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Una storia di FrancescoFrancica

Questa storia è presente nel magazine Musica & Parole

Pezzi di cuore

Il ragazzo più brutto del college

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5 minuti

Pubblicato il 05 agosto 2019 in Recensioni

Tags: #rock #storia

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Nessuno è perfetto e questo è un dato di fatto. Quando realizzi questa cosa abbandoni la convinzione di essere il bimbo più bello del mondo - proprio come diceva mamma - ci metti una pietra sopra, digerisci la pena della sconfitta e inizi la tua vita da persona adulta. Generalmente funziona così ma a volte le imperfezioni ti lasciano segni addosso che possono rovinarti la vita ed è esattamente quello che successe a Janis.

Portarsi addosso chili di troppo, accompagnati da una collezione di foruncoli e dei capelli alla saggina, trattando alla stessa maniera gente bianca e gente di colore, credendo che le persone si dovessero pesare aldilà del colore della pelle o dall'aspetto fisico, in una cittadina del Texas durante la seconda metà del novecento, dove il Ku Klux Klan era considerato un'associazione di filantropia, diventavano imperfezioni davvero difficili da gestire.

Janis si trova così a passare per i corridoi della scuola coperta da sputi e vessazioni continue costringendosi dapprima a ridicolizzarsi fino all'umiliazione di sé pur di accondiscendere alle simpatie dei coetanei, fino alla realizzazione epifanica che l'accettazione non era necessaria in quanto una controcultura alla quale aderire stava piano nascendo alla fine degli anni '50.

Allora se proprio era necessario mostrare le tette o giocare a strip poker per racimolare un briciolo di affetto o fraterna accettazione, bene! Allora lo avrebbe fatto solo nel suo circolo di beatnik. Si scelse quindi una comitiva di ragazzi intellettualmente e musicalmente sofisticati di Port Arthur, che le avrebbero fatto scoprire anche le sue doti canore. Insieme si sbronzano, ascoltano musica, si arrampicano sul Rainbow Bridge a cento metri di altezza per bere, di tanto in tanto fanno sesso, senza nessun tipo di legame sentimentale, senza stare troppo a badare nemmeno al sesso del partner.

Nonostante il temperamento ribelle e l'atteggiamento anticonformista Janis resta comunque una ragazza estremamente intelligente, amante dei libri, della cultura e dell'arte, disegnare e cantare sono le sue passioni. Si iscrive all'università di Austin dove inizia anche ad esibirsi in pubblico ma, nonostante abbia esperienze di sesso a raffica e molti ragazzi e ragazze la trovano anche fortemente affascinante, non cessa di essere bersaglio degli insulti di alcuni studenti, che finiscono per eleggerla “Il ragazzo più brutto del campus”.

Janis è ferita nel profondo, lascia gli studi.

Certo che a questo punto l'autostima della teenager poteva tranquillamente considerarsi corrotta: i dubbi si incarnirono a tal punto da far vacillare non solo il fascino ma persino le capacità canore; "Stai pensando che io sia brutta, non è così?" era ciò che chiedeva a chiunque conoscesse per la prima volta e "Pensi che abbia cantato bene? Come è andato l'urlo all'inizio?" erano le domande alla fine di ogni performance.

Crebbe con lo spasmodico bisogno di essere accettata, concedendosi sessualmente e emotivamente in modo compulsivo. La bramosia del sesso carnale e la fame di affetto la portarono a vivere le relazioni in modo iperbolico, esagerato costringendo spesso il partner a bruschi abbandoni che non facevano altro che alimentare la sua infelicità, il suo male di vivere, in una parola il suo blues.

Non ti ameranno mai meglio di così,

e non ti ameranno mai nel modo giusto.

-Kozmic Blues-


La mancanza di autostima, il risentimento, la rabbia, e il costante isolamento la condurranno inevitabilmente alla dipendenza di alcool e droghe, alla costante ricerca di una nicchia di confort in un'esistenza scandita dagli abbandoni e dalle persecuzioni.


Ma così come un'imperfezione del rivestimento interno dell'ostrica produce piano, negli anni una rara perla, anche Janis, a prescindere dalla fisicità oggettivamente bruttina, a prescindere dall'aspetto trasandato, sciatto -proprio della controcultura Hippie- a prescindere dalla brutta cera lasciatagli addosso dagli eccessi, quando canta esplode, brilla di luce propria, incanta e sembra che tutto il suo male di vivere si sciolga lì al fuoco del blues e lasci spazio solo al tremare delle corde dell'anima. Se canta Janis allora è solo malinconico, nostalgico e straziante amore, e Chet Helms, una delle innumerevoli fiamme di Janis, e manager dei Big Brother & the Holding Co., lo sa e nonostante le reticenze dei componenti obbliga il gruppo ad accettare la cantante nella band.

Lei evocava rumori zeppi di autentico terrore – il latrare dei cani, il gracidare idraulico, urla di impotente cecità.

David Dalton

Nel 1967 Jerry Rarovory e Bert Berns cercano di far decollare Erma Franklin, sorella di Aretha Franklin, scrivendole un buon pezzo in chiave soul che Janis riprese e riarrangiò rendendolo, solo l'anno successivo, un'icona del blues rock psichedelico. La stessa Erma disse che quando ascoltò per la prima volta la cover di Janis Joplin non la riconobbe a causa degli arrangiamenti musicali.

Il pezzo apre con con un crescendo di distorsioni di chitarra che culminano con l'incitazione violenta e urlata di Janis che smorza il pathos. Un accordo ripetuto sottolineato da rullante e Charleston suggeriscono il battere del cuore, la melodia esce dolce, implorante e rabbiosa dalla voce di Janis che elemosina ancora amore nonostante la crudeltà del partner che non fa altro che spezzargli il cuore.

Al ritornello la resa finale è urlata, graffiata e sostenuta dai cori.

L'essenzialità rock di una chitarra elettrica, una batteria, un basso e qualche ricamo d'organo Hammond non eguagliano la potenza dei colori soul e blues della voce di Janis che prende un pezzo e con una cover consacra Piece of my Heart alla storia del rock.

Il testo sembra essere stato scritto per la sua condizione disperata di amante inconsolabile, di essere romantico e frantumato, di anima fragile e preziosa... preziosa come una perla.




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