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Una storia di AlessandroCiviero

"Espiazione" di Ian McEwan

recensione

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7 minuti

Pubblicato il 12 novembre 2019 in Recensioni

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“Espiazione” di Ian McEwan è un romanzo sui sensi di colpa, e bisogna subito affermare che si tratta di un capolavoro della letteratura. Ritengo che ciò sia sufficiente per far comprendere lo spessore del noto scrittore inglese, del quale, precedentemente, non avevo letto nulla.

La vicenda si divide in tre parti, distinte sia per collocazione geografica, sia per inserimento storico. La prima parte del libro è ambientata nel 1935, in cui la protagonista, Briony Tallis, è una ragazzina di tredici anni dell’alta borghesia rurale inglese, che sta scoprendo il suo talento letterario. Si tratta di un affresco della società inglese dell’epoca, osservata sotto i punti di vista di più personaggi che s’intrecciano e ruotano attorno al micro cosmo di una grande magione di campagna. Il punto di vista di Briony è il principale, ma si alterna a quello degli altri personaggi che, mano a mano, vengono introdotti nell’ambiente, descritto con dovizia di particolari, ed anzi, spesso la stessa scena viene riprodotta da più angolazioni diverse, sia fisiche, sia emozionali, partendo appunto dall’interpretazione che ogni personaggio dà a ciò che accade. Così, in modo approfondito, conosciamo tutti gli attori del romanzo, quasi che le stesse scene, che si alternano, siano la scusa ben congegnata per penetrare la psicologia dei protagonisti. La parola è usata al plurale, in quanto non c’è un singolo personaggio che spicchi sugli altri, ma il romanzo si dipana come un coro polifonico, a più voci, in più toni, attraverso più punti di vista, come detto.

La prima parte, che occupa all’incirca metà del libro, è in realtà la cronaca dilatata dai vari punti di vista e flussi di coscienza, di un’unica giornata, preparatoria all’avvenimento serale che è al centro della narrazione, ovvero la festa per il ritorno a casa di Leon, il ventitreenne rampollo della famiglia Tallis, accompagnato dall’amico Marshall, imprenditore di un’industria alimentare, che cinicamente vede nella montante tensione internazionale, un’opportunità di sviluppo economico.

Ad attenderli ci sono Cecilia, la figlia maggiore di ventun’anni, Briony, la tredicenne dalla fervida fantasia, aspirante scrittrice e che nelle ore antecedenti la festa vuole allestire una rappresentazione teatrale in onore del fratello, coinvolgendo, loro malgrado, i cugini Lola e la coppia di gemelli, figli di genitori da poco separati, e per questo ospiti degli zii Tallis. Peraltro, le figure adulte, restano ai margini della storia, in quanto la madre è quasi sempre relegata nella sua stanza, afflitta da potenti emicranie, e il padre si trova a Londra, nonostante sia estate, per incombenti impegni istituzionali, segnati dal sospetto del tradimento coniugale, forse causa stessa dell’apatia della moglie.

Tra le adolescenti Briony e Lola nasce subito una tensione data sia dalle piccole invidie puerili, sia dalla fascinazione che entrambe hanno per i giovani adulti che ruotano intorno alla villa. Qui si insinua anche la figura di Robbie, figlio di una domestica, che vive con la madre in una dependance all’interno del parco della magione, ma elevato socialmente dal fatto che il padrone di casa ha pagato i suoi studi universitari. Il fascino del giovane è motivo di tensione tra le ragazzine, e dal fatto che tra Cecilia, la sorella maggiore di Briony, e Robbie vi sia una certa attrazione sessuale.

I vari episodi che accadono, anche se innocenti, visti da punti di vista diversi, assumono significati e preconcetti nell’intimo dei vari personaggi, tanto da far assumere alla storia una tensione narrativa degna di un thriller. Un’ansia letteraria perfettamente costruita, che esploderà la sera della festa in un escalation di fatti che dimostrano come l’egoismo e la coscienza distorta dai pregiudizi possa avere conseguenze tragiche. Quindi, l’improvvisa scomparsa dei gemelli all’interno dello sterminato parco della villa, e la conseguente battuta di ricerca organizzata dai giovani, porta qualcuno allo sfogo di bassi istinti erotici nei confronti di Lola, la giovanissima cugina ospite della casa. Lo stupro si consuma nello sconcerto generale, e subito, ad essere accusato è Robbie, il figlio della domestica, ovviamente il più facile da prendere di mira. Ma ad accusarlo è proprio Briony, che si erge a testimone oculare, anche se in cuor suo, sa perfettamente di non aver scorto il viso dell’aggressore, nel buio del parco, durante la ricerca dei gemelli; per di più ritrovati e riportati a casa dallo stesso Robbie, il quale da eroe si trasforma subito in mostro. La ragazza mentirà alla polizia e la sua testimonianza farà condannare il giovane innocente, che vedrà stravolta la sua vita.

La seconda parte del libro catapulta il lettore nell’orrore della seconda guerra mondiale e nella tragica disfatta di Dunquerque, dove si ritrova Robbie, arruolato a sconto della pena detentiva per il crimine che non ha commesso, in fuga tra le retrovie del corpo di spedizione inglese in Francia, dopo la clamorosa disfatta. A seguito di varie peripezie, in cui sono descritte in modo rude le crudeltà della guerra, ma anche il cinismo e la compassione degli uomini, il nuovo protagonista, ferito e prostrato, riesce a raggiungere la famigerata spiaggia di Dunquerque, dove la Storia, con la esse maiuscola, prorompe nella vita di un personaggio letterario, ma che è descritto dall’autore in modo perfettamente plausibile e veritiero, con dovizia di particolari sia drammatici, sia psicologici, in un dipinto a tinte fosche che fa intuire il quadro particolare del singolo caso, nei confronti dell’intera vicenda umana.

Contemporaneamente, ma dall’altra parte della Manica, ritroviamo anche Briony, ora diciottenne, non più preda delle paturnie adolescenziali, ma di quel senso di colpa che si sente in dovere di espiare, come suggerisce il titolo del romanzo, per aver mentito e aver fatto spedire in prigione un ragazzo innocente. Il senso di colpa ha indotto la ragazza ad autoimporsi una disciplina ferrea che la porta a seguire l’esempio della sorella Cecilia, sconvolta per la delusione amorosa nei confronti di Robbie ed il sospetto per l’invidia di Briony. Infatti, le sorelle altolocate sono entrambe crocerossine volontarie che assaporeranno aspramente la cruda realtà della guerra, sia pure sul fronte interno, tra la cura dei feriti, l’orrore per i mutilati, le ristrettezze della vita a causa del conflitto e il distacco provocato dall’antica ferita aperta dalla crudeltà adolescenziale e forse inconsapevole di Briony. L’espiazione della ragazza è quindi il prezzo da pagare per un unico errore commesso quando era ancora troppo giovane per capire e pertanto troppo immatura per giudicare. Briony, in questo frangente, dopo il confronto aspro con Cecilia, e indotta dalla tragedia bellica che le ruota attorno, una volta saputo che il giovane Robbie è riuscito a scampare alla disfatta e che ora i due amanti possono ritrovarsi, decide di cambiare la propria versione dei fatti e ritrattare la sua testimonianza alla polizia, in modo da riparare il corso degli eventi e modellare un lieto fine che la riconcili con sé stessa e con il mondo.

La terza parte è la rivelazione di una Briony quasi ottantenne, spinta dall’incipiente malattia della demenza senile, e da un’urgenza dettata dal peso degli anni e della sua stessa coscienza, indotta dalla circostanza di una festa per il suo compleanno, organizzata dai nipoti, sulla falsa riga di quella festa di sessant’anni prima, che le farà decidere di pubblicare, dopo una vita di successi letterari, il libro più sconvolgente che lei abbia mai scritto e che rivolterà al contrario tutta la storia che fino a quel momento il lettore aveva assorbito.

Ian McEwan costruisce un capolavoro di scatole cinesi, di meccanismi occulti, di cambi di prospettiva e inquadrature da regista d’avanguardia, in cui tutto viene stravolto e il significato della storia prende una piega diversa. Il vero finale, non solo punterà luci differenti sul destino dei personaggi, ma dimostrerà con inesorabile durezza quanto sia potente la letteratura, e quanto uno scrittore possa assurgere al ruolo di un dio che propone la sua verità e che dispone delle vite dei suoi personaggi in un gioco che non sempre è giustificabile, provando che spesso la realtà dei fatti non è consolatoria, ed il male commesso a volte, purtroppo, non si può espiare.


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