il telaio del cuore si scurisce e lo stomaco si stringe.

Svegliarsi in un letto, avere federe e lenzuola, andare a scuola significa non mollare e voler ricominciare da un punto qualunque, pur di trovare qualcosa di familiare.

Mohammed continua a parlargli in qualche modo, in una strana luce leggera, oltre ombre sparute che, poi, si dissolvono.

È la magia del ricordo, di un affetto che non si slaccia, di una fonetica dell'amore che non passa: la disperazione, la solitudine addosso lasciano impronte invisibili, le stesse degli abbracci mancati, le stesse di giorni che sono come lance pungolanti.

Mohammed è il mare e la terra, è la speranza di un mondo migliore, è la certezza che il coraggio alla fine premia insieme all'onestà.

L'amicizia con Hassam e Khaled è uno spiraglio di appartenenza a un lembo di madrepatria radicato dentro.

Lo studio, l'impegno, i lavoretti saltuari, le prime paghe placano l'ansia di non riuscire e, quando finalmente il passaporto arriva, la timidezza lascia spazio a una commozione e a una gioia senza fine.

"Ora so che il mio futuro sarà in Italia e che non sarò di nuovo costretto a scappare..." esclama contento Alì.

Anche zoomare su Kabul adesso e accorgersi che le vie sono più larghe, diverse, con case nuove serve a superare il ponte della malinconia, nonostante gli occhi siano umidi di lacrime.

Si va avanti combattendo i rumori del passato che cigolano con fatica, molto si perde ma tanto si conquista, anche l'amore.

"Inizia settembre e le piazze di Roma sono ancora piene di ragazzi: mangiano tranci di pizza, ridono, si fanno fotografie, qualcuno si bacia sulla bocca e noi, quelli della tendopoli di Patrasso, tutti arrivati nascosti sotto o dentro un camion, un tir, un furgone, scappati da terre in guerra, padri violenti o dalla miseria nera, continuiamo a sognare di essere come loro."

Era il sogno di Mohammed: quello di non sentirsi diverso e per questo anche lui era attento a non rallentare i sogni, fino a morire. È il conto alla rovescia di chi sa che il viaggio, in fondo, finisce quando ci si sente a casa. I centri di accoglienza sono un'ottima pista di lancio ma non bastano: in sottofondo bisogna intuire che farsi una vita non è affatto semplice e diventare grandi significa avere la capacità di mettersi in gioco totalmente, con le competenze possedute.

Anche battezzarsi, essere finalmente un vero cristiano è un nuovo importante viaggio.

Dall'alto il mare sembra una distesa sconfinata e le nuvole sono di un bianco ovatta. Non c'è un trucco per innamorarsi. Anche Mohammed era timido con le ragazze.

Violeta è un nome bellissimo, una sorta di sono inaspettato.

La verità è che ogni migrante non è mai completamente a suo agio: c'è sempre un po' di vergogna quando si esce dal proprio guscio, In quel frangente la paura sembra sabotare la speranza ma la voce continua di Mohammed non si consuma.

Qual è il capolinea dell'inquietudine? Quale la dimensione che acquieta? Quale il basta alla delusione?

Il lettore deve muoversi benissimo fra queste pagine e affinare la sua sensibilità perché fuori di Alì ce ne sono proprio tanti e pochi sono fortunati come lui. Noi tendiamo ad allontanare, a trincerarci dietro false convinzioni. Invece la vita è farsi incontro, incrementare l'impegno dell'accoglienza, ragionando sulle somiglianze più che sulle differenze, fare insieme un gran bel pezzo di strada.

Val davvero la pena avere grandi sogni?

Certo! Perché significa scegliere di essere più liberi e felici!

Questo bisogna raccontarlo ai grandi e ai piccoli.


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