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Una storia di Giorgio51589046

SPEEDBALL

MILITI IGNOTI

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48 minuti

Pubblicato il 22 aprile 2021 in Thriller/Noir

Tags: #eroe #figlio #ghiaccio #jihad #sostanza

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Ancora mi sveglio, voglio dire ogni tanto, non sempre. E rivedo Tizak.
è come una zecca tra due chiappe, se riesco a rendere l'idea: da una parte Woley, dall'altra Kvajehzur. Più a nord Maghdud Kalay, a meridione invece Neway Kalay. Come dire un gioco da ragazzi: scarabeo, non t'arrabbiare, monopoli.
Ricordo benissimo che mentre trascorrevamo, io e Spinner, i giorni e le notti assolutamente immutabili da diverse migliaia d'anni a quella parte la zona sembrava comunque trasformarsi; vibrare in intensità e definizione, spostare leggermente il calibro delle proprie considerazioni arbitrarie su quella terra e poter far affiorare il dubbio che le definizioni frettolose non funzionassero, non s'adattassero così bene all'orizzonte, al nostro avamposto perlustrato quotidianamente dalle più stupefacenti qualità di uccelli che avessi mai intravisto: maine, bulbul, gracchi, avvoltoi barbuti, addirittura trampolieri, che credevo patrimonio quasi esclusivo di Ceylon.
Forse, col tempo, mi ero reso conto che la colpa era dello speedball; roba cui mi ero abbastanza assuefatto dopo una missione nelle retrovie in Donbass (sapete quella zona dell'Ucraina in cui i russi si sono fatti una repubblica solitaria con lo scudo dello JEFE PUTIN) nella quale un cecchino, probabilmente dalla barba bionda e folta, mi aveva centrato secco mentre alzavo la mano per accendere una paglia. E per fortuna, sennò al posto della
graziosa manina bucata avrei ricevuto in cortese omaggio un foro nella mascella, che avrebbe magari risalito tutto il testone per venire fuori dall'occipite.
Invece la provvidenziale deviazione aveva frantumato l'artigiano delle seghe maschili, e nel cammino, solo sfiorato la tempia.
Colpo di culo.


Per farla breve: mi avevano imbottito di morfina pura al 94% per scordarmi del dolore,operato di urgenza e inviato in osservazione al Leeds General Infirmary, specializzato in questo genere di quisquilie militari e danni collaterali annessi. Poi spedito in chirurgia.
In seguito avevo avuto bisogno di 4 interventi di ricostruzione: buon lavoro, comunque, che mi aveva ridonato come magia la capacità di stringere gli oggetti, e di tornare a stritolarli in fase successiva.
E, se mi fosse venuta l'illuminazione lungo la via di Damasco, di accarezzare, dare colpetti ai bimbi e stringere in saluto gli arti estranei del cazzo.
Arto pressoché nuovo il mio, dunque. E vita nuova; pronta per avventurarsi dietro le linee a fare danni, a sabotare, a raccogliere informazioni in assoluta libertà, svincolato a modo nostro da rendiconti troppo esaustivi ai 10.000 laureati in studi strategici dal cuscino sotto
le emorroidi, che ci dirigevano in codici cifrati e messaggi da decrittare attraverso una tavola molto precisa... Un casino, in realtà.
Ma, comunque sono dettagli privati. Non interessano.
Ciò che conta è che ero ero restato in parcheggio e riabilitazione per quasi due anni avanti spedirmi nella terra dell'argali, altresì nota come Afghanistan Orientale.
Ero arrivato in viaggio all-inclusive insieme a Spinner, Fervour Johnson e Mouse Boy. Prima ci avevano indottrinato a Kabul per darci qualche buona infarinatura specifica riguardo l'atollo
nel Pacifico che ci apprestavamo a colonizzare, in quella che sarebbe stata classificata come missione di "riconoscimento sensibile e detrazione cause detrimenti primarie".
Praticamente era nostro compito ammazzare Wahid Naiz, più o meno asserragliato con tanto di legioni sulle colline verso De Hajji Muhammad Yar, e con alcuni tentacoli verso Zanabad e Baghaka. Ma prima dovevamo acclimatarci.
Ero già stato, sempre con Spinner, in Medio Oriente. Ma allora si trattava della merdosa seconda guerra del Golfo ed eravamo semplici sottotenenti nel QUEENS' OWN HIGHLANDERS. Lì c'eravamo ritrovati dopo essere cresciuti come culo e camicia nella pattumiera Glasgow e poi, sempre insieme, avevamo fatto la nostra proposta per le missioni di infiltrati e sabotatori dello SPECIAL RECONNAISSANCE REGIMENT.
Rientrati in patria, in seguito a diverse selezioni, eravamo stati accettati. Con nostra grande sorpresa, non posso negarlo... Era stata una sorta di intemperanza spirituale a forzarci verso quel corpo d'élite, formato in ampia misura da autentici assassini professionisti sotto la mascherata del dovere democratico e di garanzia delle libertà nel Mondo delle Comunità Civili, accomunate da Universali Valori Etici.
Everest di stronzate.


Io li ho conosciuti. Anzi ci sono stato diritto in mezzo sino a quattro anni fa, quando appunto avevano deciso di dislocarci a liberare un po' di pulci dalla barba bella lunga e cespugliosa di Wahid Naiz. E posso confermarvi che si tratta di manipoli, microsquadre, frazioni di psicopatici, sovreccitati mentali, bambocci freddissimi di una aristocrazia drogata e dorata, con il solo scopo di procurarsi una vita anaffettiva grazie allo scudo dell'artiglieria leggera.
Addestramento di sei mesi nelle montagne del Breacon Beacons, Galles voglio dire, Stirling Lines, Sennybridge e giungla del Brunei.
Risparmio i dettagli infami; uno stronzo cambia forma ma non la puzza...
Scrivo solo di un aspetto che fuoriesce (in modo però solo apparente) dal duro duro duro addestramento. Ed è il pompaggio di mix di anabolizzanti, ipervitamine, antidolorifici, steroidi, stimolanti e (in misura estremamente inferiore) oppiacei a cui le teste di cuoio rinforzato vengono sottoposto per mantenere alto il profilo della reazione vigile, della violenza controllata.
Uno SPECIALISTA è il replicante di un Arcangelo Michele corazzato e sotto crack. Finisce col ritenersi Cristo; e tanti degli eletti nella luce abbagliante finiscono accecati e abbattuti dalla contraerea del Subconscio, piombano nel letame killer tali quali Mister Lucifero.
Triste e pericoloso. Stop.
Quello che salvò me e Spinner fu che eravamo arrivati dal basso (io misero caporale, lui sergente) ed eravamo in ogni caso pronti a farci torcere il collo. Questo aveva stupito i selettori che, dopo un fuoco alzo zero di attacchi sotto la cintura, discredito, offesa, umiliazioni e pura e semplice tortura avevano dovuto arrendersi e piegare, LORO, la testa.
Arrendersi al nostro cazzo duro.


****


Un retrosguardo sennò il contesto può tranquillamente sfuggirvi: nei due anni in cui avevo dovuto trascinare la mia croce custom attraverso 4 operazioni, riabilitazione, fisioterapia e meraviglie connesse ero diventato dipendente in modo completo dalle benze (valium, lorazepam) e dai calmanti maggiori (vecchia ma sempre efficace clorpromazina).
Ciò aveva portato il qui assente a trasformarsi nella parodia del feroce guerriero imbalsamato; là dove prima esisteva volontà e potenza, adesso scorreva un liquame
di apatia, ipnoinduzione e abbattimento.
Finché era giunto, come San Giorgio a cavalcioni del Drago, QUALCOSA anzi QUALCUNO (così lo chiamo perché è stato un fratello, malgrado fosse un fratello chimico) a tirarmi per
la collottola fuori dalla resa incondizionata. Per schiodarmi dal dolore che non mi aveva abbandonato nel corso dei due (anzi in pratica due anni e mezzo) di operazioni e ristagno.
Per favorire l'accelerazione del veloce recupero ero stato imbottito come un uovo di Pasqua (con regalo velenoso) di inibenti della sofferenza fisica e abbattitori della consapevolezza; ergo: depressione psicofisica.
Vi ho accennato alle benzodiazepine, di cui comunque conservo un ricordo piuttosto grato,
e della clorpromazina, una bestia piuttosto differente rispetto agli ansiolitici perché dotata di sin troppo efficaci qualità antipsicotiche.

In parole semplici: nel frullatore derivato da questo trattamento per pachidermi ne uscivo come un grottesco decerebrato, un fottuto ghiro che si addormenta ovunque trovi un posto comodo, un ebete che si sposta al rallentatore, ha pesanti falle nella memoria e IN MODO

PARTICOLARE smarrisce la volontà all'azione, al miglioramento, alla fase attiva, alla reazione tendente al miglioramento. Quella che, con un sogghigno e un colpetto di gomito, si definisce ameba. Giusto per intendersi.
Da questo impasse nel quale mi stavo impaludando fu uno dei ragazzi e dell'ospedale a tirarmi fuori. Si chiamava James LaTour, ma tutti lo soprannominavano GOBSTOPPER dal momento che era ovunque all'interno del reparto di riabilitazione... Se c'era qualcuno
da portare al cesso lui non mancava, se c'era da montare materiale delicato lui c'era, se

v'era da dire la sua anche di fronte ai pezzi grossi (era un banale ausiliario specializzato) lui non mancava, e polemizzava pure.
Molti, anche dei degenti non vedevano l'ora di levarselo dalle palle, ma non io. A me stava simpatico; e principalmente mi procurava quello di cui avevo bisogno.
E quello di cui avevo bisogno era cocaina medica, purissima. Ed eroina, non proprio purissima, ma quanto di più vicino al famigerato oppio cinese di fine Ottocento.
Poi toccava a me, in angoli appartati dei blocchi in cemento nello splendido parco della clinica dove vivevamo in coppie (a me era piombato in sorte certo Stuff Thompson, un mezzo scemo dei corpi operativi delle SAS che aveva un proiettile calibro 22 ancora
alloggiato tra mandibola e nervo ottico) di spargere sul piccolo specchietto da femmina
le due due sostanze contrastanti, poi dopo averle sbriciolate con cura, mescolate in estrema voluttà, cercare di fare in modo che il dosaggio di una, cocaina in particolare, superasse solo di qualche granello quello dell'altra. Poi avviarle con titanico STONK! su per le narici lasciandomi incendiare dal rush terrificante della polvere bianca, indi galleggiare nell'oceano alla Coleridge della polvere scurissima.
CONTRASTI CREANO CREATIVI.

Per chi non ne fosse a conoscenza questa magica mistura... ha il preciso scopo di bilanciare gli effetti visionari sciamanici del Nero con quelli rally d'altura o rollercoaster del Bianco. L'equazione perfetta che in poche settimane mi avrebbe riaggiustato; da pupazzetto con accompagnatore a incrocio fra Crazy Horse e Sacerdote Tibetano...
Fu così che incontrai, strinsi la mano e abbracciai Mister Speedball.
Di questo non sarò mai abbastanza grato al ragazzo: GOBSTOPPER, ovunque tu sia adesso, che mi avevi preso a cura e in simpatia per chissà quale ragione; passandomi un sole d'acciaio davanti alle pupille gelatinose.


****


Tizak mi sorprendeva sempre per le sue strane curve geologiche; come se strati di fascine geologiche si fossero accatastate le une sulle altre senza prendere un carattere decisivo. Fondamenta mostruose erano comunque i depositi alluvionali, ben diversi da loess del settentrione.
Possedevano quella tinta giallo paglierino-erba acida che riuscivano ad incantarmi per ore, mentre vagabondavo gli avvallamenti o le enormi crepe nel terreno da cui gli artigli adunchi dei guerrieri di Tamerlano sarebbero prima o poi riemersi.
O così almeno mi ero infine convinto.
E le poderose sniffate del mio tabacco da fiuto preferito, certo, contribuivano a rendere il tutto pazzescamente credibile; a farmi allungare sino a quei cieli sopra le creste nude ma sacrali, gli altari di Allah, le lame dei figli della vera fede a cui, la prossima settimana o forse l'altra ancora, saremmo andati a mettere un bel po' di cerini accesi sotto le piante dei piedi.
E avvenne il 16 ottobre.
Forse non vi ho reso noto che della piccola squadra allestita in patria e ripartita a Kabul eravamo rimasti io e Spinner: inseparabili gemelli eterozigoti, anche se lui misurato e moderato come in ogni occasione, e io pronto a tutto per scatenare una bufera artificiale,
ma ovviamente non gradita a chiunque avesse notato pure da lontano il suo approssimarsi.
Fervour Johnson e Mouse Boy erano stati adibiti ad altre funzioni dalle parti di Mazar-I Sharif, mentre noi eravamo saliti a bordo di un Westland WAH-64 Apache Longbow che ci avrebbe condotto a De Hajji Muhammad Yar per una sorta di conciliabolo a fini apparenti
di tregua, e possibile cambio di casacca da parte di Wahid Naiz.
La trappola in cui lui sarebbe dovuto piombare era l'apparente passaggio nelle nostre linee del brigante montano, e quindi il suo abbandono del mantello protettivo di Mawlawi Hibatullah Akhundzada, per un transito imprevisto e inatteso ai nostri interessi e a
un suo corrispettivo in potenza nonché, naturalmente, soldoni.
Era evidente che l'intenzione non esisteva né da parte nostra, né da parte sua; ma entrambi, per motivi nebulosi ad occhi neutrali, avevamo ragioni per incontrarci nella sua roccaforte.
è lampante che diffidavamo del tagliagole, così come lui aveva un interesse mal dissimulato a indurci ad abboccare a una sua presunta, repentina diserzione dalle file dei vecchi commilitoni dei tempi delle madrasa.
Eppure... chiamatela Fatalità, quella notte entrambi preparammo contemporaneamente
le bombe confetto per un matrimonio che si sarebbe trasformato in funerale.


Avevamo toccato suolo 80 miglia nord di Khak-e Shirin, perché all'ultimo De Hajji Muhammad Yar era sembrato troppo esposto al rischio di qualche vittima vittima da fuoco amico e troppa pubblicità. Ed eravamo curiosamente tesi.
Io, il maggiore Ormond, Spinner, il Capitano Lloyd e altri cinque sottufficiali, tre dei quali parlavano perfettamente pashtun ed erano da 8 anni su quella faccia poco nascosta della luna chiamata Afghanistan.
Dovevamo solo attendere. Il convoglio di Wahid Naiz sarebbe giunto verso il calare dei sole; almeno questi erano gli accordi. Kyb-Uav II, un drone carico di di 5 chili di esplosivo in grado di viaggiare fino a 130 chilometri all'ora con un'autonomia di sessanta minuti, doveva avere già inquadrato la jeep rosso fuoco su cui viaggiava il farabutto convertito al jihadismo; con tutti i suoi galloni fondamentalisti e accompagnato in cuscinetti su un tappeto persiano dal suo gregge sicario con zanne di scorta.
Non era la prima volta che andavano a buon fine operazioni di questo genere. In medio oriente i sionisti ne avevano fatto una sorta di scuola tattica... anche gli americani si erano sbarazzati di funghi mortali a capo di migliaia di kalashnikov (con l'hobby del taglio della testa: Al-Qaeda, hooligans del califfato) dando prova di una professionalità ed efficacia sinistramente, ma stupendamente, esemplare.
Anche questa volta attendevamo solo la conferma che il drone aveva appena arrostito il capo-tribù. Centrato al millimetro l'obbiettivo. Noi... Convinti e ammiccanti riguardo l'ottima imboscata tesa ai barbuti in djellaba. Noi... a cui esplose l'inferno in terra di nessuno, tanto quanto un fulmine proveniente da Zeus in persona può squarciare la sera sedata in una sonnacchiosa provincia dell'East Sussex.
Il primo colpo di mortaio si abbatté a una cinquantina di metri dal Maggiore Ormond e una scheggia gli tranciò di netto il tesoro sopra la base cranica che sovrintende all'intelligenza, all'astuzia e all'organizzazione.
Brutto segnale, in effetti, ebbi a riflettere tardivamente.
Il secondo colpo da 120 mm scagliò il capitano Lloyd a una ventina di metri in un mulinare di polvere e di arti che si staccavano dalla loro sede naturale.
Senza pensarci troppo su, e senza attendere ulteriori prove dell'inattesa precisione balistica degli ex golden boys delle scuole coraniche, decidemmo quali sette sopravvissuti (più l'abilissimo e veterano pilota) di togliere il disturbo pregando che una granata non centrasse
il Westland WAH-64 Apache Longbow nella fase di ascensione e stabilizzazione.
I ricordi di quei minuti frenetici sono molto disturbati, come le trasmissioni da una radio pirata o il risultato di un buon lavoro di abili hackers attraverso le basse frequenze del terrore... Eppure eravamo stati addestrati orribilmente ad eventualità di quel genere.
A possibilità in emergenza di ogni tipo.
Ma l'uomo non è un animale a mente fredda; non lo sarà mai...
Ricordo solo di avere morso a sangue il braccio di Spinner per precederlo a bordo del mezzo in sganciamento. Come un babbuino annebbiato dalla fifa mortale il simile mangia il suo simile per vivere. Ricordo solo questo, in buona sostanza.
E, ah.... Rammento una fitta diabolica all'altezza dell'avambraccio; poi un calore-fornace
che si spandeva lungo il lato sinistro del corpo. Qualche minuto più tardi la mia carcassa era lunga distesa in mezzo al calpestio degli anfibi altrui... e il mio braccio sinistro era stato
disintegrato... Merda,la sfiga! Anni per rifarsi la mano e ora mandavano in saldo tutto quello l'aveva retta in 32 anni.
Dio dà e Dio prende.
Un poco alla cazzo per gli stolti; con un suo piano preciso secondo il parere personalissimo del sottoscritto. Poca soddisfazione mi diede sapere, qualche settimana dopo, che Wahid Naiz fosse asceso al suo paradiso e alle sue 72 vergini grazie al nostro drone killer.


PARTE SECONDA


Ollie non è rientrato e non rientrerà per la notte.
Sono trascorsi quindici anni da quella sera in mezzo ai pascoli geneticamente non modificati a sud di De Hajji Muhammad Yar. Non che la sogni spesso, anzi a essere sinceri non la sogno mai.
A ricordarmela è soprattutto Spinner, in effetti.
Spinner adesso vive con me, e io da otto anni mi sono trasferito nel Nuovo Galles Del Sud, Australia, in un quartiere poco a ovest di Sydney chiamato Hornsby: un bel posto per l'alta borghesia dalla faccia pallida e casa con giardino sul davanti.
Piuttosto tranquillo e conservatore in un riassunto coinciso e lucido... Così lontana da East Kilbride, Glasgow: dove sono nato e cresciuto un bel pezzo di anni anni fa; casermoni, cortili con marmocchi zulu al pelo di carota, padri e nonni alcolisti o paranoici...
Qui è una roba da sbadigli e passiva accettazione dell'essere inattivo, quale sono sul punto di divenire dopo anni di inutili battaglie contro il mio cosiddetto spirito arrendevole.
Spinner me lo sono portato dietro, malgrado mia moglie Muriel storcesse il naso all'inizio
e se ne ritraesse, rimproverandomi delle scelte sbagliate ed escludendolo praticamente dalla sua visuale e rimasugli di considerazione poco prima del nostro divorzio, quattro anni fa.


Lei era stata la mia consulente psichiatrica poco dopo la perdita del braccio il 16 ottobre e
mi aveva visto subito in ottima luce.
Comprendetemi: riguardo le donne non sono mai stato un tombeur de femmes ma neanche un impedito. Sin da ragazzo ho saputo darmi da fare e ho perso la cosiddetta illibatezza a tredici anni con Allison Staples, due anni più vecchia di me e bionda di fica.
Una ragazzina molto gentile e diversissima dai teppisti della zona di suburbia.
In un certo senso raffinata e distinta, sino al punto di rendermi orgoglioso di averla avuta. Anche se non ero stato il primo... il primo era stato proprio Spinner; ed era stato proprio lì che c'eravamo incrociati per la prima volta.
Una volta ero andato per fargli il culo con il collo di una bottiglia rotta e poi, quattordicenni come Ollie adesso, avevamo finito per sbronzarci in compagnia di una bottiglia di Glenlivet rubata a suo padre.
Era stato allora che Spinner si era agganciato al mio convoglio senza mai scendere... Avevamo condiviso tutto: puttane, erba, grandi progetti, "esperienze professionali", e adesso il declino.
All'inizio quasi impercettibile; in seguito, con l'avanzare del tempo, sempre più evidente.
Spinner da quella sera non aveva perso il braccio come il qui assente Joseph "Joe" Freight, ma aveva smarrito la testa. Non nel senso squisitamente materiale dei nostri due superiori: Maggiore Ormond e Capitano Lloyd, ma nell'accezione più sfumata e psicologica del
termine. Ovvero: gli era calata una saracinesca sul cervello.
Le luci si erano spente, e anche se non era ridotto a una larva sbavante o a uno schizofrenico pronto a ricambiare con un chiodo in mezzo agli occhi una tua innocente osservazione; beh, comunque aveva arrestato lo sviluppo, preso a diffidare della luce del sole e, situazione da rimarcare, a dipendere in maniera ossessiva dal qui assente Joseph "Joe" Freight.
Muriel, ancora a Bath in UK, aveva preso a cuore la mia salute psichica dopo che sembrava che essere scesa a patti con l'apparente insostituibile mutilazione. Insostituibile, non nel senso che non mi si sarebbe potuto affibbiare una di quelle magnifiche protesi in titanio...
Insostituibile perché il mio subconscio avrebbe sempre visto un vuoto dove prima c'era un pieno. Un'assenza dove prima esisteva una pulsante presenza.
Ero in quella graziosa cittadina per riprendermi dal fattaccio definitivo. Sorridevo a tutti (come faccio sempre) cazzeggiando motti di spirito e battute false come su Giuda riguardo
il mio assestarmi nella serena rassegnazione, vaneggiando con i progetti futuri di un trasferimento al di fuori dei confini nazionali per respirare aria pulita e non viziata dai soliti sedativi (Cristo!), dai centri diurni, nonché dalle terapie di gruppo per post-traumatici bellici.


Spnner mi era stato alloggiato ancora, quale un'ombra stramba e allegramente spietata.
All'inizio lo avevano mollato nel bel mezzo del Warwickshire, a Daventry: un centro specialistico per catalettici da turbe susseguenti la mancanza di coordinazione spazio-tempo: cioè la matassa del casino che deriva la sua spietata efficacia dal guaio di uno shock in situazioni di estrema tensione. Merda che sbocca in parziale o totale distacco dalla Realtà.
Con lui, circondato da estranei parecchio più suonati, era stato controproducente.
Così, quando lo avevano trovato nella sua stanza singola senza sbarre agli oblò mentre scriveva (ignorando il computer portatile) su risme di carta il nome JOE JOE JOE JOE per almeno un centinaio di volte, ebbene... si era deciso di rimettermelo alle costole.
E tutto sommato ne ero felice. Sapevo di essere l'unico a poterlo salvare, e la cosa mi rendeva orgoglioso.
All'interno del Royal United Hospital Bath NHS Trust, durante gli interminabili e inconcludenti incontri collettivi per definire la soglia del dolore psicologico, avevo conosciuto Muriel Primrose psichiatra con specializzazioni in rimozione della memoria
e qualità del ragionamento, intuizione, coscienza in seguito all'apprendimento di uno stato
di deficit psicofisico permanente e susseguente elaborazione della sofferenza.
Mi aveva convinto e le avevo dato immediatamente fiducia.
Grazie a lei, e al vecchio Spinner, il venire a patti con l'assenza dell'arto si era fatto largo gradualmente una inevitabile e sostanziale accettazione; permettendomi addirittura di avere velleità e di pianificare REALMENTE l'uscita dal Regno Unito verso l'Australia... una velleità di evasione che qualsiasi scozzese ha sperimentato almeno una volta nella vita.
Per me poteva diventare concreta, e non era da escludere che Muriel Primrose mi avrebbe seguito nell'impresa perché... perché era innamorata.


Avevamo scopato praticamente un mese dopo la nostra reciproca conoscenza.
Lei era venuta a trovarmi senza che l'attendessi, e ne era uscita dopo mezz'ora di torrida passione. Io insisto a credere che il seme per il concepimento di Ollie sia stato sparso ferace quel pomeriggio, comunque indimenticato. Lei no.
Poi, avevamo continuato a frequentarci più o meno clandestinamente sino a quando il nostro rapporto si rivelato alla luce del sole asfittico del sud-ovest inglese; e nessuno aveva avuto da ridire.
Perché ero divenuto improvvisamente simpatico, brillante, estroverso e propositivo.
Certo ancora mi succedeva, talvolta, di infilarmi la camicia scordandomi che non v'era più
il braccio sinistro ad infilarsi mollemente nel morbido indumento in velluto che indossavo per pavoneggiarmi, insieme ai pantaloni in broccato e ai mocassini in capretto abbelliti
da un dettaglio in metallo finitura permabrass.
Però col tempo mi ci stavo abituando. E navigavo nei soldi.
Ero un eroe dell'Esercito di Sua Maestà che aveva perduto una sezione importante della sua struttura fisica nell'assolvimento dei propri compiti a difesa della democrazia mondiale.

Serviva un martire e una bella faccia; io ero entrambi.
Ero stato medagliato e avevo avuto un colloquio privato con il Duca e la Duchessa di York.
Ero invitato a cerimonie ufficiali, a trofei di ippica e canottaggio; potevo viaggiare ovunque in business class senza sborsare un quattrino, ed entrare in ristoranti con prezzi che avrebbero indotto un edema cerebrale a certi broker della City provvisti della mia stessa Stratum
Reward Visa.
E lo facevo... dopo avere acquistato casa a Torquay, squisita cittadina sulle coste della Cornovaglia, insieme a Muriel Primrose già incinta di quattro mesi.
Erano trascorsi quattro anni da quella sera del 16 ottobre nel turbine della bufera di granate nella provincia scagliosa e scabra di Kandahar... Spinner mi aveva ovviamente seguito insieme alla sua nuova compagna: un'infermiera professionale di Poznań, tale Katarzyna
Staszczyk (Polonia) che non credo lo amasse particolarmente.
Ma era comunque utile che lui non restasse solo.
Spinner non doveva mai rimanere solo.
Abitavano a Newton Abbot, verso l'entroterra... paesaggio magnifico e misterioso, ma che mi ricordava troppo QUELL'ALTRO POSTO in certe vibrazioni druidiche-mujaheddin, e non potevo starci in visita per più di mezza giornata.
Quale compensazione, con grande sconcerto di Muriel, lui passava spesso a farmi un saluto e a farci fuori qualche bicchiere di brandy all'Hole In The Wall, verso Park Lane.
Guidava la sua Porsche Taycan metallizzata, scordandosi semafori, precedenze, sensi unici
e tutto il codice stradale. Gli avevano ritirato la patente già due volte ma sempre, con discrete pressioni dall'alto, il prezioso documento gli era stato restituito.
E lui ne abusava; e io ne godevo.
Talvolta mi portava in selvagge scampagnate in mezzo al nulla cornish, tra colline alla mago merlino e biotopi malserviti dalla promozione turistica locale. A volte toccava i 150 su stradine in cui era visibilmente impossibile il transito di due mezzi in opposta direzione.
V'era una coscienza suicidaria, ma io non facevo altro che piegarmi in due dal ridere e dall'adrenalina per tutta l'escursione... e vomitare l'anima alla fine, vittima dei sensi inappagati e frustrati; e di un vuoto al posto di un braccio.
Esperienze catartiche.


****


Ollie non è rientrato, ma rientrerà al termine della notte.
Ne sono talmente sicuro da scommetterci l'altro braccio. E non sarà di buon umore, tutt'altro: sarà in una disposizione d'animo infelice e aggressiva.
Verso le 17 mi sono accorto che ha fregato almeno metà del mio tesoretto di eroina e cocaina... certamente adesso staranno scuotendogli le membrane cerebrali e ponendolo

in cattiva disposizione verso il qui assente Joseph "Joe" Freight.
Spinner mi guarda dall'angolo nel quale si è rifugiato di certo percependo cattivi auspici... Ha le pupille che oscillano e la testa rasata cosparsa di un sottile strato di schiuma da barba.
Stava preparandosi a radersi (come fa ogni due giorni) il cranio ma ha rinunciato, uscendo dal cesso e informandomi ad alta voce: "Quanto è vero che la Terra è piatta, Joe, quel ragazzino domattina alle 6 viene a farti la pelle. Sarà imbottito di 4-5 tipi diversi di roba,
e a quel punto non riconosci tuo padre da un rospo che quegli stronzi di bambocci si divertono a schiacciare in strada con lo scooter... e tu lo sai bene, molto bene".
Ammicca.
E ha ragione, mentre penso come sia possibile che un ragazzino che compirà 15 anni tra dodici giorni è certamente nei dintorni della mia fortezza con i suoi tre amici sfigati, pronto
a a segarmi la carotide per procurarsi l'argent con cui continuare a farsi, a nutrire il verme solitario, a coltivare il vizio.
Tossico, dipendente dalla sfiga, decerebrato, bello ma sporco come una vecchia latrina
di case popolari dei sessanta nel novecento; disposto a tutto, senza alcuna prospettiva

che non siano le prossime ore, nemmeno giorni.


Quando quattro anni prima eravamo approdati nel Nuovo Continente insieme a Muriel

e c'eravamo installati a Sydney con il ragazzino di undici primavere tutto sembrava disporsi al meglio.

Quasi quasi la mia compagna stava addirittura convincendomi ad installare quel braccio
in titanio di cui si era tanto favoleggiato ancora a Bath.
Ce ne sarebbe voluto per muovermi ad accettare, ma ero sulla strada affermativa.
Ero arrivato da nobile, La cocaina purissima sotto le boccettine di ipoclorito di sodio e bicarbonato, l'eroina mescolati alle stecche di cioccolato fondente puro peruviano dentro apposite cellette frigorifere... un capriccio da marchese che non aveva ASSOLUTAMENTE insospettito i formidabili bulldog dei transiti aeroportuali australiani.
In fondo (ritornello) io ero il plurimedagliato che aveva smarrito una fetta significativa del
suo corpo in difesa dei valori democratici mondiali, ero il combattente contro gli inesorabili e spietati guerrieri di Allah e le loro letali mire ai fini di soffocare nelle spire del Califfato
l'Europa e la sua formidabile tradizione in Diritti Civili.
Ero l'erede di Carlo Martello.
Ero il Figlio di Lepanto.
Ero il legionario di Vienna, e sapevo con ampio anticipo che avrei potuto traslare sotto il naso della sorveglianza quindici batterie di razzi e supporti antiaerei Stinger senza che nessuno alzasse il sopracciglio.
In questa maniera mi fu concesso di esportare nella terra di DOWN UNDER tutto il kit per
i miei svaghi ricreativi, che abitualmente passano attraverso le narici.
Come già messo sotto il riflettore qualche riga sopra, ne ero abbagliato e in folle e disperato amore da quando James LaTour (a tutti amichevolmente noto come GOBSTOPPER) mi aveva
iniziato al piacere inebriante ma ben calibrato (e mai volgarmente tossico) dello Speedball.
Lo specchietto femminile nei cessi dell'ospedale di Leeds; l'accurata frantumazione delle polveri bianche e scure e la bilanciatissima mistura, sino ad ottenere una collinetta discreta
e capace di garantirti un colloquio stretto con l'iperuranio per le 3-4 ore successive allo snorting. RiLuCeRe.
Era un'arte che mi aveva accompagnato dappertutto in seguito: dalla disgraziata missione segreta a Kandahar, fino al rientro nella Britannia... le infinite e noiosissime sedute di gruppo
a Bath, le terapie di scambio esperienze, l'interazione auspicata e mai raggiunta con gli altri
disgraziati, l'empatia tracollata nell'accettare un ruolo nuovo, stabile e riconosciuto all'interno della società che avevamo contribuito a difendere e che ci avrebbe sempre perdonato e compreso tutto.


****


Era poco prima di mezzanotte quando suonarono al campanello.
Mi ero sbarazzato della servitù, la mia compagna mi aveva mollato due anni prima ottenendo l'affidamento di quella chiavica di figlio (anche se mi incombeva il dovere di mantenermelo
e drogarmelo neilweekend). Quindi quella notte nella magione di 300 mq e mezzo ettaro
di terreno circostante a frutteto, ero assolutamente solo tranne... beh, tranne chiaramente Spinner, mollato anche lui un anno dopo il sottoscritto dalla sua ex badante e amante polacca Katarzyna Staszczyk.

CORSI E RICORSI.
Il suono mi forò i timpani e mi fece sobbalzare verso uno sgabuzzino nel quale tenevo un fucile a pompa Remington 870 MCS, una rivoltella a canna lunga Smith And Wesson 686
e un fucile d'assalto M4A1.
Il mondo, ormai verità riconosciuta da tutti, è piccolo, laido e irreversibilmente cattivo; quindi ognuno prende le precauzioni che gli necessitano... in particolare se hai sul groppone un figlio 15enne con pesanti problemi di dipendenza da sostanze poco stupefacenti ma molto nocive e in grado di recare minaccia, pericolo e danno ai bravi cittadini.

E ai padri dalla coscienza immacolata.
Così mentre stavo apprestando a fare di necessità virtù, un pensiero contemporaneo attraversò il cervello mio e del mio sodale da diverse esistenze... Ollie che suona educatamente per rientrare a cuccia il sabato sera a Sydney? Impossibile.
Doveva essere, a ben ragionarci, qualcun altro. Ma chi se non un intero squadrone dei reparti speciali antidroga australiani che avesse deciso di porre un'altezza limite alla soglia
di tolleranza nel mio spadroneggiare, libero, selvaggio e sconsiderato?
Rilassandomi bizzarramente andai sbloccare con l'unico arto il cancello osservando dalla piccola videocamera il visitatore (o i visitatori inattesi).
Era UNO, solitario e sbadigliante. Un tizio allampanato, biondo, con i capelli studiatamente arruffati e abbigliamento piuttosto chiassoso, persino per quelle terre di surfisti fake... ma le immagini piuttosto sgranate mi impedivano una maggiore chiarezza.
Comunque... ispirato da chissà quale buon vento, decisi ottimisticamente di far entrare lo sconosciuto.
Le altre due microcamere, strategicamente sparpagliate lungo il viottolo fino alla porta di ingresso, lo seguirono fin davanti ai miei battenti settecenteschi in testa di leone.
Osservai dallo spioncino ed ebbi un sobbalzo. Poi aprì con un brivido di entusiasmo che
mi attraversava dalla cima dei dei capelli alle punte dei piedi.
ERA GOBSTOPPER. Urlai, facendo quasi toccare il soffitto al povero Spinner dallo spavento. Confuso e attonito.


"Disturbo?"
"Entra, Daniel..."
"James..."
"Oh, certo. Scusa... Il fatto è che... il fatto è che... Insomma tu per me sei GOBSTOPPER. E come come posso chiamare qualcuno GOBSTOPPER? Forse Gobby? Stops? Goobs?"
"Ma nemmeno Daniel".
"James non lo ricordo mai. Scusa, ma è così comune..."
Lui rise e si fece largo scostandomi con gentilezza, mentre feci finta di non essermi accorto che aveva dato una fuggevole occhiata alla mia mutilazione. C'ero comunque abituato.
Indossava una camicia di raso con motivi sumeri, bermuda molto suggestivi a quadrati, rombi, triangoli isosceli, rettangoli ognuno di un colore diverso.
In mano, a rigirarselo giochicchiando, un cappellino Davenport. Calzava dei sandali Birkenstok con un classico nero sfumato al rosso scuro. Era molto intrigante, e lui era intrigato dal rivedermi dopo tantissimi anni.
Ne ero più che certo. Così come ero certo che fosse giunto nel momento in cui doveva giungere; grazie a qualche controfigura perfettamente somigliante a Dio.
Dopo che si fu piazzato al centro del salone scagliò uno sguardo in giro con un sorriso disincantato e volpino. Lo rividi preciso come lo avevo incontrato allora, a Leeds: scapigliato ma sincero, brutale ma schietto, ruvido ma compassionevole.
Mi immersi nel suo calore, mi parve di stringerlo con una mano sola, come lui mi aveva abbracciato con entrambe per cavarmi fuori dalla depressione e dall'abulia.
Le sue iridi topazio ebbero uno scintillio furbo e monello: "Lui chi è? lo conosco?"
Stava volgendo l'indice senza malignità verso Spinner.
"In un certo senso. Non lo ha mai visto prima ma è come se fosse mio fratello... di conseguenza..."
"Ah, va bene..." E si accomodò su una poltrona in taffetà lasciando traspirare dai pori
un torrente di gocce che mi tolsero in pochi secondi ogni traccia di ragnatele dalle riflessioni riguardo Ollie.
"Sembra davvero in gamba... ma state per caso aspettando qualcuno? Ho forse disturbato
a quest'ora? Vi secca se fumo...? Purtroppo ho preso il vizio".
E fece una smorfia goffa e irridente con la faccia da finto scemo, ben sapendo a cosa ero assuefatto.
Lo adoravo.


Spinner era sgattaiolato in bagno per ripulirsi e finire la rasatura del cranio... rapidamente. Ben presto fu di nuovo insieme a noi in accappatoio, sorprendendomi, e cominciò a parlare con misura e discrezione. Mai lo avevo sentito così, e ne rimasi stupefatto.
"Mi è capitato sentirlo parlare di te... GOBSTOOOOOPER, vero? Ha degli ottimi ricordi".
E strizzò l'occhio.
"Piacere di fare la tua conoscenza. Gli amici dei miei amici non sono miei nemici. C'è un altro là fuori, invece... intendo, probabilmente... e allora, ma come mai...? Vi eravate conosciuti nel vecchio Continente, vero? Se non sbaglio..."
GOBSTOPPER lo stava osservando con attenzione, ma senza nessuna idea o indagine da spaccacervelli, anche se doveva essere stato il suo lavoro dopo che non eravamo più visti. Supponevo. Anzi, ne ero sicurissimo.
E così era.
"Ah... Ho fatto un po' di strada anch'io". Rispose dopo avere ascoltato seriamente il mio amico: "Come il veterano qui presente, ho letto nei Media... ricordi quando ero ausiliario specializzato, vecchio tossico? ebbene: adesso sono caposala al Bethlem Royal Hospital... Londra, la capitale... mi spiego? Forse ne avrai sentito parlare Joe... e anche tu, amico.
Il Non Plus Ultra, mi seguite?"
Estrasse dalla tasca senza preavviso, quasi bruscamente, due grossi sacchetti gonfi sino
a scoppiare: uno di materiale bianco farinoso, uno marrone cachi; poi li mise sul tavolo in marmo botticino, che aveva acquistato appena cinque mesi prima.

Una scarica di luce prepotente atterrò sul parafulmine delle mie pupille sottilissime, mentre Spinner pareva interdetto e continuava a stare in piedi, con la minuta figura stagliata verso i finestroni.
Era ottobre (sempre ottobre) e il clima era tollerabilmente caldo. Facevano 11 gradi e lasciavo la corrente attraversare le stanze, agitando nella luce elettrica le forme degli oggetti preziosi
e delle chincaglierie che erano divenute il mio hobby.


****


"Sono in questo territorio del Commonwealth da una settimana. Io e mia moglie Liza stiamo in luna di miele e attraverseremo l'immensa distesa delle città, dei deserti e delle paludi sino alla fine di questo mese. Venuto a conoscenza che ti rintanavi in solitudine e disperazione nei sobborghi ricchi di Sydney ho preso la briga rintracciare l'indirizzo della tua residenza ed eccomi qui, con un regalo che vale solo nelle grandi occasioni. E questa è una grande occasione".
"Solitudine e disperazione? che ne sai, James?"
"Ottavo Senso". Mi replicò, ma sapevo benissimo che non era così. Lui non aveva mai smesso, in tutto il tempo della nostra separazione, di tenersi informato sulle mie prodezze; Dio solo sa come... ma ne avevo la prova in quell'istante preciso.
Brutto figlio di troia che non si era scordato di me, e ora mi sbeffeggiava con quella sua aria alla Gavroche, mentre realizzava perfettamente che non stavo levando lo sguardo dai due sacchetti panciuti sul tavolo in marmo botticino a scaglie.

Poi si spense la luce. Tecnicamente, intendo. Restammo al buio.
"Eccoli!" Sibilò Spinner.
Avevo già previsto tutto, in realtà: l'anticipo delle mosse dell'avversario significa tutto durante una guerra. La bizzarria era che io mi stavo apprestando a combattere mio figlio, quindicenne entro dodici giorni.
Drogato, infingardo, violento, surreale, stupido, bastardo, codardo, ma infinitamente più pericoloso degli allievi delle scuole coraniche passati in armi attraverso il Passo Khyber onde unirsi alla valanga di fanatici del burqa e delle esecuzioni collettive.
Maggiormente pericoloso perché non riuscivo ad odiarlo. Perché era mio figlio anche se era ancora in ballo una imbecille prova del DNA, da me richiesta per pura ripicca.
E perché in molti tratti mi ci rivedevo, ma era tardi ormai. Troppo tardi.


Una delle finestre si ruppe fragorosamente e sobbalzai. Non vedevo più né GOBSTOPPER

né Spinner, che sembravano spariti.
Avevo cumulato dietro una tenda tutta l'artiglieria poco prima di far entrare il mio ospite

in luna di miele; e decisi che era arrivato il momento di recuperarla. A tentoni scelsi come prima opzione il fucile a pompa Remington 870 MCS.
Ogni tre volte a settimana mi esercitavo al poligono dell'Australian Defence Force e ormai sapevo velocemente sparare, ricaricare e tornare a sparare in dieci secondi netti. Gli altri, molto spesso, mi guardavano attoniti e li percepivo sul punto di applaudire; ma un fottuto canguro è un fottuto canguro incrociato alla spocchia "old england", così non ti darà ai soddisfazione.
In ogni caso ero fisicamente e psicologicamente SUL PEZZO.
Ma non mi andava di dilaniare il mio prezioso salotto con raffiche a casaccio di M4A1.
Con un fucile a pompa, al contrario, puoi puntare, flettere, ammazzare e ricaricare rapidamente. Si tratta di una questione in addestramento psico/mistico: fredda precisione, determinazione e, una volta cominciato, non arrestarsi più.
Sparai alla prima figura che attraversava di corsa per portarsi dalla finestra rotta a un posto dietro il divano, senza nemmeno chiedermi se potesse essere il frutto marcio dei miei lombi.
Il tizio fu interrotto nello scatto e sbalzato cinque metri più in là, rotolando sotto il tavolino veneziano che impreziosiva la vista giardino, mentre il rinculo di quella bestia (che non potevo usare al campo, e a cui non ero abituato) mi costrinse a fare presa sui talloni per non cadere culo in terra.
A quel punto ci fu come un lamento represso da un angolo imprecisabile dell'immensa e aristocratica postazione. Come se qualcuno si fosse reso conto che non era più un gioco

da ragazzi, e il vecchietto disturbato nel sonno dei giusti fosse sceso in cortile armato di un lungo e nodoso bastone per sistemare a modo suo i noiosi ed irritanti monelli.


Si accese una torcia elettrica e la luce si sparpagliò dall'alto in basso, da destra a a sinistra, come se un mano tremante dall'orrore la stesse stringendo a malapena.
Senza piegare la freddezza nella flemma, e abbastanza indirizzato da quel potente fascio mi diressi all'uscita, poi in direzione delle cantine. Avevo fatto mille volte quel percorso e non mi meravigliai di trovare la porta aperta con gli interruttori e le sicurezze abbassate.
Mio figlio, ovviamente, aveva le chiavi per tutti gli accessi all'edificio.
FIAT LUX e ogni cosa tornò nei giusti contorni. Anche il vialetto riacquistò la sua definizione prospettica e trovai la magione illuminata a giorno; come l'avevo predisposta, avanti che quattro balordi si credessero in un scenario da suburbio apocalittico posticcio e infantile.

Si era convinti di terrorizzarmi, piantandoci al buio. Credeva che i miei fantasmi sarebbero riemersi dal passato: Kandahar, l'elicottero, la morte, lo shock del cazzo.

E si era sbagliato, perché era un imbecille come sua madre.
E io ero stato molto cattivo, effettivamente. Avevo reagito senza incertezze, in autodifesa.
E non avevo il minimo pentimento.
Quando fui di nuovo nel mio sancta sanctorum fu come trovarsi sul set di un film sentimentale-splatter. Mio figlio stava singhiozzando su un corpo a mala pena riconoscibile, piazzato non non troppo in là rispetto all'elegante e imponente stufa a legna Biedermeier.
GOBSTOPPER era sempre seduto sulla poltrona in taffetà come se non si fosse mai mosso, ma non ne ero del tutto sicuro. Stava fumando la sua sigaretta e si guardava intorno alla ricerca di un posacenere che non c'era.
Tutt'al più potevo fornirgli specchietti portatili, e diversi. Lui mi avrebbe sicuramente capito...
Quello che mi stupì maggiormente era la posizione del buon Spinner: avvolto nel mio accappatoio arancione (con cui era uscito poco avanti dalla zona bagno) teneva in mano la rivoltella a canna lunga Smith And Wesson 686, puntata contro due ragazzotti, butterati e in pieno panico da crisi isterica; due checche che sembravano sul punto di buttarsi l'uno tra le braccia dell'altro.


"Chi è?" Flautò GOBSTEPPER indicando con un cenno del mento la figura piangente sopra
il cadavere sfigurato dal proiettile a carica esplosiva. "è tuo figlio? Vi somigliate".
Ollie interruppe un attimo le sue giaculatorie per scagliarsi contro il qui assente e riprenderlo aspramente: "Oh, certo! Questo killer di adolescenti è il mio papi, anche se non vuole riconoscermi col... col DNA!"
Poi tornò a vacillare e a gettarsi sul corpicino esile e senza vita.
"Oh, oh! Una tragedia famigliare. Mi dispiace moltissimo".
Non mi incazzai, perché non provavo nulla verso Ollie e i suoi tre deficienti drogati; di cui uno defunto. "Avranno sentito qualcosa?" Chiesi.
Lui fece un gesto indefinibile con la mano: "beh, certo è stato secco, ma la gente di qui mi

ha dato la fugace impressione di essere parecchio riservata, con una sorta di sacro rispetto della privacy altrui".
"Hai perfettamente ragione, Daniel... ehm... James. E per questo è un posto che mi piace".
"Scommetto che immagini cosa è è contenuto dentro questi corposi sacchetti, vero eroe?" Abbozzò, come se nulla fosse successo, notando che gli strali dei miei occhi si erano nuovamente appuntati nell'unica direzione possibile.
"Credo di averne una vaga, ma abbastanza precisa sensazione..."
"Vedi, Joe, nel 1859 il farmacista tedesco Albert Niemann ottenne l'isolamento del principio attivo dalle foglie di coca, e da allora questa sostanza è diventata la padrona del mondo, la tenutaria di congressi, la fiduciaria di uomini politici, la confidente di riunioni di affari. Più in basso, e con una purezza ridicola, è stata alla base dei massacri fra bande rivali dello spaccio che farebbero impallidire alcune delle faide più sanguinarie che attraversano il globo. Questo che ti offro, come regalo di nozze naturali (mie) e nozze chimiche (tue)
è un campione consistente, ovvero 3.000 grammi della cocaina direttamente sintetizzata verso il 1920 dal Dottor Pembroke e tenuta come reperto quasi storico in zone segrete del Bethlem Royal Hospital... ti sto mettendo su un tavolo di marmo qualcosa che farebbe impazzire qualsiasi cultore e professionalmente dedito alla celeberrima sostanza. Un boccone da autentico gourmand da me personalmente asportato, a grave rischio
e pericolo, nel giugno scorso sul posto di lavoro".
"E il palloncino scuro?" Incalzai, già vagamente ipnotizzato.
Sorrise amabile. "Vang-Dua confine tra Laos e Thailandia. Nulla di così prezioso quanto la busta obesa bianca, ma l'apice che si possa raggiungere come alto tenore di alcaloidi e l'equilibrio respirazione-assimilazione. I rischi di conseguenze fatali sono bassissimi... ovvio: se chi se ne occupa ha un po' di mano e conosce i ferri del mestiere... mi sono preso di persona la briga nello schiacciare, sminuzzare e tritare. Solo per te, eroe. duecentocinquanta grammi puri al 92%".
"E come è arrivato da queste parti, di grazia?"
Il Dottor Manson, con cui condivido questa passione riecreativo-ricercativa, è in contatto con uno dei massimi esperti di oppiacei e oppioidi del mondo australe, un certo Dottor Borne. Su mia amichevole richiesta (mi deve qualche favore, sai come vanno queste cose nella vita) ho cortesemente chiesto il gesto simpatico di far passare la delizia del sud-est asiatico attraverso gli ermetici confini aussie in qualità di specifico e accertato uso nella sperimentazione medica. Il luminare ha detto sì e tutto è filato liscio. Nulla di più e nulla di meno".


****


Mentre mio figlio ancora si disperava sui resti del suo amatissimo partner in crimine ed eccesso mi accostai alla finestra che era ancora buio feroce. Poi mi girai a fissare l'orologio
a pendolo in rovere Pembrokshire: le due spaccate... possibile che fosse trascorso tutto quel tempo dall'arrivo di GOBSTOPPER? E possibile che dal suo introdursi nel mio regno fossero successe cose che appartenevano all'epos di una tragedia di Eschilo?
Sì; era possibile.
"Cosa ti ha spinto a rischiare così tanto per il passaggio della neve, James? 3 chili di roba direttamente dal 1920... e pure mentre dovresti spassartela in luna di miele... cosa vuoi da me, James, veramente?"
Lui si alzò finalmente dalla poltrona, avvicinandosi al groviglio dei due ragazzi. Li separò
con una certa durezza. "Sperimentare".
Sospirò, con un tono languido che mi fece accapponare la pelle.
Compresi come un pensiero sulfureo e additivo come la luna di notte, un'intuizione fragile, originale e spietata avesse improvvisamente dato vapore alla sua inesauribile voglia di Nuovo.
Volsi la mia attenzione a Spinner e afferrai il concetto.
Per la prima volta da tempo immemorabile il mio collega di furfanterie a Glasgow era tornato a essere un trapano elettrico cosparso di fiammelle e crepitio ribaldo in una notte di mezza stagione australe. Lo vidi accennare a a produrre dei suoni con la bocca improvvisamente spalancata e violenta, a subito si zittì.
La seconda guerra del golfo, le bastarde doline paleozoiche di Khak-e Shirin, la vaga follia regressiva, la catatonia irrigidita dei muscoli, come un condor in uno zoo per bifolchi dell'America Centrale; tutto scordato.
Mi stava andando su e giù con la testa, confermando quello che mi era balzato nel petto forsennato per donare il giusto epilogo a una vicenda sul balcone della realtà; appena a sinistra del possibile e a destra dell'assoluto improbabile. Era freddo come la base
di un iceberg, e comunque non mollava la presa sui due ribaldi, imbecilli e colleghi di Ollie.
Ancora ritornai su GOBSTOPPER, che fece lo stesso cenno affermativo del mio eterno collega.
Allora accettai la comunella. Mi leccai le labbra ed iniziai a rivolgermi al figlio di Muriel: "Ascoltami, ragazzo... Voglio giocare a un un gioco con te, e non è una stronzata ma una
cosa estremamente seria, anche se a modo suo divertente... ci stai?"
Lui annuì, gelido.


Improvvisamente non era né vecchio, né giovane; solo dannatamente sprecato.
Non frignava e non piangeva più... anzi qualcosa si era prodotto dentro quella zucca non vuota e non piena, ma livida nei postumi dell'eroina cessosa fumata e a zonzo nel Sistema Nervoso Centrale; che era poi il motivo ad averlo spinto a quella geniale bravata con i suoi amici dell'isola del tesoro.
"Ronnie". E mi rivolsi a Spinner: "Dammi quella smith & wesson e prendi il mio fucile a pompa. ti basterà di sicuro per controllare quelle due teste di cazzo".
Il mio amico fece quello che gli avevo chiesto, con una sobrietà e compunzione da far impallidire di vergogna un maggiordomo a Balmoral Castle.
Si era mutato in un corazziere dall'affidabilità assoluta.
Presi il grosso revolver e lo feci andare avanti e indietro davanti alla fissità muta di Ollie.

I suoi pensieri seguivano binari i cui scambi mi sfuggivano, ma la cui stazione era assolutamente chiara ed evidente, persino nelle nebbie dei massicci tiri di crack.
Poi ebbi a pensare di avere intravvisto la paura da qualche parte dentro di lui, ma in
quel momento non era una sensazione primaria.
Soppesai l'arma.
"Vedo, ragazzo. Questo simpatico giocattolo è rifornito di proietti calibro 22. Tu non te ne intendi di armi offensive, ma per renderti l'idea: fare fuoco contro la scatola cranica di una persona a dieci centimetri dalla sua tempia significherebbe spedirgli la materia cerebrale all'altro capo del salotto che, come ben sai, è piuttosto esteso... Adesso io toglierò tutti i proiettili dal tamburo e ne lascerò solamente uno. Poi comincia il vero divertimento: farò girare il taburo e OPS! Uno di noi due, a turno, si punterà la canna in bocca, sotto il mento, o tradizionalmente alla fronte... dove cazzo vorrà insomma, e farà scattare il grilletto. Lo faremo per sei volte... al termine di questi sei tentativi se non sarà accaduto nulla cominceremo a diventare una vera famiglia. Io farò di tutto per riappacificarmi con tua madre, mi dannerò per infilarti in qualche costosissimo centro di recupero dalle tossicodipendenze foruncolose e, dulcis in fundo, prometto in modo solenne davanti a testimoni di amarti e di considerarti come forse non sono riuscito a fare in questi quindici anni. Magari... se dovessi dare prova di ulteriore buona volontà, ti farò pure entrare al college. Ma scorriamo alla seconda eventualità... dovesse accadere che fosse il mio magazzino elaborazione dati a schizzare queste pareti a cui ho dedicato tanta passione e molte spese... ebbene: il contenuto di quei due grossi sacchetti che vedi a fianco del mio ospite e vecchio amico saranno tue di diritto. Non sto a dirti cosa ci sia dentro, anche se forse nella tua psiche monomaniacale lo avrai già intuito... comunque, ripeto, accadesse l'ipotesi B lui te ne renderebbe edotto, ti affiderebbe il regalino e potresti sparire nella notte con il malloppo; senza rimostranze da parte dei sopravvissuti, e nessun rischio associato. Un affare pulito, come si dice. in conclusione.
Non dovesse essere successo nulla dopo sei dei nostri rispettivi tentativi e tu insistessi a tenermi il broncio e a considerare il qui assente come il più grossolanamente snaturato padre sulla faccia del pianeta... beh, non potremo dire di non averci provato e ognuno tornerà alla vita di sempre. Io ti darò un robusto contributo spesa per la partecipazione allo spettacolo di questa lunga notte; filerai via con quei due coglioni, andrai sino in fondo al processo di autoannientamento e Joseph "Joe" Freight, eroe di guerra plurimedagliato, si libererà di questa carogna su cui stai versando calde (e secondo me inutili) lacrime. Senza ulteriori coinvolgimenti né rischi da parte tua. Allora, cosa mi rispondi? Rifletti bene, mi raccomando..."
Lui annuì troppo velocemente e compresi che aveva già perso, e tutto il mio pistolotto era stato completamente inutile.


****


Con un gesto che non mi apparteneva appoggiai la testa sul petto in totale rassegnazione, poi gli affidai la rivoltella a canna lunga Smith And Wesson 686 e lui quasi la fece cadere, inesperto com'era.
Spinner e GOBSTOPPER fissavano la curiosa pantomima familiare quasi senza muovere le palpebre. I compagnucci di Ollie parevano avere accennato a una reazione ma erano troppo vigliacchi per sostenerla e così ripiegarono, riprendendo ad ansimare come mantici, tritati dalla tensione.

Mio figlio, sorprendendomi dopo il primo momento di esitazione, porse la pistola e parve nell'unico momento della sua travagliata esistenza, lucido e cazzuto: "Lascio a te papà, di cominciare... tu mi hai fatto, tu parti in pole position".
Sorrisi. E notai anche GOBSTOPPER guizzare un ghigno volpino sulle labbra sottili.
"Va bene. questa è ottima. Come ai calci di rigore di una finale mondiale... mi piace. Pensavo di farti un favore... ma dimostri tardi di essere veramente l'esito della mia verga. Ti ammiro e riconosco, figliolo".
Il resto è presto detto: arrivammo al mio quinto clic e andò a vuoto. Ero salvo, se poteva significare qualcosa. Avevo scelto di infilarmi ogni volta la lunga canna in bocca perché sapevo, da voci raccolte, che in un suicidio con arma da fuoco il colpo al cominciamento della faringe può evitare effetti visivi truculenti, e contenere entro un certo limite lo scempio sostenuto dai testimoni... mio figlio, da quell'esibizionista bastardo e sottosviluppato com'era, se l'appoggiava al contrario sotto il mento nel modo, ero certo, che aveva visto fare in qualcuno dei suoi film horror-splatter del cazzo.
E quando arrivò il rimbombo terrificante io mi ero già girato di spalle e avviato incontro
a Spinner. Lessi sul suo volto la stessa espressione di quella... di quella famosa notte.
Un misto di incredulità, sconvolgimento e ripulsa.
Non degnai nemmeno di un'espressione i due piccoli gangsters che erano esplosi in strilli
da asilo nido, rischiando di svegliare il composto vicinato, ancor peggio di tutto il macello che si era già parzialmente prodotto.
Dopo alcuni infiniti secondi lo vidi ricomporsi, e tornare alla dignità di Gran Maggiordomo che aveva acquisito da pochissime ore.
"Ha sporcato tanto?" Mi limitai a chiedere.
"Insomma... di certo dovrai dare una bella mano nuova alle pareti. Io cambierei anche il colore, perché, se proprio tieni alla mia opinione, sarà un lavoraccio infame scrostare tutto
e lasciarci il beige di prima".
Restai un minuto a riflettere dopo avere tramortito a calci e pugno (singolare) i due frignoni, che non la piantavano di strillare come suore isteriche al primo battesimo del fuoco.
Poi mi girai e non potei esimermi dal dare effettivamente ragione al mio sodale: il cervello
di Ollie era stato proiettato in verticale verso l'alto, senza disintegrarsi in membrane sciolte

e dalla direzione caotica e imprevedibile.
Come se si fosse letteralmente attaccato nella sua integrità al soffitto tre metri sopra tutti noi, e poi si fosse nuovamente staccato, appoggiandosi al pavimento con un PLOP un poco
sinistro, un poco estemporaneo.
V'è da precisare, comunque, che gli zampilli di denso sangue tossico avevano ricoperto tutta la parte settentrionale delle pareti interne, formando un quadro a pois che avrebbe fatto risalire lo stomaco agli occhi degli animi delicati.
Della sua faccia, quello sì, non era rimasto granché: solo la parte inferiore della mascella sinistra, un frammento abbastanza consistente delle fosse nasali, quasi tutto un padiglione
e il mento sfuggente dalla fossetta in mezzo, graziosissimo e da sempre il suo vanto tenero con le ragazzine.
Il rimanente si era dissolto.


"Certo che... cazzo".
GOBSTOPPER non si era mosso di un centimetro dalla posizione sul divano in taffetà, davanti alle due palle bianca e cachi che potevano valere molto oltre le alcune decine di migliaia di dollari australiani (senza contare il valore storico della cocaina, frutto delle capacità geniali del Dottor Pembroke).
"Ti stupisci? Si comprende che non hai mai visto nemmeno con il binocolo l'effetto di una rivoltella di questo calibro".
"Ronnie..." Abbozzai, girando la testa.
Lui mi fece un cenno interrogativo.
"I due ragazzi... Usa i cuscini del divano amaranto. Abbiamo già fatto casino per stanotte; inutile continuare a metterci d'impegno per finire sotto la lente d'ingrandimento della polizia di questo formidabile Continente".
"Va bene".
Fu questione di qualche secondo, e una raffica soffocata di M4A1 pose fine al cammino in questa esistenza perigliosa dei poveri ragazzi che avevano condiviso un breve tratto di strada dissestata con il mio inconcludente figliolo.
Avvicinai la sedia impagliata di Firenze su cui ancora stava il corpo divelto di Ollie.
Difficile descrivere le sensazioni di quegli istanti: sotto lo sguardo attento e scrutatore di GOBSTOPPER non riuscivo a provare alcunché di emotivo o sensibilmente coinvolto...
per me era come stare di fronte a uno spaventapasseri in un campo di granturco, a cui
i corvi avessero strappato la parte sovrastante il collo per rabbia e celia.
Il mio coinvolgimento emotivo era pari allo zero termico.
Rammento, comunque, come una riflessione tormentosa, estesasi lungo il tempo di una vecchia avemaria, avesse prodotto un dubbio destinato a connettersi alle mie sinapsi per
il resto della vita sulla terra. E se, veramente, quell'ultimo scoppio non si fosse prodotto?
Lo avrei davvero costretto a una erculea disintossicazione? Mi sarei riconciliato con Muriel? Lo avrei visto graduato al college, lindo e brillante come uno di quei gioiellini della barriera corallina? Si sarebbe rifatto una vita? Sarebbe divenuto a sua volta padre e (chi può dirlo?) nonno di biondi frugoletti dagli occhi azzurri?
Davanti a quel troncone di erede dovetti ammettermi con la morte nel cuore: No.
Certi destini seguono piste che nessun trapper delle vecchie praterie può riconoscere nelle tracce. Sono entità verso il dissolvimento al tramonto, quando la sabbia entra nelle pupille
e nei ricordi; evocazioni di speranze mutate in follia ossessiva come cercatori di filoni d'oro, accecati da un sole a mezzanotte che nessuno, tranne loro, può effettivamente vedere.
Così era Ollie.
Come sono io non posso dirlo. Ancora.
GOBSTOPPER fece il gesto di alzarsi per togliere il disturbo, dopo avermi ringraziato per

il bizzarro e inquietante intrattenimento, ma lo arrestai con una mano sul petto.
"Spinner!" Alzai la voce, accennando ai due involucri bianco e scuro sul tavolo di marmo botticino: "Questa è roba tua... te la sei guadagnata. Ti sei comportata da grande uomo e
sei tornato dalle tenebre. è giusto che ne ricavi il merito, anche perché io... in fin dei conti ho avuto il mio BIG ONE stasera. L'allucinazione straordinaria dello speedball non mi interessa più...ho toccato lo zenit e oramai ho altro per l'anima... tu, da questi gentili cadeaux puoi ricavarci un'intera esistenza a fare del Bene... ne sono sicuro".
James nel frattempo non apriva bocca.
Spinner rise e si avvicinò ai sei chilogrammi di roba pressoché purissima con il M4A1 ben stretto fra le mani. Una sventagliata rapidissima e non casinara, mentre le due gemme più preziose di un re alterato esplodevano spargendosi come la vita a perdere di mio figlio. Brandelli di cellophane insieme a una pioggia di polvere come a carnevale si sparsero a mezz'aria e poi si sparpagliarono ovunque, ma soprattutto al centro del salotto.
Il mio vecchio Ronnie, come un labrador retriever che recupera la preda, si era inginocchiato e aveva cumulato in fretta e furia, certo fuori di sé, una montagnola di eroina e cocaina che avrebbe stroncato un mammut.

Lo scuro sul bianco, la luce sull'ombra, mesciuti perfettamente da un uomo che nella sua vita aveva sniffato solo un certo numero significativo di vagine, comunque importanti.
Quindi, senza nemmeno chiedermi un cucchiaino o una penna bic svuotata, affondò il volto nella collina e produsse un tiro che avrebbe scosso le palle a Dio stesso.
Quando si rialzò la parte inferiore del suo volto era una maschera distorta ma estatica di farina e fango. Tentò qualche passo vacillante verso la porta, liberandosi del fucile d'assalto dopo averlo scagliato contro la finestra.
Ottimo per il vicinato; ancora.
Era vicino ai gradini che immettevano nell'ampio giardino quando piombò come un colosso dai piedi d'argilla sul vialetto. Potevo vederlo dalle microcamere di sicurezza.
Mi parve di vederlo muoversi a scatti come un pesce spiaggiato sull'arenile; poi più nulla.


"Uh!"
Per la prima volta da quando lo conoscevo notai GOBSTOPPER sinceramente colpito.
"Certo che avevi proprio ragione: quella roba fa fare strani gesti agli uomini. Eppure avrei scommesso mia moglie che era un tizio molto tranquillo".
"Era un mistico il vecchio Spinner, è sempre stato un mistico... alla ricerca del passaggio giusto per il Paradiso. Penso che adesso se lo sia veramente meritato".
L'ex assistente infermiere specializzato parve riprendersi dalla sorpresa, e alla ricerca di qualche parola. Ma io lo interruppi con una smorfia dalle labbra verso il basso.

"Ti va una cuccuma di caffé, James? Di quelli forti intendo... Oggi è stata una giornata molto carica e ne abbiamo un gran bisogno... ho un caffè turco che...".
Mi arrestai e guardai l'orologio a pendolo: le lancette erano curiosamente ferme alle 12.
Quando tutto era iniziato. Era la prima volta che il monumentale e sontuoso Pembrokshire dava quel genere di problemi. Al più presto lo sincronizzerò con la mia vita; sennò il tempo sfuggirà presto da questa unica mano... mano bagnata di sangue, di inchiostro simpatico e dagli artigli che ho lasciato crescere troppo.

Con l'alba darò una spuntatina, mentre GOBSTOPPER annuisce e sbadiglia, allungando e stirandosi i muscoli.

"Vada per il caffè allora, eroe".





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